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Erano gli anni '50. Anni bui e anni di alta tensione. La guerra era finita però i rapporti in primis con l'Unione Sovietica erano alle stelle. La paura di una guerra atomica era forte. E per ovviare a questo incombente potenziale problema nell'ex Jugoslavia sono stati costruiti diversi rifugi antiatomici. Sparpagliati in tutte le repubbliche avevano dei ruoli particolari. Il loro ruolo erano sia militare che civile. Però tutti sono stati costruiti in grande segreto tanto che nemmeno i "vicini di casa" sapevano delle loro costruzione anche se magari ne hanno contribuito alla costruzione. Il rifugio più grande e importante era quello vicino a Konjic, in Bosnia Erzegovina.


Incastonato tra le pendici delle montagne accanto al fiume doveva in caso di pericolo imminente ospitare tutte le persone più importanti dell'ex Jugoslavia. Da Tito ai vari presidenti di repubbliche, generali e infine pure la moglie del presidente. Oggi, rimasto intatto, anche se nell'ultima guerra nel Paese vicino, è un attrazione turistica e una specie di capsula del tempo che fu. Diversi bunker/rifugi sono stati costruiti pure in Slovenia. Sono decisamente di ruolo e dimensioni minori però sempre con ruoli importanti. Negli anni '50 pure la Slovenia era alla ricerca di un posto ideale per il suo più importante rifugio. Dopo una lunga ricerca e dopo aver abbandonato la località scelta per prima si è scelta la regione di Kočevje. E pure originale la costruzione in due siti separati e distanti ben 15 chilometri.
Dal 1° giugno del 2017 è stato aperto alle visite turistiche il bunker di Škrilj, che per il resto si trova ancora in una zona chiusa a Kočevsko, dove vigono rigide norme di sicurezza. Pertanto la visita e l'accesso sono possibili solo con preavviso e con un team organizzato di massimo 25 persone, che viene portato in autobus dal centro informazioni turistiche di Kočevska Reka fino al fitto bosco. Il movimento è limitato, poiché si tratta ancora oggi di un'area militare, con un poligono di tiro non lontano su un lato. Un ulteriore motivo convincente per entrare direttamente nel sotterraneo militare, ora museo, è il fatto che la zona è poco trafficata e tranquilla e per cui viene prediletta dagli animali, tra cui gli orsi.
Il bunker di Škrilj è aperto ai visitatori da quando il Ministero della difesa ha accettato l'iniziativa del comune di Kočevje di affittare per cinque anni l'ex edificio militare a scopo turistico. Poi visto il grande successo e grazie ai turisti che hanno rispettato le rigide norme di sicurezza il tutto è stato prolungato.
Le tensioni tra Tito e Stalin iniziarono nel 1948. Pertanto, nel 1949, la leadership federale ordinò alle autorità repubblicane di costruire strutture di protezione sotterranee da cui avrebbero potuto resistere per tre mesi in caso di attacco e guidare la resistenza locale. Questo è esattamente il tempo necessario all'esercito jugoslavo per prepararsi al contrattacco dopo la ritirata nella Bosnia centrale.
Per questo motivo è stato creato il bunker Škrilj, costruito nel 1957 per fornire supporto telematico alle vicine strutture militari di Gotenica, nell'area militare chiusa di Kočevsko, che durante il periodo jugoslavo copriva più di 220 chilometri quadrati di terreno. La sua costruzione, avvenuta nel più stretto segreto, fu affidata al politico comunista Matija Maček. A 80 metri sotto la superficie costruirono un bunker con 500 metri di corridoi e sei stanze sotterranee, dove 30 persone avrebbero potuto sopravvivere per 100 giorni senza aiuto esterno. La superficie interrata è di circa 800 mq.
Nel 1953 l'esercito jugoslavo iniziò per la prima volta a costruire il bunker, ma poiché non ci riuscirono, Ivan Matija Maček ingaggiò l'ingegnere Kodela. Questi fece che la costruzione iniziò tutto da capo. In cinque anni, 80 persone hanno partecipato alla sua creazione. Si è trattato di personale ben controllato, poiché le informazioni su questo progetto militare non potevano uscire in regione ne altrove. Le misure furono sempre le stesse. Gli operai, professionisti nel loro mestiere venivano prelevati, bendati e così fecero dei lunghi percorsi in corriere e camion fino ad arrivare nel luogo, ma non fino al singolo bunker. No, perché neppure gli autisti dovevano sapere il luogo finale e per cui pure loro venivano cambiati lungo il lungo percorso.
Anche i generali jugoslavi non avrebbero dovuto avere accesso alla zona di Gotenica e Škrilje. Tito venne in regione a più riprese. Discordanti i dati su quante volte. Due o tre volte, sia a Gotenica che a Škrilje. Due volte avrebbe dovuto stare nei bunker, ma ai suoi generali non fu permesso di stare lì. Si dice che è entrato una volta nel bunker di Škrilje da solo con un generale locale. Talmente il tutto era segreto.
Ma come si presenta il tutto oggi? Non molto diverso che all'epoca. Una volta arrivati al punto più vicino che può arrivare il mezzo turistico vediamo l'ingresso alla zona militare. Ci incamminiamo e dopo poco iniziamo una leggera salita. Arriviamo a una prima casa, piccola a un piano e poco alzata. Ci spiegano che era la casa-cucina durante la costruzione. Solo qui i lavoratori potevano uscire per un po' di aria pulita e a mangiare prima di tornare alla costruzione del bunker. Inutile dire che da qui non si vede null'altro che il fitto bosco e un totale silenzio. A parte il suono delle foresta non si sente altro.
L'ingresso al vero bunker e poco più in alto ed è poco più che una porta nella collina. Mimetizzato al massimo. L'ingresso nei sotterranei inizia con una stanza piena di armadietti, dove i visitatori lasciano i loro telefonini e altri eventuali dispositivi di registrazione. Il sentiero prosegue poi lungo un lungo corridoio freddo, dicono che qui ci siano circa otto gradi. Mentre la temperatura nelle zone giorno e lavoro del bunker è costante, 17 gradi.
Dopo qualche decina di metri di questo corridoio leggermente curvo capiamo meglio. Infatti arriviamo alla zona dove alla sinistra continua il corridoio curvo, mentre alla destra che una massiccia porta mettalica, Questo corridoio continua e terminano alla cieca. E' fatto così per motivi di sicurezza, per la possibile onda d'urto dell'esplosione. L'ingresso principale, quello alla destra, un tempo originale, è sorvegliato da una porta d'acciaio del peso di cinque tonnellate. Enorme da guardare, oggi è posata di lato per facilitare la visita ai turisti.
Le pareti di cemento armato del bunker sono spesse un metro e mezzo, circondate da salotti, che impediscono l'ingresso dell'acqua. Per la sua costruzione in ogni fase è stato utilizzato il meglio che si poteva ottenere all'epoca. Quindi gli interruttori provenivano dalla Germania, il sigillante dalla Svezia e simili. Al contrario dei vari rifugi fatti dopo, qui si è appoggiato al meglio reperibile all'estero. In futuro questi siti venivano costruiti esclusivamente con materiale nazionale.
In tutti questi anni, tuttavia, l'edificio è stato anche ben mantenuto, come dimostra eloquentemente le sue condizioni attuali. Quando il bunker fu aperto al pubblico, non ebbe bisogno di essere ristrutturato grazie al suo ottimo stato. Anche l'attrezzatura è originale, alcune cose, quelle più sensibili per motivi di sicurezza sono state portate da Gotenica.
C'è un altro fusibile davanti alle stanze principali del bunker. Vale a dire, un lavandino, una doccia e una tuta spaziale su una gruccia. In caso di utilizzo di una bomba atomica o di veleni di guerra, qui veniva curata la disintossicazione prima di entrare nella parte più lontana del bunker.
Dal corridoio si accede poi alla sala da pranzo e alla cucina, sotto la quale si trova un serbatoio per l'acqua di 25 metri cubi. Mentre scavavano per costruire un bunker, si imbatterono addirittura in una sorgente d'acqua naturale. Fortuna, visto che vicino ci sono pochi fiume e sorgenti.
Alle camere da letto con letti a castello seguono gli spazi di lavoro, una sala di comando e una sala per le telecomunicazioni. Qui c'erano 40 trasmettitori radio e telefoni. A quel tempo, il responsabile della sicurezza doveva venire una volta alla settimana per verificare il perfetto funzionamento di tutti i dispositivi.
Ancora oggi nel bunker sono in funzione due generatori che forniscono elettricità e anche il sistema di ventilazione è regolato. È presente anche un'uscita di sicurezza, rappresentata da un tunnel verticale con scala.
Ma ci si chiede cosa accadrebbe se l'Unione Sovietica avesse davvero lanciato la bomba atomica e dovessero lasciare il bunker dopo tre mesi. Di sicuro andrebbero incontro a radiazioni a alla futura morte. Difficile sopravvivere e in primis qui in quanto in questo bunker dovevano essere solo i militari per la comunicazione e non i politici. E per cui… sacrificabili per il bene comune. Per i politici i tempi previsti di chiusura erano ben più lunghi e con una sicurezza maggiore.
Dopo circa un ora di visita nel bunker usciamo fuori nel silenzio del bosco. Siamo usciti nel 21.esimo secolo dopo essere vissuti in una capsula del tempo. Una capsula degli anni '50 con colori e materiali dell'epoca e dove l'aria e pura quasi come quella esterna e senza nemmeno un po' di polvere. Un ora può sembrare molto per un bunker non tanto grande, ma bisogna fermarsi e pensare come si poteva qui immaginare la vita per giorni o magari settimane essere chiusi e senza la luce del sole. Un gruppo piccolo di persone che avevano i ritmi prefissati di 8 ore di lavoro, 8 di dormita e otto di "svago". E proprio queste ultime 8 ore erano di sicuro quelle infinite.
La guerra atomica non è mai venuta e oggi per fortuna questo bunker è solo un attrazione turistica al contrario di quello di Gotenica che rimane offlimit per volere del ministero degli affari interni. Interessate che i progetti e dati più concreti di quelli visibili a occhio nudo di questo bunkr ancora oggi sono top secret. Neppure alle guide è stato dato nessun dato in più. Rimane un segreto militare. E le foto che accompagnano questo articolo? Sono tutto foto autorizzate e che sono state possibili fare in punti precisi e controllate. Sono il tunnel dell'entrata e in centro principale per le comunicazioni. Il resto rimane nell'occhio e nella mente di chi lo visita.
E una volta usciti e tornati alla "civiltà" non rimane che il pensiero di cosa altro potrebbe nascondere quest'immensa foresta militare. Una foresta di cui circolano da sempre più leggende che reali certezze.

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Pubblicato su Panorama il 15 ottobre 2023.

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