{"id":208,"date":"2013-12-31T17:36:55","date_gmt":"2013-12-31T17:36:55","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2013\/12\/31\/kantrida-stadium-the-first-100-years\/"},"modified":"2023-11-25T11:07:53","modified_gmt":"2023-11-25T10:07:53","slug":"kantrida-stadium-the-first-100-years","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2013\/12\/31\/kantrida-stadium-the-first-100-years\/","title":{"rendered":"A Cantrida un secolo di calci"},"content":{"rendered":"<p>Le prime partite di calcio a Fiume si sono disputate oltre 100 anni fa. L\u2019amore tra i fiumani e questo sport dura da parecchio tempo, ma quello che lo \u201ccementa\u201d \u00e8 lo stadio di Cantrida, che a pi\u00f9 riprese \u00e8 stato nominato come uno degli stadi di cui esistono pochi esempi al mondo. Ed effettivamente la sua posizione, con il mare da una parte e l\u2019incastonatura nelle rocce dall\u2019altra, lo rendono veramente tale.<br \/>\nMa come si \u00e8 arrivati un impianto di questo tipo?<br \/>\nPer capirlo dobbiamo andare indietro nel tempo, risalire fino al 1912 quando nei dintorni della citt\u00e0 c\u2019erano c\u2019erano diverse cave. Una, ormai abbandonata, si trova a Cantrida. Un gruppo di entusiasti di Su\u0161ak si rende conto delle potenzialit\u00e0 insite nell\u2019area, la compra e inizia a \u201csgomberarla\u201d dai detriti. Passano parecchi mesi, ma finalmente, il 1.mo giugno del 1913 si arriva alla prima partita: il Victoria di Su\u0161ak affronta i forti zagabresi del Gradjanski e, a sorpresa, vince per ben 3-0.<br \/>\nAll\u2019inizio \u00e8 solo uno spiazzo non troppo riassettato che per\u00f2 negli anni viene accuratamente messo a punto. Dopo la prima guerra mondiale \u00e8 usato dall\u2019Olympia e CS Fiume e nel 1925 assume le dimensioni di un vero stadio che nella stagione 1928\/29, grazie alla Fiumana, ospita pure partite di<br \/>\nPrima divisione, poi seguite da quelle di serie B e C. Nel 1934 viene eretta la tribuna principale e quelle laterali, introdotte le corsie per l\u2019atletica e creato un campo per la pallacanestro. Dopo la seconda guerra mondiale non viene subito dato agli sportivi, ma utilizzato in primis come parcheggio per camion. Finalmente nel 1951, ricostruito e sanato, \u00e8 riconsegnato al mondo del calcio.<br \/>\nNel 1958 con il ritorno del Rijeka in Prima lega ottiene una tribuna centrale pi\u00f9 ampia e viene rimessa l\u2019erba.<br \/>\nViene progettata pure la costruzione di due anelli nella parte nord che dovrebbe portare alla chiusura dell\u2019area rocciosa. Mai realizzato, il progetto in questi giorni viene riproposto in veste moderna.<br \/>\nNegli anni si susseguono cambiamenti e ampliamenti delle tribune tanto che nei momenti d\u2019oro arriva a contenere ben 25.000 spettatori. Poi nel 1999 in base alle regole delle coppe europee sono stati introdotti i posti a sedere e la capienza \u00e8 drasticamente scesa a \u201csoli\u201d undicimila posti. Nel 1975 vengono introdotti i riflettori che permettono le partite in notturna.<br \/>\nOltre alle partite di campionato e di coppa, qui si disputano pure diversi importanti match internazionali con il Rijeka contrapposto a blasonate squadre europee, dalla Juventus al Real Madrid, partite della nazionale croata e di diverse nazionali giovanili.<br \/>\nInfine da ricordare che negli anni lo stadio non \u00e8 stato da sempre sede delle partite di calcio e dei meeting di atletica: qui ci sono state pure gare di speedway, pallacanestro, rugby e pugilato.<br \/>\nPer onorare questo importante centenario \u00e8 stata pubblicata dall\u2019editrice fiumana Adami\u0107 una monografia che viene firmata da Marinko Lazzarich, Ivo Pa\u0161kvan, Edi Prodan, Goran Slavi\u0107, Julija Lozzi Barkovi\u0107, Ferruccio Burburan e Zlatko Moranjek.<\/p>\n<p>L\u2019isola Calva e San Gregorio sono oggi attrazioni turistiche&#8230; a cielo aperto. Anche se definirle attrazioni non \u00e8 il meglio, visto che durante il XX secolo queste isole sono state in primo luogo campi di prigionia e di lavori forzati. Abbandonate da ormai oltre 30 anni, sempre pi\u00f9 sono visibili i segni del logorio dal tempo. Potrebbero essere dei veri musei e avere decisamente maggiori contenuti di quelli attuali, ma in mancanza di veri progetti il tutto in gran parte dipende dalle persone che lo visitano. C\u2019\u00e8 chi vi arriva individualmente, tanti altri grazie alle agenzie che organizzano visite guidate.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La nostra visita inizia dall\u2019Isola Calva. Preso il battello da Jablanac, arriviamo al porto principale dell\u2019isola dopo circa un\u2019ora. Gi\u00e0 avvicinandoci all\u2019isola vediamo i principali edifici che si trovano quasi tutti sul lato meridionale dell\u2019isola. Gli edifici principali si trovano vicino al porto, ma per conoscerli meglio e vederli tutti serve fare un giro di circa 5 chilometri. Insomma, in tre ore si pu\u00f2 vedere tutto. L\u2019ideale \u00e8 farlo a piedi, anche se negli ultimi anni durante l\u2019estate circola un trenino che si ferma nei punti principali. Per chi invece vuole fare una vista pi\u00f9 completa e raggiungere la cima pi\u00f9 alta dell\u2019isola ci vogliono almeno altre due ore. La salita \u00e8 semplice, lungo un sentiero piuttosto ampio. Il problema sono gli ultimi metri, da fare anche con l\u2019uso delle mani, per raggiungere il bunker che si trova in vetta. Alla fine, per\u00f2, si viene premiati con una fantastica vista panoramica a 360 gradi. Oltre a vedere tutta l\u2019isola sono ben visibili anche quelle circostanti, come pure la catena del Velebit dall\u2019altra parte.<br \/>\nL\u2019Isola Calva (in croato Goli otok), detta anche del Maltempo perch\u00e9 i venti caldi e freddi sono costanti tutto l\u2019anno, \u00e8 uno scoglio di roccia calcarea, nudo e quasi privo di vegetazione, nel Golgo del Quarnero. Dista circa 6 km dalla terraferma e 5 km dall\u2019isola di Arbe. Ha una superficie complessiva di 4,54 km\u00b2, la lunghezza della costa \u00e8 di 14,3 km, mentre la cima dell\u2019isola \u00e8 a 227 metri sul livello del mare. Si trova tra la parte nord-orientale di Arbe e la costa continentale nella parte settentrionale del Canale della Morlacca; a ovest ci sono l\u2019isola di San Gregorio (Sveti Grgur) e quella di Provicchio (Prvi\u0107). Lungo la costa sud-occidentale dell\u2019isola si trova il villaggio, in rovina e abbandonato, di Maslinje.<br \/>\nLa maggior parte dell\u2019isola \u00e8 costituita da pendii rocciosi, spogli e con scarsa erba. Soltanto lungo la costa occidentale ci sono parchi, trascurati, di pini e altri alberi, che furono piantati con la forza su quella zona carsica nuda da ex detenuti del campo. Oggi non ci sono abitanti permanenti, ad eccezione di un gregge di pecore portato da Arbe. Nei secoli passati l\u2019Isola Calva veniva utilizzata principalmente per il pascolo delle pecore, quindi c\u2019erano solo alcuni casolari per i pastori e pozzi per l\u2019acqua piovana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Alcatraz croata<\/strong><br \/>\nIn seguito al conflitto tra l\u2019Unione Sovietica di Stalin e la Jugoslavia di Tito nel 1948, la prima clamorosa rottura nel blocco stalinista in Europa dell\u2019Est, le autorit\u00e0 di Belgrado istituirono in questo luogo sperduto e inospitale un campo \u201cpolitico\u201d punitivo o di \u201crieducazione\u201d per gli oppositori (o presunti tali) del regime, dove chi era sospettato di simpatie staliniste veniva confinato per lo pi\u00f9 sulla base di decisioni amministrative, ossia senza alcun processo.<br \/>\nSi dice che la decisione di fondarlo sia stata presa personalmente da Josip Broz Tito, su suggerimento di Stevo Kraja\u010di\u0107, uno dei pi\u00f9 stretti collaboratori del maresciallo. Un personaggio, quest\u2019ultimo, pieno di ombre: mise in piede una delle pi\u00f9 complesse reti di intelligence, sistemi paralleli e controsistemi, di cui solo lui tirava le fila ed era l\u2019unico a sapere quale fosse il loro obiettivo finale. Marko Lopu\u0161ina, autore serbo, afferma che era una specie di \u201cgemello spirituale di Josip Broz e l\u2019unico uomo in Jugoslavia che poteva fare davvero tutto ci\u00f2 che voleva\u201d. Fu il primo capo dell\u2019Ozna croata, dal 1944 al 1946, poi fino al 1953 ministro degli Interni della Repubblica di Croazia e presidente del Parlamento di Zagabria dal 1963 al 1967).<br \/>\nTornando sull\u2019Isola Calva, questa scogliera \u00e8 stata praticamente disabitata fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. Il primo insediamento nacque quando l\u2019Austria-Ungheria vi costru\u00ec un campo di internamento per i prigionieri russi provenienti dal fronte orientale. Dopodich\u00e9 l\u2019isola fu abbandonata e utilizzata per l\u2019allevamento di pecore. Torn\u00f2 a ospitare dei detenuti dopo la seconda mondiale, durante la Jugoslavia socialista. I primi furono gettati dalla nave sugli scogli, il 9 luglio 1949, per un totale di circa 1.200 persone. Fu l\u2019inizio della storia dell\u2019isola come prigione severa, dove venivano detenuti soltanto prigionieri politici e oppositori di Tito, con l\u2019obiettivo di convertirli al socialismo jugoslavo.<br \/>\nSe all\u2019inizio furono qui esiliati stalinisti e anticomunisti \u2013 in maggioranza serbi, croati, macedoni e albanesi \u2013, negli anni successivi arrivarono sull\u2019isola sempre pi\u00f9 prigionieri di vari orientamenti politici. L\u2019Isola Calva divenne un terribile campo di rieducazione, conosciuto sarcasticamente anche come le Hawaii di Tito o l\u2019Alcatraz croata: per la sua posizione il lager era ideale come prigione di massima sicurezza, nessuno poteva vedere cosa succedeva e fuggire era impossibile, sia per il sistema di sorveglianza ma anche a causa delle forti correnti marine e della grande distanza dalla terraferma.<br \/>\nNon si sa con certezza quanti detenuti giunsero sull\u2019Isola Calva: i dati oscillano dalle 11.000 alle 18.000 persone, di cui 287 morirono in seguito agli stenti, alle torture, alle violenze fisiche nel periodo 1949-1956. Circa 300 sono stati gli italiani imprigionati nell\u2019isola, 14 persero la vita (sulle esperienze degli istriani finiti a Goli c\u2019\u00e8 il romanzo autobiografico del rovignese Ligio Zanini, \u201cMartin Muma\u201d, pubblicato nel 1990, mentre la storia \u00e8 stata ricostruita da Luciano Giuricin e Giacomo Scotti).<br \/>\nLe condizioni erano insostenibili, i detenuti erano costretti a infiniti turni di lavoro sotto la pioggia, il gelo e la bora dell\u2019inverno e al soffocante caldo estivo, cucinati dal sole e asfissiati dall\u2019afa a 40\u00b0C. Le guardie picchiavano e maltrattavano regolarmente i prigionieri, sia fisicamente che psicologicamente e moralmente, attuando un perfido sistema di annientamento, volendo distruggere la personalit\u00e0 dei prigionieri. Quelli pi\u00f9 ingestibili finivano nel Reparto 101, detto \u201cIl Buco\u201d, rinchiusi, lasciati senza cibo e senza acqua, costretti solo a lavorare fino allo sfinimento. In molti si suicidarono, e i casi di violenza tra detenuti erano all\u2019ordine del giorno. \u00c8 qui che si registr\u00f2 il pi\u00f9 alto numero di morti.<br \/>\nLe attivit\u00e0 di rieducazione politica sull\u2019isola durarono fino a quando Tito ebbe consolidato il suo ruolo, dopo che Stalin era morto da tre anni e i rapporti con l\u2019Unione Sovietica si stavano pian piano ricostruendo. La prigione rimase nelle mani del governo federale fino al 1956, quando pass\u00f2 sotto la giurisdizione della Croazia. Lentamente si trasform\u00f2 in carcere per criminali comuni (furti, omicidi, incidenti stradali&#8230;) e talvolta anche delinquenti minorenni. Il carcere cess\u00f2 di funzionare nel 1988 e un anno dopo, nel 1989, fu completamente abbandonato e da allora l\u2019Isola Calva \u00e8 scivolata nell\u2019oblio della storia. Oggi \u00e8 frequentata soltanto da sparuti gruppi di turisti, curiosi di camminare su quella terra arida teatro di tanti orrori durante la dittatura di Tito.<br \/>\nL\u2019Isola Calva era destinata soltanto ai prigionieri di sesso maschile; le donne, infatti, venivano condotte alla vicina isola di San Gregorio (Sveti Grgur in croato), pure questo situato nel Canale della Morlacca. La superficie dell\u2019isola \u00e8 di 6,38 km\u00b2 e la lunghezza della costa \u00e8 di 14,5 km. La vetta pi\u00f9 alta \u00e8 \u0160tandarac, a 225 metri sul livello del mare. Si trova tra Arbe e Veglia. L\u2019isola pi\u00f9 vicina \u00e8 Arbe, a meno di 700 metri a sud-ovest. Dista 8 km dalla terraferma.<br \/>\nA parte i pendii settentrionali, simili a gole, la maggior parte dell\u2019isola \u00e8 ricoperta di macchia mediterranea ed \u00e8 l\u2019isola sempreverde pi\u00f9 settentrionale con l\u2019aspetto mediterraneo sull\u2019Adriatico. Oggi \u00e8 disabitata e nella baia nordoccidentale di San Gregorio ci sono soltanto edifici fatiscenti e il porto. In precedenza, sull\u2019isola veniva estratta la bauxite e, in tempi recenti, l\u2019isola \u00e8 stata affittata come terreno di caccia ai daini. San Gregorio era conosciuta anche nelle mappe medievali con il nome antico di Arta. Fin dai tempi pi\u00f9 remoti, gli abitanti di Arbe portavano le proprie pecore a pascolare a San Gregorio.<br \/>\nDurante la Seconda guerra mondiale San Gregorio fu prima campo di concentramento per prigionieri \u201cspeciali\u201d di ambo i sessi, quasi tutti ufficiali delle forze armate e della polizia italiana. In seguito vi vennero deportati anche dei comunisti dissidenti, oppositori politici di Tito, soprattutto dopo che il Partito comunista jugoslavo venne espulso dal Cominform (1948). Fino al 1988 San Gregorio fu sede di un penitenziario per prigionieri politici di sesso femminile.<\/p>\n<p><strong>Il percorso&#8230; da visitatori<\/strong><br \/>\nTorniamo, per\u00f2, al porto, dove inizia il nostro percorso. Da qui parte una salita che ci porta subito al complesso industriale. In passato qui venivano fatti tutti i prodotti che poi venivano venduti (anche all\u2019estero), dalle sedie alle piastrelle. Una lunga serie di case e magazzini ci porta sul punto pi\u00f9 alto dell\u2019itinerario. Arrivati in cima, vediamo alla sinistra l\u2019Isola di San Gregorio e in una piccola parte la zona del porto industriale. Proprio da questo porto inizia la strada larga che arriva alla sommit\u00e0 dell\u2019isola. Va subito premesso che le baracche che ospitavano i detenuti sono semidiroccate, gli edifici eretti negli anni sono fatiscenti e pericolanti.<br \/>\nUsciti dal complesso industriale, alla nostra destra c\u2019\u00e8 il pi\u00f9 grande contenitore per l\u2019acqua (per garantire l\u2019approvvigionamento di acqua potabile i prigionieri costruirono grandi bacini di raccolta, dai quali l\u2019acqua veniva convogliata agli edifici attraverso canali di pietra aperti e poco profondi). Il primo edificio che i condannati vedevano era \u201cla quarantena\u201d: qui trascorrevano circa un mese per imparare le regole di comportamento e vi stavano nuovamente per un breve tempo prima di andare via dal campo. In questo stabile veniva assegnata la matricola ai detenuti, ricevevano la divisa e venivano sottoposti a visita medica per stabilire le loro capacit\u00e0 psicofisiche.<br \/>\nPoco pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 il primo complesso di prigioni, noto con il nome di Petrova rupa (letteralmente buco di Pietro). Qui si trovavano le prigioni per circa 130 detenuti, ma anche la cucina. Era appunto il famigerato \u201cbuco\u201d dove venivano torturati i condannati, ma che doveva anche isolare i prigionieri. Procedendo, arriviamo nel reparto dell\u2019\u201dospedale\u201d, accanto al quale c\u2019\u00e8 un piccolo campo di calcio. Oltre al porto, \u00e8 l\u2019area pi\u00f9 verde dell\u2019isola. Nelle immediate vicinanze un altro serbatoio per l\u2019acqua.<br \/>\nE da qui comincia la discesa verso quello che \u00e8 stato il primo campo di prigionia noto come \u201c\u017dica\u201d(filo di ferro). La zona arriva fino al mare e al piccolo porto. Qui finivano i prigionieri con \u201cpeccati\u201d minori e qui \u00e8 stato costruito negli anni anche il centro per i \u201ccomandanti\u201d. In questa zona si trovano diversi campi per la ricreazione, campi di basket e pallamano. Dietro al palazzo in vetta c\u2019\u00e8 anche il teatro\/cinema che poteva contenere un centinaio di persone. Peccato che negli ultimi anni il tetto abbia ceduto e rimangono ben visibili soltanto il palco e poche sedie.<br \/>\nSaliamo indietro fino al serbatoio e continuiamo il nostro percorso. Da questa parte \u00e8 molto panoramico, prima verso l\u2019ultimo complesso visitato e tutta la baia e poi verso l\u2019isola di Arbe che si vede praticamente tutta. Ritornando nella zona boschiva, poco prima dell\u2019ultimo complesso di edifici si trovano anche delle gallerie. L\u2019ultimo complesso era noto con il nome sarcastico di \u201cHotel\u201d, per le sue buone condizioni di costruzione, in netto contrasto con gli alloggio spartani dei prigionieri, realizzato con blocchi di pietra dell\u2019isola scalpellati dai condannati. Qui vivevano i maggiori esponenti dell\u2019Udba \u2013 l\u2019intelligence jugoslava \u2013, della polizia e altri servizi amministrativi.<br \/>\nAll\u2019inizio negli anni \u201850 era una zona rocciosa con pochi edifici. Poi con gli anni il tutto \u00e8 stato migliorato con tanti alberi e ora sembra quasi un complesso di ville a pi\u00f9 livelli, con tanto di spiaggia. Ed \u00e8 qui che finisce la nostra visita all\u2019isola. Poco avanti, infatti, facciamo ritorno al punto di partenza e al porto.<br \/>\nOggi l\u2019isola ha un aspetto spettrale e attira sempre pi\u00f9 turisti, ma allo stesso tempo \u00e8 una zona triste e con una storia difficile che forse un giorno sar\u00e0 valorizzata di pi\u00f9 e sar\u00e0 convertita in un vero museo.<\/p>\n<p><strong>Il tempo si \u00e8 fermato<\/strong><br \/>\nIl battello ci porta all\u2019isola San Gregorio, pi\u00f9 grande e con tanto verde; \u00e8 un\u2019impresa ardua scegliere il percorso. Da lontano si scorge una scritta a caratteri cubitali, scolpita sulle pendici rocciose: \u201cTito\u201d. E ci incamminiamo proprio in questa direzione. A pochi passi dalla riva ci accolgono degli animali \u201clocali\u201d, docili, abituati alle presenze turistiche, sempre affamati. Poco dopo si intravedono i resti delle prime case\/prigioni. Pi\u00f9 avanti \u00e8 un susseguirsi di rovine a pi\u00f9 piani.<br \/>\nDopo qualche minuto arriviamo al punto pi\u00f9 alto delle prigioni. Ci ritroviamo in un grande piazzale con il palazzo pi\u00f9 grande dell\u2019isola. Una volta visitato torniamo indietro fino alla riva, dove ci imbattiamo in un monumento. Subito accanto parte un sentiero che in parte fa il periplo dell\u2019isola, una specie di lungomare che porta a un\u2019altra spiaggia e a un secondo complesso di case\/prigioni. Per il resto c\u2019\u00e8 ben poco da vedere. L\u2019isola come centro di detenzione non si \u00e8 mai sviluppata pi\u00f9 di tanto, per cui la natura \u00e8 rimasta la vera padrona.<br \/>\nDa quando le due isole sono state dismesse come penitenziario, 34 anni fa, nulla \u00e8 cambiato. Si ha l\u2019impressione di essere in quei paesi in cui c\u2019\u00e8 stata una calamit\u00e0 naturale e il tempo si \u00e8 fermato. L\u2019unico intervento che \u00e8 stato fatto per il turismo \u00e8 stato quello di posizionare delle targhe in cinque lingue diverse, riportanti la descrizione dell\u2019edificio e la sua posizione sull\u2019isola.<br \/>\nL\u2019azzurro del mare e il panorama che si offre a noi, con una vista fantastica sulla vicina Arbe e uno scorcio unico dell\u2019Adriatico, stridono con la consapevolezza dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0 che sono stati commessi in questo fazzoletto di terra, il cui fascino sta tutto nella sua natura, aspra e incontaminata, e la sua storia. Ed \u00e8 questa ad attirare i turisti.<br \/>\nPurtroppo finora, nonostante alcuni progetti \u2013 una quindicina d\u2019anni fa la Commissione per i diritti umani del Parlamento croato ha iniziato a occuparsi di un memoriale sull\u2019isola, voluto fortemente dall\u2019associazione degli ex-deportati \u2013, non \u00e8 stato possibile conservare gli oggetti, gli arredi e le strutture originali, n\u00e9 trasformare uno degli edifici in una specie di museo. Oggi solo una targa e una croce ricordano le sofferenze patite dai detenuti, il loro soggiorno sull\u2019isola segnato dal terrore, dalla violenza e dalla condanna. Da quanto \u00e8 stata istituita la Giornata europea di commemorazione delle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari, in questo luogo si raccolgono ogni anno i rappresentanti dello Stato croato per rendere omaggio alle vittime delle persecuzioni del regime comunista jugoslavo.<\/p>\n<p><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<br \/>\n<\/strong><span style=\"font-size: revert; color: initial;\"><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/kantrida-stadium-the-first-100-years\/'>Kantrida stadium, the first 100 years<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 200.47 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/kantrida-stadium-the-first-100-years\/?wpdmdl=907&refresh=6a6303cb9fed71784873931\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/span><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 31 dicembre 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime partite di calcio a Fiume si sono disputate oltre 100 anni fa. 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