Per lo Split la mancata qualificazione in Prima lega nel 1934 fu un colpo durissimo. Nonostante i successi e le speranze iniziali, alla fine la compagine dalmata non riuscì ad agguantare sul campo la qualificazione. Il colpo fu particolarmente duro, perché all’inizio gli spalatini erano riusciti a qualificarsi. Poi la Federazione calcistica, in seguito alle pressioni esercitate dei maggiori club jugoslavi, cambiò le regole del gioco, ragion per cui pure lo Split fu costretto a rifare le qualificazioni.
IL MORALE MESSO A DURA PROVA Scendere nuovamente in campo a mesi di distanza per riprendere da zero un cammino già percorso in precedenza mise a dura prova il morale degli atleti: la squadra inoltre era ormai allo sfascio per svariati motivi, per cui gli sforzi si rivelarono del tutto inutili. Il risultato finale era praticamente scontato, più che prevedibile.
UN’AUTENTICA MAZZATA Insomma per gli spalatini la mancata qualificazione fu un’autentica mazzata, dalla quale fu difficile riprendersi in tempi rapidi. L’unica cosa che non mancava, come in altre situazioni gravi della storia del club, era la buona volontà. Lo Split si era trovato negli anni precedenti a dover affrontare compiti molto più impegnativi, per cui questa ingiustizia fu ben presto “dimenticata” e si fece tutto il possibile per tornare a competere ad alti livelli e cercare di compiere un balzo di categoria.
LA STRADA DELLA DIPLOMAZIA In questa atmosfera non troppo propizia arriviamo al 1935. In seno al club era maturata la consapevolezza che la classica lotta contro tutto e tutti era un’impresa vana, per cui si tentava di intraprendere la via della diplomazia, per migliorare le sorti della società. Il primo passo in questo senso fu compiuto all’Assemblea del 24 febbraio 1935. Nel cinema Sirius fu eletta la nuova dirigenza composta da Ivo Antičević, Ante Krstulović, Duje Bubalo, Ćiro Lelić, Šime Grčić-Jakulić, Vicko Sumić, Fabjan Razmilović, Ante Šore, Andrija Krstulović, Marin Trumbić e Marin Marasović. L’obiettivo primario che si pose la nuova dirigenza fu quello di migliorare i rapporti con tutte le società di Spalato e del suo circondario. I risultati non tardarono ad arrivare.
BUONI RAPPORTI CON L’HAJDUK Ben presto furono instaurati un buon clima di comprensione e relazioni vantaggiose con i rivali di sempre dell’Hajduk, che decisero di dare in uso il proprio campo una volta alla settimana ai concittadini dello Split. Simili buone azioni furono compiute pure dall’ASKA e dal Solin. L’accordo con l’Hajduk contemplava ben 10 punti, tra cui pure la volontà di giocare quanto più spesso partite amichevoli e fare allenamenti comuni. Inoltre si voleva fare il possibile per giocare quante più partite con i club della periferia. Insomma le svariate diatribe degli ultimi anni erano state accantonate per il bene del calcio spalatino.
FINALMENTE UN SUCCESSO Dopo la cocente delusione a livello nazionale, arrivò nell’autunno del 1935 la soddisfazione di vincere il campionato spalatino. Consci del fatto che era in corso il ricambio generazionale e che tanti giocatori avevano lasciato Spalato per motivi di lavoro e per fare il servizio militare, i dirigenti e i giocatori non avevano ambizioni eccessive per quanto concerne il campionato regionale della primavera del 1936. Era chiaro che non si poteva competere alla pari con avversari più agguerriti per cui l’ultimo posto tra sei squadre fu un risultato logico, che non ebbe ripercussioni sul morale della società. Ci furono sconfitte pesanti, tipo la batosta per 7-1 subita contro l’Hajduk, ma alla fine lo Split riuscì a incasellare, come consolazione, perlomeno una vittoria e un pareggio.
VOLEVANO SOLDI: ESPULSI! Oggi quando parliamo di giocatori professionisti, dei compensi degli stessi e di altre questioni di carattere finanziario tutto ciò ci appare logico, non ci sorprendiamo di questo. Però nel 1936 la situazione era ben diversa, in primo luogo nell’ambito dello Split, una società che continuava a marciare di pari passo con l’idea socialista. All’inizio del 1936 ci fu un caso più unico che raro per quegli anni. Infatti, prima della partita contro il Vuk in programma il 19 gennaio, ben sei giocatori spalatini chiesero un compenso per scendere in campo. I sei “coraggiosi” furono Piplović, Marchi, Tvrdić, Kuzmanić, Pavlović e Kuljiš. Il risultato della loro richiesta? Furono prontamente espulsi dalla società, che era fermamente contraria a questo nuovo andazzo, che cozzava con i principi sportivi seguiti fino a quel momento.
ENNESIME DELUSIONI Nell’autunno del 1936 le delusioni continuarono. La squadra si piazzò appena al terzo posto nella zona spalatina. Però se i risultati sul campo latitavano, grande impegno veniva profuso ne ringiovanimento della squadra. L’obiettivo era rilanciare il vivaio. I settori giovanili arrivavano così a contare quasi un centinaio di componenti. I primi risultati positivi giunsero nell’autunno del 1937. Dopo un’ulteriore rivoluzione calcistica a livello nazionale e regionale, lo Split si ritrovò a disputare il campionato regionale di prima classe. E lo vinse. Fu quello della stagione 1937/38 un campionato di sole otto partite; però la soddisfazione fu comunque grande. Finalmente tutto andava nella direzione voluta e le ambizioni di farsi valere fuori dagli stretti ambiti regionali cominciavano ad apparire di nuovo più realistiche.
NUOVA SEDE SOCIETARIA Nello stesso 1937, ossia il 18 marzo, finalmente lo Split riuscì a inaugurare la sua nuova vera sede societaria. Fu un evento dal sapore praticamente storico, visto tutto quello che era successo negli anni precedenti e i numerosi problemi che era stato necessario affrontare. La nuova sede della società in via Zoranić rappresentò il coronamento di un sogno, degli sforzi di un’intera generazione.
SUBITO ELIMINATI E con la nuova sede i buoni risultati furono praticamente una costante. Oltre alla già citata vittoria nel campionato regionale 1937/38 a livello seniores, seguì pure quella a livello juniores. Con questi successi lo Split conseguì di nuovo il diritto a disputare le qualificazioni per la lega nazionale. Al contrario della prima volta queste qualificazioni furono portate a termine come previsto, ovvero i risultati ottenuti sul campo furono rispettati dai fori dirigenziali. Però per lo Split furono amare. Il sorteggio designò come primo avversario il fortissimo Slavija di Varaždin. E non ci fu praticamente partita. Infatti gli spalatini persero ogni speranza di spuntarla già nel primo incontro, disputato in trasferta, che si concluse con la sconfitta per 7-2. La partita di ritorno, nonostante la vittoria per 2-0, fu del tutto inutile. L’eliminazione era ormai inevitabile.
MIGLIORE DIFFERENZA RETI Dopo l’ottimo 1937/38, la stagione 1938/39 non fu da meno. Nel campionato seniores gli spalatini si piazzarono di nuovo al primo posto, ma con l’incubo finale del piazzamento a pari merito lo Split con i Majstori s mora, l’ex Vuk. Il campionato fu deciso all’ultimo turno, quanto si trovarono di fronte proprio queste due squadre. Lo Split si ritrovò costretto a vincere per agguantare il primo posto; riuscì nell’impresa grazie ad una rete di Dumanić. Così alla fine gli spalatini arrivarono primi grazie alla migliore differenza reti (il risultato dello scontro diretto all’epoca non contava ai fini della classifica, in caso di parità di punti). A vincere questo campionato fu la squadra composta da Kriše, Petrović, Šore, Antonini, Bjelanović, Jelaska, Neškovčin, Kuljiš, Tolić, Rosić e Dumanić.
UN RIGORE SCATENA IL FINIMONDO Non meno incerto fu il campionato juniores, che al contrario di quello seniores, vedeva di scena pure i giocatori dell’Hajduk. Fu una lotta senza quartiere fino all’ultimo turno. E di nuovo il confronto diretto designò il campione. Pure qui a prevalere furono i giocatori dello Split. Però si trattò di una vicenda rocambolesca, che aveva dell’incredibile. Lo Split era in vantaggio fino al ‘83 minuto per 2-1. A quel punto l’arbitro assegnò un calcio di rigore per l’Hajduk. Questo scatenò il malcontento del pubblico, con la conseguente invasione di campo. La partita fu così interrotta. La Federcalcio regionale decise di sanzionare ben sei giocatori dello Split e di far ripartire la partita dall’83 minuto e dal calcio di rigore. Una decisione che ancor oggi appare clamorosa. Alla fine l’Hajduk fallì il rigore e il risultato negli ultimi minuti non cambiò. Così il titolo di campione juniores fu appannaggio dello Split, che questa partita a lungo non volle nemmeno giocarla ovvero concluderla.
TURBOLENZE POLITICHE Come conseguenza della vittoria nel campionato regionale, ci fu nuovamente la possibilità di partecipare alle qualificazioni per il campionato nazionale. Però a queste qualificazioni lo Split non partecipò mai. Infatti l’estate del 1939 fu molto turbolenta non solo a livello politico, ma pure a livello calcistico. Infatti maturò la decisione di procedere alla formazione di Federazioni nazionali. Le turbolenze politiche però arrivarono proprio nel giugno del 1939, nel bel mezzo delle qualificazioni. Tutto questo fece sì che si disputassero ben poche partite già sorteggiate: questi incontri si trasformarono poi in qualificazioni per il campionato serbo, che avrebbero designato alla fine oltre alle squadre della Prima lega, anche tre compagini per il campionato nazionale. Un vero calvario anche per lo Split. Alla fine la partita con il Concordia di Zagabria non fu mai disputata.
Inoltre nei mesi estivi si giunse alla conclusione che era necessario puntare alla formazione di Federazioni nazionali. Grazie a questa decisione e alla formazione della Federcalcio croata, lo Split ricevette la possibilità di partecipare al campionato croato-sloveno.
PARTITE CONTRO AVVERSARI IMPORTANTI Un campionato di 10 squadre che diede la possibilità alla compagine spalatina di affrontare finalmente squadre importanti tipo le zagabresi Građanski, HAŠK e Concordia, ma pure di andare a giocare a Varaždin, Osijek, Subotica e Lubiana. Questo fu un campionato che permise di comprendere quali fossero le reali possibilità della squadra. Dopo 18 partite lo Split conquistò un meritato settimo posto. Un posto che non diede la possibilità di partecipare alla fase finale del campionato nazionale, ma regalò dall’altro lato tanta soddisfazione. A questo storico primo campionato nazionale, anche se disputato soltanto a livello di qualificazione per il campionato di rango superiore, a difendere i colori dello Split furono Duplančić, Mladinić II, Šore, Antonini, Jelaska, Kuljuš, Neškovčin, Tolić, Filipović, Rosić, Dumanić, Perović, Cvitanić, Vidošević, Bjelanović, Ursina, Rosić, Maričić, Tomić, Kovačić ed altri.
Alla fine del 1939 si svolse l’Assemblea societaria, nel corso della quale fu eletta la nuova dirigenza. Alla carica di presidente fu nominato Petar Nisiteo, il suo vice fu Ante Krstulović, i segretari Ćiro Lalić e Bruno Ivanović e i tesorieri Petar Marasović e Ante Vukušić.
VENTI DI GUERRA I venti di guerra erano sempre più vicini. Si sentivano soffiare impetuosi pure a Spalato. Però il mondo del pallone tentava nonostante tutto di non lasciarsi impressionare e di andare avanti costi quel che costi. Nell’estate del 1940 ci furono nuove discussioni su come formare la lega nazionale. Il numero delle compagini partecipanti alla fase finale non era in discussione: dovevano essere otto contro le sei della precedente stagione. Di queste quattro della Serbia che comprendeva tutta la parte est del Paese, tre della Croazia (Vojvodina e parte della Bosnia inclusi), più il vincitore del campionato sloveno. Lo Split grazie alla settima posizione conquistata nella precedente stagione aveva il posto assicurato nel campionato croato e non fu costretto a partecipare a ulteriori qualificazioni. Gli spalatini disputarono il campionato croato 1940/41 in maniera fenomenale, arrivando alla fine a piazzarsi all’ottimo quinto posto. La stagione finì con sei vittorie, quattro pareggi e nove sconfitte. Fino alla scorsa stagione questa per lo Split era stata l’annata migliore nella storia della società.
IL CLUB FU SCIOLTO Poco dopo la guerra arrivò pure nella Jugoslavia di allora e in Dalmazia. Tutte le attività ufficiali furono sospese e il campionato 1940/41, ossia la fase finale, non fu mai disputata. Per la dirigenza e i giocatori dello Split le priorità divennero altre. In buona parte andarono ad arruolarsi nelle forze armate. Curiosa la scelta compiuta dalla società che decise, al contrario di tanti altri club, di sciogliersi ufficialmente. Per la prima volta il club venne “depennato” dagli stessi dirigenti e non da fori superiori come nei turbolenti anni precedenti, quando la società era stata costretta ad “abbassare la saracinesca” dalle autorità cittadine.
Cosa successe ai giocatori durante la guerra e quali furono i risultati nei primi anni del nuovo campionato jugoslavo lo descriveremo nel prossimo episodio.
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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 11 febbraio 2012.
