{"id":567,"date":"2019-03-15T18:41:04","date_gmt":"2019-03-15T18:41:04","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2019\/03\/15\/trieste-i-segreti-nascosti-della-citta-sotterranea\/"},"modified":"2023-11-25T10:17:19","modified_gmt":"2023-11-25T09:17:19","slug":"trieste-i-segreti-nascosti-della-citta-sotterranea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2019\/03\/15\/trieste-i-segreti-nascosti-della-citta-sotterranea\/","title":{"rendered":"Trieste, i segreti nascosti della citt\u00e0 sotterranea"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono posti accanto ai quali passiamo spesso dei quali non ci rendiamo conto di cosa nascondano. Magari ci separa solo un muro, una porta. Magari si trovano in zone poco illuminate e poco invitanti a guardarci all\u2019interno. Certe volte questi posti sono dei veri e propri musei. Muti testimoni storici che qualche volta vengono valorizzati e resi aperti al pubblico. Uno di questi \u00e8 la Kleine Berlin di Trieste&#8230;<br \/>\nSiamo passati tantissime volte per via Fabio Severo arrivando nel capoluogo giuliano. Verso la discesa finale, prima della sede della RAI, un po\u2019 nascosto dalle automobili c\u2019\u00e8 un ingresso nel lungo muro. \u00c8 l\u2019entrata in un grande complesso sotterraneo costruito sotto il colle di Scorcola. Ma cosa nasconde, om&#8217;\u00e8 nato e qual\u2019\u00e8 la sua storia?<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>\u00a0Il rifugio dei triestini<\/strong><\/span><br \/>\nFacciamo un passo indietro. All\u2019inizio del conflitto ci si rese conto che la seconda guerra mondiale sarebbe stata pure una guerra fatta di aerei e bombardamenti dall\u2019aria. Serviva proteggere la popolazione e quale migliore difesa se non quella sotterranea. Su decreto del governo ben presto si cominciarono a costruire in tutta Italia. Trieste non fu un eccezione. La conformazione della citt\u00e0 era quasi ideale e trovare luoghi da adibire a rifugi sotterranei ce n&#8217;erano. Uno di questi nati durante la guerra, che diedero protezione a migliaia di triestini fu proprio il rifugio di Scorcola. Anche se magari sarebbe meglio dire i quattro rifugi uniti tra di loro. Un complesso alla fine enorme contante gallerie e diverse entrate. L\u2019intero progetto alla fine non fu mai del tutto realizzato, ma in grande parte s\u00ec. Dal 1996 a prendere cura di questo complesso \u00e8 il Club Alpinistico Triestino (CAT). Negli anni il CAT ha trasformato il tutto in un vero museo. Un museo con le sue sezioni da vivere passo dopo passo.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019unica entrata aperta \u00e8 quella in via Fabio Severo. All\u2019epoca era un ingresso secondario, di servizio che portava alla parte principale. Si passa subito accanto a tanti cimeli bellici, in grande maggioranza non trovati qui, ma trasportati da svariate parti. Questa prima sezione \u00e8 stata costruita dai tedeschi e aveva il ruolo di unire la parte dei rifugi costruiti dagli italiani e il palazzo di Giustizia. Andando fino in fondo alla galleria si arriva all\u2019incrocio dove alla fine c\u2019era il basamento per un generatore, a sinistra il collegamento con il resto del rifugio, mentre a destra superata una porta si arriva all\u2019ex entrata principale che \u00e8 stata chiusa subito dopo la guerra. Proseguendo si arriva quasi al palazzo di Giustizia, il tratto finale per\u00f2 \u00e8 murato. Il tutto purtroppo \u00e8 in parte allegato anche se negli anni \u00e8 diventato accessibile e visitabile.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Tuffolino<\/strong><\/span><br \/>\nTorniamo indietro fino al primo incrocio e visitiamo a pieno la parte tedesca fatta di una galleria principale e ben sei gallerie verso la destra (lunghe ben 26 metri) e cinque verso la sinistra (lunghe dai 10 ai 25 metri). Sono sistemate nell&#8217;ordine una dietro l\u2019altra. Il CAT ha trasformato buona parte di queste gallerie in piccole sezioni del museo, ognuna dedicata a determinati temi.<br \/>\nNella visita ci fermiamo immediatamente nella prima galleria di destra con tanto di sedie per assistere a una proiezione e la principale spiegazione sui perch\u00e9 della costruzione del complesso. Ma pure per capire come si viveva all\u2019epoca. Una vero tuffo negli Anni \u201840 e delle varie difficolt\u00e0 alle quali andavano incontro i triestini durante e trascorrevano un bombardamento e l&#8217;altro. Cos\u00ec ascoltiamo il racconto di come trascorrevano il tempo i pi\u00f9 giovani e giovanissimi che portavano le sedie, ma pure i soldatini di piombo o di carta, le figurine del litorale adriatico, le bambole. Come si leggeva all\u2019epoca Topolino, che per un periodo di tempo era diventato Tuffolino.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Due mondi diversi<\/strong><\/span><br \/>\nAndiamo avanti e cos\u00ec troviamo la galleria dedicata alla ricostruzione di come si presentava la vita durante i bombardamenti. Con tanto di insegne che figuravano su tante case all\u2019epoca, l\u2019US (uscita di sicurezza), I (idrante) e P (presa del serbatoio). Poi troviamo la galleria che ricostruisce i bombardamenti di Trieste con tante foto, ritagli di giornale, ma pure la lista completa di tutti gli orari dei bombardamenti e un mappa dove si capisce quali sono state le zone pi\u00f9 colpite. Ma pure la mappa degli edifici a rischio.<br \/>\nUna galleria \u00e8 dedicata alla vita e ai ruoli di Odilo Globo\u010dnik e Friedrich Rainer. \u00c8 la galleria dove c\u2019era la scala verso la sua villa. Oggi la scala \u00e8 stata ricostruita dalla CAT. Sui muri diversi pannelli per capire meglio il ruolo di questi gerarchi tedeschi e le versioni sulla loro cattura e morte.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 la galleria che all\u2019epoca era la zona gabinetto. Infine troviamo la galleria per l\u2019esposizione dei resti di un aereo che ha bombardato Trieste e che anni fa \u00e8 stato in parte recuperato.<br \/>\nCi sono poi altre gallerie che saranno aperte nel futuro e per le quali ci sono dei progetti.<br \/>\nLa \u201cparte tedesca\u201d e la \u201cparte italiana\u201d sono unite da una porta e in qualche modo sembra di passare da un mondo all&#8217;altro. Infatti anche da laici capiamo le differenza fral e due zone. Magari questo non era visibile durante la guerra, ma con gli anni la dissonanza \u00e8 diventata marcata. Infatti la \u201cparte tedesca\u201d si trova in condizioni perfette. Costruzione fatte come si deve con muri spessi, anche di 25cm. Dall\u2019altra parte, la \u201cparte italiana\u201d, ha dei muri meno spessi, 10-15cm, che con il passare degli anni ha visto nacere in modo eclatante i stalattiti, stalagmiti e vaschette di concrezione nelle quali scorre perennemente un velo d\u2019acqua.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Vietato sputare<\/strong><\/span><br \/>\nSubito varcata la pora bisogna fermarsi. Infatti ci si trova in un tunnel lunghissimo. La galleria, chiamata comunale, infatti e lunga circa 250 metri: ci troviamo praticamente a met\u00e0. Qui come da progetto potevano starci ben 1.300 persone!<br \/>\nAlla destra c&#8217; lo stop di entrtaa, chiuso al pubblico perch\u00e9 allagata con una serie di stalattiti e stalagmiti. Prendendo la sinistra si pu\u00f2 arrivare quasi fino alla fine. Oggi la sezione finale \u00e8 chiusa come pure l\u2019ex ingresso numero tre. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 un passaggio che porta alla galleria del secondo tunnel e avanti a quella del primo. Tutte le entrate sono state murate e chiuse. Oggi questa parte \u00e8 del tutto vuota e come unico testimone del passato c\u2019\u00e8 un cunicolo per l\u2019aerazione dal quale entra l\u2019aria, ma con tanto di \u201ctetto\u201d chiuso a prova di bombardamenti.<br \/>\nInteressante che in queste gallerie praticamente non abbiamo visto scritte di alcun tipo. Al contrario dei rifugi fiumani che ne sono ricche, qui troviamo solo alcune e con un ordine del tutto particolare: vietato sputare. Ed \u00e8 abbastanza logico visto i problemi di salute che c\u2019erano durante la guerra e come si vede facilmente i pochi posti per l\u2019igiene nell\u2019intero complesso.<br \/>\nArrivati fino in fondo non ci resta che tornare indietro e vivere ancora un po\u2019 questo complesso. Un vero museo che oggi viene giustamente chiamato in una versione quasi tedesca Kleine Berlin, piccola Berlino. La temperatura \u00e8 di circa 15 gradi e per cui visitarlo in qualsiasi stagione \u00e8 salutare. Per\u00f2 per visitarlo come si deve servono due orette e soprattutto con delle ottime guide del CAT si pu\u00f2 capire il tutto anche da perfetti laici di questioni belliche, ma pure di storia.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-kleine-berlin-trieste-italy\/'>Visit to Kleine Berlin, Trieste, Italy<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 534.41 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-kleine-berlin-trieste-italy\/?wpdmdl=619&refresh=6a32b8c5578f41781708997\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 15 marzo 2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono posti accanto ai quali passiamo spesso dei quali non ci rendiamo conto di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1070,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[89],"tags":[],"class_list":["post-567","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-history-reportage"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/567","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=567"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/567\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1931,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/567\/revisions\/1931"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=567"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=567"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=567"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}