{"id":292,"date":"2014-04-15T16:05:45","date_gmt":"2014-04-15T16:05:45","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2014\/04\/15\/diadora-dopo-gli-straordinari-successi-un-lento-e-inesorabile-declino-3-e-continua\/"},"modified":"2023-11-25T09:02:18","modified_gmt":"2023-11-25T08:02:18","slug":"diadora-dopo-gli-straordinari-successi-un-lento-e-inesorabile-declino-3-e-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2014\/04\/15\/diadora-dopo-gli-straordinari-successi-un-lento-e-inesorabile-declino-3-e-continua\/","title":{"rendered":"Diadora, dopo gli straordinari successi un lento e inesorabile declino (3 e continua)"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" style=\"float: left; border: 0; margin: 10px;\" src=\"images\/badge\/rowing-jadranzadar.jpg\" alt=\"\" align=\"left\" border=\"0\" \/>Nel precedente episodio abbiamo lasciato la Diadora nel suo momento d\u2019oro. La societ\u00e0 svolgeva negli anni venti un ruolo da protagonista non soltanto a livello regionale, ma pure a livello italiano. Numerosi erano i successi conseguiti in regate importanti a livello nazionale e internazionale, senza contare i diversi ottimi piazzamenti nei campionati italiani. Le medaglie venivano pure dai campionati europei e come ciliegina sulla torta era arrivata anche la storica medaglia olimpica a Parigi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>1924, ANNO D\u2019ORO Insomma il 1924 era stato l\u2019anno d\u2019oro per la Diadora e in primis per l\u2019equipaggio dell\u2019otto con. Era stato l\u2019anno di Vittorio Gljubich, Pietro Ivanov, Simeone Cattalinich, Carlo Toniatti, Giuseppe Crivelli, Antonio Cattalinich, Francesco Cattalinich, Bruno Sorich e del timoniere Latino Galasso.<br \/>\nDILETTANTI Per\u00f2 nel 1924 il canottaggio era uno sport in primo luogo per dilettanti. Tutti i rematori svolgevano esclusivamente un\u2019attivit\u00e0 amatoriale, avevano impieghi regolari e solamente nel tempo libero remavano. Per partecipare alle varie regate internazionali, dai campionati europei alle Olimpiadi, dovevano lasciare i propri posti di lavoro. Cos\u00ec fu pure in quella fantastica estate, quando i rematori si assentarono da Zara per pi\u00f9 di un mese. Al ritorno ci furono grandi festeggiamenti, ma pure la consapevolezza di dover tornare a lavorare e di dover rinunciare a gare importanti che sarebbero seguite.<br \/>\nIMPEGNI DI LAVORO I primi ad essere pienamente consapevoli degli impegni che li aspettavano dopo Parigi furono i fratelli Cattalinich che dirigevano un piccolo cantiere navale. In seguito a un\u2019ondata di maltempo che aveva arrecato gravi danni al loro squero e la lunga assenza da Zara, senza contare il fatto che all\u2019epoca non c\u2019erano rimborsi spese n\u00e9 altri introiti derivanti dalle gare, essi furono costretti a rinunciare agli Europei che erano in programma di l\u00ec a poche settimane. Nonostante la loro rinuncia e quella successiva del resto dell\u2019equipaggio olimpico, la Federazione italiana decise comunque di iscrivere l\u2019otto della Diadora ai campionati europei e, come scrivevano i giornali dell\u2019epoca, \u201cfece appello all\u2019entusiastica fede sportiva e patriottica dei suoi componenti perch\u00e9, pur con inevitabili sacrifici, rappresentassero degnamente l\u2019Italia a Zurigo, nella convinzione che un nuovo successo avrebbe premiato la loro dedizione\u201d.<br \/>\nTENTATIVI VANI Tutti i tentativi di convincere i dalmati a cambiare idea furono vani, per cui ai campionati europei di Zurigo del 2 agosto, l\u2019Italia fu la grande assente nella gara dell\u2019otto con, nonostante fosse favorita in questa competizione. Infatti, visto l\u2019ottimo successo alle Olimpiadi, l\u2019ora era quasi assicurato.<br \/>\nL\u2019INIZIO DEL DECLINO E questo fu soltanto l\u2019inizio delle rinunce. A settembre ci furono i campionati italiani a Trieste. Di nuovo favorito, con in tasca ormai da anni il titolo di campione nazionale, l\u2019otto con della Diadora fu costretto ancora una volta ad alzare bandiera bianca e a rinunciare a partecipare a una importante gara. E questo sempre per lo stesso motivo di fondo, ossia le esigenze del lavoro. La vita di ogni giorno, purtroppo, aveva inevitabilmente la precedenza su quella sportiva.<br \/>\nSBARCARE IL LUNARIO I rematori zaratini erano consci dei problemi che dovevano affrontare quotidianamente per sbarcare il lunario, per cui scelsero, seppure a malincuore, di dare precedenza alla vita reale di ogni giorno e di relegare in un angolo lo sport che li aveva consacrati campioni, donando loro tante soddisfazioni.<br \/>\nUNA GRAVE CRISI Quella che all\u2019inizio era solamente la crisi di un armo, di un equipaggio solo per quanto capace fosse, si trasform\u00f2 ben presto nella crisi di tutta la gloriosa societ\u00e0 zaratina. Infatti la Diadora praticamente scomparve. Il periodo nero, anzi nerissimo, dur\u00f2 quasi per due anni. La prima notizia relativa alla societ\u00e0 zaratina, dopo le rinunce dell\u2019estate del 1924, la troviamo appena nel 1926. A Pola in una regata per esordienti ritroviamo la Diadora al nastro di partenza. A partecipare alla competizione nella citt\u00e0 dell\u2019Arena fu l\u2019equipaggio del quattro con composto da: Nicol\u00f2 Ledwinka, Giulio Colombani, Domenico Brazzanovich, Mario Bina e il timoniere Massimiliano Cettineo. E fu subito successo. Gli zaratini vinser\u00f2 la gara e il mese successivo, a Trieste, passarono di categoria negli juniores, dove colsero una seconda vittoria.<br \/>\nNESSUNA TRACCIA Era l\u2019inizio di una nuova serie di successi? Purtroppo no. La squadra di nuovo scomparve senza lasciare praticamente traccia. Della Diadora non si seppe niente per altri due anni.<br \/>\nNel 1928, ai campionati nazionali di Pallanza, fra le compagini iscritte nella gara outrigger a quattro con timoniere, apparve il nome della Diadora, ma l\u2019armo non part\u00ec mai da Zara.<br \/>\nCOSTRETTI A RIPARTIRE DA ZERO La crisi continu\u00f2 per altri due anni. La societ\u00e0 dovette fare i conti con difficolt\u00e0 e dissidi interni e con pressioni esterne, ma non interruppe mai del tutto la sua attivit\u00e0. Finalmente nel 1930 ritorn\u00f2 veramente a pieno titolo a gareggiare. Gli storici successi del 1924 erano ormai lontani e si doveva ripartire praticamente da zero. Per\u00f2 con grande entusiasmo e determinazione la squadra del quattro con, composta da Branco Riedling, Giuseppe Gucchia, Ezio Boniciolli, Leone Detoni e dal timoniere Giuseppe Ziliotto, si present\u00f2 il 21 maggio 1930 ad una regata a Napoli. E finalmente fu un successo.<br \/>\nINIEZIONE DI FIDUCIA Arriv\u00f2 un\u2019importante vittoria, che diede una rinnovata iniezione di fiducia alla societ\u00e0. Lo stesso armo, con l\u2019ingresso in campo quale sostituito di Ulisse Donati nella quarta voga, partecip\u00f2 il 26 luglio a Sal\u00f2 ai campionati italiani. Arriv\u00f2 alla fine quarto. Non fu podio, per\u00f2 questi campionati segnarono il ritorno a livelli importanti, sui quali la societ\u00e0 era in precedenza attestata per anni. I successi ormai mancavano da parecchio tempo, per cui l\u2019appuntamento di Sal\u00f2 rappresent\u00f2 una sorta di rinascita.<br \/>\nIl 1930 pass\u00f2 alla storia pure per le importanti vittorie conseguite alla regata internazionale di Bari e a Sal\u00f2 sia nel quattro che nell\u2019otto con. Quest\u2019ultimo era composto da: Massimiliano Cettineo, Vittorio Fedel, Giuseppe Baroni, Ljubo Magas, Vincenzo Galvani, Giuseppe Gucchia, Ezio Boniciolli, Ulisse Donati e dal timoniere Giuseppe Ziliotti.<br \/>\nMALORE Nel 1931 arriv\u00f2 un\u2019altra importante vittoria nella jole a quattro, alle regate internazionali a Napoli, con Branco Riedling, Giuseppe Gucchia, Ezio Boniciolli, Antonio Leoni e il timoniere Giuseppe Ziliotti. Gli zaratini tentarono di nuovo il colpaccio ai campionati nazionali. Per\u00f2 al contrario dell\u2019anno precedente, questa volta non arrivarono nemmeno al traguardo, visto il malore che colse un membro dell\u2019equipaggio alla quarta voga.<br \/>\nLE OLIMPIADI RESTARONO UNA CHIMERA Il tempo passava inesorabile e si arriv\u00f2 cos\u00ec ad un nuovo anno olimpico. Nel 1932 le Olimpiadi vennero disputate a Los Angeles. A otto anni dai rematori medagliati a Parigi un nuovo equipaggio del Diadora tent\u00f2 di ripetere l\u2019avventura olimpica. Ad affrontare la sfida fu l\u2019equipaggio (un outrigger a otto) composto da Bruno Sorich, Ulisse Donati, Antonio Umlauf, Antonio Leoni, Giovanni Bartoli, Antonio Olivari, Branco Riedling, Giuseppe Gucchia con al timone Tullio Cattich. Gli zaratini disputarono tutta una serie di regate preolimpiche a Trieste, Napoli e poi di nuovo Trieste. Alla fine l\u2019equipaggio, anche se miglior\u00f2 nei 2000 metri i tempi della gloriosa Diadora olimpica, non riusc\u00ec a qualificarsi.<br \/>\nLA BANDIERA DI COMBATTIMENTO Anche se non fu centrato l\u2019obiettivo Olimpiadi, il 1932 rimase per la Diadora un anno importante, che pass\u00f2 alla storia per un grande riconoscimento. Il tutto \u00e8 stato descritto a puntino nel libro dedicato al centenario della Societ\u00e0 Ginnastica Zara:<br \/>\n\u201dIl 5 giugno del 1932 alla Diadora venne riservato un ambitissimo onore. La citt\u00e0 donava la bandiera di combattimento all\u2019incrociatore \u2018Zara\u2019, una delle pi\u00f9 belle unit\u00e0 della marina italiana.<br \/>\nIl motto della nave, scritto in lettere capitali di bronzo, sul complesso di prua, compendiava l\u2019animo della citt\u00e0, la sua volont\u00e0, la sua dedizione, la sua forza morale: \u2018Tenacemente\u2019. E la Diadora, in una giornata splendida di sole, le navi della squadra ancorate nel canale di Zara, salp\u00f2 con il suo vecchio e ben glorioso \u2018lanzon\u2019 alla volta dell\u2019incrociatore. Portava a poppa il cofano con la bandiera di combattimento. Bandiera che rester\u00e0 alta sul picco di maestra nella notte di Capo Matapan.<br \/>\nll \u2018lanzon\u2019 era comandato dal cav. Giovanni Fiorent\u00f9 in divisa sociale di gala. A poppa la bandiera nazionale, a prua il gagliardetto sociale. Ai remi Daniele Balani, Ferruccio Talpo, Enzo dei Medici, Bruno Riboli, Bruno Testa, Mario Bercich, Francesco de Francesch\u00ed, Giacomo Calebotta e Adolfo Komaretto \u2018mariner de prua\u2019.<br \/>\nTutte le imbarcazioni della Diadora in uscita generale, scortarono il \u2018lanzon\u2019. Una miriade di altre barche giunte da ogni dove seguiva in corteo.<br \/>\nTuonavano le artiglierie. Le campane delle chiese suonavano a stormo. Sulla riva i reparti in armi rendevano gli onori. La Riva Nuova, nereggiante di folla, era un tricolore.<br \/>\nAl barcarizzo il nostromo fischi\u00f2 alla banda. Il cofano venne accolto dalla scorta armata. Il Comandante, Giuseppe Ranieri Biscia, gli ufficiali, S.A.R. Ferdinando duca di Genova, le autorit\u00e0, resero gli onori. L\u2019arcivescovo di Zara, monsignor Munzani, celebr\u00f2 il rito religioso, benedicendo. Madrina della bandiera Silvia de Benvenuti-Ghiglianovich.<br \/>\nFra nuove salve di artiglieria, sul canale di Zara, si apr\u00ec al vento di maestrale la bandiera di combattimento, stagliata nell\u2019azzurro cielo di Dalmazia.<br \/>\nDalle acque di Lissa, i marinai del \u2018Re d\u2019Italia\u2019 accentuarono la invocazione che ancor oggi, da chi sa ascoltare il rumore dei flutti, pu\u00f2 essere intesa: \u201cRicordati&#8230; ricordati&#8230;\u201d.\u201d<br \/>\nRITORNO DI FIAMMA Mancato l\u2019obiettivo olimpico la squadra ripiomb\u00f2 quasi nell\u2019anonimato. Un nuovo ritorno di fiamma lo registriamo nel 1934 alle regate di Ancona. Su un percorso di 1.200 metri la Diadora colse due vittorie. A imporsi fu la jole a quattro composta da Giacomo Marussich, Giovanni Bartoli, Giuseppe Cheistich, Giulio Colombani con al timone Massimiliano Cettineo, che vinse la Coppa della Federazione fascista. Il successo arrise pure all\u2019otto con composto da Bruno Riedling, Giuseppe Gucchia, Leone Detoni, Ljubo Magas, Giovanni Marussi, Giovanni Bartoli, Giuseppe Cherstich, Ulisse Donati, con al timone Massimiliano Cettineo, che conquist\u00f2 la Coppa del Municipio di Ancona. Gli zaratini tentarono poi di farsi valere nuovamente a settembre, a Bellagio, nei campionati nazionali. Per\u00f2 il successo questa volta non arriv\u00f2. Infatti entrambi gli equipaggi dalmati arrivarono \u201csoltanto\u201d a piazzarsi al quinto posto.<br \/>\nDELUSIONI Seguirono anni trascorsi in sordina. La squadra partecipava solamente a gare riservate agli universitari, ai giovani fascisti, nonch\u00e9 a tradizionali competizioni sociali. Questo periodo segn\u00f2 la continuazione del lungo declino di una societ\u00e0 una volta gloriosa. Una societ\u00e0 che non riusc\u00ec pi\u00f9 a tornare in auge fuori dagli ambiti regionali. Le regate nazionali e quelle internazionali erano ormai lontane come pure i successi che avevano costellato i primi anni, ricchissimi di straordinari piazzamenti a tutti i livelli. Possiamo ricordare solamente i risultati conseguiti alle regate di Abbazia. Nel 1936 al Campionato Alto Adriatico dei G.U.F., la jole a otto con timoniere si piazz\u00f2 secondo. Era composto da: Ulisse Donati, Vincenzo Millich, Nerino Rismondo, Giuseppe Komaretto, Luigi Dragagna, Carlo Steinbach, Francesco Cettineo, Paolo Willenik e dal timoniere Romildo Tudorov.<br \/>\nTre anni dopo, sempre ad Abbazia al Campionato Alto Adriatico dei G.U.F., la jole a otto con timoniere si piazz\u00f2 al terzo posto. Era composto da: Ulisse Donati, Carlo Steinbach, Bruno Poria, Giovanni Nemarich, Adriano Rossetti, Ernani Vaccato, Mario Trani, Mario Perovich e dal timoniere Aldo Covacev.<br \/>\nREGATA DINANZI ALLA RIVA NUOVA Il declino continu\u00f2 fino al 1940, ovvero fino all\u2019inizio della Seconda guerra mondiale. Come ricordato negli annali, l\u2019ultima uscita della Diadora fu nel giugno del 1940 per la festa dello Statuto. Si tratt\u00f2 di una regata effettuata a Zara, dinanzi alla Riva Nuova. A coronare questa festa, non solo societaria, furono: Bruno Sorich, Diego Battistin, Guido Pontelli, Alfredo Rebez, Francesco de Franceschi, Antonio Leoni, Mario Paganello e Giovanni Bartoli e tanti, tanti altri come Giovanni Fiorent\u00f9 che della Diadora e del canottaggio aveva fatto lo scopo della sua vita.<br \/>\nLA JADRAN TORNA A CASA Dopo questa regata i venti di guerra pure a Zara si fecero sempre pi\u00f9 forti. Lo sport e l\u2019attivit\u00e0 agonistica inevitabilmente furono relegati sempre di pi\u00f9 in secondo piano. Finita la Seconda guerra mondiale, fin\u00ec pure la storia della Diadora. La societ\u00e0 fu \u201cvittima\u201d del cambio di regime e di stato. Zara pass\u00f2 all\u2019allora Jugoslavia. Con l\u2019avvento del nuovo Stato socialista, salirono al potere quelli che nel 1918 avevano deciso di abbandonare Zara e di trasferire la vecchia Jadran a Spalato. Per loro fu un ritorno a casa. Ebbero cos\u00ec la possibilit\u00e0 di fare un nuovo tentativo per riportare ad alti livelli il canottaggio zaratino. Anche se non riconobbero mai i successi della Diadora, oggi si pu\u00f2 dire che riuscirono a rinnovare gli antichi fasti.<br \/>\nMa se con l\u2019avvento della Jugoslavia, finisce la storia della Diadora di Zara, non si pu\u00f2 dire che con il cambiamento statuale finisca la storia della Diadora. Ma di questo di pi\u00f9 nel prossimo episodio.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/jadran-zadar-part-3\/'>Jadran Zadar, part 3<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 185.45 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/jadran-zadar-part-3\/?wpdmdl=746&refresh=6a61a44e9a6cd1784783950\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato sull&#8217;inserto Inpi\u00f9 Dalmazia del La voce del popolo l&#8217;8 dicembre 2012.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente episodio abbiamo lasciato la Diadora nel suo momento d\u2019oro. 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