{"id":566,"date":"2018-12-15T18:38:40","date_gmt":"2018-12-15T18:38:40","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2018\/12\/15\/caporetto-tour-nel-cuore-della-disfatta\/"},"modified":"2023-11-25T10:16:34","modified_gmt":"2023-11-25T09:16:34","slug":"caporetto-tour-nel-cuore-della-disfatta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2018\/12\/15\/caporetto-tour-nel-cuore-della-disfatta\/","title":{"rendered":"Caporetto tour nel cuore della disfatta"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;anno 2018 ha celebrato il secolo della fine della Prima guerra mondiale. Una guerra ormai quasi dimenticata e relegata ai libri di storia e foto d\u2019epoca ingiallite. Pur non facendoci caso perch\u00e9 nel tempo cos\u00ec lontana da noi, i \u201cresti\u201d della cosiddetta Grande Guerra sono \u201cvisibili\u201d ancora oggi in tanti posti. Resta impressa nelle memorie perch\u00e9 fu un conflitto con tantissime vittime, una guerra in cui si combatteva soprattutto corpo a corpo con le armi costrette ad un ruolo secondario perch\u00e9 tecnologicamente non all\u2019avanguardia rispetto alle odierne, anzi in un tale contesto potremmo definirle \u201cprimitive\u201d.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>I resti della Grande Guerra vicino a noi li troviamo pelopi\u00f9 in montagna, nelle catene vicine ad Italia e Slovenia che sono state testimoni di grandi e storiche battaglie. Uno di questi musei a cielo aperto lo abbiamo visto alla Marmolada (reportage pubblicata in qualche numero addietro) a quasi 3.000 metri di quota, con tante trincee sopravissute al tempo e un museo dedicato proprio agli aspri conflitti che hanno avuto come teatro le Dolomiti.<br \/>\nUn\u2019altra zona pi\u00f9 vicina alle nostre terre testimone di grandi battaglie \u00e8 Caporetto (Kobarid in sloveno). Una zona molto isolata e sperduta tra le montagne al confine con l\u2019Italia: \u00e8 il comune pi\u00f9 occidentale della Slovenia e ancora oggi non risulta facile da raggiungere.<br \/>\nPer chi viaggia da Fiume con meta il luogo dove si svolse quella che viene considerata la disfatta per antonomasia, tanto da entrare nel lessico della lingua italiana come sinonimo di tremenda sconfitta, bisogna puntare Postumia\/Postojna e poi lungo l\u2019autostrada scendere un po\u2019 in direzione di Capodistria prima di prendere la strada verso Gorizia. E da qui cominciano le strade secondarie e tortuose tra le montagne. Prima si va verso Tolmino e poi ancora verso nord-ovest fino a Caporetto. Dall\u2019altra parte si pu\u00f2 venire attraverso Trieste e poi lungo le autostrade verso Udine e poi verso Cividale del Friuli. Poi da qui Caporetto \u00e8 vicino e la strada molto lineare.<br \/>\nCaporetto oggi \u00e8 una piccola cittadina con poco pi\u00f9 di 1.000 abitanti. Da sempre \u00e8 stata una cittadina di confine, cambi\u00f2 pi\u00f9 volte Nazione. Dal 1920 al 1947 fece parte del Regno d\u2019Italia. Anche se \u00e8 una citt\u00e0 a due passi dall\u2019Italia \u00e8 interessante che secondo l\u2019ultimo censimento della popolazione non ci sia nemmeno un abitante che si \u00e8 dichiarato italiano. Caporetto resta nota per le tantissime vittime tanto che negli anni.<br \/>\nOggi, come pure 100 anni fa la regione si presenta con una natura quasi intatta e con tante cime anche superiori ai 2.000 metri di quota. E poi c\u2019\u00e8 l\u2019Isonzo\/So\u010da e la sua sorgente e pochi chilometri dal centro abitato. Per chi vuole conoscere la zona e il circondario per le bellezze naturali il modo migliore \u00e8 mettersi in moto e fare una bella passeggiata attorno a Caporetto. Non serve una forma atletica particolare, anche i chilometri da percorrere a piedi sono una decina o gi\u00f9 di l\u00ec, ma in qualche ora \u00e8 fattibile. Ideale \u00e8 fare poi un giro antiorario che parte proprio dal centro della cittadina, dalla sua piazza centrale. Poco dopo la partenza arriviamo al principale museo cittadino. Inevitabilmente \u00e8 dedicato alla Prima guerra mondiale. All\u2019interno ripercorre le tappe pi\u00f9 importanti di questa guerra con particolare accento alle battaglie che si sono svolte in regione. In primo luogo viene ricordata la famosa battaglia che si \u00e8 svolta dal 24 ottobre al 27 novembre del 1917 tra le truppe italiane e quelle austriache e che si \u00e8 conclusa con la celebre sconfitta italiana quando si dovettero ritirare fino al fiume Piave. A terra rimasero ben 7.014 militari italiani. Prima di Caporetto ci furono altre undici battaglie, tutte combattute nella stessa zona e con una dinamica e un obiettivo simile: sfondare la linea nemica e costringere gli austriaci a ritirarsi. I generali italiani le provarono tutte: grandi attacchi, piccoli attacchi, attacchi preceduti da lunghi bombardamenti, attacchi a sorpresa, attacchi di giorno e attacchi di notte. L\u2019esercito italiano, guidato dal generale Luigi Cadorna, and\u00f2 avanti cos\u00ec per 2 anni, cinque mesi e 4 giorni. In alcuni casi riusc\u00ec a conquistare parecchio terreno, in altri l\u2019attacco fall\u00ec completamente. In ogni caso le perdite furono sempre altissime e il fronte austriaco non venne mai sfondato.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>ISONZO<\/strong><\/span><br \/>\nProseguiamo e poco dopo usciamo dal paese e scendiamo lungo la strada fino al pi\u00f9 importante ponte della zona che passa sopra l\u2019Isonzo. \u00c8 chiamato il ponte di Napoleone e fu parecchie volte al centro di confliti. Distrutto e rifatto parecchie volte, porta questo nome in quanto vi pass\u00f2 l\u2019esercito di Napoleone nel 18.esimo secolo. Interessante che accanto al ponte ci sono due monumenti o meglio letteralmente facce dedicate ai militari caduti, per\u00f2 durante l\u2019ultimo conflitto mondiale.<br \/>\nAndiamo avanti e costeggiamo costantemente il fiume. Mano a mano che il canyon diventa pi\u00f9 stretto si notano sempre di pi\u00f9 dei rifugi e bunker nella roccia costruiti 100 anni fa. Dopo aver passato ancora un vecchio ponte \u00e8 bello dirigersi verso la cascata pi\u00f9 importante in zona, quella del Kozjak. Arrivarci non \u00e8 sempre semplice visto che in parte bisogna letteralmente camminare sul letto del fiume, con tanto di piccoli e bassi \u201cponti\u201d. Se poi arrivate dopo una giornata di pioggia questa \u00e8 un impresa quasi impossibile.<br \/>\nVista la cascata non rimane altro che tornare indietro e attraversare il grande ponte sospeso a 51 metri d\u2019altezza sul fiume. \u00c8 qui che comincia la parte pi\u00f9 difficile del percorso, ma pure quella ricca di resti del primo conflitto mondiale. Inizia subito una ripida salita con tanti gradini e in cima, accanto alla strada, troviamo uno dei grandi bunker, muti testimoni di grandi battaglie. Andiamo avanti e iniziamo la salita verso il castello di Tonocov. Il sentiero passa lungo tanti altri percorsi scavati durante la guerra profondi anche due metri e nel percorrerli si pu\u00f2 solo immaginare quello di cui abbiano testimoniato. Oggi la zona sembra cos\u00ec pacifica e immersa in una splendida natura ed \u00e8 difficile pensare che 100 anni fa \u00e8 stata teatro di terribili battaglie. Questi \u201ccorridoi\u201d sono lunghi e tortuosi. Poi dopo una breve salita arriviamo alla strada che congiunge Caporetto a Trnovo. Dopo una breve sosta possiamo dirigerci verso la parte pi\u00f9 ripida del percorso. Ben nascosta tra la roccia accanto la strada si cela una ripida e lunga scalinata, tosta da passare perch\u00e9 assorbir\u00e0 tutte le energie tant\u2019\u00e8 ripida e impegnativa. Dal punto di vista puramente architettonico, per il tipo di terreno, sembra incredibile come sia stata realizzata. Procedendo in altezza il passaggio diventa sempre pi\u00f9 angusto. Una volta arrivati in cima, per\u00f2, si pu\u00f2 godere un bel panorama verso l\u2019Isonzo e le varie montagne circostanti.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>IL CASTELLO DI TONOCOV<\/strong><\/span><br \/>\nSegue un percorso molto lineare fino a uno dei pi\u00f9 vecchi insediamenti in zona. \u00c8 chiamato il castello di Tonocov. Scoperta relativamente nuova \u00e8 ancora zona di scavi e indagini. In parte \u00e8 pure area museo e posto di riposo d\u2019obbligo per alpinisti ed escursionisti della domenica. Dalla cima di questa zona si ha un maestoso panorama verso Caporetto e l\u2019intera zona comprese le montagne verso il sud, divise fra Slovenia e buona parte in Italia. Troviamo i resti della Grande guerra e vari sentieri\/trincee. Su molte guide si pu\u00f2 leggere la storia del posto: i primi insediamenti abitati nell\u2019area risalirebbero al IV secolo.<br \/>\nDalla cima ci possiamo rendere conto della passeggiata fatta e di quanto ci attende per tornare al punto di partenza. Che sia lontano o vicino una cosa \u00e8 certa: in discesa si fa sempre meno fatica, piccola consolazione. Perch\u00e9 pu\u00f2 rappresentare un bel problema il superamento di fiumiciattoli che s\u2019ingrossano per bene dopo le piogge. Pure in questo canale il percorso passa tra le rocce che ogni tanto nascondono bunker militari, oggi quasi nascosti da madre natura mentre all\u2019epoca erano un rifugi che fornivano sicurezza e protezione nel corso delle battaglie.<br \/>\nDopo diverso tempo rientriamo in una zona abitata, ma un velo di tristezza ci assale: arriviamo nell\u2019area dell\u2019Ossario italiano, sulla cima del colle Gradi\u010d.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>OSSARIO<\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019Ossario \u00e8 decisamente maestoso. Costruito a forma di ottagono con tre cerchi che racchiudono la chiesa di S. Antonio posta in cima. Lungo questi cerchi ci sono le lapidi dove sono indicati i nomi di tutti i militari caduti nella Prima guerra mondiale in zona e soprattutto durante la battaglia di Caporetto. A fianco della chiesa sorgono quattro lastre tombali militari, trasportate dal cimitero di Bovec. L\u2019ossario \u00e8 frutto della sistemazione dei cimiteri militari voluta dall\u2019Italia, ed \u00e8 l\u2019unico in Slovenia, altri resti degli italiani furono traslatati agli ossari di Redipuglia e Oslavia. Fu inaugurato nel 1938 alla presenza di Benito Mussolini. Vi riposano i resti di 7.014 soldati, di cui 1.748 ignoti raccolti in sei tombe poste ai lati delle scalinate centrali.<br \/>\nIl \u201ccomplesso storico\u201d domina la cittadina dalla quale \u00e8 ben visibile e pure da qui si ha un magnifico panorama verso tutta la vallata. Indipendentemente se si scende o sale verso l\u2019Ossario ci passa percorrendo una salita con ai lati le stazioni monumentali della Via crucis.<br \/>\nCon l\u2019Ossario e la Via crucis praticamente si chiude il percorso di montagna intriso di storia attorno e vicino a Caporetto. Muto testimone della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Sconfitta che \u00absalv\u00f2\u00bb l\u2019Italia e l\u2019Intesa<\/strong><\/span><br \/>\nLa battaglia nota pure come la dodicesima battaglia dell\u2019Isonzo vide di fronte le forze del Reggio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche. Le ostilit\u00e0 iniziarono alle 2 della mattina del 24 ottobre 1917. A combattere furono circa 257.000 soldati italiani con 1.342 cannoni contro i 353.000 militari austriaci e tedeschi, che schierarno in campo 2.518 cannoni. Lo scontro bellico fin\u00ec ufficialmente il 12 novembre, anche se in certe zone continu\u00f2 ancora per giorni. Il risultato fu terrificante. Morirono pi\u00f9 di 10.000 soldati italiani (secondo altri fronti ben 13.000), con 30.000 feriti e 265.000 prigionieri. Dall\u2019altra parte, ci furono circa 50.000 tra morti e feriti.<br \/>\nLa sconfitta port\u00f2 a immediate conseguenze politiche (la sostituzione del governo in carica) e militari, e l\u2019avvicendamento ai massimi vertici dell\u2019esercito, con il generale Armando Diaz sostituito dal generale Luigi Cadorna. Le unit\u00e0 italiane si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave, riuscendo a difendere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.<br \/>\nA testimonianza di questa battaglia, sopra Caporetto \u00e8 stato costruito il maestoso Ossario nel 1938 dove sono stati sepolti grand parte dei militari caduti in questa battaglia. Poco lontano a Tolmino \u00e8 stato edificato, pure nel 1938 un\u2019altro Ossario, delle forze tedesche. Qui invece sono stati sepolti 965 soldati tedeschi.<br \/>\nCaporetto nel linguaggio comune, perfino all\u2019estero, \u00e8 diventata il simbolo di tutte le disfatte, anche se questo termine viene forse usato impropriamente, perch\u00e9 configura un disastro militare completo e irreparabile, i cui effetti durano anni. Certo, gli italiani furono battuti \u2013 coinvolte buona parte della 2\u00aa Armata e il XII Corpo d\u2019Armata della Zona Carnia \u2013, ma la sconfitta fu riparata dalla vittoria finale, tant\u2019\u00e8 che le altre Armate (1\u00aa, 3\u00aa e 4\u00aa) tennero bene, e si deve a loro la vittoria nella successiva battaglia d\u2019arresto sul Piave (che si protrasse per pi\u00f9 di un mese e mezzo, nella quale 35 divisioni italiane, pur stanche e depresse dopo la ritirata, respinsero 55 divisioni austrotedesche), salvando l\u2019Italia e l\u2019intera Intesa dalla capitolazione.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-caporetto-slovenia\/'>Visit to Caporetto, Slovenia<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 469.95 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-caporetto-slovenia\/?wpdmdl=617&refresh=6a32c696e8cd61781712534\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 15 dicembre 2018.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anno 2018 ha celebrato il secolo della fine della Prima guerra mondiale. 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