{"id":599,"date":"2023-09-30T08:58:19","date_gmt":"2023-09-30T08:58:19","guid":{"rendered":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2023\/09\/30\/kocevje-il-piu-grande-comune-sloveno\/"},"modified":"2023-11-25T09:56:16","modified_gmt":"2023-11-25T08:56:16","slug":"kocevje-il-piu-grande-comune-sloveno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/2023\/09\/30\/kocevje-il-piu-grande-comune-sloveno\/","title":{"rendered":"Ko\u010devje il pi\u00f9 grande comune sloveno"},"content":{"rendered":"<p>Sapete qual \u00e8 il comune della Slovenia con la pi\u00f9 grande superficie? Di sicuro penserete ai centri principali del Paese, in primis la capitale Lubiana, quindi Maribor, Capodistria, Celje, Novo Mesto, Nuova Gorizia&#8230; Sono citt\u00e0 importanti, con tanti abitanti, per\u00f2 con superfici minori rispetto a quella che detiene il record in Slovenia: Ko\u010devje! In tedesco Gottschee (e in passato, in forma italiana, nota come Cocevie) \u00e8 poco conosciuta e in molti si chiederanno \u201cma dove si trova?\u201d e perch\u00e9 se ne parla?<br \/>\nDomande legittime, se si considera che, in generale, \u00e8 solo negli ultimi anni che Ko\u010devje, nella Slovenia sudorientale, si sta \u201caprendo\u201d ai visitatori e quindi anche dal punto di vista turistico. Collocato tra i fiumi Krca (Cherca) e Kolpa, il comune conta una popolazione di circa 16.500 persone (di cui la met\u00e0 nella sola Ko\u010devje) ma ben 563,7 chilometri quadrati.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>PRIMI CENNI STORICI. I primi riferimenti storici all\u2019esistenza della cittadina risalgono all\u2019anno 1363 (Gutschee) come feudo dei conti di Ortenburg, i quali fecero giungere dalla Germania alcune famiglie di agricoltori che popolarono le campagne e fondarono alcuni villaggi sulle colline e tra i monti del Ko\u010devsko. In pochi decenni, Ko\u010devje divenne il centro commerciale della valle del fiume Rin\u017ea e delle terre circostanti, ottenendo il titolo di citt\u00e0 nel 1471 (civitas Gotsche).<br \/>\nAssalita pi\u00f9 volte dai Turchi, cerc\u00f2 di resistere grazie a un giro di mura circondato dalle acque del fiume, deviate in un profondo fossato. Malgrado ci\u00f2, nel 1491 Gottschee fu conquistata e incendiata. Risorse faticosamente sempre come centro commerciale e artigianale, e verso la fine del XIX secolo giunse ad essere un modesto centro industriale. Dal 1941 al 1943, durante la Seconda guerra mondiale, fu occupata dall\u2019Italia fascista, inquadrata nella Provincia di Lubiana.<br \/>\nCOME ARRIVARCI. Per chi viene, come noi, da Fiume, la via obbligatoria ci porta a imboccare l\u2019autostrada verso Zagabria. Usciti a Delnice, si prosegue lungo strade secondarie, con direzione verso il \u201cconfine\u201d in localit\u00e0 Brod na Kupi (siamo ancora nella Regione litoraneo-montana). Arrivati in territorio sloveno, si apre davanti a noi una meravigliosa zona verde e ben curata, con poche case e parecchi animali, tra cavalli e mucche. Dopo qualche decina di chilometri siamo gi\u00e0 a Ko\u010devje.<br \/>\nQuella che ci accoglie in una giornata lavorativa \u00e8 una citt\u00e0 tranquilla, con poco movimento. Prima di entrare nel centro urbano ci fermiamo nella periferia della citt\u00e0 e decidiamo di recarci al lago artificiale chiamato lago di Ko\u010devje, detto non a caso anche Lago della miniera, perch\u00e9 in quest\u2019area un tempo c\u2019era appunto una miniera. Oggi figura tra i laghi pi\u00f9 puliti della Slovenia, habitat di numerose specie animali e vegetali. \u00c8 un\u2019autentica zona relax per gli abitanti di Ko\u010devje e un paradiso per i pescatori. D\u2019estate non mancano i bagnanti. L\u2019acqua del bacino \u00e8 abbastanza calda, ma attenzione al vento,che sa rendere l\u2019aria fredda.<br \/>\nPASSATO TRAVAGLIATO. Lasciate le sponde del lago, ci avviciniamo al centro, cercando il Museo regionale. Infatti, \u00e8 un posto ideale per conoscere i trascorsi di Ko\u010devje dagli albori ai giorni nostri. \u00c8 situato in una parte secondaria, in un vecchio edificio che da sempre non \u00e8 solo un museo, ma pure un centro per manifestazioni. Al pianterreno della palazzina c\u2019\u00e8 un\u2019ampia stanza che ospita un percorso attraverso i secoli, che riassume e spiega la ricca e travagliata storia di questa citt\u00e0 e di tutto il territorio.<br \/>\nSubito all\u2019entrata sono collocate delle lapidi-pietre tombali che ricordano il passato, nonch\u00e9 una mappa dettagliata della regione. Basta dare un\u2019occhiata per rendersi conto della vastezza di quest\u2019area, con tantissimi paesini attorno al capoluogo. Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 anche il fatto che i centri sono indicati con due colori, bianchi e neri, a seconda se sono paesi che vivono ancora oggi oppure se si tratta di cittadine abbandonate. Ed \u00e8, purtroppo, la sorte toccata alla gran parte dei paesi negli ultimi due secoli, a causa principalmente delle vicende legate alle due guerre mondiali.<br \/>\nLA \u00abSIBERIA\u00bb DELLA SLOVENIA. Nonostante l\u2019abbondante vegetazione, questa \u00e8 una zona molto fredda d\u2019inverno, tant\u2019\u00e8 che qui si registrano le temperature pi\u00f9 basse in tutta la Slovenia. Non per niente viene definita la Siberia della Slovenia. E non soltanto per un fatto di \u201cclima polare\u201d, ma anche perch\u00e9 \u00e8 ritenuta la zona meno abitabile del Paese: qui si finiva al confino, praticamente per punizione.<br \/>\nBisogna pure sapere che Ko\u010devje e dintorni negli anni hanno avuto una fortissima presenza germanica, che si \u00e8 mantenuta fino alle ultime guerre mondiali, che qui hanno visto dopo la capitolazione dell\u2019Austro-Ungheria la presenza italiana e successivamente quella tedesca. I conflitti hanno provocato il grande esodo della popolazione da queste terre che hanno visto dure battaglie e tanta distruzione. La popolazione di lingua tedesca fu costretta a esiliare in Germania o trucidata subendo una pulizia etnica.<br \/>\nFinite le ostilit\u00e0, nel secondo dopoguerra fu allestito un campo prigionia per prigionieri politici, attivo fino al marzo del 1946: una specie di Goli otok sulla terraferma. Dopo la ricostruzione avvenne la militarizzazione delle regione. Nell\u2019allestimento, il Museo presenta una serie di foto che registrano il prima e il dopo. E si capisce subito come sia cambiata la vita non solo in citt\u00e0, ma pure nella campagna.<br \/>\nLA FORESTA DEI MASSACRI. Prima di fare una passeggiata nel centro storico e conoscere meglio la Ko\u010devje d\u2019oggi, facciamo una breve tappa in montagna. E non per il gusto di fare un po\u2019 d\u2019alpinismo, ma per raggiungere lo specialissimo Ko\u010devski rog, un altopiano carsico ricco di foibe e cavit\u00e0 naturali e in buona parte ricoperto da foresta. Qui, subito dopo il conflitto, avvennero i massacri di Ko\u010devski rog \u2013 o massacri di Cocevie, come li chiamano vari storici \u2013, le esecuzioni sommarie di massa di prigionieri di guerra, in buona parte domobranci sloveni, ma anche collaborazionisti croati, serbi e montenegrini, avvenute a opera di reparti speciali dei partigiani comunisti jugoslavi nell\u2019estate del 1945.<br \/>\nI domobranci sloveni, con numerosi civili al seguito, erano fuggiti in Austria attraverso il passo Ljubelj nella seconda settimana di maggio. A partire dal 18 maggio iniziarono i rimpatri forzati via treno di croati e cetnici. Seguirono gli sloveni e i prigionieri vennero confinati dai partigiani in campi di concentramento attorno Lubiana e Celje. Poi vennero fatti venire in questo altopiano e nelle isolate foibe di Ko\u010devski rog vennero liquidati, perlopi\u00f9 con un colpo alla nuca. Le vittime delle stragi avvenute a Ko\u010devski rog vengono stimate in 14.000, sebbene alcune testimonianze forniscano numeri pi\u00f9 alti. Oggi a ricordo di quei tempi drammatici c\u2019\u00e8 una zona \u201cmausoleo\u201d con diversi croci per le diverse nazionalit\u00e0 e religioni con scritte in latinico e cirillico, una specie di via crucis.<br \/>\nRitorniamo a valle, perch\u00e9 s\u00ec, Ko\u010devje si trova in una valle tranquilla e verde. Oggi \u00e8 difficile definire il centro cittadino: Ko\u010devje pu\u00f2 sembrare una citt\u00e0 piccola, visto che ha poco meno di 10mila abitanti, ma ha edifici vecchi e pieni di storia. Tra questi bisogna far notare quello della scuola media. Infatti, l\u2019istruzione ha origini lontane e di recente la scuola media ha festeggiato i suoi 150 anni.<br \/>\nLE VILLE LIBERTY. La citt\u00e0 come tale \u00e8 divisa in due parti dal fiume Rin\u017ea, il corso d\u2019acqua principale, che si snoda lentamente attraverso la citt\u00e0 e sopra il quale passano diversi ponti, di differenti epoche. Il pi\u00f9 vecchio e importante \u00e8 il ponte Carlo del XIX secolo, quello pi\u00f9 recente \u00e8 stato innalzato pochi anni fa nelle immediate vicinanze del nucleo storico della chiesa. Ed \u00e8 solo pedonale.<br \/>\nA pochi passi, sorge la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, costruita alla fine dell\u2019Ottocento, sul sito della chiesa precedente. Andando a nord, lungo la vecchia strada arriviamo nella zona delle osterie, oltre che il quartiere delle ville storiche, dei tempi d\u2019oro della citt\u00e0, quando si afferm\u00f2 l\u2019Art Nouveau. Oggi purtroppo gran parte di queste costruzioni stanno decadendo, hanno perso il loro ruolo e splendore. Troviamo cos\u00ec la villa Sajovic, dai colori vivaci (giallo, beige e bianco) con motivi geometrici a forma di rettangoli e quadrati che dominano il primo piano, le decorazioni floreali sul lato del cortile, oltre ad ampi spazi vetrati e due portici. \u00c8 del 1909, commissionata da Ur\u0161ula Vitoslava Nosan (nata Kajfe\u017e), che si ispir\u00f2 a una sconosciuta residenza di caccia reale in Svezia che aveva visto durante i suoi viaggi in Europa. Il nome della villa deriva dall\u2019avvocato Ivan Sajovic, suo secondo marito.<br \/>\nMa tra i migliori esempi di architettura Art Nouveau di Ko\u010devje c\u2019\u00e8 la villa di uno dei pi\u00f9 importanti uomini d\u2019affari della Slovenia, Anton Kajfe\u017e del 1901, la cui mezza scala a chiocciola davanti alla porta principale \u00e8 decorata con un mosaico.<br \/>\nQui c\u2019erano pure diversi alberghi. Di aperti oggi ne esiste solo uno ed \u00e8 un ostello. Tra i vecchi alberghi c\u2019era l\u2019albergo Trieste del 1853. Un palazzo importante che era la sede pure del primo cinema e di svariati eventi mondani. Parallelamente a questa via, nella via Lubiana troviamo la zona sportiva e verde della citt\u00e0. Non \u00e8 un parco, ma una specie di grande prato dove hanno trovato posto la scuola elementare e media, il palazzetto dello sport e lo stadio di calcio.<br \/>\nInevitabile un altro ponte che offre un\u2019ottima panoramica alla principale chiesa cittadina. Andando avanti ritorniamo al nostro punto di partenza e all\u2019unico centro commerciale.<br \/>\nFinisce cos\u00ec la nostra passeggiata per la citt\u00e0 di Ko\u010devje, citt\u00e0 che sta trovando una sua via dello sviluppo nel mondo del turismo. La parola d\u2019ordine \u00e8 Ko\u010devsko, un brand dietro al quale sta l\u2019ente turistico locale, con un\u2019offerta variegata che va dall\u2019ostello al bunker di \u0160krilj, dal museo alle guide turistiche cittadine e di montagna. Non solo di Ko\u010devje, ma anche di Kostel e Osilnica. E il loro sito \u00e8 pure in italiano. Da ritornare e da continuare a esplorare.<\/p>\n<p><strong>La \u00abcarta d&#8217;identit\u00e0\u00bb<\/strong><br \/>\nAbitanti: 8.157<br \/>\nAltitudine: 466mm<br \/>\nFondata: 1363 come Gotsche<br \/>\nNomi nella storia: Gottschee G\u00f6ttscheab, G\u0259tscheab, Gottscheerish, Cocevie<br \/>\nTemperatura massima: 38,1C<br \/>\nTemperatura minima: -31,2C<\/p>\n<p><strong>Un amore proibito<\/strong><br \/>\nLa zona di Ko\u010devje non \u00e8 speciale soltanto per la sua natura eccezionale, ma anche per la sua ricca storia e per i suoi abitanti, le leggende che si raccontano. E merita davvero incamminarsi in un entusiasmante viaggio nel mondo del patrimonio culturale di quest\u2019area. Ad esempio, si pu\u00f2 salire fino alle rovine del castello di Friedrichstein (Fridrih\u0161tajn), che sorge su una collina alta 970 metri, a sud di Ko\u010devje. \u00c8 raggiungibile con una breve arrampicata, o con il consueto percorso escursionistico, pi\u00f9 facile. Da quest\u2019altura si gode una stupenda vista sulla valle. Interessante anche la storia del maniero, costruito nel XV secolo (tra il 1423 e il 1425), oggi ridotto a un cumulo di ruderi, che sono stati ricostruiti e quindi protetti da un ulteriore degrado.<br \/>\n\u00c8 conosciuto soprattutto per una (tragica) storia d\u2019amore \u201cmitteleuropea\u201d, che collega le attuali Slovenia e Croazia, andando pure oltre, in Austria, Ungheria&#8230; Il castello fu fatto erigere (per la sua amante e futura consorte) da Federico II (1379-1454), figlio di Herman II, conte di Celje. Era un principe e magnate della Stiria, fedele sostenitore e suocero di Sigismondo di Lussemburgo, re d\u2019Ungheria, re di Croazia e in seguito anche imperatore del Sacro Romano Impero, che lo ricompens\u00f2 con terre e privilegi. Al culmine del suo potere, Hermann controllava due terzi della terra in Carniola, la maggior parte della Bassa Stiria e diverse parti della Croazia. Infatti, Sigismondo gli assegn\u00f2 in eredit\u00e0 Vara\u017edin e vari altri distretti nello Zagorje. I conti risiedevano al castello di Veliki Tabor, una fortificazione sita nelle vicinanze di Desini\u0107.<br \/>\nE fu proprio qui che il suo primogenito Federico II (1379-1454), che aveva sposato Elisabetta (Frankopan) di Veglia ma della quale nel 1422 era rimasto vedovo \u2013 la donna mor\u00ec in circostanze sospette, probabilmente per mano dello stesso marito \u2013, incontr\u00f2 e s\u2019innamor\u00f2 perdutamente di sposare Veronika di Desenice (in sloveno Veronika Deseni\u0161ka, in croato Veronika Desini\u0107ka), una giovane contadina. Era di rango inferiore, ma la spos\u00f2, contro il volere del padre. La coppia fugg\u00ec nella citt\u00e0 di Friedrichstein, al confine tra Croazia e Slovenia, non distante dal Gorski kotar. Qui pronunciarono la loro reciproca promessa d\u2019amore, ma la loro felicit\u00e0 non dur\u00f2 a lungo.<br \/>\nIl potente Hermann si rifiut\u00f2 di riconoscere la nuova nuora e con l\u2019intento di mettere fine a quell\u2019unione mand\u00f2 il suo esercito con l\u2019ordine di arrestare i due amanti. Alla fine, gli scagnozzi del conte riuscirono a catturarli. Hermann accus\u00f2 Veronica di stregoneria (fu il primo processo del genere registrato in Slovenia) per aver ammaliato il giovane Federico. Durante l\u2019interrogatorio, durato ben 48 ore, i giudici non riuscirono a trovare neppure un piccolo indizio della sua colpevolezza. Veronika fu assolta dal tribunale di Celje, ma il conte decise lo stesso di far sopprimere la ragazza: ordin\u00f2 che fosse fatta annegare in una tinozza piena d\u2019acqua (era il 17 ottobre 1425) e il suo corpo senza vita fosse murato nel castello. Il figlio, invece, fu mandato a Celje, e per quattro anni rimase imprigionato in una torre priva di porte e finestre, con solo una feritoia attraverso la quale riceveva cibo e acqua.<br \/>\nDopo l\u2019estinzione della dinastia, nel 1456 il castello pass\u00f2 all\u2019imperatore asburgico Federico III; in seguito fu affittato dal barone Jurij Thurn e nel 1641 fu acquistato dal conte Auersperg, che utilizz\u00f2 anche i materiali di Friedrichstein per costruire il suo nuovo castello a Ko\u010devje. Oggi di Friedrichstein rimangono solo le mura in rovina e i resti delle fondamenta. Il sito \u00e8 stato ripulito e restaurato nel 1993. Un interessante residuo di quei tempi \u00e8 la roccia viva su cui \u00e8 rimasta l\u2019impronta di Veronika: la leggenda narra che quando Federico II la baci\u00f2 il giorno del loro matrimonio, la roccia su cui era seduta in quel momento si sciolse sotto l\u2019effetto del loro amore appassionato. Il personaggio di Veronika ha ispirato diverse opere letterarie in sloveno, croato, tedesco, italiano e ceco.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per vedere l&#8217;intero articolo, versione PDF<\/strong><\/span><br \/>\n<div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Default Template -->\n\n<div class=\"link-template-default card mb-2\">\n    <div class=\"card-body\">\n        <div class=\"media\">\n            <div class=\"mr-3 img-48\"><img decoding=\"async\" class=\"wpdm_icon\" alt=\"Icon\" src=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/wp-content\/plugins\/download-manager\/assets\/file-type-icons\/pdf.svg\" \/><\/div>\n            <div class=\"media-body\">\n                <h3 class=\"package-title\"><a href='https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-kocevje-region\/'>Visit to Ko\u010devje region<\/a><\/h3>\n                <div class=\"text-muted text-small\"><i class=\"fas fa-copy\"><\/i> 1 file(s) <i class=\"fas fa-hdd ml-3\"><\/i> 739.51 KB<\/div>\n            <\/div>\n            <div class=\"ml-3\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/kramarsic.com\/igor4\/download\/visit-to-kocevje-region\/?wpdmdl=894&refresh=6a295ce566c181781095653\">Download<\/a>\n            <\/div>\n        <\/div>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n<\/div><\/p>\n<p>Pubblicato su Panorama il 30 settembre 2023.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapete qual \u00e8 il comune della Slovenia con la pi\u00f9 grande superficie? 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