{"id":2540,"date":"2024-05-03T19:25:07","date_gmt":"2024-05-03T18:25:07","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/?p=2540"},"modified":"2024-05-03T19:25:11","modified_gmt":"2024-05-03T18:25:11","slug":"si-ritorna-in-trincea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2024\/05\/03\/si-ritorna-in-trincea\/","title":{"rendered":"Si ritorna in trincea"},"content":{"rendered":"\n<p>A pochi mesi dal 110\u00ba anniversario dall\u2019inizio della Prima guerra mondiale \u2013 scoppiata ufficialmente il 28 luglio del 1914, dopo che il mese prima a Sarajevo, uno studente panslavista, il serbo-bosniaco Gavrilo Princip, aveva ucciso l\u2019erede al trono d\u2019Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando \u2013, reduci da una tappa al Sacrario di Redipuglia (si veda il numero precedente di \u201cPanorama\u201d, uscito lo scorso 15 aprile), abbiamo deciso di visitare i campi che sono stati teatro di terribili scontri tra gli eserciti, ossia le Battaglie dell\u2019Isonzo. In totale furono ben dodici: la prima inizi\u00f2 il 23 giugno del 1915 e l\u2019ultima fin\u00ec il 7 novembre del 1917, a Caporetto.<br>Con il Sacrario si \u00e8 dato degna sepoltura e onore all\u2019enorme numero di caduti. Per\u00f2 sono da visitare pure i luoghi in cui scorreva il sanguinoso Fronte d\u2019Isonzo; posti sparsi tutto attorno ai monti oggi ricoperti di tanto verde, ma all\u2019epoca molto spogli. Oggi \u00e8 difficile immagine gli scenari di guerra e il perch\u00e9 certi punti erano ideali per costruire delle trincee, le gallerie sotterranee che fungevano da vero e proprio rifugio e rifornimento per i soldati, e altre strutture. La zona nel suo complesso \u00e8 muto testimone di ci\u00f2 che accadde all\u2019epoca, documentati da cippi e monumenti, nonch\u00e9 da veri e propri resti delle vecchie costruzioni. In pratica, \u00e8 un vero museo e cielo aperto. Per riuscire a vedere tutto si potrebbero trascorrere giorni e giorni. Occorre operare una scelta: per prima cosa, decidiamo di visitare il Monte San Michele e San Martino del Carso, sulla strada che collega Sagrado e Gorizia.<br>MONTE SAN MICHELE. Il Monte San Michele si trova nella parte settentrionale del Carso isontino, a pochi chilometri da Gorizia. Propone un suggestivo itinerario tra storia e natura. Grazie a una serie di percorsi, si possono scoprire diverse strutture e i monumenti risalenti alla Grande Guerra, costruiti sulle pendici e sulle quattro cime di questo rilievo carsico. Molto conosciuto grazie alle poesie di Giuseppe Ungaretti, che qui combatt\u00e9 per diversi mesi, sul Monte San Michele si svolsero operazioni belliche durissime, specialmente nel primo anno di guerra. La cima, difesa dalle truppe ungheresi, era fondamentale per la tenuta del fronte isontino e in particolare della citt\u00e0 di Gorizia. I soldati italiani attaccarono pi\u00f9 volte questo rilievo di appena 275 metri con risultati catastrofici, specialmente durante la seconda e terza battaglia dell\u2019Isonzo. Solo nell\u2019agosto del 1916, durante la sesta battaglia dell\u2019Isonzo, ci fu la svolta con la conquista della cima.<br>Decidiamo di iniziare la nostra visita alla cosiddetta Area delle Battaglie, a due passi dal centro di Sagrado. Lungo la strada c\u2019\u00e8 un piccolo parcheggio, con una tabella sulla guerra in trincea. Lasciamo la macchina e ci dirigiamo a piedi lungo un percorso in leggera discesa. Il nostro primo obiettivo \u00e8 il monumentale Cippo Filippo Corridoni. Ci arriviamo dopo circa 15 minuti. Sindacalista, militare, politico, rivoluzionario e giornalista, decorato con la medaglia d\u2019oro alla memoria, amico personale di Benito Mussolini, \u00e8 ricordato da un\u2019opera scultorea alta ben 23 metri, ben visibile anche da lontano, nonostante il bosco, composta da un blocco di pietra naturale del Carso, con epigrafe in rilievo con caratteri in stile romano in bronzo, collocata in un\u2019area carsica particolarmente simbolica: la Trincea delle Frasche. Si tratta del luogo nel quale trov\u00f2 la morte il 23 ottobre 1915, durante un\u2019offensiva per la conquista di un avamposto nemico. Il periodo \u00e8 quello della terza battaglia dell\u2019Isonzo. Il progetto fu richiesto direttamente da Benito Mussolini nel 1933. Eretto in periodo fascista, il monumento commemorativo racchiude diversi simboli di quell\u2019epoca che ancora oggi si possono facilmente riconoscere: la mano destra aperta in segno di saluto romano, l\u2019aquila che guarda ad est ed il fascio littorio che si sviluppa quasi tutto lungo l\u2019altezza del monumento. Poco lontane si notano le prime trincee e le prime grotte.<br>LA TRINCEA DELLE FRASCHE. Ritorniamo in direzione della macchina e poco dopo troviamo le indicazioni verso la Trincea delle Frasche. Qui entriamo in una zona ricca di camminamenti, trincee, fortificazioni e costruzioni austro-ungariche e italiane. Uno dei maggiori \u00e8 proprio la sunnominata Trincea delle Frasche, che durante i primi assalti dell\u2019esercito italiano fu uno degli ostacoli pi\u00f9 temibili. Questo formidabile sbarramento, scavato dall\u2019esercito asburgico nei primi mesi di conflitto, resistette tenacemente fino alla fine del 1915. Il suo nome evoca l\u2019ingegno militare degli uomini ungheresi, che, con astuzia, camuffarono la trincea utilizzando rami per renderla meno visibile agli occhi dei nemici, compresi gli osservatori terrestri e della ricognizione aerea. Questo stratagemma rappresentava una sfida significativa per le truppe italiane.<br>I resti che oggi si possono vedere sono perlopi\u00f9 fortificazioni costruite dagli italiani fra l\u2019autunno del 1916 e i primi mesi del 1917. Lungo il suo tracciato si incontra una galleria militare che garantiva i collegamenti con altre linee della zona, in particolare con la vicina Dolina del XV Bersaglieri. Si tratta di trincee profonde anche pi\u00f9 di due metri e in parte pure oggi percorribili. In parte sono state ormai \u201coccupate\u201d dalla natura. E pure per chi viene oggi, queste trincee si notano solo all\u2019ultimo secondo, per cui si pu\u00f2 immaginare che pure all\u2019epoca erano ben mascherate.<br>Poco pi\u00f9 avanti, a due passi dalla strada, in mezzo a una radura circondata da un boschetto di pini e cipressi, si erge il monumento in memoria del sacrificio della Brigata Sassari, che ebbe un ruolo fondamentale nella conquista della Trincea delle Frasche durante la quarta battaglia dell\u2019Isonzo. Il monumento fu inaugurato originariamente durante il Ventennio fascista, ma dopo la Seconda guerra mondiale venne ricostruito e riconsacrato nel maggio del 1950, in occasione del Raduno Nazionale del Fante a Gorizia. La lapide posta in cima \u00e8 molto significativa. Qui infatti vengono riportati i numeri dei caduti tra il 1915 e il 1918 (13mila), quelli dei feriti (18mila) e le varie onorificenze: quattro medaglie d\u2019oro alla bandiera dei due reggimenti (151\u00b0 e 152\u00b0), nove medaglie d\u2019oro individuali, 286 medaglie d\u2019argento e 425 medaglie di bronzo.<br>IL SENTIERO DEI CIPPI. Ripresa la macchina, puntiamo dritti la cima del Monte San Michele, dove sorge l\u2019omonimo museo (occorre per\u00f2 controllare gli orari di apertura, ma anche se si viene un giorno in cui \u00e8 chiuso si possono vedere tante tracce della Grande Guerra). Ci fermiamo nell\u2019ampio parcheggio e per primo visitiamo il piazzale, che ci fa capire un po\u2019 la zona e l\u2019ampio panorama che sorge da qui, in primis in direzione nord. Sul piazzale troviamo diversi monumenti, cippi e dei vecchi cannoni. A questo punto prendiamo il Percorso dei Cippi, che si snoda attorno alle quattro cime del San Michele e che si congiunge con il cimitero di San Martino del Carso e la trincea italiana colpita, il 29 giugno 1916, dal primo attacco chimico su questo fronte. Andiamo a quello che va alla sinistra, subito accanto al museo e all\u2019entrata delle Gallerie. Il sentiero \u00e8 caratterizzato dalla presenza di ben 53 monumenti commemorativi dedicati ai vari reparti (compresi quelli austro-ungarici) che hanno combattuto su questa altura fino alla sesta battaglia dell\u2019Isonzo. L\u2019idea nacque dopo che nell\u2019ottobre del 1922 il Parlamento italiano aveva dichiarato il monte \u201cZona Sacra per fasti di gloria\u201d. Oggi parte di questi cippi sono ben leggibili, altri no.<br>Accanto a uno di questi cippi si trova il Sch\u00f6nburgtunnel tra la Cima 2 e la Cima 3, e ha un grande portale d\u2019ingresso. Il tunnel era una delle principali costruzioni di difesa dell\u2019esercito austroungarico, eretto dal 7\u00b0 battaglione Feldjager e dedicato al generale della 6\u00b0 divisione di fanteria, Alois von Sch\u00f6nburg Hartenstein, protagonista della terza battaglia dell\u2019Isonzo nell\u2019ottobre del 1915. La struttura attraversa il Monte e raggiunge il versante opposto. Adibita a ricovero per i soldati dell\u2019esercito austro-ungarico ed a passaggio delle riserve verso la prima linea. All\u2019altro capo era stata creata una postazione per mitragliatrice che poteva controllare il territorio compreso tra la Cima 2 e la Cima 3. Oggi purtroppo il tunnel \u00e8 franato ed \u00e8 visitabile solo in modo parziale, si pu\u00f2 entrare per pochi metri. L\u2019entrata conserva ancora la struttura e le pietre originali. A poca distanza troviamo pure un\u2019altra delle entrate, nominata ricovero austriaco.<br>UNA RETE DI GALLERIE. Raggiunta la zona del museo, facciamo il giro attorno alla Galleria Cannoniera della Terza Armata. Una zona imponente con tante gallerie e di cui dall\u2019esterno vediamo parecchie entrate alte e larghe. Il complesso sotterraneo fu scavato dalla 20\u00b0 compagnia del genio minatori tra il settembre del 1916 ed il giugno dell\u2019anno successivo all\u2019interno della Cima 3.<br>La galleria \u00e8 articolata con due rami principali e fu inizialmente voluta per ospitare otto cannoni di medio calibro (da 149 mm). I tunnel permisero il piazzamento di sei bocche di fuoco orientate verso nord, su Gorizia e la Valle di Vipacco, e due verso sud-est, sul Carso di Comeno ed il Monte Ermada. Da questa posizione riuscivano a colpire sia le prime linee difensive austro-ungariche che le retrovie, dove si trovavano i centri di riposo e rifornimento. La Cannoniera \u00e8 stata riaperta al pubblico nel 2014. Al suo interno sono ancora visibili i basamenti in cemento su cui erano appoggiate le armi, i corridoi e le sale utilizzate dalle truppe come deposito per i materiali, infermerie e dormitori. Dal 1917 i suoi spazi nel cuore della Cima 3 furono utilizzati anche come sede del Comando Tattico della Terza Armata. Lungo la camminata si pu\u00f2 salire sulla vetta e anche andare alla terrazza panoramica, da dove si pu\u00f2 vedere la Foce dell\u2019Isonzo, oggi riserva naturale.<br>Subito accanto alle Gallerie, c\u2019\u00e8 una cavit\u00e0 carsica alle falde della Cima 3 detta Caverna del Generale Lukachich, in onore di G\u00e9za Lukachich von Somorja, comandante della XX Divisione Honved, l\u2019esercito nazionale ungherese, distintosi sul fronte dell\u2019Isonzo, operando con successo nel settore del Monte San Gabriele.<br>RICORDI DA PRESERVARE. Poco avanti finiamo il nostro giro e scendiamo verso il paese e di incamminiamo verso il Cippo 4\u00b0 Honved, ossia il cippo del 4\u00b0 Reggimento Honved che venne realizzato dalle truppe ungheresi nell\u2019autunno del 1917 dopo la dodicesima battaglia dell\u2019Isonzo. Venne eretto per onorare i fanti ungheresi di questo reggimento che qui fronteggiarono l\u2019esercito italiano nelle prime sei battaglie dell\u2019Isonzo. Si tratta di una piramide tronca costruita con le pietre della vicina chiesa, distrutta dalle truppe della Terza Armata perch\u00e9 considerata un osservatorio austro-ungarico. Il monumento che oggi si pu\u00f2 vedere non \u00e8 quello originale, ma \u00e8 stato ricostruito nel 1993 dalla locale sezione dell\u2019Associazione Nazionale Alpini che lo ha riqualificato dopo anni di incuria e degrado.<br>Una tappa obbligatoria \u00e8 il museo privato che dal 2007 ospita la mostra permanente \u201cRicordi della Grande Guerra a San Martino del Carso\u201d. L\u2019esposizione raccoglie diversi reperti e materiali trovati a San Martino, sul monte San Michele ed i territori circostanti. Curato minuziosamente, permette di integrare quanto visto nel museo all\u2019aperto.<br>Con questo museo finisce la nostra prima parte delle visita nella regione e non ci rimane che scendere verso Redipuglia. Strada facendo notiamo il Parco e il sentiero dedicato a Giuseppe Ungaretti. E non \u00e8 un caso, considerato che il poeta qui combatt\u00e9 per diversi mesi, dedic\u00f2 a quest\u2019esperienza diverse poesie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/p>\n\n\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/wwi-reportage-part-1\/'>WWI reportage, part 1<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 892.78 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/wwi-reportage-part-1\/?wpdmdl=2539&refresh=69f65d4d9e99e1777753421\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<p>Pubblicato su Panorama il 30 aprile 2024.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi mesi dal 110\u00ba anniversario dall\u2019inizio della Prima guerra mondiale \u2013 scoppiata ufficialmente il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2541,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[153,88],"tags":[],"class_list":["post-2540","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italy","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2540","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2540"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2542,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2540\/revisions\/2542"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2541"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}