{"id":2486,"date":"2024-01-31T12:57:04","date_gmt":"2024-01-31T11:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/?p=2486"},"modified":"2024-02-01T12:57:45","modified_gmt":"2024-02-01T11:57:45","slug":"unisola-da-scoprire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2024\/01\/31\/unisola-da-scoprire\/","title":{"rendered":"Un\u2019isola da scoprire"},"content":{"rendered":"\n<p>Ciascuno di noi sa che nel mondo esistono numerosi parchi nazionali e diversi ne ha pure visitati, mentre altri rimangono una meta ambita, da inserire nell\u2019itinerario di viaggi futuri. Ci sono poi ancora tante zone naturali di vario tipo che sono assolutamente da vedere. Ce ne sono alcune del tutto o poco note, che tra l\u2019altro si trovano nei nostri paraggi, solo che semplicemente non ci siamo mai fermati a visitarle o non ci abbiamo fatto caso. Una di queste si vede da Trieste guardando verso ovest. O, meglio, andando con lo sguardo da, borgo di Sistiana verso sud, dove all\u2019orizzonte si schiude la Riserva Naturale Regionale della Foce dell\u2019Isonzo.<br>\u00c8 un\u2019area naturale protetta del Friuli-Venezia Giulia istituita nel 1996, occupa una superficie di ben 2.338 ettari sulla terraferma, cui si aggiungono 1.154 ha in acqua e protegge il territorio lagunare alla foce del fiume Isonzo. Per farsi un\u2019idea pi\u00f9 precisa, si tratta della zona boschiva e non solo che si trova a est della strada che collega Monfalcone a Grado, a due passi proprio da Monfalcone. Per chi viene da Fiume, due sono le possibilit\u00e0 per raggiungere la Riserva Naturale: dopo Trieste si pu\u00f2 entrare in autostrada, proseguire fino a Redipuglia e poi dirigersi verso la strada per Grado; l\u2019altra variante \u00e8 prendere la vecchia strada per Monfalcone, andare avanti verso Grado e seguire le indicazioni per raggiungere la destinazione. Alla fine una strada stretta ci porta a un ampio parcheggio, situato in una zona molto verde. Possiamo fermarci qui e continuare a piedi per poco pi\u00f9 di un chilometro lungo l\u2019argine del fiume Isonzo, oppure raggiungere il parcheggio accanto all\u2019entrata, che \u00e8 per pochi veicoli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ideale per le camminate<\/strong><br>Qualunque sia la vostra scelta, si giunge alla porte della Riserva. Qui c\u2019\u00e8 un info point contenente un\u2019esaustiva presentazione della Riserva naturale, dalla flora alla fauna, ma pure la mappa di tutta la zona con la quale ci si pu\u00f2 fare un\u2019idea pi\u00f9 precisa del tutto. Coloro che si sono avventurati in questa riserva con l\u2019obiettivo di fare solamente una breve gita senza molte pretese, possono farlo, anche senza pagare il biglietto d\u2019ingresso, incamminandosi fino al ristorante. Questo si trova al pianterreno con tanto di vista su delle zone lagunari. Al piano superiore, poi, c\u2019\u00e8 un piccolo museo e pure dalle finestre dalle quali si possono ammirare dei panorami anche migliori. Se si ha un po\u2019 di fortuna, si possono scorgere anche esemplari di alcune specie di animali. Il tutto, naturalmente, dipende dalla stagione: a fine inverno, infatti, non sono rari n\u00e9 gli uccelli n\u00e9 le lontre, e pure, in lontananza, i cavalli.<br>Comunque, l\u2019ideale \u00e8 affidarsi ai propri\u2026 piedi. Per completare il giro si impiegheranno pi\u00f9 di tre e si percorreranno circa 12 chilometri; potrebbero sembrare molti, per\u00f2 non sono difficili, anche considerato che il terreno \u00e8 pianeggiante. Le pi\u00f9 grandi \u201csalite\u201d sono pochi gradini qua e l\u00e0, il tutto abbordabile. L\u2019ideale \u00e8 non venire nei giorni di pioggia, vista che questa \u00e8 una zona lagunare, per cui il fango gi\u00e0 di per s\u00e9 non manca mai, figuriamoci dopo le precipitazioni. La stagione migliore per visitare la riserva \u00e8 l\u2019inverno, anche perch\u00e9 cos\u00ec si evitano le zanzare e altri insetti che la fanno da \u201cpadroni\u201d negli altri periodi dell\u2019anno.<br>Lasciamo ristorante e museo e ci mettiamo in moto: non rimane che scegliere il tragitto che andremo a compiere. Sono due i principali percorsi: quello principale, \u00e8 anche quello relativamente pi\u00f9 breve e circolare, chiamato \u201cpercorso ad anello\u201d, composto di soli due chilometri e al massimo un\u2019ora per vistarlo; il secondo, decisamente pi\u00f9 impegnativo, arriva fino alla foce e richiede maggior tempo dato che \u00e8 lungo ben cinque chilometri in una direzione e per cui ci vorranno anche tre ore di cammino. Ad ogni modo, entrambi sono facili e pianeggianti e iniziano e si concludono presso il Centro Visite.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un giardino zoologico al contrario<\/strong><br>Ci incamminiamo decisi, prima di fare il sentiero fino alla foce, optando per il ritorno quello ad anello, cos\u00ec da vedere tutto quello che pu\u00f2 offrire questo luogo nei mesi invernali. Nella prima parte i due percorsi sono in comune. All\u2019inizio si notano strutture di legno che fanno da recinto per i cavalli e i bovini. \u00c8 una zona piuttosto fangosa e boschiva.<br>In primavera, nei piccoli specchi d\u2019acqua si possono scorgere lungo il percorso pedonale parecchi animali, tra cui la rara testuggine palustre, ma pure la biscia d\u2019acqua. In questa stagione, invece, andiamo incontro in primis al fango e ai vari suoni della natura. Lungo la strada si notano da subito i vari osservatori. Bisogna assolutamente fermarsi e scrutare il panorama che offrono. Sono stati costruiti con lo scopo di nascondere almeno parzialmente alla vista degli uccelli selvatici la sagoma di chi li guarda: in questo modo gli animali sentendosi pi\u00f9 sicuri e tranquilli si avvicinano maggiormente ed \u00e8 perci\u00f2 possibile ammirarli o fotografarli a breve distanza, attraverso le feritoie delle schermature. Lo scopo infatti \u00e8 di avere una sorta di giardino zoologico al contrario: l\u2019uomo in gabbia, costretto lungo i sentieri schermati o nei capanni, e gli animali liberi!<br>Il secondo osservatorio che si incontra \u00e8 quello della \u201cPavoncella\u201d. Da qui possiamo vedere diversi isolotti che vengono sfruttati come luoghi di sosta dalle pavoncelle e dai gabbiani.<br>Poco pi\u00f9 avanti il sentiero si divide. A desta una scaletta porta a superare l\u2019argine e a proseguire verso la foce, mentre a sinistra il percorso ad anello continua il suo giro. Oltrepassato l\u2019argine, c\u2019\u00e8 il sentiero chiamato anche del Mondo Unito, che attraversa una zona di bosco fino all\u2019osservatorio detto del Biancospino. Questo punto d\u2019osservazione d\u2019inverno \u00e8 il luogo ideale per scrutare i grandi stormi di oche al pascolo. Proseguendo da qui si incontrano i prati umidi. Per\u00f2 il paesaggio cambia ben presto offrendo una visuale aperta su entrambi i lati. Siamo ormai nella zona di \u201cpunta\u201d. E lungo fino alla foce non \u00e8 raro vedere dei cavalli selvaggi, del tutto docili e pronti a mettersi in \u201cposa\u201d.<br>A destra il sentiero si avvicina al fiume. Superato il punto cosiddetto di \u201cMezza Cona\u201d si arriva all\u2019ultimo osservatorio attrezzato in direzione della foce: l\u2019osservatorio del \u201cCioss\u201d. Da qui si ammirano il lato sud dei campi riallagati e la vasta distesa verso Grado. Pi\u00f9 avanti la vista si apre sul Golfo di Trieste. Si osserva in distanza l\u2019alta costa della zona di Duino. Nella zona, durante tutto l\u2019anno, si scorgono numerosi uccelli.Verso Punta Spigolo la terra attorno all\u2019argine su cui corre il sentiero si fa sempre pi\u00f9 limitata. La fine del percorso corrisponde al Canale della Idrovia Litoranea Veneta. Qui si trova la foce dell\u2019Isonzo e una spiaggia con l\u2019acqua da tutte le parti (magari in un\u2019altra stagione si penserebbe di fare un tuffo), dalla quale si ha un\u2019ottimo panorama verso Sistiana e tutte le montagne che ci sono a nord.<br>Dopo un buon riposo non ci rimane che tornare indietro. Magari il percorso al ritorno pu\u00f2 essere noioso, ma ci offre dei panorami diversi e con il passare della giornata pure dei nuovi scenari e anche animali che si sono nel frattempo svegliati. Ritornati al punto dove siamo saliti sull\u2019argine andiamo avanti con il percorso ad anello alla destra. Poco dopo arriviamo al terzo osservatorio sull\u2019area del ripristino chiamato \u201cCavaliere d\u2019Italia\u201d che si affaccia sulle zone d\u2019acqua pi\u00f9 spesso allagate del ripristino, alternate a isolotti emergenti. Sono ambienti frequentati dalle \u201canatre di superficie\u201d e da alcune specie di aironi. Di seguito si incontra l\u2019osservatorio del Pal\u00f2t. Da qu\u00ec \u00e8 frequente vedere questi uccelli impegnati a sondare e filtrare l\u2019acqua ed il limo alla ricerca del cibo.<br>Il percorso poi arriva al grande osservatorio della Marinetta, elemento centrale della rete di fruizione della Riserva. Questo edificio si sviluppa su tre piani ed \u00e8 stato concepito per offrire comodi punti d\u2019osservazione sugli ambienti che pi\u00f9 caratterizzano il sito. Attorno al piano terra \u00e8 stato realizzato uno stagno d\u2019acqua dolce con le finestre vetrate, poste per met\u00e0 sotto il livello dell\u2019acqua. Queste permettono al visitatore di osservare le vita subacquea.<br>Dalle altre finestre aperte, si possono osservare molto da vicino diverse specie di uccelli alla ricerca di cibo. Per chi vuole immergersi ancora di pi\u00f9 nell\u2019osservare il tutto ci sono binocoli e cannocchiali. E poi come aiuto per riconoscere le varie specie animali ci sono diversi pannelli informativi. Il bello \u00e8 che da qui si pu\u00f2 essere seduto comodamente su delle panche, al riparo da pioggia e dal vento e osservare le innumerevoli specie di uccelli presenti nelle differenti stagioni.<br>Il piano pi\u00f9 alto \u00e8 dotato di finestre su tutti i lati e permette una visione a trecentosessanta gradi con un panorama che va dall\u2019Isonzo al Golfo di Trieste con l\u2019Istria sullo sfondo; dalle falesie di Duino alle Alpi Giulie. Da qui il percorso ad anello torna verso nord, procedendo tra alti argini. A sinistra si intravvedono sempre i campi riallargati mentre a destra la visione si apre sul canale della Quarantia. Il canale \u00e8 collegato col mare aperto e ha un aspetto del tutto lagunare.<br>Pi\u00f9 avanti si incontrano altri due ampi osservatori: quello detto del Capriolo e quello della Volpe. Attorno al primo spesso si notano le orme dei caprioli transitati al crepuscolo. Il secondo osservatorio \u00e8 detto della Volpe perch\u00e9 adiacente ad alcune tane e a percorsi spesso utilizzati proprio dalla volpe. Prima di arrivare all\u2019ultimo osservatorio il percorso attraversa una zona di prato dove con un po\u2019 di fortuna si possono incontrare caprioli e lepri. Andiamo avanti e ben presto ritorniamo al punto di partenza, alla zona del Centro visite. Il tempo voler\u00e0 godendosi questa natura ancora abbastanza\u2026 naturale. Una Riserva che decisamente vale la pena di visitare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alcune caratteristiche<\/strong><br>Fino dal XIX secolo la zona detta della \u201cCona\u201d \u00e8 molto ampia e selvaggia. Domina una vegetazione palustre d\u2019acqua dolce con boschi e canali. Nel 1895 il fiume Isonzo ha rotto gli argini e invase il canale Quarantia, allargandolo notevolmente. Il collegamento via terra venne interrotto e la Cona divent\u00f2 un\u2019isola all\u2019interno del delta del fiume Isonzo. Nel 1938 e negli anni seguenti venne costruita la diga che ancora oggi collega la Cona alla terraferma, e accanto passa la strada che porta al Centro visite.<br>Quasi quarant\u2019anni dopo, nel 1976, fu approvato il Piano Urbanistico Regionale Generale della regione FVG, che prevedeva un \u201cAmbito di Tutela Ambientale\u201d incentrato sull\u2019Isola della Cona. Poi nel 1983 un argine secondario fu costruito per coltivare altre zone palustri. Poco dopo venne approvata una legge per bloccare ulteriori bonifiche prevedendo invece finanziamenti per la realizzazione delle aeree di tutela ambientale.<br>Nel 1989 \u00e8 stato realizzato un primo stralcio esecutivo con la costruzione del grande osservatorio della Marinetta ed il riallagamento di 30 ettari di campi, che in parte erano stati coltivati. \u00c8 stato anche realizzato il primo edificio per l\u2019accoglienza dei visitatori, oggi sede del \u201cMuseo della Papera\u201d, per controllare la vegetazione e per organizzare visite guidate.<br>Nel 1996 \u00e8 stata istituita la Riserva Naturale Regionale della Foce dell\u2019Isonzo. Negli anni 1997 e 1998 la Riserva venne compresa in un \u201cSito di Importanza Comunitaria\u201d e in una \u201cZona di Protezione Speciale\u201d. Grazie ai fondi europei si sono completate le strutture di servizio, riadattata una fatiscente fattoria a nuovo Centro Visite e riallargate ulteriori aree circostanti.<br>Tra il 2000 e il 2002 \u00e8 stata avviata l\u2019attivit\u00e0 della Stazione Biologica Isola della Cona. La Riserva naturale poi \u00e8 stata riconosciuta nel 2007, in occasione del XIV Convegno Italiano di Ornitologia, tenutosi a Trieste, come la migliore area d\u2019Italia per il birdwatching da parte della associazione European Birdwatching Network. Infine, nel 2010, il valore del lavoro svolto anche a livello internazionale e i risultati conseguiti sono stati riconosciuti con un premio, il Green Globe Award, attribuito alla Riserva a Nagoja in Giappone, da parte di una giuria internazionale, per il \u201cmiglior progetto di rinaturazione\u201d.<br>Nella riserva si segnala la presenza di un elevatissimo numero di specie di uccelli legate alla zona umida. In particolare, nella parte della Riserva denominata Isola della Cona \u00e8 in corso da anni il monitoraggio dell\u2019avifauna che ha permesso di censire un totale di 322 specie stanziali, svernanti o di passaggio. Per il resto si trovano testuggini, rane, e pesci. Inoltre per controllare la vegetazione e per organizzare visite guidate vengono inseriti, nel 1991, i primi cavalli di razza Camargue, provenienti da un allevamento e da una zona umida analoga esistenti presso Ferrara. Infine non sono rare le lontre, i caprioli e volpi. Basta essere un visitatore attento e si vede di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/p>\n\n\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/la-riserva-naturale-foce-dell-isonzo\/'>La Riserva Naturale Foce dell Isonzo<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 468.80 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/la-riserva-naturale-foce-dell-isonzo\/?wpdmdl=2485&refresh=69f65d3dc524e1777753405\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<p>Pubblicato su Panorama il 31 gennaio 2024.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciascuno di noi sa che nel mondo esistono numerosi parchi nazionali e diversi ne ha<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2487,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-2486","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2486","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2486"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2486\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2488,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2486\/revisions\/2488"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}