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Dalla forra di Raggaschlucht, una gola spettacolare, alla splendida valle di Seebachtal, che s'innesta dal piccolo paesino di Mallnitz ai piedi degli Alti Tauri, per poi camminare lungo il torrente Seebach e oltrepassare cascate impetuose fino al lago Stappitzer, dalle acque trasparenti, fino al rifugio Schwussnerhütte

 

Avete mai sentito parlare di Mallnitz e Obervellach? Oppure di Raggaschlucht e Seebachtal? Molto difficile. I primi sono due paesini della Carinzia a ovest di Klagenfurt, i secondi sono delle bellezze naturali che vi lasceranno incantati. Chi, per raggiungerle, parte da Fiume il tragitto d’obbligo porta via Postumia, Lubiana e il tunnel delle Caravanche. Una volta in Austria si procede via Villach (Villaco) e Spittal. Dopo Spittal si continua lungo strade locali addentrandoci sempre di più tra montagne e zone in cui il verde è il colore dominante. I chilometrti in totale sono 250 chilomentri per la maggior parte da fare in autostrada. In macchina ci si mettono sulle quattro ore, senza sosta.
Dopo aver superato Obervellach la prima tappa è fissata a Flattach (si trova in mezzo al Parco Nazionale Alti Tauri, ai piedi della zona sciistica del ghiacciaio Mölltaler Gletscher, l’unico luogo in Carinzia dove si può sciare tutto l’anno). Le indicazioni per il parcheggio sono chiare anche se l’obiettivo della nostra sosta è molto ben nascosto. Infatti, lasciata la macchina attraversiamo la strada e scendiamo fino al fiume. Passato il fiume comincia la salita tra vecchie case per di più votate al turismo con tanto di ristoranti e pensioni. La segnaletica è chiara e ben presto si arriva al nostro obiettivo, ossia la forra di Raggaschlucht.
Nel corso di migliaia di anni il torrente Raggabach ha formato una delle forre naturali più belle delle Alpi. Pareti rocciose verticali restringono la forra romantica, il fragore dell’acqua riempie l’aria. I ponticelli e le scale facilitano la camminata, la via di ritorno porta attraverso il bosco. Varchiamo un cancello e ci troviamo di fronte a un muro di roccia bello alto, con una porta e un torrente, però bello impetuoso, che vi passa accanto. È questa l’entrata nella forra.

Una ventata di freschezza
Appena varchiamo la porta il clima cambia velocemente. La temperatura è del tutto mite, quasi fresca, ideale per una passeggiata. Essere dotati di scarponi è necessario, vista l’alta umidità del torrente il terreno in certi punti è scivoloso anche se cadervi dentro risulta difficile e improbabile vista la grande sicurezza di chi mantiene la zona, la prudenza però non è mai troppa. Al contrario di altri canyon e forre simili e a noi anche più vicine questa offre un contatto stretto con l’acqua visto che si passa molto vicini al torrente, e considerato il piccolo e stretto passaggio l’emozione del passaggio si vive in maniera ancora più forte. La gran parte della nostra camminata si svolge su ponti e altre strutture sospese, e solo in parte effettivamente sulla roccia. Lungo la strada però ci sono anche tanti gradini, più di 300 in totale; così il tragitto si rivela arduo ed impegnativo da portare a termine, ma niente di preoccupante anche con una condizione atletica approssimativa. Ringhiere e assi di legno ci aiutano lungo tutta la salita. Anche se la grande presenza di persone rallenta il ritmo della camminata ciò ci consente d’altro canto di godere a pieno la natura in tutta la sua forza. Lungo il percorso ci sono anche diverse cascate, non tanto alte quanto
impetuose e rumorose che scendono a valle. La forra come tale è di dimensioni ridotte. La parte visitabile è quella più stretta: è lunga 800 metri. Superata l’ultima cascata il panorama si espande e le pareti rocciose sono più lontane. Si arrivano a scorgere così la parte superiore del torrente e le montagne che seguono. Il tragitto ci porta a uno spiazzo panoramico. Osserviamo gran parte del percorso appena compiuto e in lontananza la valle dove abbiamo trovato parcheggio. Dopo la sosta per il meritato riposo, il minimo dopo una salita di circa 250 metri, il ritorno al punto di partenza con un percorso del tutto in ombra. In diversi punti la pendenza è notevole e quindi bisogna fare molta attenzione.Visitare Raggaschlucht è possibile solo da maggio a settembre.

Un treno «particolare»
Finita la visita alla forra torniamo indietro fino al paesino di Obervellach che ci concede la possibilità di scegliere fra due tragitti. Uno presenta una bella salita con tanti tornanti. L’altro, invece, è più originale: dalla segnaletica si intuisce che si può prendere un treno del tutto particolare, composto da soli due vagoni dopo la locomotiva e poi un serie di vagoni per il trasporto di macchine e corriere! È un’attrazione del tutto originale che collega Obervellach e Mallnitz.
Nella stazione climatica di Obervellach da quasi 200 anni si pratica la cura Schroth. È uno dei più antichi metodi terapeutici d’Europa, in grado di disintossicare l’organismo con alimentazione sana, massaggi e impacchi al vapore.
A Mallnitz le macchine vengono letteralmente portate e parcheggiate sul treno: i passeggeri scendono per poi entrare negli appositi vagoni. Il percorso è breve e si arriva al “traguardo” in appena 15 minuti in gran parte in galleria. Così si “attraversa” la montagna e si evitano i tornanti. Scendiamo dal treno nella parte sud di Mallnitz. Davanti a noi ci sono ancora diversi chilometri per arrivare nella parte settentrionale di questo paese dalla forma allungata, a salsiccia... La nostra meta è il Seebachtal, una delle più belle valli d’alta montagna degli Alti Tauri, un luogo suggestivo che lascia senza respiro chi lo osserva e ammira. Notiamo una seggiovia. È per gli alpinisti più in forma. Infatti porta sul monte Ankogel. La sua cima è posta a ben 3.200 metri sul livello del mare. In cima si può optare per diversi percorsi oltre quello quasi d’obbligo, ossia arrivare in vetta. Anche in piena estate il clima è ostico, molto più freddo che in pianura e con tanto di ghiacciaio da percorrere. Il panorama che ci si para di fronte è da mozzafiato. Anche a valle la Seebachtal offre grandi spunti attrattivi e percorsi lunghi fino a 10 km e oltre, volendo.

Il lago di Strappitzer
Dal parcheggio comincia un sentiero che porta fino al lago Stappitzer. Non è un lago grande: farci il bagno è vietato. Una volta era direttamente collegato al fiume, oggi il luogo funge da punto di sosta per svariate specie di uccelli. Arrivati dall’altra parte del lago il percorso si divide un due. Da prendere è quello di destra che inizia come un piccolo museo a cielo aperto. Sulle rocce ci sono delle tabelle/indicazioni che spiegano flora, fauna e altri dettagli della zona. Da qui inizia un percorso di quasi cinque chilometri fino al rifugio posto al punto opposto rispetto al parcheggio. Incrociamo una lunga serie di ponti, la zona è paludosa, e sentieri tra i boschi.
Finita la prima parte torniamo nella vallata e scopriamo che le montagne sono diventate sempre più vicine, e notiamo pure tante cascate. Ritorniamo nella zona boscosa e molto tortuosa. Camminiamo accanto al torrente, Seebach. C’è poca segnaletica che indica il rifugio e l’impressione è di andare in direzione sbagliata... Sulla nostra strada troviamo diversi animali, tante mucche e qualche toro. Sono abituate alla presenza dei turisti cosicché non ci fanno caso e continuano a pascolare anche se uno ci si avvicina. Durante il percorso troviamo diverse segnaletiche sui posti da vedere e notare, le più indicano diversi tipi di roccia ma c’è pure una che indica una fonte di “freddezza”. Si tratta di due piccole insenature, quasi grotte dalle quali esce dell’aria decisamente fredda. Passando di là d’estate è proprio ideale per darsi una rinfrescata.

Un nome impronunciabile
Dopo oltre un’ora ecco il nostro traguardo, il rifugio Schwussnerhütte. Un nome “impronunciabile” ma che offre un menu molto ampio e gustoso con varie specialità locali, c’è l’imbarazzo della scelta: è scritto tutto in tedesco, ma si riesce a capire l’essenziale e consumare un ottimo pasto. Accanto al rifugio ci sono pure cavalli e pony. Non ci resta altro che tornare indietro.
Il ritorno è lungo la classica strada sterrata. Ci fermiamo ogni tanto per ammirare da vicino le diverse cascate. Si può salire in cima alle cascate e osservare la loro forza, mucche permettendo, visto che pascolano per di più vicino all’acqua...
Ritorniamo così al nostro punto di partenza, però prima bisogna scendere nella valle dove si trova Obervellach. Questa volta è ideale prendere la strada piena di tornanti. Infatti scendendo si può ammirare sia il panorama verso la valle che quello verso le montagne che ci sono dall’altra parte e magari da visitare un giorno.
Sulla strada verso Spittal poi ci si può fermare diverse volte, almeno per visitare i castelli posti vicino la strada. Alcuni sono privati, altri sono pure visitabili.
Finisce così un’originale gita in Carinzia, fuori dai canoni e dai classici luoghi che si vanno a visitare. Una gita in pieno contatto con la natura e le sue bellezze...

Il parco nazionale Hohe Tauern
Il parco nazionale Hohe Tauern è il più grande parco nelle Alpi. Raggaschlucht e Seebachtal sono solo due dei posti da visitare in questa regione, infatti questo parco comprende la bellezza di 342 ghiacciai. Ci sono ben 300 cime montuose a oltre 3.000 metri sul livello del mare con dei panorami del tutto unici. Ci sono quattro punti per i visitatori con tanto di 36 ranger e ben 4.300 chilometri di sentieri! È la riserva di migliaia di animali e specie di flora e fauna. Il Parco è decisamente per tutti i gusti e interessi. Un posto di pieno relax a contatto con la natura.
La forra di Raggaschlucht è stata aperta per i visitatori nel 1882. Dal 1978 è una zona protetta. Fare il giro in questa forra richiede poco più di un’ora e si supera un dislivello di circa 250 metri. Il sentiero nella forra è di circa 800 metri.

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Pubblicato su Panorama il 15 settembre 2019.

 

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