{"id":598,"date":"2023-09-15T08:57:15","date_gmt":"2023-09-15T08:57:15","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2023\/09\/15\/la-rinascita-della-miniera-di-arsia\/"},"modified":"2023-11-25T09:56:45","modified_gmt":"2023-11-25T08:56:45","slug":"la-rinascita-della-miniera-di-arsia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2023\/09\/15\/la-rinascita-della-miniera-di-arsia\/","title":{"rendered":"La \u00abrinascita\u00bb della miniera di Arsia"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo delle miniere \u00e8 un mondo a molti sconosciuto. Nell\u2019ex Jugoslavia ce n\u2019erano parecchie, ma oggi ben poche sono attive. Trovare poi una visitabile \u00e8 molto difficile: per questioni principalmente di sicurezza e di salute, le miniere una volta chiuse, il pi\u00f9 delle volte, diventano offlimit. E in pratica muoiono. Ma non deve necessariamente essere cos\u00ec. Che possono avere (anche) una seconda vita, una volta smessa l\u2019attivit\u00e0 principale, ce lo dimostra una struttura geograficamente vicina a noi, che \u00e8 stata completamente \u201cconvertita\u201d al turismo, ossia l\u2019ex miniera del sale preistorica di Hallstatt, in Austria. Oggi \u00e8 possibile visitarla, attraversare le gallerie, salire sullo scivolo di legno lungo 64 metri che un tempo veniva utilizzato dai minatori. Dei 65 km di gallerie esistenti, 22,5 sono percorribili a piedi. Inoltre, nel 2013 \u00e8 stata aperta una piattaforma panoramica a 360 metri sopra i tetti di Hallstatt, con una visuale mozzafiato sulla citt\u00e0 pi\u00f9 pittoresca d\u2019Austria, sul lago Hallst\u00e4tter e sul massiccio del Dachstein. Diversa, ma pure molto turistica, \u00e8 invece la miniera del sale vicino a Cracovia, in Polonia. Ma ci sono pure altre minori, altrettanto rappresentative.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>E dalle nostre parti? Anni fa c\u2019\u00e8 stato il tentativo, grazie a un ottimo progetto, di rendere \u201cturistica\u201d la miniera di Albona. L\u2019iniziativa ha subito ben presto un arresto: poco \u00e8 stato realizzato e c\u2019\u00e8 ancora tanto da fare. La riqualifica delle gallerie sotterranee \u00e8 ancora in fase di progettazione. Invece la vicina Arsia si \u00e8 mossa presto e bene. Cinque anni fa ha instaurato una collaborazione con la Facolt\u00e0 di mineralogia di Zagabria, dando vita a un piano che prevedeva l\u2019istituzione di un museo e la possibilit\u00e0 di aprire al pubblico una parte dell\u2019immensa miniera. Iniziativa realizzata a partire dallo scorso 15 luglio. A capo di questo progetto c\u2019\u00e8 l\u2019associazione Arsiana.<br \/>\nIl percorso \u00e8 stato progettato a tappe in modo da avvicinare il visitatore alle meraviglie della miniera e al lavoro che in passato qui \u00e8 stato fatto. La prima tappa dell\u2019itinerario prevede una visita al museo cittadino, situato nella piazza principale di fronte alla Chiesa di Santa Barbara, protettrice dei minatori.<br \/>\nNel museo sono esposti gli attrezzi dei minatori, mentre dei filmini raccontano e spiegano come si presentava Arsia ai tempi della sua costruzione, ossia negli anni \u201930 del secolo scorso. Qui vengono ricordati i pericoli del lavoro in miniera. Due stanze, con arredo originale, ci portano alla vita di cinquant\u2019anni fa: a vederla si ha l\u2019impressione che il tempo si sia fermato. Segue la passeggiata per Arsia fino alla zona mineraria situata subito dopo il campo di calcio, dove c\u2019\u00e8 un grande palazzo che fino a pochi anni fa portava la scritta \u201cPrvomajska\u201d (del Primo maggio). Oggi l\u2019edificio, per ragioni di sicurezza, \u00e8 chiuso, ma nel vicino hangar si possono vedere ulteriori filmati con le testimonianze degli ex minatori di Arsia e di altre miniere. Attraverso i loro racconti apprendiamo dettagli della quotidianit\u00e0 degli operai, sia in miniera che fuori. Dopo le proiezioni si passa alla fase pi\u00f9 interessante: l\u2019entrata in miniera. Un avvertimento: occorre vestirsi per bene, perch\u00e9 dentro la miniera ci sono circa 12 gradi e l\u2019entrata \u00e8 ancora pi\u00f9 fredda. Si riceve il giubbotto catarifrangente e l\u2019elmetto con lampada frontale. Una volta equipaggiati, ci si dirige verso l\u2019ingresso, che dispone di due vie d\u2019accesso. Ci incamminiamo verso quella superiore chiamata tunnel \u201cCarlotta\u201d.<br \/>\nCi attende un\u2019ondata di&#8230; freddo. \u00c8 qui che ci rendiamo conto di entrare in una miniera, scavata nel pieno rispetto di numerose regole. E queste ci vengono spiegate, passo per passo. Troviamo lungo la strada delle \u201cstanze\u201d laterali usate in passato per varie riparazioni. Poi ci sono delle piccole insenature. La miniera e tutto il percorso sono dotati di un\u2019illuminazione moderna, che facilita e rende sicuro il tragitto. Il terreno \u00e8 nella prima parte ghiaioso, per\u00f2 strada facendo diventa fangoso. Dopo oltre una settimana dall\u2019ultima pioggia ci sono le prime infiltrazioni d\u2019acqua. Si incontrano parecchi archi; alcuni sono recenti, costruiti per assicurare l\u2019incolumit\u00e0, ma la maggior parte sono stati realizzati in epoca italiana e alcuni portano la dicitura \u201cDicembre 1936\u201d.<br \/>\nLungo la strada alla destra ci sono i numeri per indicare il posto in galleria e ci sono pure diversi posti per il telefono. Parecchi sono quelli originali. Inutile dire che i telefonini non hanno campo. Nel tratto finale di questa galleria, dopo un chilometro, si arriva alla zona museo. Infatti qui troviamo i resti dei binari, insieme con diversi macchinari d\u2019epoca, da quelli per la produzione, per lo smistamento del materiale, ma pure per la purificazione dell\u2019aria. C\u2019\u00e8 inoltre la zona degli ascensori, ma \u00e8 solo per la produzione, non per le persone. \u00c8 uno dei posti centrali della miniera, con tanto di incrocio delle gallerie sia in orizzontale che in verticale. Lungo la strada abbiamo visto i collegamenti tra le gallerie e anche le porte per l\u2019aerazione. Ma ci sono pure diversi carrelli e sopra la testa notiamo non poche funi che ancora oggi sembrano in ottimo stato. Lungo il percorso le guide ci spiegano che oggi ci sono ben pochi binari perch\u00e9 sono stati in gran parte venduti dopo il fallimento della miniera. E, dato del tutto originale, la ditta che gestiva la miniera di Arsia \u00e8 ancora oggi attiva, anche se in fallimento.<br \/>\nNoi siamo entrati nel tunnel che era adibito al trasporto del materiale a 39 metri sopra il livello del mare. Il tunnel come tale \u00e8 in costante e leggera discesa fino alla zona centrale. Per l\u2019uscita, come da progetto, veniva utilizzato un altro tunnel, il tunnel Arsia. Al contrario del primo, che ha delle curve, questo \u00e8 completamente diritto, un lungo corridoio con tanto di numeri che salgono fino al 36 dove si trova l\u2019uscita. In futuro, siamo sicuri, sar\u00e0 ideale per il percorso di un trenino, magari quello usato dai minatori, in modo da offrire al visitatore un\u2019esperienza quanto pi\u00f9 completa e vicina alla vita dei minatori. Ad Arsia i minatori andavano a piedi e, al contrario di quelli di Albona, non utilizzavano l\u2019ascensore. Pure questo tunnel \u00e8 in leggera discesa e appena all\u2019uscita ci rendiamo conto che siamo arrivati fuori dalla miniera, accanto al grande palazzo attraverso il quale i minatori, un tempo, entravano al piano terra, dove c\u2019era la zona delle docce e lo spogliatoio. In futuro, quando sar\u00e0 accessibile pure questo edificio e non solo la zona adibita ai minatori ci si potr\u00e0 rendere ancora di pi\u00f9 conto di come scorreva la vita all\u2019interno del complesso, senza dimenticare che qui quasi tutto \u00e8 rimasto invariato dalla costruzione. All\u2019uscita non rimane altro che restituire elmo e giubbino&#8230; e mangiare il classico panino del minatore. Arsia \u00e8 una miniera molto grande e ricca e si spera che il progetto in futuro metta a disposizione del pubblico ancora pi\u00f9 contenuti. Perch\u00e9 quest\u2019area, da molti anni quasi dimenticata, oggi vive rivalutando il proprio passato.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0<\/strong><br \/>\nLa citt\u00e0 di Arsia conta oggi poco pi\u00f9 di 3000 abitanti. Fu costruita in meno di un anno proprio per facilitare le attivit\u00e0 minerarie. La creazione del \u201cprogetto citt\u00e0 mineraria\u201d \u00e8 stata data allo studio Pulitzer di Trieste (architetti Pulitzer, Ceppi, Finali, e gli sloveni Zorko Lah e Franjo Kosovel).Venne costruita in una zona difficile che precedentemente era stata bonificata, con la regolamentazione del torrente Carpano ed il prosciugamento del lago omonimo.<br \/>\nLa costruzione del tutto fin\u00ec nella primavera del 1937 e poi si aspett\u00f2 per l\u2019inaugurazione ufficiale il 4 novembre 1937.<br \/>\nArsia fu visitata da Benito Mussolini pochi mesi prima dell\u2019inaugurazione e vi tenne qui un discorso. Si trattava della prima citt\u00e0 a carattere minerario progettata e costruita dal regime e ad essa segu\u00ec Carbonia in Sardegna.<br \/>\nL\u2019abitato, rimasto intatto fino ai giorni nostri, fu definito d\u2019impronta razionalista perch\u00e9 fu dotato dei principali servizi: scuole, un ospedale, un campo sportivo e piscina, un ufficio postale, un cinema ed un albergo. La chiesa, dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori, \u00e8 opera, come il municipio, dello stesso Pulitzer Finali. \u00c8 originale perch\u00e9 \u00e8 a forma di un carrello da minatore rovesciato mentre il campanile ricorda le lampade impiegate in miniera.<br \/>\nArsia che gi\u00e0 nel 1936 aveva 6.978 abitanti, fu costituita su un territorio comunale di 74,00 km\u00b2. Divent\u00f2 subito comune autonomo e gi\u00e0 nel 1937 contava circa 10.000 abitanti. Lo sfruttamento delle miniere di carbone arriv\u00f2 ben presto al culmine, con 160 chilometri di gallerie gi\u00e0 scavate che raggiungevano anche i 350 metri di profondit\u00e0. Un totale di ben 20 piani, parte sopra il livello del mare e parte sotto. Dal 1943 al 1945 venne occupata da una guarnigione della Germania nazista. Venne poi presa dai partigiani iugoslavi, che destinarono al lavoro nelle miniere prigionieri e condannati ai lavori forzati. Nel dopoguerra avvenne l\u2019esodo della gran parte delle famiglie italiane. L\u2019attivit\u00e0 estrattiva, gi\u00e0 notevolmente ridotta con la seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, si concluse definitivamente nel 1992.<\/p>\n<p><strong>Storia delle miniere<\/strong><br \/>\nLa prima produzione mineraria inizi\u00f2 nel 1785 a Krapno presso Albona, da dove veniva consegnato il carbone a Fiume per il fabbisogno dello Zuccherificio di Fiume. La produzione mineraria permanente nella zona di Albona inizi\u00f2 intorno al 1830 nelle tre miniere di Krapan. A causa dell&#8217;industrializzazione dell&#8217;economia austro-ungarica nella seconda met\u00e0 del XIX secolo. secolo, la domanda di carbone aument\u00f2. Furono aperti nuovi pozzi (Vine\u017e e \u0160trmac), furono introdotte nuove macchine per l&#8217;estrazione del carbone, furono costruiti gli appartamenti per i minatori, fu aperto l&#8217;ospedale minerario, fu costruita la ferrovia Krapan-\u0160talija con trazione a cavalli e subito dopo fu introdotta la locomotiva a vapore. Nel 1881 la societ\u00e0 viennese Trifailer Kohlenwerks-Gesellschaft acquist\u00f2 le miniere di Krapno e il pozzo di Vine\u017e e un\u00ec tutte le miniere della regione di Albona in un&#8217;unica entit\u00e0 tecnologica di produzione. A quel tempo l&#8217;azienda impiegava circa 1.000 dipendenti e la produzione ammontava a 90.000-130.000 tonnellate di carbone all&#8217;anno.<br \/>\nQuando l&#8217;Istria diventa parte del Regno d&#8217;Italia, le miniere passarono sotto la gestione della Societ\u00e0 Anonima Carbonifera Arsa, di cui poi divent\u00f2 proprietaria l&#8217;Azienda Carboni Italiani. Il 2 marzo 1921 scoppi\u00f2 uno degli scioperi pi\u00f9 significativo nella storia della miniera. I lavoratori chiedevano la giornata lavorativa di otto ore e un aumento del salario. Dopo che le loro richieste furono respinte, proclamarono la Repubblica autonoma di Albona. La Repubblica di Albona venne estinta con la forza dal governo italiano l&#8217;8 aprile 1921 Il periodo fino all&#8217;inizio della Seconda guerra mondiale fu segnata da un aumento dello sfruttamento e della modernizzazione, soprattutto in relazione all&#8217;elettrificazione delle miniere.<br \/>\nSecondo il progetto dell&#8217;architetto Gustav Pulitzer Finali 1936\u201337, per il fabbisogno di circa 4.000 abitanti fu costruito il nuovo insediamento minerario di Arsia. All&#8217;inizio degli anni &#8217;40, su progetto di Eugenio Montuori, intorno al pozzo minerario appena aperto venne costruito il villaggio di Pozzo Littorio (Podlabin). Oltre agli stabilimenti principali ne sono stati aperti di nuovi: Si\u010dovlje, Korajba, Roditti e Podlabin, ed \u00e8 entrata in funzione anche la Scuola tecnica mineraria di Albona. Le miniere erano considerate le pi\u00f9 moderne d&#8217;Europa, impiegavano pi\u00f9 di 10.000 lavoratori e nel 1942 fu raggiunta la produzione record di 1.158.000 tonnellate.<br \/>\nL&#8217;eccessivo sfruttamento del carbone, che serviva per il fabbisogno dell&#8217;economia italiana, e la trascuratezza della sicurezza dei lavoratori provocarono numerosi incidenti. Il pi\u00f9 grande si \u00e8 verificato il 28 febbraio 1940 quando un&#8217;esplosione di metano uccise 372 minatori, met\u00e0 dei quali sul colpo, mentre l&#8217;altra met\u00e0 mor\u00ec a causa dell&#8217;esplosione o dell&#8217;avvelenamento da gas. Con la fine dell&#8217;ultimo conflitto mondiale fu fondata una nuova compagnia mineraria chiamata Miniera di carbone istriano Ra\u0161a. Nonostante la costante fluttuazione e la carenza di manodopera, si svilupp\u00f2 rapidamente a causa dell&#8217;importanza del carbone nella ricostruzione del paese e nell&#8217;economia del dopoguerra. Un nuovo disastro colp\u00ec le miniere di carbone nel 1948 quando 86 minatori morirono in un&#8217;esplosione di metano. Nel 1959 nelle miniere di carbone istriane di Arsia \u00e8 stata realizzata la maggiore produzione del dopoguerra, pari a 860.100 t, mentre nel 1963 l&#8217;azienda impiegava 7.290 dipendenti.<br \/>\nNel corso degli anni &#8217;60 l&#8217;attivit\u00e0 mineraria attravers\u00f2 un periodo di crisi a causa del crescente utilizzo del petrolio e della conseguente diminuzione della domanda di carbone. Le grandi scorte di carbone causarono un calo della produzione e del numero dei dipendenti, per cui per ridurre le scorte fu costruita la centrale termoelettrica Plomin 1. La miniera di Arsia \u00e8 andata avanti fino al 1966 quando \u00e8 stata chiusa. La chiusura delle altre miniere segu\u00ec nei decenni seguenti.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-mine-rasa\/'>Visit to Mine Ra\u0161a<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 696.37 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-mine-rasa\/?wpdmdl=893&refresh=6a61be818ee261784790657\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 15 settembre 2023.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo delle miniere \u00e8 un mondo a molti sconosciuto. 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