Una nazionale virtuale con i giocatori di queste terre
L’11 giugno alla Comunità degli italiani di Fiume è stato presentato il libro La nazionale di Fiume, Istria e Dalmazia, l’ultima fatica letteraria di Luca Dibenedetto, un autore legato alle nostre terre visto che ha già scritto altre due opere incentrate sul calcio fiumano e sulla squadra isolana. S’intitolano infatti El balon fiuman quando su la tore era l’aquila” e La favola dell’Ampelea. Ad esse va aggiunto un libro sui primi anni della storia della Triestina.
L’autore in questo libro ripercorre le vite – non solo limitate all’ambito calcistico – di undici giocatori, una virtuale nazionale di queste terre. Ha scelto undici giocatori, tutti nati prima del primo conflitto mondiale in Istria, Fiume e in Dalmazia: Alessandro Bonetti, Lorenzo Gazzarri, Giovanni Varglien, Luigi Ossoinak, Mario Varglien, Antonio Blasevich, Rodolfo Ostroman, Andrea Kregar, Rodolfo Volk, Marcello Mihalich e Antonio Vojak.
In porta viene schierato il polesano Alessandro Bonetti, nato Dobrilovich, che fece la fortuna della Triestina e del Milan tra il 1928 e 1933. La difesa è a due. Uno è Lorenzo Gazzarri, spalatino. E’ un caso atipico visto che prima aveva giocato nelle file dell’Hajduk conquistando pure lo scudetto del 1927 e poi, a lungo, in Italia, nella Triestina prima e poi alla Fiorentina per otto anni. Insieme a lui troviamo Mario Varglien che, con il fratello Giovanni ha vinto più scudetti in Serie A, ben dieci. Mario militò per ben 14 anni alla Juventus per poi intraprendere un’ottima carriera di allenatore che lo portò pure all’estero: fra l’altro fu selezionatore della Turchia.
Centrocampo a quattro. Primo viene Giovanni Varglien. Iniziò la carriera sportiva nell’atletica leggera per passare successivamente al calcio. Seguì le orme del fratello e finì alla Juventus dove rimase per 18 anni, dal 1929 al 1947. Inevitabile poi la carriera di allenatore che, al contrario di quella del fratello, fu breve, ma piuttosto intensa. Fra l’altro riuscì a far arrivare una neopromossa Roma a un ottimo sesto posto.
Insieme a lui a centrocampo troviamo una delle figure meno note del calcio dalmata, Antonio Blasevich. Uno spalatino quasi del tutto ignoto che passò quasi tutta la carriera in Italia. Triestina, Ambrosiana (oggi Inter), Palermo e Napoli le sue squadre. Ma è il periodo nerazzurro quello d’oro, dove per diversi anni fu perno del centrocampo e si aggiudicò pure uno scudetto. Segnò pure la prima rete europea della squadra milanese. Poi troviamo Marcello Mihalich di Fiume. Fu una coppia fenomenale con Rodolfo Volk nella Fiumana. Insieme andarono in Italia e per Mihalich fu il Napoli. In pochi mesi diventa nazionale (primo delle Venezie Giulie), ma poco dopo l’esordio si infortuna e perde l’occasione di partecipare ai mondiali del 1930. Dopo il Napoli nel suo curriculum figurano pure Ambrosiana e Juventus (dove vince un scudetto). Il centrocampo si chiude con un altro poco conosciuto polese, Antonio Vojak. Impressionati i numeri che dicono che ha segnato ben 106 reti in 208 partite. Di queste ben 102 sono per il suo Napoli, dove ancora oggi detiene il record di reti segnate in Serie A, mentre l’altro, di ben 22 reti in una stagione è stato battuto appena nel 2011. Ha vinto pure un scudetto con la Juventus.
Pezzo forte dell’attacco è il fiumano Rodolfo Volk un vero bomber che si è fatto valere alla Roma. Una forza che ha segnato ben 103 reti e che ancora oggi è il terzo marcatore di tutti i tempi, preceduto solo da due mostri sacri come Pruzzo e Totti. Nella stagione 1930/31 è stato capocannoniere della Serie A. Accanto a lui si collocano altri tre calciatori, meno famosi all’apparenza, ma sicuramente non di secondo livello. Incontriamo infatti dapprima Luigi Ossoinak, di Fiume che giocò nella massima divisione con il Prato, Roma (dove l’esordio fu “firmato” con una tripletta!) e Cagliari. Fu ottimo pure nell’atletica leggera, dove vinse un titolo italiano. Poi troviamo Andrea Kregar. Si mise in luce già nell’Olympia di Fiume per essere quindi convocato per le Olimpiadi di Parigi del 1924. Però in Francia non arrivò mai “grazie” a una manovra della dirigenza fiumana che gli nascose la convocazione! Un calcio d’altri tempi. Durante la carriera giocò pure nel Prato, Pro Patria e Fiorentina. L’attacco si chiude con Rodolfo Ostroman, un polesano cresciuto nell’Edera che fece la fortuna del Milan, dove rimase quattro stagioni segnando 34 reti in 73 partite. Fu l’unico di questa lista di giocatori a decidere, una volta finita la guerra, di non andare in Italia. La decisione gli creò diversi problemi, fra l’altro finì pure in carcere.
Quasi tutti questi giocatori hanno pure giocato nella nazionale italiana. Mario Varglien partecipò ai mondiali del 1934 e anche senza giocare una partita potè vantarsi del primo posto dell’Italia. Dopo, nel 1935, disputò la sua unica partita per la nazionale. Al contrario il fratello Giovanni giocò tre partite. Con una presenza registriamo pure lo sfortunato Marcello Mihalich (che disputò pure due gare in quella B) e il polesano Antonio Vojak.
Nella nazionale B il migliore fu Vojak con sei presenze. Segue Rodolfo Volk che ne giocò cinque partite, segnando pure cinque reti. Infine troviamo Lorenzo Gazzarri con tre.
Un libro pregevole, questo, anche per il fatto che, come detto l’inizio, oltre a illustrare adeguatamente un calcio d’altri tempi, partendo da una visuale più strettamente sportiva, Dibenedetto allarga il campo d’interesse al privato degli undici seguendoli fino alla fine delle loro vite.
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Pubblicato su Panorama il 15 giugno 2014.