{"id":523,"date":"2018-10-31T13:00:00","date_gmt":"2018-10-31T13:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2018\/10\/31\/vette-entrate-nel-mito\/"},"modified":"2023-11-30T16:55:53","modified_gmt":"2023-11-30T15:55:53","slug":"vette-entrate-nel-mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2018\/10\/31\/vette-entrate-nel-mito\/","title":{"rendered":"Vette entrate nel mito"},"content":{"rendered":"<p>Dicono che pi\u00f9 in alto si vada ci sia meno ossigeno. \u00c8 una realt\u00e0 pi\u00f9 volte constatata, ma come agisce l\u2019organismo. Non tutte le persone reagiscono alla stessa maniera e le reazioni a certe altezze sono molteplici: c\u2019\u00e8 chi pu\u00f2 rimanere in condizioni di rarefazione solo per un breve periodo, altri riescono a resistere pi\u00f9 a lungo. Ad esempio l\u20198 maggio di 40 anni fa Reinhold Messner e Peter Habeler raggiunsero la cima dell\u2019Everest a 8.850 metri senza l\u2019ausilio di bombole di ossigeno. Anche questo esempio estremo dimostra che si tratta di un fattore del tutto individuale. Come scoprirlo? Si possono visitare delle cime e arrivarci con delle gondole o funivie.<br \/>\nUna cosa \u00e8 sicura, sopra i 2.500 metri di quota un leggero e breve mal di testa \u00e8 possibile, per\u00f2 se lo stato persiste l\u2019altezza di montagna e la conseguente rarefazione d\u2019ossigeno non fanno per voi. Per\u00f2 salendo con delle funivie la visita \u00e8 di breve durata, ma come ci si sente a rimanere pi\u00f9 a lungo o magari fare delle gite a queste quote? Le cose cambiano. Uno dei punti ideali per testare il nostro organismo sono le Tre cime di Lavaredo. Il \u201ctrittico\u201d delle Dolomiti offre un percorso superiore ai 10 chilometri a ben 2.400 metri di quota, quasi costante con leggeri dislivelli.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>LONGARONE E CORTINA<\/strong><\/span><br \/>\nCome arrivarci? La strada per chi parte da Fiume porta via Trieste a Portogruaro. Continuiamo per Pordenone, Conegliano, Vittorio Veneto e passiamo accanto a Belluno. Procediamo fino alla fine dell\u2019autostrada A 27 e poco dopo passiamo per Longarone. La cittadina entr\u00f2 tristemente nella storia italiana il 9 ottobre del 1963: nei pressi dell\u2019abitato da anni esisteva la diga del lago artificiale del Vajont e dell\u2019omonima tragedia che spazz\u00f2 via i paesini di Erto e Casso e in buona pure la stessa Longarone. Ci furono quasi 2.000 morti. Oggi Longarone si presenta come il classico paesino di montagna orientato in primo luogo al turismo di montagna e alla bellezza delle Dolomiti.<br \/>\nAndiamo avanti e superiamo svariati paesini che formano il territorio storico del Cadore. Alla fine, ormai vicini alla nostra meta, eccoci ad uno dei pi\u00f9 famosi centri turistici d\u2019Italia, soprattutto d\u2019inverno: Cortina d\u2019Ampezzo. Sede dei Giochi olimpici invernali del 1956, definita la \u201cRegina delle Dolomiti\u201d e rifugio di quel che resta del jet-set italiano durante Capodanno oggi \u00e8 tutta rivolta al turismo anche d\u2019estate. Fa un po\u2019 impressione vederla cos\u00ec tutta verde, con piste e funivie tutto intorno pronte per la prima neve. Passiamo sotto il grande ponte con l\u2019insegna Cortina e i classici quattro cerchi olimpici e iniziamo a salire. La strada passa attraverso il bosco e sentieri ripidi. Attraversiamo il paesino di Misurina e l\u2019omonimo lago per arrivare al punto d\u2019entrata alle Tre cime. \u00c8 la volta di estrarre il portafogli per pagare l\u2019ingresso. Il numero dei mezzi che possono salire fino al rifugio posto alle cime della salita \u00e8 limitato, bisogna quindi arrivare in tempo. In caso contrario c\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 per salire con una corriera che parte da Cortina.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>LOCATELLI, UN\u2019ISTITUZIONE<\/strong><\/span><br \/>\nQualche chilometro e arriviamo fino alla nostra meta. Le Tre cime di Lavaredo si vedono benissimo e tutto intorno tante altre cime. Sono le Dolomiti e se si ha fortuna di avere una situazione meteo di cielo terso, il panorama si presenta fantastico, da godere con la massima tranquilit\u00e0. Quasi non ci si rende contro per\u00f2 che il parcheggio e il rifugio di Auronzo si trovano a ben 2.320 metri di quota. Quota importante. Dal rifugio adibito anche a ristorante partono diversi percorsi. Quello preferito quasi da tutti \u00e8 di andare in senso antiorario attorno al massiccio. A facilitare gli alpinisti \u00e8 il fatto che il percorso \u00e8 molto piatto.<br \/>\nPartiamo, e ben presto arriviamo alla Capella degli Alpini. Ci si pu\u00f2 fermare e scendere poco pi\u00f9 sotto fino a due monumenti posti in un luogo panoramico fantastico, in ricordo di tutti i caduti nelle battaglie combattute in queste parti. Siamo incantati da un enorme monumento: un angelo con la spada. Raggiungerlo magari non sempre \u00e8 facile. Infatti durante il nostro passaggio la zona era ben \u201cprotetta\u201d da tante mucche curiose di sapere cosa facessero delle persone sul loro pascolo.<br \/>\nGoduto il bellissimo panorama torniamo di nuovo sul sentiero e andiamo avanti fino al seguente punto di ristoro. Si tratta del rifugio Lavaredo. Una volta raggiunto ci fermiamo e, trascorso il periodo di riposo, ci vengono offerte due possibilit\u00e0 per proseguire: o affrontare il percorso largo con leggeri saliscendi, oppure prendere il sentiero nella montagna, pi\u00f9 lineare ma pi\u00f9 pericoloso e stretto camminando sullo sterrato chiamato Forcella Lavaredo (\u00e8 il punto pi\u00f9 elevato dell\u2019intera escursione). Comunque dopo appena due chilometri eccoci al rifugio Locatelli. \u00c8 il rifugio pi\u00f9 famoso del Parco Naturale Tre Cime ed \u00e8 situato a 2.438 metri. \u00c8 quasi un piccolo hotel perch\u00e9 consente di dare ospitalit\u00e0 fino a 140 persone. Dalla grande terrazza panoramica si gode una meravigliosa vista sulle Tre Cime di Lavaredo e il Monte Paterno. Il Locatelli, come lo chiamano, \u00e8 una fermata obbligatoria, come ci raccontano, qui il riposo si allunga. Il rifugio \u00e8 situato dalla parte opposta da dove siamo partiti, a circa met\u00e0 strada della camminata. Il Locatelli si presenta caotico, pieno di persone: ci dicono sia cos\u00ec a tutte le ore. Al contrario del rifugio Auronzo \u00e8 aperto solo d\u2019estate e poco pi\u00f9. Infatti con la prima nevicata chiude visto che il rifornimento con la neve dappertutto in effetti diventa molto proibitivo.<br \/>\nPur non rendendoci conto abbiamo lasciato alle spalle quasi sei chilometri, tutti a una quota superiore ai 2.400 metri s.l.m.. Non ci resta altro che tornare indietro fino al rifugio Auronzo. Il meteo non si presenta buono: a queste quote i cambiamenti del tempo sono repentini. Con tante nuvole minacciose e possibilit\u00e0 di pioggia decisamente conviene fare la strada che si \u00e8 fatta per arrivare fino a qui. Il percorso \u00e8 ben battuto, strada larga e capace di reggere pure le forti piogge. Al contrario andare avanti e fare il giro attorno alla Cime presenta il classico sentiero di montagna, stretto e da fare in colonna \u201cuno per uno\u201d per gran parte attraversando Malga Langa.<br \/>\nSi ritorna fino al rifugio Auronzo dove finisce una splendida avventura in montagna. Un percorso decisamente non impegnativo e adatto a tutte le et\u00e0. Non \u00e8 raro vedere pure tanti \u201cFido\u201d che lo fanno con i loro proprietari. Per\u00f2 forse quello che pu\u00f2 sembrare strano \u00e8 la quasi assenza di qualsiasi animale. Pur essendo decisamente in quota magari d\u2019estate ci si aspettava di vedere qualche animale di montagna (marmotta, gracchio alpino, corvo imperiale, camoscio, volpe rossa). Oltre alle mucche abbiamo visto tante aquile che volteggiavano sui turisti. Comunque per completare tutto il percorso bisogna avere una buona condizione atletica. Non serve una \u201cgrande\u201d resistenza fisica per\u00f2 bisogna rendersi conto che il giro delle Tre cime richiede una camminata di ben dieci chilometri. E per farlo servono in media quattro ore: poi tutto dipende dal ritmo, dall\u2019adeguamento alla rarefazione d\u2019ossigeno e dal periodo di riposo nei vari punti.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>LAGO DI MISURINA la LEGGENDA DI SORAPISS<\/strong><\/span><br \/>\nAttorno a questo lago gira una leggenda che narra la storia di Misurina, figlia unica del re Sorapiss. Era una bambina viziata, molto capricciosa e dispettosa, ma era anche molto graziosa. Per Sorapiss, rimasto vedovo, era l\u2019unica ragione di vita. Il re giustificava il comportamento della figliola dando la colpa di tutto alla sofferenza che la piccola provava per la mancanza della figura materna. Al compimento dell\u2019ottavo anno di et\u00e0, la bambina venne a conoscenza dell\u2019esistenza di una fata che viveva sul Monte Cristallo e che possedeva uno specchio magico con il potere di leggere i pensieri di chiunque vi si specchiasse. Misurina supplic\u00f2 lungamente il padre affinch\u00e9 le procurasse lo specchio. Sorapiss cedette e l\u2019accompagn\u00f2. La fata resistette a lungo, perch\u00e9 non voleva accontentare quella bimba capricciosa. Per\u00f2 di fronte alle lacrime di Misurina fin\u00ec per cedere ponendo per\u00f2 una condizione, sperando che re e figlia rinunciassero. La fata possedeva un bellissimo giardino ricco di fiori stupendi sul Monte Cristallo: l\u2019eccesso di sole li appassiva prematuramente. In cambio dello specchio chiese che Sorapiss accettasse di essere trasformato in una montagna che proteggesse con la propria ombra il giardino della fata. Il re acconsent\u00ec.Quando Misurina ricevette lo specchio e venne informata del patto, ma mentre lo contemplava, Sorapiss cominci\u00f2 a trasformarsi, gonfiandosi e cambiando colore: i capelli divennero alberi e le rughe crepacci.Misurina si accorse improvvisamente di trovarsi in alto, sulla montagna che era stata suo padre. Rivolgendo lo sguardo in basso, venne colta da un capogiro e precipit\u00f2 nel vuoto. Il re nei suoi ultimi istanti di vita, dovette cos\u00ec assistere impotente alla tragica morte della figlia. Dai suoi occhi sgorgarono cos\u00ec tante lacrime da formare due ruscelli, i quali si raccolsero a valle formando un immenso lago.<br \/>\nOggi turisticamente parlando \u00e8 un luogo dove fermarsi per una passeggiata ammirando sull\u2019acqua il riflesso delle montagne che lo circondano. Peccato non ci sia pi\u00f9 la stazione ferroviaria e il treno che per decenni passava da queste parti collegando i paesini delle Dolomiti. Con la magia di Misurina finisce la nostra avventura sulle montagne delle Dolomiti. Un\u2019avventura in quota non impegnativa in cui si pu\u00f2 godere di panorami fantastici, aria incontaminata e con il solo \u201crumore\u201d degli alpinisti. Da tornarci&#8230;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/tre-cime-di-lavaredo-2018\/'>Tre cime di Lavaredo 2018<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 367.84 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/tre-cime-di-lavaredo-2018\/?wpdmdl=879&refresh=6a32f62b176631781724715\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 31 ottobre 2018.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicono che pi\u00f9 in alto si vada ci sia meno ossigeno. \u00c8 una realt\u00e0 pi\u00f9<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":976,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[160,88],"tags":[],"class_list":["post-523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hiking","category-tourist-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=523"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1897,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/523\/revisions\/1897"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/976"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}