A Sarajevo si è tenuta la première del film “Toni Kukoč-Magical Seven” (“Il magico sette”) del giornalista sportivo bosniaco Sabahudin Topalbećirević, dedicato alla vita di Toni Kukoč, uno dei migliori giocatori di basket e sportivi in generale nella storia di queste terre. Sono stati ospiti dell’evento numerosi personaggi famosi del mondo dello sport come Zlatko Dalić, Marijan Kustić, Sead Sušić, Ivica Šurjak, Stipe Pletikosa, Ivan Gudelj, Joško Jeličić, Dino Konaković, Sejo Bukva e molti altri, oltre allo stesso Kukoč che ha ricevuto, come previsto, la più grande ovazione da parte del pubblico.
Toni Kukoč è nato a Spalato il 18 settembre 1968, è un ex cestista croato e membro della nazionale di pallacanestro della Repubblica di Croazia. È stato uno dei migliori cestisti di tutti i tempi della Dalmazia. Ha lasciato un’importante impronta nel basket europeo, ma è stato pure tra i primi europei a imporsi nel Campionato americano, ovvero nella NBA. Nella sua carriera ha vinto praticamente di tutto sia a livello di club che a livello di nazionale.
Toni Kukoč iniziò la sua carriera nella Jugoplastika di Spalato. Fece tutta la trafila nelle categorie giovanili. I primi successi arrivarono verso la metà degli anni ‘80. Nel 1985 vinse il Campionato juniores della Jugoslavia. L’allenatore della Jugoplastika era Krešimir Ćosić, che all’epoca disse: “Vado via lasciando un club che ha davanti a sé un futuro roseo. Avete un giocatore che è oro zecchino in questa squadra. Avete il nuovo campionissimo, se non un giocatore migliore e più forte di Dražen Petrović”. Si riferiva proprio a Toni Kukoč. Nello stesso anno conquistò con la Jugoslavia la medaglia di bronzo agli Europei U-16.
Il gran balzo nel 1986
Nel 1986 era pronto per il grande balzo. Divenne membro della prima squadra. Nel frattempo vinse di nuovo il Campionato juniores e divenne campione juniores d’Europa con la Jugoslavia. Nella finale la Jugoslavia battè Unione Sovietica per 111-87 e Kukoč venne proclamato MVP del Campionato.
Nel 1987 fece due ulteriori progressi. Divenne membro della nazionale maggiore della Jugoslavia con la quale vinse subito il bronzo agli Europei. Nello stesso anno diventò campione del mondo juniores. La Jugoslavia prevalse contro gli USA per 110-95. Brillò proprio lui che segnò 37 punti, con un incredibile 11 su 12 da tre punti. Fu proclamato MVP anche di questo torneo.
Nel 1988 cominciò la scalata al vertice della sua Jugoplastika. Gli spalatini si laurearono campioni di Jugoslavia dopo tre sofferte partite contro il Partizan di Beogrado. Prevalsero nell’ultima partita decisiva a Spalato per 88-67.
Con la nazionale partecipò poi alle sue prime Olimpiadi. Furono quelle di Seoul. La Jugoslavia perse la finale contro l’Unione Sovietica per 76-63. Per Kukoč 21 minuti in finale e tre punti. Nel 1989 fece il bis nel Campionato della Jugoslavia con la Jugoplastika. Venne sconfitto per 2-0 l’eterno rivale, il Partizan di Begrado. Arrivò inoltre la prima vittoria nella Coppa dei Campioni. A Monaco di Baviera fu sconfitto il Maccabi di Tel Aviv per 75-69. Con la Jugoplastika partecipò poi al torneo McDonald’s e portò gli spalatini al secondo posto, sconfitti soltanto dai Denver Nuggets, per 135-129. Con la nazionale divenne campione europeo battendo in finale la Grecia per 98-77. Tanti furono i successi che alla fine Kukoč venne nominato miglior atleta della Jugoslavia.
Un talento innato, notato oltreoceano
Nel 1990 arrivò una nuova serie di successi. Vinse il terzo titolo nazionale con la Jugoplastika. Fu sconfitta la Crvena Zvezda di Belgrado per 3-1. Arrivò pure la prima vittoria nella Coppa Jugoslavia. In finale cadde nuovamente la Crvena Zvezda per 79-77. Poi bissò il successo in Coppa dei Campioni. A Saragozza gli spalatini prevalsero contro il Barcellona per 72-67. Kukoč fu nominato MVP della Final Four della Coppa dei Campioni (Eurolega). A Barcellona, al torneo McDonald’s con la Jugoplastika (Pop 84), si aggiudicò il secondo posto, dopo la sconfitta contro i New York Knicks per 117-101. In quel torneo il campione spalatino registrò una media di 20,5 punti, 8 rimbalzi e l’incredibile cifra di 14,5 assist!
Con la nazionale della Jugoslavia si laureò poi campione del mondo. A Buenos Aires venne sconfitta l’URSS per 92-75. Di nuovo fu proclamato MVP del torneo.
Il suo talento e tutta la sua forza vennero notati anche negli Stati Uniti d’America. Un’America che si stava lentamente aprendo al mercato europeo. Nel draft NBA venne scelto dai Chicago Bulls come 29.esima scelta (seconda “scelta” del 2° giro del “draft”). A livello personale venne nominato miglior cestista europeo dalla Gazzetta dello Sport e miglior atleta dell’allora Jugoslavia.
Nel 1991 vinse l’ultimo Campionato della Jugoslavia. La ormai POP 84 s’impose per 3-0 contro il Partizan di Belgrado. Successo bissato nella finale di Coppa. A essere battuti di misura furono gli zagabresi dello Cibona (80-79).
Nella Coppa dei Campioni prevalsero di nuovo gli spalatini. A Parigi furono sconfitti gli spagnoli del Barcellona per 70-65. Per la seconda volta consecutiva venne nominato MVP delle Final Four. Con la nazionale vinse il Campionato europeo: fu il capitano della squadra. In finale fu sconfitta l’Italia per 88-73. Venne proclamato MVP del torneo. A livello personale venne di nuovo nominato miglior cestista europeo dalla Gazzetta dello Sport.
Le vittorie con la Benetton
Arrivarono poi tempi duri, con i venti di guerra che soffiavano impetuosi e il basket passò giocoforza in secondo piano. Toni si trasferì alla Benetton di Treviso. Così nel 1992 vinse il Campionato d’Italia con la Benetton: fu il primo titolo societario nella storia di questo club. Con la nuova nazionale della Croazia indipendente e sovrana partecipò alle Olimpiade di Barcellona. Ottime le prestazioni, ma nella finale arrivò l’inevitabile sconfitta contro il Dream Team americano per 85-117.
Nel 1993 con la Benetton vinse la Coppa Italia. Nella Coppa dei Campioni arrivò la sconfitta contro il Limoges per 55-59. In quel torneo Toni fu dichiarato per la terza volta MVP delle Final Four di Eurolega e passò così alla storia come l’unico a essere riuscito tre volte a ottenere questo riconoscimento e come l’unico MVP tra i finalisti sconfitti.
L’Europa troppo stretta
Come per diversi altri cestisti europei anche per Kukoč l’Europa divenne troppo stretta. Per evolversi e cercare nuovi traguardi sportivi c’era soltanto una strada allora come oggi, quella di trasferirsi in America e tentare la fortuna nel Campionato NBA. Fino a pochi anni prima sembrava un sogno impossibile. Toni però nel 1993 volò oltreoceano e passò tra le file dei Chicago Bulls che lo avevano scelto anni prima.
Fu la stagione in cui Michael Jordan smise di giocare. Kukoč entrò in squadra come alternativa a Scottie Pippen o Horace Grant, due ali dei Bulls, che a volte interpretavano il ruolo di tiratore o addirittura di centro. Ebbe una solida stagione d’esordio, segnando una media in doppia cifra. In 75 partite disputate realizzò una media di 24,1 minuti, con 10,9 punti, 4 rimbalzi e 3,4 assist. Fu incluso nel secondo cinque “rookie” della NBA. La prima tripla doppia (14 punti, 10 rimbalzi, 11 assist) della carriera la inanellò nella partita contro i Boston Celtics.
Ai Mondiali in Canada vinse il bronzo con la Croazia. In semifinale la Croazia fu sconfitta dalla Russia per soli 2 punti di scarto. Fu di nuovo eletto miglior cestista europeo dalla Gazzetta dello Sport. Già nella stagione 1994-95, dopo la partenza di Grant, Kukoč divenne uno dei cinque titolari. In quella stagione fu il secondo marcatore, il secondo rimbalzista e il secondo assistente della squadra, dietro Pippen. In 81 partite disputate, realizzò una media di 31,9 minuti di gioco, con 15,7 punti, 5,4 rimbalzi e 4,6 assist. Con la Croazia partecipò poi ai Campionati europei in Grecia, dove conquistò un bronzo.
In campo con Michael Jordan
Nella stagione 1995-96 Jordan ritornò in campo e i Bulls scoprirono inoltre il centro Dennis Rodman. Kukoč fu costretto nuovamente a sedersi in panchina. Si distinse però come sesto uomo nelle successive tre stagioni, durante le quali i Bulls vinsero tre nuovi Campionati NBA. Per tutto quel tempo Kukoč fu il terzo capocannoniere della squadra (dietro Jordan e Pippen) e venne anche nominato miglior sesto giocatore della NBA. Nel 1996 nell’arco di 81 partite registrò una media di 26 minuti di gioco, con 13,1 punti, 4 rimbalzi e 3,5 assist. Vinse il suo primo anello NBA con i Chicago Bulls. Fu nominato sesto miglior giocatore della NBA e di nuovo miglior cestista europeo dalla Gazzetta dello Sport. Nel 1997, in 57 partite, fu in campo in media di 28,2 minuti, con 13,2 punti, 4,6 rimbalzi e 4,5 assist. Vinse il suo secondo anello NBA con i Chicago Bulls. E sempre con questa squadra s’impose nel torneo McDonald’s. Nel 1998 nell’arco di 74 partite giocò in media 30,2 minuti, con 13,3 punti, 4,4 rimbalzi e 4,2 assist. Vinse il suo terzo anello NBA con i Chicago Bulls e fu di nuovo il miglior cestista europeo secondo la Gazzetta dello Sport.
Dopo la partenza di Jordan e Pippen nel 1999, la squadra fu costretta a un’opera di ristrutturazione. Kukoč fu il primo marcatore, saltatore e assistente dei Bulls in quella stagione. Così nella sua sesta stagione con i Bulls, in 44 partite giocò in media 37,6 minuti, con 18,8 punti, 7 rimbalzi e 5,3 assist.
Tuttavia, era ormai chiaro che il periodo d’oro della famosa squadra di Chicago stava passando, per cui Toni Kukoč fu ceduto a febbraio ai Philadelphia 76ers dopo aver iniziato la stagione con i Bulls. In 56 partite giocò in media 31,9 minuti, con 14,8 punti, 4,9 rimbalzi e 4,7 assist. Firmò la seconda tripla doppia in carriera contro gli Indiana Pacers. Nel 2001 iniziò la stagione con i 76ers, poi fu ceduto agli Atlanta Hawks in cambio di Dikembe Mutombo e in 65 partite giocò in media 24,6 minuti, con 11,1 punti, 4 rimbalzi e 3,1 assist. Quella del 2002 fu la seconda stagione ad Atlanta. In 59 partite disputate fu in campo per una media di 25,3 minuti, con 9,9 punti, 3,7 rimbalzi e 3,6 assist.
Il ritiro nel 2006
Nel 2003 arrivò un nuovo cambio di casacca. Fu scambiato dalla compagine di Atlanta con Shareef Abdur-Rahim e passò tra le file dei Milwaukee Bucks. Nella prima stagione con i Bucks, in 63 partite giocò in media per 27 minuti, con 11,6 punti, 4,2 rimbalzi e 3,6 assist. Nel 2004 in 73 partite registrò una media di 20,8 minuti, con 8,4 punti, 3,7 rimbalzi e 2,7 assist. Poi nel 2005 in 53 partite fu in campo in media 20,7 minuti, con 5,6 punti, 3 rimbalzi e 3 assist. E infine nel 2006, ossia nella stagione 2005/06 in 65 partite giocò in media per 15,7 minuti, con 2,3 punti, 2,3 rimbalzi e 2,1 assist.
Nella sua lunga carriera vinse una miriade di titoli europei a livello di club e di nazionale, il titolo di campione del mondo con la nazionale, due medaglie olimpiche e il Campionato della lega di basket professionistica NBA. Sebbene fosse noto per il fatto che poteva giocare in qualsiasi posizione in campo (con un’altezza di 211 cm), era utilizzato principalmente come ala. Fu inserito tra le 50 persone che avevano contribuito maggiormente all’Eurolega. Come membro della squadra nazionale nel 1992 vinse il premio sportivo statale “Franjo Bučar”. Nel settembre del 2006, Toni Kukoč annunciò di non aver trovato un ingaggio soddisfacente in nessuna delle squadre che stava cercando (Bulls, Bucks) e che per tale motivo aveva deciso di ritirarsi dal basket attivo.
Allenatore della nazionale di golf
Con la moglie Renata e i due figli (Marin e Stella) trascorre le sue giornate giocando a golf e pescando quando ritorna nella sua nativa Croazia. Nel giugno 2010 è diventato allenatore della squadra nazionale di golf croata. Nel 2017 è stato inserito nella FIBA Hall of Fame e durante la cerimonia ha segnato una tripla da metà campo. Nel 2021 è stato inserito nella Basketball Hall of Fame e il suo ex compagno di squadra Michael Jordan gli ha consegnato il premio. Oggi lavora come consigliere del proprietario dei Chicago Bulls.
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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 7 ottobre 2023.
