{"id":549,"date":"2020-12-05T17:31:43","date_gmt":"2020-12-05T17:31:43","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2020\/12\/05\/finalmente-l-oro-ai-calciatori-grazie-anche-alla-dea-bendata\/"},"modified":"2023-11-25T08:47:00","modified_gmt":"2023-11-25T07:47:00","slug":"finalmente-l-oro-ai-calciatori-grazie-anche-alla-dea-bendata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2020\/12\/05\/finalmente-l-oro-ai-calciatori-grazie-anche-alla-dea-bendata\/","title":{"rendered":"Finalmente l&#8217;oro ai calciatori grazie anche alla dea bendata"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"background-color: inherit;\">Il sogno di ogni atleta \u00e8 di partecipare alla Olimpiadi. Un sogno che non viene mai meno e che pochi alla fine riescono a realizzare. Quest\u2019estate si doveva svolgere le 23.esima edizione delle Olimpiadi, quella di Tokyo, dal 24 luglio al 9 agosto. Per\u00f2 per le note vicende sanitarie tutto \u00e8 stato rinviato all\u2019estate del 2021. Per tanti atleti che si erano qualificati per quest\u2019edizione e per quelli che cercavano di agguantare la norma il sogno \u00e8 sfumato, almeno per il momento. Nel corso degli anni sono stati tanti gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il proprio sogno di partecipare ai Giochi. Sono storie di atleti famosi e di altri di sport minori di cui si sono magari perse presto le tracce. Sono diverse centinaia gli atleti spalatini, nati o in Dalmazia o affiliati a club dalmati al momento delle Olimpiadi, che hanno partecipato ai Giochi. Ecco le loro storie.<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>1960, Roma<\/strong><\/span><br \/>\nLe Olimpiadi nel 1960 tornarono in Europa. Fu la volta della capitale italiana, Roma. Gli atleti dalmati furono molto pi\u00f9 numerosi che a Melbourne, per\u00f2 arriv\u00f2 soltanto una medaglia. E fu finalmente d\u2019oro, visto che arriv\u00f2 proprio nel calcio dopo diversi argenti. Per il resto valide presenze in diversi sport, ben sette.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Calciatori d\u2019oro<\/strong><\/span><br \/>\nLa pi\u00f9 grande soddisfazione arriv\u00f2 dal torneo calcistico. Infatti dopo una serie d\u2019argenti la nazionale della Jugoslavia, questa volta con quattro giocatori dalmati, s\u2019impose sia pure con un pizzico di fortuna. Il torneo part\u00ec subito bene con la vittoria per 6-1 contro la Repubblica Araba Unita, seguita da un netto 4-0 contro la Turchia. Alla fine del girone preliminare un rocambolesco 3-3 con la Bulgaria, che per\u00f2 non riusc\u00ec a scalfire il primo posto in classifica. In semifinale la nazionale jugoslava gioc\u00f2 contro i padroni di casa, l\u2019Italia. Dopo l\u20191-1 nei supplementari non erano previsti i rigori. La vittoria della Jugoslavia arriv\u00f2 grazie al sorteggio! In finale, fuori da ogni pronostico, l\u2019avversario da battere fu la Danimarca. La partita fu a senso unico e fin\u00ec 3-1. Della rosa dei vincitori facevano parte quattro giocatori dell\u2019Hajduk. Due di loro, Andrija Ankovi\u0107 e Ante \u017daneti\u0107, disputarono la finale. In panchina rimasero Zvonko Bego e Aleksandar Kozlina.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Andrija Ankovi\u0107, il goleador<\/strong><\/span><br \/>\nAndrija Ankovi\u0107 fu uno dei migliori marcatori nella storia dell\u2019Hajduk, ma per i pi\u00f9 rimane un mezzo sconosciuto. Ankovi\u0107 nacque a Gabela vicino a Metkovi\u0107 il 16 luglio 1937. Inizi\u00f2 giovanissimo nelle file della locale Sloga di Gabela per poi trasferirsi nella vicina Neretva di Metkovi\u0107 a soli 18 anni, nel 1955. Nel Neretva trascorse tre stagioni. Nell\u2019estate del 1958 pass\u00f2 all\u2019Hajduk. Indoss\u00f2 la maglia numero nove di centravanti degli spalatini per 326 volte segnando la bellezza di 250 reti.<br \/>\nNella nazionale della Jugoslavia esord\u00ec il primo gennaio 1960 a Casablanca contro il Marocco. La sua ottava e ultima presenza la registr\u00f2 ai Mondiali in Cile contro la Colombia il 7 giugno 1962. Una sola rete per la nazionale. Nonostante le poche presenze consegu\u00ec due importanti traguardi: la medaglia d\u2019oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 e il quarto posto ai Mondiali in Cile nel 1962.<br \/>\nLa rete che lo stesso Ankovi\u0107 ricordava sempre come quella che gli stava pi\u00f9 a cuore era quella segnata al leggendario portiere russo Lav Jascin in un\u2019amichevole nel 1959, con un bel colpo di testa. Per un giovane al primo anno all\u2019Hajduk era una rete importantissima. E non per niente in parecchi dissero che fu proprio quel gol che gli assicur\u00f2 il futuro all\u2019Hajduk.<br \/>\nNella stagione 1964\/65 dovette prestare il servizio militare e poi disput\u00f2 ancora una stagione nell\u2019Hajduk. Nell\u2019estate del 1966 pass\u00f2 in Germania nelle file del F.C. Kaiserslautern dove rimase per tre stagioni e dove chiuse la carriera di calciatore.<br \/>\nSubito intraprese quella di allenatore presso il FC Landstuhl dove rimase una sola stagione. Ritorn\u00f2 poi in patria dove trov\u00f2 lavoro come allenatore all\u2019Omi\u0161 per un anno. Poi nell\u2019estate del 1971 arriv\u00f2 all\u2019Hajduk che gli affid\u00f2 in gestione la squadra dei pulcini. Durante i sette anni a Spalato arriv\u00f2 alla fine ad allenare gli juniores. Poi divenne istruttore calcistico per la Federazione della regione dalmata. Mor\u00ec a Spalato il 28 aprile 1980 a soli 43 anni, per un attacco cardiaco.<br \/>\nIn suo onore, nella natia Gabela dal 1987, durante la sosta invernale, si svolge un torneo che porta il suo nome. Vi partecipano le \u201csue\u201d squadre: GO\u0160K Gabela, Neretva Metkovi\u0107 e Hajduk Spalato e in pi\u00f9 una squadra invitata dagli organizzatori.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Un portiere diventato attaccante<\/strong><\/span><br \/>\nZvonko Bego, alla pari di Ankovi\u0107, \u00e8 per i pi\u00f9 un calciatore poco conosciuto, ma in fatto di reti si fece valere eccome. Fu un attaccante puro. Bego nacque a Spalato il 19 dicembre 1940. Fra tre fratelli fu quello che ebbe pi\u00f9 successo. Inizi\u00f2 a giocare subito all\u2019Hajduk, come&#8230; portiere! La sua carriera tra i pali per\u00f2 dur\u00f2 ben poco. Ad allenarlo c\u2019era una vera e propria leggenda spalatina: Luka Kaliterna. Ebbe buon fiuto nel vedere il giovanissimo Bego che palleggiava benissimo. Gli diede fiducia e lo mand\u00f2 subito sull\u2019altra sponda, in attacco! Ed ebbe ragione. Un posto tra gli seniores dell\u2019Hajduk, Bego lo conquist\u00f2 nel 1957 in una partita di coppa nazionale, dove and\u00f2 a segno subito.<br \/>\nPer l\u2019Hajduk gioc\u00f2 fino all\u2019estate del 1967. In totale inanell\u00f2 375 partite e ben 173 reti.<br \/>\nProprio nella sua ultima stagione, quella 1966\/67 (non giocata per intero), arriv\u00f2 l\u2019unico trofeo, la coppa nazionale. Infatti la parte primaverile del campionato Bego non la disput\u00f2 con la maglia dell\u2019Hajduk, bens\u00ec tra le file del Bayern di Monaco di Baviera. Poi seguirono svariate squadre: l\u2019olandese Twente, il Bayer di Leverkusen e l\u2019Austria di Salisburgo prima di ritornare in patria nel 1971. Ma ormai non era pi\u00f9 pronto per le partite di Prima lega, per cui i suoi ultimi incontri li disput\u00f2 dapprima nello Junak di Sinj e poi nell\u2019Uskok di Clissa (Klis).<br \/>\nCon la maglia della nazionale della Jugoslavia scese in campo sei volte e segn\u00f2 due reti. L\u2019esordio avvenne il 19 novembre 1961 contro l\u2019Austria; la sua avventura in nazionale si concluse gi\u00e0 dopo un mese, il 14 dicembre 1961 contro Israele.<br \/>\nRiusc\u00ec a vincere la medaglia d\u2019oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, pur non disputando nemmeno una partita. E a queste Olimpiadi e a Bego \u00e8 legato un aneddoto. Bego voleva vedere i Giochi e in primo luogo il torneo calcistico per cui, sicuro di non parteciparvi perch\u00e9 lontano dalla rosa della nazionale, aveva comprato un televisore, una rarit\u00e0 all\u2019epoca. A sole due settimane dall\u2019inizio dei Giochi arriv\u00f2 l\u2019insperato invito, con la successiva partenza per Roma. Mor\u00ec a Krapinske Toplice il 13 agosto del 2018.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ante \u017daneti\u0107, onnipresente<\/strong><\/span><br \/>\nAnte \u017daneti\u0107 fu un giocatore atipico, ottimo sia in difesa che in attacco. Ma quello che lo caratterizzava in primo luogo era la sua immensa energia, era instancabile per tutti i 90 minuti. Nato a Blatta (Blato) sulla isola di Curzola (Kor\u010dula) il 18 gennaio 1936, inizi\u00f2 la carriera di calciatore nel 1952 nella file del locale Zmaj. Siccome era un giovane promettente e sull\u2019isola le possibilit\u00e0 di fare strada, scarse ancor oggi, all\u2019epoca erano quasi nulle, gi\u00e0 nel 1953 si trasfer\u00ec a Ragusa (Dubrovnik). Qui si ferm\u00f2 per due anni prima di venire nel 1955 nelle file dell\u2019Hajduk. Nella squadra dei bianchi di Spalato rimase per sei anni. In totale registr\u00f2 254 presenze e 41 reti. Poi si trasfer\u00ec in Belgio nel FC Brugge. Vi rimane ben poco, perch\u00e9 i dolori alla schiena divennero sempre pi\u00f9 forti. Rest\u00f2 per\u00f2 a vivere in Belgio per poi trasferirsi, nel 1968, in Australia. Per tre mese allen\u00f2 il Croatia di Sydney. Poi abbandon\u00f2 definitivamente il mondo del calcio.<br \/>\nNelle file della nazionale jugoslava gioc\u00f2 15 partite segnando due reti. L\u2019esordio avvenne a Hannover contro la Germania occidentale il 20 dicembre 1959. Nel 1960 vinse la medaglia d\u2019oro alle Olimpiadi di Roma e l\u2019argento agli Europei in Francia e poi abbandon\u00f2 la nazionale. Partecip\u00f2 all\u2019unica partita della nazionale croata nel 1956 contro l\u2019Indonesia.<br \/>\nCome sottolineato dallo stesso \u017daneti\u0107, la pi\u00f9 grande gioia della sua vita fu la firma del contratto con l\u2019Hajduk, unita al fatto che di domenica che non doveva pi\u00f9 tremare per il risultato degli spalatini, visto che era parte integrante della squadra.<br \/>\nRimase sempre fedele all\u2019Hajduk. Siccome gioc\u00f2 negli anni difficili della storia degli spalatini, anni senza successi di rilievo, le altre grandi squadre dell\u2019ex Jugoslavia tentarono a pi\u00f9 riprese di convincerlo a passare nelle loro file. Per\u00f2 il grande amore per l\u2019Hajduk ebbe la meglio su tutto.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Aleksandar Kozlina, grande amore<\/strong><\/span><br \/>\nAleksandar Kozlina fu un vero beniamino dei tifosi dell\u2019Hajduk. Centrocampista e centrale difensivo, fu anche nazionale jugoslavo. Nato a Skrad il 20 dicembre 1938, fu gi\u00e0 da ragazzino un grande tifoso dell\u2019Hajduk, come ribad\u00ec pi\u00f9 volte lui stesso. Le vicissitudini della vita per\u00f2 lo portarono a Novi Sad dove fece i primi passi calcistici dapprima nel locale Vojvodina e poi nella seconda squadra cittadina, il Novi Sad.<br \/>\nCon l\u2019amico Antun Nepilo si rec\u00f2 in seguito in visita a Spalato a dei familiari. L\u2019amore verso l\u2019Hajduk lo port\u00f2 subito allo Stari plac dove si allenava la prima squadra. Vide l\u2019allenamento in corso e l\u2019allenatore. Chiese di partecipare pure lui all\u2019allenamento. L\u2019allenatore Ivo Radovnikovi\u0107 gli rispose che l\u2019allenamento degli juniores era gi\u00e0 finito. Per\u00f2 il ragazzo gli disse: \u201cSono Aleksandar Kozlina, ho 18 anni, si ricordi il mio nome\u201d e non si arrese. Tornato a Novi Sad si mise in luce tanto che squadre ben pi\u00f9 blasonate cominciarono a contenderselo. Partizan e Crvena Zvezda lo volevano tra le loro file, per\u00f2 Kozlina non volle cambiare squadra. Poi in riva al Danubio arrivarono gli emissari dell\u2019Hajduk. Kozlina non ci pens\u00f2 su nemmeno un secondo e si trasfer\u00ec subito a Spalato. Li incontr\u00f2 di nuovo Ivo Radovnikovi\u0107 che poco dopo quell\u2019allenamento negato sent\u00ec di doversi riscattare e concedere spazio a quel giovane giocatore dall\u2019ottimo dribbling. Correva il 1958. A Spalato Kozlina rimase per nove stagioni fino al 1967. In totale disput\u00f2 tra le file dei dalmati 177 partite ufficiali, segnando 12 reti. Con l\u2019Hajduk vinse pure una coppa nazionale, nella stagione 1966\/67.<br \/>\nNel 1967 si trasfer\u00ec in Belgio. Nello Standard di Liegi rimase per sei stagioni. Poi si trasfer\u00ec nella Germania occidentale dove gioc\u00f2 per il Victoria di Colonia, per il Tilleur e per il Borussia. In Germania ottenne pure il patentino di allenatore.<br \/>\nFu tutt\u2019altro che irrilevante la sua carriera in nazionale. Gioc\u00f2 soltanto nove partite per\u00f2 vinse la medaglia d\u2019oro alle Olimpiadi di Roma. L\u2019esordio avvenne il primo gennaio 1960, mentre l\u2019ultima partita disputata fu quella del 7 dicembre 1961 contro l\u2019Indonesia. Conclusa la carriera di calciatore, cerc\u00f2 di farsi strada come allenatore a Novi Sad, ma senza troppa fortuna.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Rematori, modesti i risultati ottenuti<\/strong><\/span><br \/>\nAlle Olimpiadi fu notevole, come sempre, la presenza dei dalmati nel canottaggio. Parteciparono ai Giochi Perica Vla\u0161i\u0107, Jo\u017ee Lovec, Janez Pintar, Vladimir Nekora, Vjekoslav Skalak, Igor Radin, Nikola Stipani\u010dev, Adolf Potokar e Ante Vr\u010di\u0107.<br \/>\nPerica Vla\u0161i\u0107 fece ritorno di nuovo alle Olimpiadi per\u00f2 questa volta nel due di coppia. Rem\u00f2 con Jo\u017ea Lovec (nato a Maribor, ma membro del Mornar da anni). Finirono all\u201911.esimo posto.<br \/>\nNel quattro con remarono Janez Pintar, Vladimir Nekora, Vjekoslav Skalak e Adolf Potokar con il timoniere Nikola Stipani\u010dev. Per loro, tutti rematori del Mornar di Spalato, le Olimpiadi partirono subito in sordina con un quarto posto nelle batterie. Nei recuperi finirono terzi nella propria serie e furono eliminati. Interessante notare che l\u2019unico dalmata era Nikola Stipani\u010dev, nato a Tribunj. Per il resto erano tutti rematori arrivati a Spalato da altre regioni, in quanto Pintar era nato a Lubiana, Nekora a Gornje Toplice in Serbia, Skalak a Filipovac peresso Pakrac e Potokar a Lubiana. Pure la riserva, Igor Radin era di Novi Sad.<br \/>\nInfine Ante Vr\u010di\u0107, nato a Sebenico, gareggi\u00f2 nel due con, insieme a Pa\u0161ko \u0160karica e al timoniere Josip Bujas. Finirono quarti nelle batterie e nei recuperi furono secondi nella terza serie. Cresciuto nel Krka di Sebenico, Ante Vr\u010di\u0107 si trasfer\u00ec poi al Mornar di Spalato.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Deludenti i pallanotisti<\/strong><\/span><br \/>\nLa nazionale di pallanuoto, reduce dall\u2019argento di Melbourne, nutriva grandi speranze pure a Roma. Nel girone della prima fase inanell\u00f2 facili vittorie contro Paesi Bassi, Sudafrica e Australia. Nella seconda fase seguirono altre due vittorie, contro gli Stati Uniti e la forte Ungheria. La squadra arriv\u00f2 cos\u00ec al girone finale, quello dove erano in ballo le medaglie, forte della vittoria contro l\u2019Ungheria. Per\u00f2 fu dapprima sconfitta dall\u2019Italia (1-2) e poi dall\u2019Unione Sovietica (3-4). Fin\u00ec ultima, anche se a pari punti con l\u2019Ungheria, a causa della differenza reti: mise a segno infatti una rete in meno degli ungheresi.<br \/>\nA far parte della nazionale furono: Ivica Cipci (spalatino, giocatore della Jadran), Antun Nardelli (spalatino della Jadran), Gojko Arneri (di Po\u017earevac, membro del KPK di Curzola) e Hrvoje Ka\u010di\u0107 (di Ragusa\/Dubrovnik, giocatore dello Jug)<br \/>\nTre i nuotatori in vasca a Roma. Il pi\u00f9 famoso fu Veljko Rogo\u0161i\u0107 di Castel Vitturi (Ka\u0161tel Luk\u0161i\u0107). Nell\u2019Urbe partecip\u00f2 ai 400m stile libero, ai 1.500m stile libero, ai 200 delfino, ai 4x100m misti e ai 4x200m stile libero. Per\u00f2 in tutte le gare usc\u00ec gi\u00e0 nelle eliminatorie. Poi troviamo Lovro Radoni\u0107 di Curzola che gareggi\u00f2 nei 200m delfino dove si piazz\u00f2 al 32.esimo posto. Infine Milan Jeger di Sarajevo che a Roma gareggi\u00f2 come membro del Mornar. Nuot\u00f2 nei 400m misti e nella 4x200m stile libero. In entrambe le competizioni usc\u00ec di scena subito nelle eliminatorie.<br \/>\nNell\u2019atletica da registrare la presenza di \u0110ani Kova\u010d. Nato a Frimantell in Australia gareggi\u00f2 a Roma nel periodo in cui era tesserato dell\u2019ASK di Spalato: nei 4x400m fu eliminato nelle semifinali.<br \/>\nNella vela troviamo Ante Piv\u010devi\u0107 di Ragusa\/Dubrovnik. Gareggi\u00f2 nella classe finn dove si piazz\u00f2 al decimo posto. Nel corso della sua lunga carriera fu tesserato delle squadre spalatine del Mornar, del Labud e dello Split.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Antonio Calebotta e la Virtus<\/strong><\/span><br \/>\nInfine da non dimenticare il cestista Antonio Calebotta. La sua storia \u00e8 molto simile a quella di Romeo Romanutti. Nato a Spalato il 30 giugno del 1930, figlio di un noto diplomatico, gioc\u00f2 quasi esclusivamente in Italia, nella Virtus di Bologna, tra le cui file milit\u00f2 per ben 15 anni. Una carriera lunga da seniores, dal 1953 al 1968. Vinse due scudetti, quelli delle stagioni 1954\/55 e 1955\/ 56. Entr\u00f2 nella storia per aver segnato ben 59 punti in una partita del 1956. Nel carnet di Romanutti, centro ovvero pivot, alto 204cm, troviamo in totale 64 presenze nella nazionale italiana con 412 punti messi a segno. Partecip\u00f2 alle Olimpiadi del 1960 quando l\u2019Italia perse la finale per il terzo posto. Mor\u00ec il 23 febbraio del 2002 a Bentivoglio in provincia di Bologna.\u00a0(5 e continua)<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/olympic-games-1960\/'>Olympic Games, 1960<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 246.30 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/olympic-games-1960\/?wpdmdl=718&refresh=6a61e2f4bd0da1784799988\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato sull&#8217;inserto Inpi\u00f9 Dalmazia del La voce del popolo il 5 dicembre 2020.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sogno di ogni atleta \u00e8 di partecipare alla Olimpiadi. 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