{"id":2590,"date":"2024-07-15T19:32:15","date_gmt":"2024-07-15T18:32:15","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/?p=2590"},"modified":"2024-07-15T19:32:19","modified_gmt":"2024-07-15T18:32:19","slug":"linformazione-e-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2024\/07\/15\/linformazione-e-liberta\/","title":{"rendered":"L\u2019informazione \u00e8 libert\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver visitato il castello non castello e il simbolo di Idria, la miniera di mercurio, non ci rimane che prenderci un break. Una pausa come quella dei minatori. Beh, non proprio come la loro. Invece di mangiare un modesto pasto e di berci un po\u2019 di caffe rannicchiati in qualche cunicolo noi possiamo sederci comodamente in uno dei ristoranti della citt\u00e0. Scegliamo di provare un piatto tipico dell\u2019area: gli \u017elikrof. Di cosa i tratta? Di una variet\u00e0 di pasta fresca dalla forma che si avvicina a quella dei ravioli o dei tortellini. La gente del luogo per\u00f2 preferisce paragonarli alla forma del cappello napoleonico (bicorno o feluca). Negli anni \u00e8 diventato tanto popolare da meritarsi una manifestazione dedicata, il Festival degli \u017elikrof di Idria. In occasione del Festival si possono degustare oltre 30 varianti di \u017elikrof, tra i quali quelli ripieni con spezzatino di cervo, con gulasch di cervo alla birra, con pollo in salsa al curry, con coniglio arrosto in salsa di coniglio alla birra, con funghi e merluzzo; oppure provare gli \u017elikrof vegetariani, quelli farciti con salsa al formaggio, con formaggio e gelato; con albicocche secche della pasticceria del Gabron, con salsa vegetariana dell\u2019orto alpino, con salsa di verdure, con salsa al melone e miele\u2026 Insomma chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<br>Una volta sazi non ci rimane che fare un salto nei dintorni. Ci rechiamo a Vojsko. Una zona remota e con poche case situata ad ovest di Idria. Il viaggio in macchina dura circa un\u2019ora e bisogna fare molta attenzione a non perdersi nonostante le buone indicazioni lungno la strada. Per fortuna con noi c\u2019\u00e8 una guida e il viaggio \u00e8 pi\u00f9 semplice. La nostra meta \u00e8 la tipografia partigiana \u201cSlovenia\u201d. Uno dei siti pi\u00f9 autentici e meglio conservati della Seconda guerra mondiale nel Paese. Si tratta di una delle 38 unit\u00e0 tecniche segrete partigiane che operavano nel territorio dell\u2019odierna Slovenia sotto l\u2019egida del movimento partigiano. Il complesso della tipografia era costituito da sei baracche in legno situate lungo un ruscello, in un burrone di difficile accesso denominato \u201cV studencih\u201d. Il complesso era formato da una centrale elettrica, dai servizi igienici, da uno spazio dedicato alla composizione delle matrici, con camera da letto nel sottotetto, una sala macchine, una legatoria e una cucina con sala da pranzo. La tipografia divenne nota e importante poich\u00e9 dal settembre del 1944 e fino alla fine della guerra proprio qui venne pubblicata la \u201cGazzetta partigiana\u201d, l\u2019unico quotidiano stampato di qualsiasi movimento di resistenza in Europa. La tradizione del quotidiano partigiano prosegu\u00ec poi con il Primorski Dnevnik, che viene pubblicato a Trieste dal 13\u00b0 maggio del 1945.<br>Dopo una lunga discesa in buona parte per strade bianche, ma ben mantenute, arriviamo a un piccolo parcheggio. Qui l\u2019insegna dice che ci sono 250 metri alla tipografia. Pu\u00f2 sembrare un inganno. Magari i metri sono quelli, per\u00f2 sono tutti in salita. Un infinito numero di scalini che salgono le pendici del monte, tra gli alberi. Si sale immersi nel verde del bosco e con l\u2019unico rumore del ruscello. Dopo un certo tempo si arriva alla centrale elettrica. Si sale ancora un po\u2019 e si arriva alla zona della tipografia vera e propria. Le baracche si notano solo all\u2019ultimo istante. Il tutto diviso in pi\u00f9 piani e collegato con la sorgente d\u2019acqua situata soltanto pochi metri pi\u00f9 in alto.<br>Lo stato di conservazione della tipografia \u201cSlovenia\u201d \u00e8 impressionate. A detta della guida soltanto i tetti delle varie costruzioni sono stati rifatti, mentre il resto delle strutture \u00e8 rimasto quello originale. Perfino la carta! Entrambe le macchine da stampa sono ancora in funzione. Con l\u2019aiuto del custode, volendo, si possono pure stampare degli opuscoli commemorativi in ricordo della visita alla tipografia. Come ci viene spiegato questa tipografia partigiana e la stampa partigiana ha svolto un importante ruolo di collegamento nell\u2019ambito della lotta di liberazione in Slovenia. Ha fatto appello e chiamato la gente alla resistenza armata contro gli occupatori ed \u00e8 stato il contrappeso necessario per opporsi alla propaganda ostile. Qui, le prime tecniche illegali di ciclostilo entrarono in funzione nel 1941. Attraverso la propagazione di bollettini, proclami, giornali e notizie radiofoniche, la direzione del movimento partigiano ha tenuto informate le persone sugli eventi in Slovenia e nel resto del mondo. All\u2019inizio del 1944, la direzione decise di creare una tipografia pi\u00f9 grande e di stampare tutto il materiale necessario su una macchina da stampa, che permise di lavorare pi\u00f9 velocemente, di produrre stampe migliori e in tirature pi\u00f9 grandi.<br>Ma come si arriv\u00f2 alla costruzione proprio in questa zona remota? Il tutto cominci\u00f2 su consiglio di un abitante del posto, Peter Kogej. Per la costruzione della tipografia fu scelto un luogo segreto e difficile da raggiungere, proprio sotto il bordo dell\u2019altopiano di Vojsko, posizionato a 1.000 metri sul livello del mare e sopra la valle della Kanomljica. Nell\u2019estate del 1944, mentre di giorno le baracche venivano realizzate in una segheria a Ga\u010dnik, le travi e le assi numerate venivano trasferite durante la notte nel luogo prescelto per l\u2019edificazione. I collaboratori della tipografia partigiana acquistarono a Milano una grande e moderna macchina da stampa elettrica ad alta velocit\u00e0, la trasportarono, con molte difficolt\u00e0 fino a Gorizia e quindi a Vojsko, e poi la trasferirono pezzo per pezzo fino alla baracca dedicata. Allo stesso tempo, acquistarono anche una macchina da stampa TIGL pi\u00f9 piccola.<br>La tipografia \u201cSlovenija\u201d entr\u00f2 in funzione il 17 settembre 1944 e gi\u00e0 il mattino seguente i corrieri distribuirono 4.000 copie della Gazzetta partigiana. La tipografia, che rimase operativa fino al 1\u00b0 maggio del 1945, impiegava circa 40-50 persone. In meno di un anno di attivit\u00e0, vennero stampati 228 numeri di dieci giornali diversi, con una circolazione totale di oltre un milione di copie, oltre a vari opuscoli, volantini e manifesti, copertine multicolori e altre 44 piccole stampe; un totale di 313 stampe varie su 1.247 pagine in 1.394.311 copie. Un incisore realizzava le illustrazioni con tecnica linoleografica. Nella tipografia vennero realizzati anche timbri destinati alle unit\u00e0 partigiane o utilizzati per falsificare documenti tedeschi.<br>Il primo numero della Gazzetta partigiana fu pubblicata in forma ciclostilata il 26 novembre 1943, mentre l\u2019ultimo numero fu stampato in questa tipografia il 1\u00b0 maggio 1945 e pochi giorni dopo il giornale inizi\u00f2 a essere pubblicato a Trieste. Il 13 maggio 1945, infatti, fu pubblicato per la prima volta con il nome di Primorski dnevnik. Un vero tuffo nel passato e fa impressione poter vedere gli attrezzi originali, le macchine, la carta e tutto il resto. Perfino i piatti e le pentole usate all\u2019epoca. Mancano in sostanza solo i letti. Non ci sono perch\u00e9 in realt\u00e0 non ci sono mai stati. Gli addetti della tipografia dormivano su dei cumuli di paglia. Terminata la visita non ci rimane cvhe rimontare in macchina e fare ritornare a Idria.<br>La parte finale del nostro viaggio la dedichiamo a una\u2026 ruota. Una ruota del tutto importante, e quasi fondamentale per la lavorazione del mercurio. Si tratta dell\u2019ultimo kam\u0161t, un grande dispositivo di pompaggio azionato dal fiume e destinato all\u2019estrazione dell\u2019acqua dagli spazi sotterranei della miniera di mercurio di Idria. Si trova nei pressi del Divlje jezero (letteralmente Lago selvaggio), il pi\u00f9 grande della zona. I pi\u00f9 magari solo passano accanto a questa grande costruzione, una specie di magazzino e non notato un altro pezzo di storia di questa citt\u00e0 mineraria. Il termine kam\u0161t deriva dalla parola tedesca Wasserkunst, che significa \u201carte dell\u2019acqua\u201d. Questa stazione di pompaggio \u00e8 costituita da una ruota motrice in legno, da un asse di trasmissione orizzontale in legno e acciaio, da un albero pompante verticale e da pompe a pistone. La peculiarit\u00e0 della kam\u0161t \u00e8 rappresentata dalla sua enorme ruota motrice, che misura 13,6 metri di diametro. In passato, molte altre simili stazioni di pompaggio erano operative per soddisfare le esigenze della miniera di Idria. Tuttavia, Questa \u00e8 l\u2019unica a essere sopravvissuta fino ai giorni nostri, in prossimit\u00e0 del pozzo di Giuseppe. Venne installata nel 1790 e rimase in funzione per pi\u00f9 di 150 anni, fino al 1948.<br>Ma perch\u00e9 venne costruita la kam\u0161t? Come ci spiega la guida la penetrazione delle acque sotterranee nelle gallerie della miniera era un fenomeno molto comune e un grave problema per il funzionamento della miniera stessa. Pompare l\u2019acqua dal pozzo era una delle operazioni pi\u00f9 difficili, costose e pericolose. Durante gli anni di attivit\u00e0, la miniera di Idria ha investito considerevoli risorse finanziarie per risolvere questo problema, nella costruzione e installazione di dispositivi sempre pi\u00f9 efficienti. Con gli argani originali era possibile sollevare l\u2019acqua da una profondit\u00e0 di circa 40 metri, e anche con i sistemi ad asse rotanti, sebbene fossero pi\u00f9 potenti, si arrivava a una profondit\u00e0 massima di circa 100 metri. Le kam\u0161t hanno rappresentato una vera rivoluzione nella tecnologia di pompaggio dell\u2019acqua e la loro installazione ebbe inizio a Idria a partire dall\u2019inizio del XVI secolo. Furono cos\u00ec erette presso i pozzi di Acacio (1533), Barbara (1604), Teresa (1736), Giuseppe (1790), Francesco (1792) e Ferdinando (1836). Erano cos\u00ec efficaci che alcune di loro hanno continuato a funzionare anche dopo l\u2019avvento degli impianti a vapore.<br>Insomma, Idria oggi vive sospesa tra il ricco passato minerario e il futuro che si fonda sulle potenzialit\u00e0 rappresentate dalle nuove industrie. Una citt\u00e0 in grado di \u201ccatturare\u201d il turista anche per diversi giorni. Un luogo da visitare con calma, anche per godersi la meravigliosa natura. Una natura che anche oggi non si pu\u00f2 dire incontaminata. E vero che non si estrae pi\u00f9 il mercurio, per\u00f2 lui \u00e8 ancora presente e i residui si trovano ancora nei corsi d\u2019acqua. Fiumi e ruscelli dove i pesci non la fanno da padroni e dove non ci sono i pescatori. Una zona dove la salute degli abitanti \u00e8 stata nei secoli duramente provata e non per nulla su una collina della zona sorge la pi\u00f9 grande clinica psichiatrica in Slovenia. Per\u00f2 in ogni caso Idria \u00e8 da vivere come pure questa vecchia strada che collega Logatec con i molto pi\u00f9 conosciuti e visitati Caporetto e Tolmino.<br>(3 e fine)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/p>\n\n\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/idrija-reportage-part-3\/'>Idrija reportage, part 3<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 631.91 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/idrija-reportage-part-3\/?wpdmdl=2589&refresh=6a61a586cfc321784784262\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato su Panorama il 15 luglio 2024<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver visitato il castello non castello e il simbolo di Idria, la miniera di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2591,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[154,88],"tags":[],"class_list":["post-2590","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-slovenia","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2590"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2592,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2590\/revisions\/2592"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2591"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}