{"id":462,"date":"2017-09-15T12:00:00","date_gmt":"2017-09-15T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2017\/09\/15\/la-galeb-sta-per-levare-le-ancore-verso-un-futuro-piu-cristallino-2\/"},"modified":"2023-11-25T10:15:51","modified_gmt":"2023-11-25T09:15:51","slug":"la-galeb-sta-per-levare-le-ancore-verso-un-futuro-piu-cristallino-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2017\/09\/15\/la-galeb-sta-per-levare-le-ancore-verso-un-futuro-piu-cristallino-2\/","title":{"rendered":"\u017deljava oggi nessun ricordo soltanto macerie"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei pi\u00f9 importanti impianti militari nell\u2019ex Jugoslavia fu quello dell\u2019aeroporto militare sotterraneo di \u017deljava costruito nel ventre del monte Plje\u0161ivica al confine fra Croazia e Bosnia-Erzgovina e facente parte delle Alpi Dinariche. Realizzato dall\u2019aviazione dell\u2019Apj (Armata popolare jugoslava) in grande segreto oggi risulta praticamente abbandonato. Nonostante questo, visitarlo \u00e8 tutt\u2019altro che facile. Gi\u00e0 arrivare \u00e8 un\u2019impresa probante. Per chi parte da Fiume bisogna viaggiare lungo la costa fino a Segna e poi svoltare nell\u2019entroterra verso il passo Vratnik e Oto\u010dac proseguendo fino a Korenica. Poi si devia verso i laghi di Plitivice e infine poco prima dell\u2019entrata nel Parco nazionale l\u2019ultima svolta, quella verso il Li\u010dko Petrovo selo. \u00c8 in questa frazione del tragitto che si possono notare gli effetti della guerra degli Anni \u201890 e cosa ha causato per questa regione il nuovo confine. Ancora oggi gran parte delle case di Li\u010dko Petrovo selo sono abbandonate, pochissim i residenti. Il peggio arriva proseguendo verso \u017deljava. Quasi costantemente oltre alle case distrutte e abbandonate, dove regna la natura, ci sono ogni tanto le insegne che avvertono dei campi minati esistenti \u201cpericolo mine\u201c. Interessante osservare lungo il tragitto presso le poche case ancora abitate una specie di ex Jugoslavia in piccolo: macchine e camion con targhe di Zagabria, Ragusa (Dubrovnik), le anonime bosniache e pure di Belgrado. Anche se non esiste nessuna insegna per raggiungere la base aerea arriviamo senza problemi all\u2019entrata principale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Vecchio Dakota e mine<\/strong><\/span><br \/>\nCi rendiamo conto di essere arrivati a destinazione quando ci troviamo di fronte ad un aereo del tipo Douglas C-47B Dakota \u201cparcheggiato\u201d in prossimit\u00e0 della strada. Sarebbe meglio se parlassimo del suo scheletro visto \u00e8 stato depredato di tutto quello che si poteva rubare e magari tornare utile. Per facilitare la visita all\u2019aereo qualcuno ha lasciato delle scale. Per\u00f2, attenzione, subito nelle vicinanze dell\u2019aereo c\u2019\u00e8 un campo minato. Poco dopo il nostro arrivo ecco arrivare la polizia di frontiera. Anche se abbiamo lasciato tutti i documenti necessari alla polizia di confine, considerato che siamo in visita a un impianto nella zona di confine, ci vengono a chiedere ulteriori lumi e a darci tutte le indicazioni del caso. Innanzitutto fare attenzione a non uscire dalla zona asfaltata, oppure di segnalare eventuali profughi in zona. E infine, quella non secondaria, di fare attenzione di non sconfinare in Bosnia-Erzegovina visto che i confini non sono segnalati in maniera adeguata e quelli indicati da varie mappe risultano non essere molto precisi. Dopo il breve colloquio entriamo nella base, giriamo subito a sinistra e andiamo diritti verso la base aerea e la parte dell\u2019aeroporto. Dopo qualche chilometro nel bel mezzo della vegetazione, quasi convinti di andare in una direzione sbagliata, ecco che arriviamo ad un grande \u201cpiazzale\u201d, ossia la zona centrale dove si univano tutte le piste principali e le entrate negli \u201changar\u201d all\u2019interno della montagna. Appena qui ci si pu\u00f2 fare un\u2019idea della grandiosit\u00e0 di questo aeroporto e dell\u2019intero complesso: enormi portoni d\u2019ingresso e piste infinite, chilometriche. Anche se il tutto \u00e8 stato fatto saltare in aria ancora nel 1992, oggi 25 anni dopo si presenta ancora in un buon stato in cui praticamente \u00e8 solo la grande vegetazione l\u2019indicatore principale del degrado e dell\u2019abbandono.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Nelle budella del monte<\/strong><\/span><br \/>\nDopo una breve pausa ci dirigiamo verso l\u2019ingresso numero 1. \u00c8 quello pi\u00f9 a ovest e pi\u00f9 vicino al paesino di \u017deljava ed \u00e8 ostruito con dei \u201cmuri\u201d di terra alti ben due metri per non far entrare dei mezzi a motore. Inizia cos\u00ec la vera avventura nelle lunghe enormi budella del monte e di questo aeroporto con le sue immense corsie con ogni tanto dei vani ai lati. Svariati gli usi: sale per la scuola, la cucina, vani per macchinari vari fino ai dormitori. Oggi in certi punti \u00e8 molto difficile capire qual\u2019era l\u2019uso di ciascun vano a meno che non ci siano dei macchinari che hanno resistito nel tempo e grazie a loro fare delle ipotesi. C\u2019\u00e8 davvero di tutto. Ci sono tanti libri, appunti, istruzioni per vari aerei, pezzi per la cucina. C\u2019\u00e8 solo l\u2019imbarazzo della scelta per chi magari, un collezionista, volesse portarsi a casa un oggetto da mettere in bacheca, basta solo cercare. E farlo qualche volta non \u00e8 facile. Infatti le varie esplosioni hanno fatto s\u00ec che certi punti sono pieni di macerie e molto rovinati. Non bisogna dimenticare che all\u2019interno non c\u2019\u00e8 energia elettrica e quindi l\u2019impianto di illuminazione non funziona, si dipende dalle lampade portatili che abbiamo portato con noi. L\u2019importante \u00e8 che durino a lungo. Per visitare in dettaglio l\u2019intero complesso sotterraneo servono almeno tre ore.<br \/>\nTutto l\u2019impianto \u00e8 composto da quattro ingressi di cui tre porte sono state fatte saltare in aria mentre una, la numero 3, \u00e8 tutt\u2019ora chiusa. Questi corridoi principali sono collegati tra loro dagli \u201changar\u201d in cui venivano parcheggiati gli aerei. Molto interessante la parte centrale. Vi troviamo la zona, curiosamente a forma di una stella, in cui si tenevano le lezioni e si prendevano tutte le principali decisioni. Inoltre poco lontano c\u2019\u00e8 la zona comando, ma non al livello degli aerei ma molto in alto, nel bel mezzo della montagna collegata da un grande ascensore. Naturalmente l\u2019ascensore oggi non esiste pi\u00f9.<br \/>\nOggi all\u2019interno si trovano poche cose. \u00c8 rimasto solo qualche macchinario che era impossibile portare via. Tante carte che non interessano a nessuno, ma pure un vecchio camion bruciato senza targa. Anche se la polizia ci ha avvisato che potrebbero esserci degli orsi di tracce non ne abbiamo trovato, ma neppure quelle di altri animali. Anche se ormai da anni la vegetazione la fa da padrona dentro l\u2019aria \u00e8 abbastanza buona, solo in alcune posizioni diventa pesante, per il resto c\u2019\u00e8 tanta aerazione. In alcuni punti entra pure l\u2019acqua.<br \/>\nUsciti non ci restava altro che guidare lungo le piste. Prima verso l\u2019entrata 4 e il confine ben segnato con la Bosnia-Erzegovina, e poi lungo la pista principale, la numero 3, quasi infinita. Verso la fine ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra verso la destra, la pista 2, anche questa lunghissima che per\u00f2 non abbiamo potuto percorrere: \u00e8 quasi completamente in Bosnia. Prendiamo invece quella di sinistra, la numero 1, che poi si collega all\u2019altra lunga pista, la numero 4, che ci porta indietro verso la piazza centrale. Non possiamo passare lungo la pista numero 5 visto che si trova esclusivamente in territorio bosniaco. Lungo tutta la zona attorno le piste ci sono campi minati e i mezzi degli sminatori, e i campi fra quelli bonificati e altri che dovevano appena esserlo.<br \/>\nDopo ben cinque ore finisce la visita all\u2019ex aeroporto militare di \u017deljava. Aeroporto dal glorioso passato, da un presente ignoto e da un futuro tutto da scoprire.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Storia e i numeri<\/strong><\/span><br \/>\nSubito dopo la fine dell\u2019ultimo conflitto mondiale si era cominciato a pianificare un aeroporto militare da realizzare in una zona centrale dell\u2019ex Jugoslavia in modo da difendere bene il Paese e in maniera equidistante dai confini, ma tutto ci\u00f2 pure in una zona remota. Ben presto si era arrivati alla decisione di costruirlo accanto e soprattutto dentro la montagna del Plje\u0161evica. La decisione finale \u00e8 stata presa nel 1954. La costruzione and\u00f2 avanti fino al 1968 quanto in tutta fretta, vista la Primavera cecoslovacca \u00e8 stato messo in funzione. Poi negli anni ci sono stati dei cambiamenti e modernizzazioni. Comunque vi potevano avere dimora ben 58 aerei. I tunnel hanno una larghezza di ben 14 metri e sono alti tra gli 8 e i 10 metri, mentre nella zona centrale si arriva ai 12. I piani sono stati fatti per aerei del tipo MIG 21. Tutto insieme ci sono ben 3.500 metri di gallerie. In totale sono state fatte ben 56 porte e tutte a prova di bomba, anche atomica come nei progetti. La temperatura prevista all\u2019intern o era di 18 gradi, oggi non si discosta molto dal progetto. Con l\u2019ultima guerra e la posizione incerta dell\u2019area il 16 maggio del 1992, alle 5.30 del mattino, ebbe inizio la distruzione di questo aeroporto, delle sue piste e dell\u2019interno. In totale si pensa che siano state usate 50 tonnellate di esplosivo. Da qui sono partiti i pi\u00f9 \u201cfamosi\u201d attacchi verso la Croazia: il bombardamento sullo Sljeme del 16 giugno 1991, quello del governo croato verso i Banski dvori del 7 ottobre 1991, ma pure quello dei membri della commissione europea del 7 gennaio 1992. Finita la guerra la vicina citt\u00e0 di Biha\u0107 voleva ristrutturarlo per il proprio aeroporto, ma ci sono stati troppi problemi vista la grande quantit\u00e0 di mine ancora presenti nella zona. \u00c8 difficile a pensare a un progetto futuro per una location che potrebbe divenire un interessante polo attrattivo per storici e turisti: dopotutto oltre ad essere una costruzione imponente \u00e8 stata teatro di fatti importanti. Chiss\u00e0 pi\u00f9 in l\u00e0&#8230;.<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/span><br \/>\n<\/strong><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/zeljava-abandon-military-airport\/'>\u017deljava, abandon military airport<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 1.17 MB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/zeljava-abandon-military-airport\/?wpdmdl=615&refresh=69f6ac2df07aa1777773613\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 15 settembre 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei pi\u00f9 importanti impianti militari nell\u2019ex Jugoslavia fu quello dell\u2019aeroporto militare sotterraneo di \u017deljava<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1078,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[89],"tags":[],"class_list":["post-462","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-history-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=462"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1927,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions\/1927"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1078"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}