{"id":2694,"date":"2025-01-31T10:24:33","date_gmt":"2025-01-31T09:24:33","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/?p=2694"},"modified":"2025-01-29T10:25:51","modified_gmt":"2025-01-29T09:25:51","slug":"bologna-la-dotta-la-grassa-la-rossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2025\/01\/31\/bologna-la-dotta-la-grassa-la-rossa\/","title":{"rendered":"Bologna, la dotta, la grassa, la rossa"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo dice un proverbio: Roma \u201cla santa\u201d o \u201cl\u2019terna\u201d, Genova \u201cla superba\u201d, Firenze \u201cla bella\u201d, Venezia \u201cla ricca\u201d e anche \u201cla Serenissima\u201d, Bologna \u201cla dotta\u201d. Ma al meraviglioso capoluogo emiliano, meta ambita dagli studenti perch\u00e9 ospita l\u2019ateneo universitario pi\u00f9 antico d\u2019Europa \u2013 convenzionalmente si fa risalire al 1088, l\u2019Alma Mater Studiorum, da tempi immemori ha ospitato le figure pi\u00f9 illustri del panorama artistico e culturale (Dante, Petrarca, Boccaccio, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Niccol\u00f2 Copernico, Torquato Tasso\u2026)\u2013, piace strafare e dimostrare anche nei soprannomi tutta la sua opulenza: infatti, \u00e8 noto anche come \u201cla grassa\u201d, merito delle sue trattorie (\u201cQuando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza che la merita\u201d recitava il grande Pellegrino Artusi, gastronomo di fine 1800), e \u201cla rossa\u201d, per il colore dei palazzi (Questa sua peculiarit\u00e0, deriva dall\u2019uso dei mattoni con i quali sono stati costruiti torri e palazzi nel medioevo (\u201cil mattone bolognese\u201d rappresenta la tradizione della muratura, si contano pi\u00f9 di 350 sfumature, tra il rosso e il giallo, di intonaco utilizzato sulle case e sui vari edifici della citt\u00e0). Una citt\u00e0 metropolitana con molti aspetti eccezionali, patria di arte e di cultura, di alcune delle eccellenze italiane pi\u00f9 note nel mondo (pensiamo, ad esempio, alla gastronomia). Dicono che sia difficile visitare una citt\u00e0 quando piove, ma a Bologna anche queste condizioni meteo avverse non sono d\u2019intralcio: potrete fare tranquillamente a meno dell\u2019ingombrante ombrello, pur restando quasi sempre coperti dalla pioggia.<br>\u201cLuogo fortificato\u201d, \u00e8 la traduzione di \u201cBononia\u201d, il suo antico nome latino. \u00c8 conosciuta per molte cose: i suoi portici, appunto, che si estendono per oltre 38 chilometri (patrimonio dell\u2019UNESCO); le Due Torri, simbolo della citt\u00e0; la sua universit\u00e0; e la sua cucina, che vanta piatti iconici come il rag\u00f9 alla bolognese e i tortellini. Esplorare Bologna significa immergersi in una citt\u00e0 vivace, dove il passato convive armoniosamente con un presente dinamico. E dove ogni angolo pu\u00f2 portare a una nuova scoperta. Il nostro tour a piedi tra storia e architettura inizia passando per Porta Galliera e poi imboccando il primo dei portici che costeggiano via dell\u2019Indipendenza, la strada pi\u00f9 breve che ci porter\u00e0 accanto alla Cattedrale e poi diritti al cuore pulsante della citt\u00e0, Piazza Maggiore che, il centro nevralgico di Bologna e dove decisamente conviene fare un giro a 360 gradi, qui si ergono gli edifici storici di straordinaria bellezza. Vi troviamo pure la Basilica di San Petronio, dedicata al santo patrono, che \u00e8 una delle chiese gotiche pi\u00f9 grandi del mondo. Sebbene la sua facciata sia incompleta, bisogna entrare perch\u00e9 al suo interno sono ospitati capolavori come la meridiana di Cassini e affreschi di indubbio valore. Subito accanto, troviamo il Palazzo d\u2019Accursio, con il Museo Civico, che ci consente di conoscere la storia secolare della citt\u00e0. Inoltre, ci sono pure il Palazzo del Podest\u00e0 e il Palazzo Re Enzo, che delimitano la piazza. Inoltre, cattura l\u2019attenzione, la Fontana di Nettuno, in marmo e bronzo, il \u201cZigant\u201d costruito dal fiammingo Giambologna su progetto di Tommaso Laureti tra il 1563 e il 1566. \u00c8 il simbolo del potere papale: come Nettuno domina le acque, cos\u00ec il papa domina il mondo. Ai piedi del Dio sono infatti quattro putti, che rappresentano Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, cio\u00e8 i fiumi dei continenti allora conosciuti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Tra simboli e leggende<\/span><\/strong><br>Passandole accanto, arriviamo in Via Rizzoli, che ci porta dritti alle due Torri: Asinelli e Garisenda, strutture con funzione sia militare sia gentilizia di origine medievale, sono uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici della citt\u00e0. Sono situate entrambe in Piazza di Porta Ravegnana, una delle antiche porte di accesso alla citt\u00e0. Leggiamo che la torre Garisenda misura solo 47 metri: \u00e8 la pi\u00f9 bassa delle due in quanto ha subito un cedimento del terreno e per evitarne il crollo fu accorciata in altezza. Oggi \u00e8 oggetto di restauro e non \u00e8 accessibile al pubblico. La torre degli Asinelli fu eretta fra il 1109 e il 1119 ed \u00e8 possibile raggiungere la cima per ammirare Bologna dall\u2019alto, salendo i 498 gradini della scala interna e arrivando fino ai 98 metri di altezza. Tra gli studenti c\u2019\u00e8 la credenza che salire sulla Torre degli Asinelli prima di essersi laureati potrebbe impedire il raggiungimento della laurea. Secondo la leggenda, vi era un contadino che dedicava tutte le sue giornate al lavoro dei campi, aiutato dai suoi due asinelli. La speranza era di poter un giorno espandere i suoi campi per il bene della sua famiglia, ma soprattutto del suo unico figlio. Un giorno gli asinelli, come impazziti, iniziarono a scalciare e a scavare sempre con pi\u00f9 insistenza, finch\u00e9 dalla terra spunt\u00f2 qualcosa che sorprese il contadino: un baule pieno di monete d\u2019oro e d\u2019argento e pietre preziose. Stupito dal ritrovamento, il contadino rinomin\u00f2 tale tesoro \u201cil tesoro degli asinelli\u201d. Non disse a nessuno di ci\u00f2 che era successo, nemmeno alla moglie, per\u00f2 non tenne tutto il tesoro per s\u00e9, ogni tanto infatti le dava un po\u2019 di soldi in pi\u00f9 del normale per comprare ci\u00f2 che serviva alla famiglia. Seppur con riserbo, il suo tenore di vita miglior\u00f2. Intanto, il figlio crebbe divenendo un uomo di grande cultura e fascino, il padre aveva infatti voluto per lui i migliori precettori e insegnanti. Il giovane si innamor\u00f2 di una fanciulla appartenente a una delle famiglie pi\u00f9 importanti di Bologna e il sentimento era ricambiato. Era per\u00f2 troppo grande la differenza sociale per sperare che la famiglia della fanciulla accettasse una simile unione. La giovane si disperava cos\u00ec tanto che il suo amato, non potendola vedere in quello stato, decise di affrontare la nobile famiglia. Il padre derise la richiesta del ragazzo e disse che il matrimonio ci sarebbe stato solo se fosse riuscito a costruire una torre molto alta. Quella stessa sera, il giovane si confid\u00f2 con il padre che subito trov\u00f2 la soluzione: gli consegn\u00f2 il tesoro che aveva custodito e iniziarono subito i lavori della torre, oggi conosciuta come la \u201cTorre degli Asinelli\u201d.<br>A pochi passi dalle due torri, in strada Maggiore, ci imbattiamo nelle tre frecce di Corte Isolani, conficcate sotto il portico di legno del palazzo. Questo \u00e8 uno dei posti pi\u00f9 particolari che si possano visitare a Bologna. A riguardo della prima, si narra che una nobildonna venne accusata di adulterio dal proprio marito. Per commettere l\u2019omicidio che avrebbe ripagato il torto, furono assoldati tre arcieri. La donna, scaltra e molto bella, al momento opportuno fece cadere le proprie vesti rimanendo nuda e mandando in tilt gli arcieri che scagliarono le frecce sulla volta del portico, mancandola in pieno. Decisamente pi\u00f9 recente un\u2019altra leggenda: racconta di uno scherzo tra studenti a Raffaele Faccioliche, che nel 1877 si era occupato del restauro di casa Isolani. L\u2019obiettivo era quello di rovinare il lavoro da lui compiuto con tanta dedizione. Qualunque sia la storia che c\u2019\u00e8 dietro, il portico di Palazzo Isolani resta uno degli scorci pi\u00f9 caratteristici della citt\u00e0.<br>Camminando, ci rendiamo conto sempre di pi\u00f9 quanti siano i portici. Non sono solo elementi architettonici, ma un vero e proprio sistema urbano. Ci conducono verso la Piazza di Santo Stefano, o delle \u201cSette Chiese\u201d, originariamente uno slargo concepito come la riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Oggi si compone di quattro chiese visitabili.<br>Se c\u2019\u00e8 un problema, quando siete a Bologna, quello \u00e8 il mangiare: c\u2019\u00e8 l\u2019imbarazzo della scelta, per quanto riguarda i ristoranti e il men\u00f9 da degustare. Tanti primi piatti tipici, dai tortellini in brodo alla tagliatelle al rag\u00f9, dalle lasagne verdi alle Crescentine (conosciute anche come tigelle, sono focaccine tipiche da accompagnare con salumi e formaggi), alla classica mortadella, il salume simbolo di Bologna.<br>Dopo aver pranzato, \u00e8 ideale fare una leggera passeggiata e in un luogo non tanto frenetico. Subito fuori dalle \u201cmura\u201d sul lato, entriamo nei Giardini Margherita. Tanti i sentieri, laghetti e ampi prati. Questo parco offre lo spunto per fare una capatina verso i famosi Colli Bolognesi. Dopo una leggera salita tra varie ville arriviamo al Parco di San Michele Bosco. Qui ha sede un grande istituto ortopedico, ma pure la chiesa di San Michele in Bosco. Il panorama \u00e8 fantastico.<br>Al ritorno verso il centro, andiamo a \u201ctrovare\u201d la Diavolessa protettrice, statua simile ai Gargoyle di Notre Dame che si trova sotto il portico di Via D\u2019Azeglio. Come si pu\u00f2 leggere, era la protettrice dei viandanti notturni in un periodo in cui era pericoloso camminare di notte per le strade bolognesi; secondo altri serviva da monito a ricordo della strega Caterina vissuta proprio in quello stesso quartiere nel XV secolo. Si pensa che la diavolessa sia stata collocata in questo luogo anche per via dell\u2019ingresso all\u2019orfanotrofio, allo scopo di indurre i genitori che si apprestavano ad abbandonare i neonati a riflettere in quanto potevano essere perseguitati. Non per nulla sullo stesso muro si pu\u00f2 notare la Madonna che stringe al petto il proprio bambino, a rimostranza delle gioie della maternit\u00e0 e a protezione dei bambini.<br>Andiamo avanti dritti verso piazza Maggiore per tornare pi\u00f9 a nord. Puntiamo al centro universitario. In Via Zamboni, la strada universitaria per eccellenza dove si pu\u00f2 vivere un\u2019atmosfera giovane e vivace. Finita la via Zamboni arriviamo dritti a una delle porte di Bologna. A Bologna il Medioevo si respira ovunque, nelle sue strade e nelle sue architetture, nelle sue torri, nelle cinte murarie e nelle sue porte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Il giro delle dieci porte rimaste<\/span><\/strong><br>Dieci ne restano delle dodici originarie vie d\u2019accesso antiche alla citt\u00e0, ognuna con una sua storia e un suo segreto. Sarebbe bello fare tutto il giro e scoprirle tutte, tutte diverse e oggi conservate in maniera diversa. Sotto alcune \u00e8 possibile passare, mentre altre sono oggi imbottigliate dal traffico e certe sono pure chiuse e per cui da ammirare solo dall\u2019esterno. Gi\u00e0 uscendo verso i Giardini abbiamo visto Porta Santo Stefano e Porta Castiglione e al ritorno dal colli bolognesi la Porta San Mamolo. Adesso vediamo uscendo da via Zamboni Porta San Donato, Porta Mascarella, che abbiamo visto entrando in citt\u00e0 e oggi del tutto circondata dal traffico. A seguire Porta Galliera che abbiamo attraversata per prima entrando verso il centro storico. Prima di vedere le altre porte entriamo nel parco accanto alla stazione degli autobus. Qui si trova infatti un colle che ospita il pi\u00f9 grande parco a nord della citt\u00e0, il parco della Montagnola. Per entrarci saliamo sulla maestosa scalinata dove all\u2019inizio c\u2019\u00e8 una grande fontana\/scultura. La scultura rappresenta una ninfa trascinata da un cavallo, prigioniera dei tentacoli di una piovra. Fatto il giro nel parco, pieno di gente, scendiamo e andiamo a vedere le porta sul lato occidentale.<br>Nell\u2019ordine vediamo la Porta Lame, Porta San Felice e Porta Sant\u2019Isaia. Il nostro giro delle porte lo finiamo davanti a una delle pi\u00f9 maestose che per fortuna vediamo al calare del sole e cos\u00ec ben illuminata. Si tratta della Porta Saragozza, conosciuta anche come Porta dei pellegrini, che \u00e8 stata attraversata da fedeli di tutto il mondo che dal centro andavano diretti sul Colle della Guardia e al santuario di San Luca.<br>Passiamo la Porta ed entriamo in Via Saragozza e subito all\u2019inizio la statua dedicata a Padre Pio. La via con i suoi inevitabili portici ci porter\u00e0 diritti verso Piazza Maggiore. Al ritorno verso il nostro parcheggio visitiamo per ultima la Cattedrale di San Pietro. Rischia quasi di rimanere non visitata, anche se si trova in una delle vie principali di Bologna non si trova su una piazza e con i portici si rischia di \u201csaltarla\u201d. \u00c8 immensa ed \u00e8 a due passi dal centro storico di Bologna e alla Piazza Maggiore e a Via Rizzoli. Anche se dall\u2019esterno non sembra molto grande, entrando si riesce appieno rendersi conto quando grande sia e ricca di storia e con importanti opere artistiche.<br>Come leggiamo la fama di San Pietro a Bologna \u00e8 legata inoltre a un evento del culto mariano che ogni anno nel mese di maggio attira numerosi fedeli e curiosi. \u00c8 la processione della Madonna di San Luca, ovvero dell\u2019immagine sacra custodita all\u2019interno del Santuario costruito sul Colle della Guardia che una volta all\u2019anno viene trasportata in citt\u00e0 ed esposta proprio all\u2019interno della cattedrale per una settimana. Tale atto devozionale si basa su una leggenda risalente al 1433, anno in cui la citt\u00e0 di Bologna venne funestata da incessanti piogge primaverili che stavano compromettendo i raccolti. Si decise dunque di invocare l\u2019aiuto di Maria trasportando l\u2019icona della Madonna di San Luca fino al centro di Bologna: al suo arrivo le piogge cessarono e da allora ogni anno si ripete il tanto atteso rito della processione.<br>Una cosa \u00e8 certa: Bologna \u00e8 una citt\u00e0 che sorprende a ogni angolo, con la sua ricchezza culturale, i suoi sapori inconfondibili e la sua vivacit\u00e0. Una citt\u00e0 che offre spunti per ognuno, dove in un giorno si pu\u00f2 avere un\u2019ottima impressione. Da tornarci per approfondire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/span><\/strong><\/p>\n\n\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/bologna-reportage\/'>Bologna reportage<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 491.11 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/bologna-reportage\/?wpdmdl=2688&refresh=69f859bddd9d21777883581\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<p>Pubblicato su Panorama il 31 gennaio 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo dice un proverbio: Roma \u201cla santa\u201d o \u201cl\u2019terna\u201d, Genova \u201cla superba\u201d, Firenze \u201cla bella\u201d,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2695,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-2694","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2694"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2696,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2694\/revisions\/2696"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2695"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}