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Avete voglia di fare un tutto nel passato o di immergervi nell’atmosfera dei libri di fiabe? Provate a visitare il castello di Hochosterwitz, una delle meraviglie architettoniche più belle d’Europa, dal 1994 patrimonio dell’UNESCO. Unico per il suo aspetto e visibile da lontano, si trova a vicino a Sankt Georgen am Längsee, nel distretto di Sankt Veit an der Glan, nel mezzo delle verdi colline ricche di minerali della Carinzia. Arroccato su uno sperone roccioso al centro di una piana coltivata, è ritenuto il più bello in Austria. È ben conservato e presenta un piccolo museo (ingresso gratuito) con armature, armi e quadri.

Come arrivarci? Per chi parte da Fiume – ed è il nostro caso – il percorso obbligato è quello autostradale che passa attraverso Lubiana e poi prosegue verso il Traforo delle Caravanche. Giunti in Austria, dopo Villaco/Villach, si devia per Klagenfurt, città nota per il suo Avvento e meta turistica situata (quasi) in riva al lago di Wörth. Ciò che colpisce del paesaggio – e che si nota in parte anche attraversando la Slovenia –, sono le costruzioni in cima alle colline e alle montagne che caratterizzano la Carinzia.
In alto, infatti, si distinguono le sagome di diverse chiese, ma principalmente tanti castelli. Alcuni, oggi ridotti a dei ruderi, rivelano tutti i segni del tempo, ma va detto che la stragrande maggioranza di queste costruzioni sta vivendo una nuova fase. Sono delle vere attrazioni turistiche, aperte ai visitatori. C’è letteralmente l’imbarazzo della scelta e tanti di questi castelli vantano delle particolarità che li rendono interessanti, per cui vale la pena di conoscerli da vicino.
Uno di questi è il castello di Hochosterwitz (Burg Hochosterwitz, in tedesco; Grad Ostrovica, in sloveno), situato a circa 20 chilometri da Klagenfurt, in una posizione affatto unica. Sporge come una specie di fungo da una grande pianura (è riconoscibile da una distanza di circa 30 km in una giornata limpida) e il luogo in cui è stato eretto, su un costone roccioso, lo ha reso un baluardo inespugnabile contro le scorrerie dei turchi nella regione. A circondare il complesso è una strada sinuosa con una moderata pendenza, sbarrata da bastioni e portoni a torre, che oltrepassa profondi burroni, si addossa a pareti abilmente scolpite.

Da Ludovico il Germanico in poi
Per comprendere meglio la sua posizione e il suo ruolo strategico occorre sfogliare i libri di storia. Il sito occupato dall’attuale castello è stato abitato fin dai tempi più antichissimi, in pratica dall’Età del bronzo. La prima testimonianza dell’esistenza di questo castello si trova in un atto emesso nell’860 da Ludovico il Germanico, al quale, in seguito al trattato di Verdun (che stabilì la divisione dell’Impero carolingio fra i tre figli sopravvissuti di Ludovico il Pio), era stato assegnato un territorio corrispondente più o meno alla vecchia Germania dell’Ovest, meno la riva sinistra del Reno, più la Svizzera germanofona, l’Austria e la Carniola (Slovenia interna). Nel documento in questione, il re dava in feudo tale proprietà – denominata Astarwiza, nome di origine slava meridionale – all’Arcidiocesi di Salisburgo.
Nell’XI secolo, il castello fu concesso dall’arcivescovo Gebeardo di Salisburgo ai discendenti del conte Sigfried di Sponheim come segno di gratitudine per il loro sostegno alla chiesa durante l’investitura. Nel 1122 Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero e nipote del conte Sigfrido, divenne duca di Carinzia. Ciò permise al castello di restare nelle mani del casato degli Sponheim senza la signoria di Salisburgo. Nel 1209, i conti di Spanheim conferirono alla famiglia di Osterwitz la carica ereditaria di coppiere e il castello. L’ultimo membro sopravvissuto del clan Osterwitz, Georg di Osterwitz, fu imprigionato durante un’invasione turca e morì nel 1476, senza lasciare discendenti.
Hans Schenk von Osterwitz, l’unico sopravvissuto della famiglia, aveva un considerevole debito nei confronti dell’imperatore, pertanto fu costretto a cedere gli atti del castello per estinguerlo. Così, dopo quattro secoli, il 30 maggio 1478 il castello tornò nelle mani dell’imperatore Federico III d’Asburgo. Nei successivi tre decenni le invasioni turche causarono gravi danni alla struttura. All’inizio del XVI secolo, il castello apparteneva all’imperatore Massimiliano I, che il 5 ottobre 1509 lo consegnò come pegno a Matthäus Lang von Wellenburg, vescovo di Gurk, il quale intraprese un importante progetto di restauro.

Si rafforzano le sue capacità difensive
In un unico documento dell’Archivio di Stato di Vienna del 3 marzo 1388 viene fatta menzione della forma originaria, mentre un altro atto del 1321 riporta la testimonianza del cappellano di Osterwitz in cui è certificata l’esistenza di una cappella. L’antico castello poteva essere solamente un piccolo complesso: una torre quadrata, con edificio annesso, e la cappella. I due accessi erano protetti mediante particolari porte e muraglie laterali. La capacità difensiva vera e propria era costituita dalla particolare forma isolata del cono montuoso.
Le frequenti invasioni delle legioni ottomane e il perfezionamento delle armi da fuoco furono certamente i moventi che nel Cinquecento spinsero ad ampliare e riorganizzare il castello grazie al contributo del principe regnante ed enormi elargizioni private. Nel 1541 il futuro imperatore Ferdinando I conferì Hochosterwitz al governatore della Carinzia, Christof Khevenhüller. Quest’ultimo, insieme con il nipote Georg Khevenhüller, che lo acquistò nel 1571, è considerato l’artefice vero e proprio del castello, fortificato per proteggerlo da qualsiasi potenziale pericolo (turco). Il nome del progettista del castello è sconosciuto, mentre sappiamo che la fortificazione si deve a Domenico dell’Aglio di Lugano, a cui quest’opera fruttò una tale fama da essere chiamato, nel 1544, a Vienna e a Graz come progettista di fortificazioni. Perciò è possibile che Christof Khevenhüller, in quanto capo del governo regionale, lo avesse consultato per la costruzione dei bastioni di Hochosterwitz.
Con notevoli risorse proprie, Georg ingrandì le fortificazioni, lo dotò di 14 portoni tra il 1570 e il 1586, muraglie, baluardi, armerie etc., mentre nel XVII secolo fu aggiunta un’ala della balconata. La grande funzionalità dell’organizzazione dell’intero complesso fornisce al Castello una notevole impressione di solidità. Una lapide di marmo posta nel cortile riporta il testamento di Georg Khevenhüller, con il quale il nobile chiese che il castello, portato alla sedicesima generazione, rimanesse sempre in possesso della famiglia, volontà scrupolosamente rispettata fino ai nostri giorni. Georg Khevenhüller e c’è da dire che la sua ultima volontà viene rispettata ancora oggi. Suo nipote, l’attuale signore del castello Karl Khevenhüller-Metsch, cura per i visitatori un vasto e ricco programma.

Cosa si può vedere
Oggi non è abitato dalla famiglia, che ha altri castelli in Carinzia. Il complesso è rimasto praticamente nella stessa forma che aveva assunto alla fine del XVI secolo. A oggi non sono state apportate modifiche sostanziali alla struttura. Gli unici cambiamenti riguardano il lato puramente turistico del castello: è stato aperto un ristorante e qualche anno fa è stato costruito pure un ascensore che porta in cima chi non riesce a salirvi a piedi. Il castello è accessibile ai visitatori dalla primavera fino alla fine dell’autunno. Ideale arrivarci all’orario di apertura (alle 10), quando ci sono poche persone e si può godere il tutto in tranquillità.
Delle piccole strade portano fino ai piedi del castello. Per raggiungerlo, si può scegliere tra due percorsi: uno è quello semplice e veloce, con la funicolare che conduce quasi in vetta; l’altro percorso è quello decisamente più interessante e da vivere, vivamente consigliato, a patto che siate dotati di un’adeguata forma fisica. Infatti, si deve affrontare un tragitto che in meno di un chilometro vi porta a salire più di 150 metri. La salita è in buona parte lieve. Ciò che rende quest’itinerario davvero imperdibile e il passaggio attraverso le famose 14 porte aggiuntive al castello.
Sono state realizzate nel XVI secolo e in buona parte sono pure fornite di ponte. In ognuna di queste porte sono indicati i piani di costruzione, le dimensioni, il nome e l’anno di costruzione. E proprio passando porta per porta si riesce capire perché questo castello è rimasto inespugnabile negli anni. Il percorso fa un giro completo attorno alla cima del castello e da qui si può vedere anche il lago di Wörth, offrendo una vista mozzafiato sulle valli della Carinzia.
Arrivati alla sommità, per entrare nel castello occorre affrontare il lato finale della salita, che conduce alla piazza centrale. Non è grande, è circondata dal museo, dal ristorante e dalla zona mostre. Qui troviamo pure la vecchia e piccola cappella risalente al XVII secolo: si colloca nella parte nord ed è del 1673, con tanto di affreschi e altare. Sul lato apposto, invece, c’è il museo, che occupa tutto il lato sud e ricostruisce la storia del castello e dei suoi proprietari. Si possono ammirare numerosi ritratti delle famiglie che lo gestirono e i loro alberi genealogici. Non mancano abiti d’epoca, elmi protettivi per i combattimenti e armi (pistole, fucili, spade, elmi, lance, cannoni di tutti i tipi e tanto altro) che ci fanno capire come si sono evoluti i metodi bellici in questa regione. Tra le tante, ci sono pure le armi lasciate dall’esercito di Napoleone. La falegnameria interna vi invita a dare uno sguardo dietro le quinte della costante manutenzione di mobili, finestre e porte.
Poco sotto la cima e del castello sorge una chiesa, raggiungibile direttamente dal cortile principale (passando una porta con tanto di ponte), ma pure per chi fa la salita lungo le 14 porte. È del X secolo, ma nei secoli e stata del tutto ristrutturata e il suo aspetto attuale è del 1586. La chiesa non è ricca al suo interno, ma è interessante perché qui sono stati sepolti diversi padroni del castello. Ha un altare e una cripta. Vista la chiesa, non rimane altro che scendere al punto di partenza e goderci ancora un po’ il panorama.
Impressionante, imponente, fiabesco! Un pezzo di storia da toccare con mano. Bastano al massimo due ore per immergersi in quest’esperienza unica, per poi trascorrere il resto del tempo nelle altre varie attrazioni della Carinzia. Forse anche nel parco di Minimundus, che tra l’altro offre pure una versione in miniatura della fortezza.

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Pubblicato su Panorama il 15 maggio 2023.

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