{"id":2956,"date":"2026-04-15T18:37:47","date_gmt":"2026-04-15T17:37:47","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/?p=2956"},"modified":"2026-06-03T18:40:13","modified_gmt":"2026-06-03T17:40:13","slug":"villa-manin-maestosa-e-scenografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2026\/04\/15\/villa-manin-maestosa-e-scenografica\/","title":{"rendered":"Villa Manin, maestosa e scenografica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u2019hanno in comune la residenza dell\u2019ultimo doge di Venezia, Lodovico Manin, il quartier generale di Napoleone Bonaparte durante la sua grande avanzata, due imperatori durante la Prima guerra mondiale e, in tempi pi\u00f9 recenti, i Rolling Stones? Sembrano due fatti difficili da collegare, ma la risposta \u00e8 semplice. Per usare un\u2019espressione semplicistica (che non rende onore alla sua maestosit\u00e0 e rilevanda storico-artistica per il territorio), si tratta di una villa nel cuore della pianura friulana. Ma, ribadiamo, non \u00e8 una villa qualunque. Si trova a Passariano, una frazione di Codroipo, con poche centinaia di abitanti, vicino a Udine.<br>Per chi parte da Fiume prende la strada per Trieste e poi in autostrada fino a Latisana e si punta poi verso nord. La pianura friulana si apre piatta attorno a noi tra pioppi, qualche cascina e il Tagliamento. Non sembra il posto giusto per trovare qualcosa di straordinario praticamente nel mezzo del nulla. Per\u00f2 dopo una trentina di chilometri di strade provinciali, notiamo la nostra meta. La sagoma di Villa Manin appare all\u2019improvviso tra i campi, sproporzionata rispetto a tutto il resto, scenografica. Un palazzo che non dovrebbe stare qui. Ma c\u2019\u00e8.<br>Il parcheggio \u00e8 gratuito e a pochi passi dall\u2019ingresso. Gi\u00e0 da qui si vede abbastanza da capire che la giornata sar\u00e0 lunga e ci sar\u00e0 di tutto da vedere. Ma per capire meglio questo complesso monumentale bisogna leggere la sua storia. Le sue origini risalgono al tardo XVI secolo con la costruzione di una casa padronale voluta da Antonio Manin, discendente di una famiglia proveniente da Firenze (i Manini), che tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento si trasfer\u00ec nel Friuli, esiliata per le guerre tra Guelfi e Ghibellini. I Manin si stabilirono ad Aquileia, poi a Cividale, costruirono fortune nel commercio e impararono rapidamente come funzionava la politica nella zona. Si schierarono con Venezia contro il Patriarcato di Aquileia e cos\u00ec ottennero la nobilitazione come conti e iniziarono la scalata ai vertici della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Al servizio di Venezia<\/span><\/strong><br>Nel 1578 Antonio Manin compr\u00f2 la Gastaldia di Sedegliano e decise di mettere il cuore dei suoi possedimenti a Passariano, allora un villaggio di sedici famiglie. La posizione era intelligente. Infatti, qui c\u2019era l\u2019incrocio tra le rotte commerciali dell\u2019Alto Adriatico e quelle che risalivano il Tagliamento verso l\u2019Europa centrale. I primi interventi costruttivi documentati risalgono al 1651, quando Ludovico I Manin incaric\u00f2 il proto Giuseppe Benoni del disegno di dieci pilastri per la nuova dimora, avviando la cosiddetta \u201cFabrica di Persereano\u201d; i lavori veri partirono tra il 1650 e il 1660, ma quello che vediamo oggi \u00e8 il risultato di un cantiere lungo quasi cent\u2019anni, portato avanti da generazione in generazione.<br>Lodovico I ottenne nel 1651 il titolo di patrizio della Repubblica di Venezia, grazie al contributo (centomila ducati) della sua ricca famiglia al risanamento dei debiti dovuti alla lunga guerra di Candia, contro i Turchi.<br>Nei centocinquant\u2019anni successivi i membri della famiglia Manin intrapreserono una \u201cscalata\u201d ai vertici della Serenissima, conquistando i ranghi di luogotenenti, capitani, residenti, senatori e procuratori di San Marco. La ricchezza della famiglia era notevole: agli inizi del XVIII secolo la propriet\u00e0 fondiaria era di oltre 12mila ettari e andava dal Polesine fino all\u2019Istria, mentre propriet\u00e0 immobiliari erano sparse da Rovigo a Padova, da Vicenza a Belluno, fino alle province di Gorizia e Trieste. I Manin edificarono il palazzo di Udine e sostennero le gerarchie ecclesiastiche con interventi in edifici religiosi a Venezia, come la chiesa dei Gesuiti e la cappella di San Giuseppe degli Scalzi.<br>Erano tra le famiglie pi\u00f9 abbienti d\u2019Europa e la villa doveva dirlo senza mezzi termini. Una delle figure chiave fu Lodovico IV Manin. Nato a Venezia il 14 maggio 1725, laureato in giurisprudenza a Bologna, fu governatore di Vicenza, Brescia e Verona, il 9 marzo 1789 eletto doge, il centoventesimo e ultimo della storia della Serenissima. Si trattava per\u00f2 di un periodo turbolento e di l\u00ec a poco le conseguenze della rivoluzione avrebbero condizionato per sempre il futuro di Manin e di Venezia: la Serenissima gi\u00e0 versava in catastrofiche condizioni finanziarie e la decadenza era ormai in atto. Napoleone, giunto alle sue porte, minacci\u00f2 di attaccare la citt\u00e0 se il doge non avesse abdicato a favore di un governo democratico. Nella seduta del Maggior Consiglio del 12 maggio 1797, Manin si vide costretto a decretare la fine del governo aristocratico veneziano e a deporre depose il corno dogale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">La fine di un mondo<\/span><\/strong><br>Si ritir\u00f2 a vita privata, rifiutando ogni collaborazione che gli occupanti francesi gli offrirono. Nell\u2019estate-autunno del 1797, Napoleone Bonaparte, che all\u2019epoca aveva 28 anni e aveva appena vinto la Campagna d\u2019Italia, si install\u00f2 a Villa Manin con Giuseppina de Beauharnais e ci rimase quasi due mesi, usando il palazzo come quartier generale per le trattative con l\u2019Austria. Difatti, alcuni mesi dopo, il 17 ottobre, proprio qui Francia e Austria firmarono il trattato di Campoformio, che sanciva il passaggio di Venezia (e dei suoi possedimenti, tra cui Istria e Dalmazia) sotto il dominio austriaco.<br>Una delle repubbliche pi\u00f9 antiche del mondo smetteva di esistere in un pomeriggio. Il trattato \u00e8 rimasto nella storia come uno degli atti pi\u00f9 freddi della diplomazia moderna, la vendita di uno Stato da una potenza straniera a un\u2019altra, senza che i suoi abitanti potessero dire niente. Circolava la voce che Napoleone fosse rimasto colpito dall\u2019imponenza della villa, ma che si sentisse a disagio in quei corridoi cos\u00ec silenziosi e in quel parco cos\u00ec vasto. Un generale abituato al campo di battaglia, non ai palazzi. Non \u00e8 documentato, ma \u00e8 credibile.<br>Villa Manin era la residenza estiva e centro di produzione agricola della famiglia: qui Ludovico trascorse molto tempo sia prima sia dopo l\u2019abdicazione del 1797, in grande solitudine. Il popolo lo riteneva ingiustamente responsabile della fine di Venezia come Stato indipendente. Nel suo testamento dispose di devolvere ai poveri di Venezia quarantamila ducati all\u2019anno: una cifra davvero considerevole. L\u2019ultimo doge si spense nel 1804 e fu sepolto nella Chiesa degli Scalzi, dove riposa tutt\u2019ora. L\u2019impronta ducale \u00e8 ricordata anche dagli apparati simbolici interni, come la Sala della Tenda con stemma Manin e corno dogale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">La nuova vita della propriet\u00e0<\/span><\/strong><br>Nel 1962 la propriet\u00e0 pass\u00f2 all\u2019Ente per le Ville Venete tramite decreto di pubblica utilit\u00e0 che autorizz\u00f2 l\u2019esproprio del complesso, in considerazione del grave stato di abbandono. Nel 1969 il complesso fu acquistato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che lo apr\u00ec al pubblico con la mostra dedicata a Giambattista Tiepolo del 1971. In quegli anni Aldo Rizzi fu nominato conservatore della villa (1972-1993) e nel 1971 promossa quella dedicata a Giambattista Tiepolo per il bicentenario della morte. Ci furono ben 325.000 visitatori. Un risultato che stup\u00ec tutti. Dopo il terremoto del 1976, istitu\u00ec la Scuola del Restauro presso le esedre per il recupero delle opere danneggiate.<br>Da quel momento Villa Manin divenne un punto di riferimento stabile nel calendario espositivo italiano. Nel novembre 1979, dopo quella dell\u2019anno prima allestita a Trieste, Villa Manin accolse un\u2019ampia rassegna organizzata dall\u2019Universit\u00e0 popolare di Trieste e dall\u2019allora Unione degli italiani dell\u2019Istria e di Fiume, curata da Sergio Molesi, a testimonianza della vitalit\u00e0 artistica della Comunit\u00e0 nazionale italiana e legate al concorso annuale \u201cIstria Nobilissima\u201d. Dal 2004 al 2008 la villa fu Centro d\u2019Arte Contemporanea, con mostre che portarono a Passariano nomi come Magritte, Cattelan, Kandinsky, Warhol, Pistoletto, Hockney, Rauschenberg. Nel 2024 Michelangelo Pistoletto torn\u00f2 con una grande retrospettiva nell\u2019ambito di Cittadellarte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Una passeggiata all\u2019esterno<\/span><\/strong><br>Andiamo a fare la nostra passeggiata. Ben presto arriviamo dal parcheggio fino all\u2019ingresso. Ci troviamo subito nella cosiddetta Piazza Tonda, un enorme spazio circolare chiuso da due edifici porticati a pianta semicircolare, con due torri simmetriche alle estremit\u00e0. Davanti, il cancello introduce alla Piazza Quadra, il cortile d\u2019onore della villa. Se ci giriamo, troviamo quelle che ci spiegano sono delle esedre curve che abbracciano questo spazio e che sono un richiamo preciso al colonnato berniniano di Piazza San Pietro a Roma. Di sicuro non un\u2019allusione vaga, ma un gesto volontario. Una famiglia di nobili friulani che si metteva alla pari con il papato. Chi arrivava a Passariano capiva al volo che i Manin avevano soldi, ambizioni e nessuna voglia di passare inosservati.<br>Ci fermiamo prima di entrare nel palazzo principale per ammirare, a destra, la cappella di Sant\u2019Andrea, costruita nel 1708 su progetto di Domenico Rossi. \u00c8 addossata alla barchessa settentrionale e comunicava con gli interni della villa, cos\u00ec la famiglia poteva assistere alle funzioni senza uscire. L\u2019interno \u00e8 senza eccessi. Sull\u2019altare c\u2019\u00e8 la Madonna, cui i Manin erano devoti. A sinistra Sant\u2019Andrea, patrono di Passariano e a destra San Luigi, il nome ricorrente nei maschi della famiglia. Usciamo e puntiamo al palazzo.<br>Ci troviamo ormai nella Piazza Quadra. Per\u00f2 prima di entrare nel palazzo giriamo ancora una volta alla destra. Ci troviamo in una grande stanza che vale la pena di visitare. Qui si trova una serie di carrozze d\u2019epoca e quella delle armi storiche, entrambe di propriet\u00e0 dei Civici Musei di Udine. E si trovano svariati modelli. Nelle insegne ci sono le berlinas, landau, curriculi e le carrozze da gala. Ognuna racconta un uso preciso e uno status sociale altrettanto preciso.<br>I Manin con le loro propriet\u00e0 sparse tra Friuli, Veneto e Venezia avevano bisogno di spostarsi spesso e di farlo in modo che si vedesse. Le bardature, le selle e gli arredi delle scuderie completano il quadro di quel mondo di servitori e animali che rendeva possibile la vita aristocratica. L\u2019armeria raccoglie armi da fuoco medievali e rinascimentali. Troviamo alabarde, archibugi, spade, corazze. Utile se si vuole capire le vicende militari di questo territorio, sempre sul confine tra mondi diversi e sempre, in qualche modo, in guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Nelle stanze del palazzo<\/span><\/strong><br>Ora per\u00f2 puntiamo al palazzo centrale. Il tutto \u00e8 a tre piani (gli ultimi due sono attualmente chiusi al pubblico). Il grande salone centrale \u00e8 al piano terra, non al piano nobile come di consueto nelle ville venete. Si accede direttamente dall\u2019esterno, una scelta che dice qualcosa sulla destinazione d\u2019uso di questo spazio. Come spiega la guida, il salone fu completato nel 1761 con le decorazioni in stucco di Angelo Andrioli. Al centro c\u2019\u00e8 un lampadario in vetro di Murano di buona fattura. Le grandi vetrate si affacciano sia sulla piazza sia sul parco retrostante, creando una prospettiva che attraversa il palazzo da parte a parte. \u00c8 uno degli effetti pi\u00f9 riusciti di tutta la villa.<br>Poi si trovano svariate altre sale, ma anche se la loro storia sia nota, quello che delude \u00e8 che sono del spoglie, senza mobili. Soltanto una \u00e8 addobbata: si tratta dell\u2019appartamento di Napoleone e Giuseppina del 1797. Difficile non pensare, camminando per questi corridoi, ai diplomatici austriaci e francesi che trattavano il destino di Venezia tra un salone e l\u2019altro, ai corrieri a cavallo che arrivavano da Campoformido con bozze di accordi. Il palazzo come teatro della storia. E anche se oggi si d\u00e0 molto peso all\u2019ultimo doge e a Napoleone, non bisogna dimenticare che durante la Prima guerra mondiale, dopo la disfatta di Caporetto del 1917, la villa ospit\u00f2 gli Stati maggiori dell\u2019Imperatore Carlo I d\u2019Asburgo e del Kaiser Guglielmo II di Prussia.<br>La \u201cbattaglia di Codroipo\u201d del 30 ottobre 1917 vide oltre trecentomila soldati italiani difendersi a pochi chilometri di distanza. Nella Seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, a causa della sua posizione strategica e delle ampie sale, fu scelta dalla Soprintendenza come luogo di ricovero temporaneo per un enorme numero di opere d\u2019arte provenienti da chiese, edifici e collezioni pubbliche e private del Friuli e dell\u2019Istria (lavori di maestri come Paolo Veneziano, Alvise Vivarini, Alessandro Algardi, Giambattista Tiepolo, Vittore e Benedetto Carpaccio, oggi al Museo Sartorio di Trieste).<br>Usciamo dalle stanze del palazzo per entrare nell\u2019imponente parco, ben diciotto ettari recintati dalla muraglia originale, accessibili gratis tutto l\u2019anno. I viali sono larghi, tanto silenzio, qualche statua settecentesca sopravvive qua e l\u00e0 tra i boschetti, soprattutto nella parte pi\u00f9 lontana dal palazzo. Era stato pensaso per stupire e oncludeva fortezze in miniatura, labirinti, teatri all\u2019aperto, fontane, uccelliere, serragli con animali esotici. Dopo la caduta della Serenissima i Manin non avevano pi\u00f9 i soldi per mantenerlo a quei livelli. Cos\u00ec alla fine del XIX secolo il tutto si semplific\u00f2 e si cre\u00f2 quello che vediamo oggi, sentieri, macchie d\u2019alberi e laghetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Ospiti eccellenti e curiosit\u00e0<\/span><\/strong><br>Dopo una bella passeggiata non ci rimane che tornare indietro, nella Piazza Tonda che nel periodo estivo si trasforma in un palcoscenico dei concerti. Nel corso degli anni qui hanno suonato i Rolling Stones, i Pink Floyd, e in anni pi\u00f9 recenti artisti italiani come i Pooh, Claudio Baglioni, i Negramaro. E tra qualche mese sono attesi i Duran Duran. Puntiamo, infine, all\u2019altra parte della Villa. Questa \u00e8 la zona che all\u2019interno delle due ali curve trovano oggi gli spazi espositivi della villa. \u00c8 qui che si sono svolte negli anni le mostre pi\u00f9 importanti di tutta la regione. E qui che fino al 12 aprile \u00e8 stata allestita la mostra Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni, nell\u2019ambito del programma di GO! 2025, accompagnando la nomina di Nova Gorica e Gorizia a Capitale europea della cultura 2025.<br>Ci sono due curiosit\u00e0 legate a questa Villa. I friulani sostengono con convinzione che il Trattato di Campoformido sia stato firmato a Villa Manin. La verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complicata. Le trattative si svolsero quasi interamente qui, ma la firma avvenne in una casa del comune di Campoformido. Pi\u00f9 interessante \u00e8 la storia dei mappamondo di Vincenzo Coronelli, il cosmografo veneziano che nel Settecento produceva sfere geografiche famose in tutta Europa. La villa ne aveva due, di grande dimensione. Sono scomparsi durante una delle tante occupazioni militari, tra Napoleone, gli austro-ungarici e i tedeschi. Nessuno sa dove siano finiti. Qualcuno sostiene che uno sia in un castello della Boemia, altri parlano di una collezione privata a Londra.<br>E poi c\u2019\u00e8 Lodovico Manin che cammina nelle notti di nebbia lungo le barchesse, con il corno dogale in mano, a dimostrazione di come nella memoria di Passariano sia ricordato: non come un traditore, non come un eroe, ma come qualcuno rimasto intrappolato in un momento impossibile e che non ha mai smesso di portarne il peso.<br>Villa Manin \u00e8 il tipo di posto che si visita aspettandosi una bella villa veneta e ci si ritrova a pensare alla fine di Venezia, a Napoleone che non dormiva, a due mappamondo scomparsi da qualche parte in Europa. Non \u00e8 un museo nel senso ordinario del termine. \u00c8 un posto dove la storia ha davvero passato del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/span><\/strong><\/p>\n\n\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/villa-manin-reportage\/'>Villa Manin reportage<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 542.16 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/villa-manin-reportage\/?wpdmdl=2938&refresh=6a295d27594b61781095719\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato su Panorama il 15 aprile 2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u2019hanno in comune la residenza dell\u2019ultimo doge di Venezia, Lodovico Manin, il quartier generale di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2957,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[153,88],"tags":[],"class_list":["post-2956","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italy","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2956","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2956"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2956\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2958,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2956\/revisions\/2958"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}