La Nazionale nostrana una squadra da invidia

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Tra i due conflitti mondiali Istria, Fiume e una parte della Dalmazia sono stati parte integrante del Regno d’Italia. In quegli anni sono nati, cresciuti e si sono formati pure tanti calciatori che in seguito si sono affermati nei vari campionati italiani; alcuni hanno giocato pure nelle squadre più importanti, fino ad arrivare in nazionale. Quale sarebbe stata l’ipotetica nazionale di queste terre? Questa è la domanda che si è posto pure Luca Dibenedetto, autore di due importanti libri che hanno come protagonista il calcio delle nostre terre, “El balon fiuman quando su la tore era l’aquila” (sul calcio fiumano) e “La favola dell’Ampelea” (sulla squadra isolana).
Negli anni l’autore ha studiato con dovizia la nostra realtà calcistica e ha tentato di formare una vera e propria nazionale. Una nazionale del tutto rispettabile, che avrebbe di sicuro scombussolato non poche vere nazionali di quell’epoca. L’autore ha pubblicato di recente il libro “La Nazionale di Fiume, Istria e Dalmazia”, che ieri ha avuto la sua promozione fiumana presso la Comunità degli italiani locale. In questo libro sono state raccolte le storie di 11 calciatori, quasi tutti nazionali italiani, nati nelle varie parti dell’Istria e della Dalmazia, nati rigorosamente prima della Grande guerra. Ecco la squadra proposta.

In porta è stato schierato Alessandro Bonetti, nato Dobrilovich a Pola nel 1908 (morto a Genova nel 1977). Il suo periodo d’oro fu quello passato nella Triestina e al Milan in Serie A tra il 1928 e 1933. Fu un vero girovago da calciatore. Tento invano la carriera di allenatore ma non ebbe successo.
In difesa, nel ruolo di terzino sinistro, troviamo Lorenzo “Renzo” Gazzarri, forse il migliore giocatore di tutti i tempi, nato sull’isola di Lesina (Hvar) nel 1907. Fu uno dei rari giocatori con una grande carriera in Jugoslavia, dove fu membro dell’Hajduk di Spalato, dal 1921 al 1928 (scudetto nel 1927). Poi, per due anni difese i colori della Triestina e in seguito otto stagioni nella Fiorentina. In questi anni collezionò tre presenze nella nazionale B. A fine carriera si dedicò al tennis. Morì nel 1998 a Firenze.
Come terzino destro c’è Giovanni Varglien, nato a Fiume nel 1911. Assieme al fratello Mario entrò nella storia delle serie A come i fratelli con più scudetti vinti, ben 10. Furono cinque gli scudetti consecutivi vinti con la maglia dalla Juventus, dal 1931 al 1935. Dopo un breve periodo alla Fiumana passò alla Juventus, dove giocò dal 1929 al 1947! Collezionò tre presenze nella nazionale, poi divenne allenatore in Italia e all’estero, pure CT della Turchia. Morì a Trieste nel 1990.
Numero 4, Luigi Ossoinak (Ossoinach), nato a Fiume nel 1899. Iniziò nell’Olympia, poi nella Fiumana. Giocò nel massimo campionato italiano con Prato, Roma (autore di una tripletta all’esordio!) e Cagliari. Finita la carriera calcistica nella Fiumana, lasciò il calcio. Morì nel 1990 a Borghetto Santo Spirito in Liguria. Poco noto che da giovane fu ottimo nell’atletica leggera, dove vinse pure un titolo italiano.
Numero 5, Mario Varglien nato a Fiume nel 1905. Iniziò nell’atletica leggera, poi intraprese la carriera calcistica e dopo un periodo all’Olympia passò prima nella Pro Patria e poi (dal 1928 al 1942) alla Juventus dove vinse i famosi cinque scudetti. Partecipò ai Mondiali del 1934 dove, anche se non giocò nemmeno una partita, vinse il titolo di campione del mondo. Nel dopoguerra fu anche allenatore. Dal 1952 allenò la neopromossa Roma, per chiudere così con il mondo del calcio. Si ritirò a Torino prima e Trieste poi, dove morì nel 1978.
La sesta biografia è quella dello spalatino Antonio Blasevich, forse il migliore giocatore dalmata dell’epoca, grande in Italia ma sconosciuto in Dalmazia. Trascorse, infatti, tutta la sua carriera calcistica tra Triestina, Ambrosiana (oggi Inter), Palermo e Napoli. Il suo periodo d’oro fu quello all’Inter. A Milano rimase per tre stagioni e fu uno dei giocatori fondamentali che permisero all’Ambrosiana di vincere lo scudetto. Fu pure l’autore della prima rete europea della squadra nerazzurra. Poi tentò la carriera di allenatore e guidò la Dalmazia di Zara e il Padova. Morì nel 1976 a Trieste.
Rodolfo Ostroman, nato a Pola nel 1903, di ruolo attaccante, dopo un breve periodo a Pola nell’Edera passò al Milan, dove rimase per quattro stagioni. Fu una vera stella del rossoneri: in quattro stagioni giocò 73 gare, segnando 34 reti. Seguirono due stagioni alla Triestina e poi “navigò” in leghe minori, tra cui due nel periodo d’oro del Grion Pola in Serie B. Finita la carriera agonistica si dedico al suo bar. Dopo la guerra rimase a Pola, dove morì nel 1960.
Il numero 8, Andrea Kregar, nato a Fiume nel 1900, giocò come attaccante. La sua carriera calcistica inizia in Austria per poi passare attraverso l’Olympia di Fiume, il Padova, la Pro Patria e la Fiorentina. Chiuse la carriera nella Fiumana nel 1935. Non giocò mai per una nazionale italiana, però fu convocato per le Olimpiadi di Parigi del 1924. Ma a Parigi non arrivò mai perché i dirigenti dell’Olympia gli nascosero la convocazione! Nel dopoguerra fu allenatore di squadre minori. Morì a Domodossola nel 1977.
Rodolfo Volk è il centravanti di questa nazionale virtuale, forse il migliore attaccante di queste terre. Nato a Fiume nel 1906, dopo la parentesi fiumana e una stagione nella Fiorentina, fu acquistato dalla Roma insieme a Mihalich (subito girato al Napoli). Divenne quasi subito l’idolo dei tifosi romani. Nella sua prima stagione, 1928/29, segnò ben 24 reti in 30 partite. Nel 1930/31, con 29 reti fu il capocannoniere delle Serie A. Ancora oggi figura come terzo miglior marcatore delle Roma di tutti i tempi, con 103 reti. Dopo cinque anni alla Roma, giocò al Pisa e alla Triestina per poi tornare a Fiume, dove rimase fino alla guerra. Dopo un periodo al Proleter di Fiume tornò in Italia, dove chiuse la carriera al Montevarchi. In Italia giocò sotto il nome di Folchi. Dopo la carriera agonistica la Federazione lo ingaggio, ma il suo carattere difficile lo allontanò dai ruoli di allenatore. Morì nella sua Roma nel 1983.
Marcello Mihalich, mezzala sinistra, nasce a Fiume nel 1907. Dopo ottime stagioni nelle squadre fiumane, insieme a Volk si trasferì in Italia, nel Napoli. In tre stagioni segnò ben 36 reti. Segui poi una stagione all’Ambrosiana e una alla Juventus (vinse pure lo scudetto). Gli ultimi anni li passò alla Pistoiese e a Catania prima di tornare alla Fiumana, dove per qualche anno fu pure allenatore. Il suo anno d’oro è stato il 1929: il primo dicembre, a Milano giocò per la nazionale la sua unica partita, segnando due reti. Fu predestinato dai media ai mondiali del 1930, ma un infortunio poco dopo l’esordio in nazionale cambiò il suo destino. Dopo la guerra si trasferì a Trieste e negli ultimi anni a Torino dove morì nel 1996.
Con il numero 11 troviamo Antonio Vojak, polesano, classe 1904, che giocò con il cognome Vogliani. Fu un po’ attaccante, un po’ centrocampista, però con un grande senso del gol. In Serie A realizzò 106 reti in 208 presenze. Cresciuto a Pola, fu notato dalla Lazio; dopo una sola stagione passò alla Juventus dove rimase per quattro stagioni vincendo lo scudetto del 1925/26. Poi passò al Napoli dove rimase per sei stagioni realizzando 102 reti (ancora oggi è il miglior marcatore di tutti i tempi del Napoli in Serie A). Seguirono stagioni in squadre minori e negli ultimi anni fu allenatore. Nel 1932 giocò la sua unica partita nella nazionale A, sei invece le partite in quella B. Morì a Varese nel 1975.
In questo libro Luca Dibendetto ci illustra un calcio di altri tempi, ma oltre allo sport c’è pure il privato di questi 11 calciatori, che viene raccontato fino alla fine delle loro vite.

Per vedere l’intero articolo, versione PDF

Pubblicato ne La voce del popolo del 12 giugno 2014.


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