Veneto gioie mignon di cui godere

Veneto gioie mignon di cui godere
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Volete una gita memorabile di una giornata? Una delle possibili scelte è fare una capatina nel vicino Veneto. Il primo pensiero inevitabilmente va a Venezia e alla Laguna con le varie isole, Murano e Burano su tutte. Volendo fare qualche chilometro in più si può optare per la romantica Verona, conosciuta per l’Arena e per la storia di Romeo e Giulietta che attrae sempre tanti turisti. Poi, in mezzo, come non fermarsi un giorno nell’importante centro universitario, ma pure con tante attrazioni e le sue bellezze artistiche, ossia nella città di Padova. Se si è amanti delle fiere allora inevitabile è una puntatina a Vicenza che nel circondario propone anche le ville di Palladio. Infine tra le città più note spicca Treviso. Decisamente c’è l’imbarazzo della scelta, ma questa volta la scelta è caduta su centri minori, meno noti ai più. Nascondono tante attrazioni sconosciute , ma a conti fatti visitarli risulta interessante. Basta abbandonare l’autostrada e scegliere di proseguire lungo le “statali”.

Uno delle idee per una gita giornaliera può essere quella di lasciare l’autostrada a Treviso e di “costeggiare” il lato sud di questa città. È un percorso che vi porterà fino a Vicenza, senza però esser costretti a fare il giro autostradale via Padova. Inevitabilmente si tratta di un tragitto più lento: attraversa tanti centri cittadini, ma apre scenari e possibilità di visitarne diversi che forse non verrebbero scoperti mai da turisti della domenica come noi.
A nemmeno 30 chilometri da Treviso scopriamo Castelfranco Veneto. È una città di 43.500 abitanti con un interessante centro storico e con diverse ville/parchi a due passi dal suo centro. Per visitarla basterà qualche ora. La camminata “castelfranchese” inizia a nord delle vecchie mura cittadine, la zona del mercato e di tanti bar e ristoranti. Prima di entrare dentro le mura cittadine si può andare a nord-est, in direzione del grande ospedale. Superiamo il torrente Avenale, importante nella storia della città in quanto rappresenta una delle due sorgenti d’acqua che poi confluiscono nel canale che “abbraccia” le mura a difesa dellacittà. L’altro corso d’acqua, il Musonello, è scomparso negli anni. Andiamo avanti e passiamo accanto all’ospedale. Ecco ergerci di fronte a noi l’unica entrata nel grande parco cittadino, la villa Revedin Bolasco. L’edificio costituisce la parte centrale del parco ed è circondato da un bosco rigoglioso composto da una grande varietà di piante. Ma il vero capolavoro artistico è l’arena-cavallerizza: decine di statue del XVII secolo disposte a semicerchio e introdotte da due alte sculture equestri, fusione fra natura e arte tipica dell’Ottocento. La serra, invece, sembra vada a ripescare uno stile ispanico-arabeggiante, mentre la Cavana, deposito per le barche che navigavano nel lago, è priva del tetto a pagoda previsto nel disegno originale. Non è mai stato realizzato. Presso il muro di cinta a est sorge la torre.
Usciamo dal complesso dall’ingresso che ci ha visto entrare: è l’unico modo, siamo circondati da alte mura. Prendiamo direzione sud costeggiando l’Avenale. Lungo il tragitto che porta il torrente fino alle vecchie mura cittadine notiamo diverse barriere che limitano il confluire dell’acqua nel canale attorno al centro cittadino. Torniamo per vie secondarie fino alla più grande attrazione cittadina. Prima di entrarci facciamo un giro. Il tutto è decisamente più bello da vedere dall’esterno dove ci sono tante statue e un bel po’ di verde, con alberi e anatre. Entriamo nelle mura dalla parte ovest. È una delle quattro entrate, una ad ogni lato. Non è così maestosa rispetto a quella orientale, ma ci porta ad assaporare e gustare il centro in relax. Magari molti avranno avuto aspettative maggiori: tanti sono i palazzi in via di ristrutturazione o in procinto di farlo. Il Duomo, eretto al centro della città nel 1723 dal giovane architetto 23.enne Francesco Maria Preti, è dedicato al patrono San Liberale. Esempio di stile neoclassico, con una navata centrale e tre cappelle per lato comunicanti tramite altrettanti giardini, è una chiesa molto chiara sia all’interno che all’esterno. Usciti dalla chiesa ci troviamo dinanzi al vecchio palazzo del Comune. L’attrazione da visitare è una delle torri cittadine, la più grande e importante è posta a destra del Duomo: la Torre Civica. Prima semplice torre, negli anni è diventata la torre dell’orologio ed oggi è uno dei simboli cittadini. Dalla cima si può ammirare il panorama di tutta la città. La Torre Civica di Castelfranco costituisce la parte più nobile e rilevante della complessa struttura fortificata eretta a cavallo tra XII e XIII secolo dal Comune di Treviso come estremo baluardo difensivo occidentale della Marca Trevigiana, a contrasto delle brame espansive di Padova e Vicenza.

MITO Giorgióne
Salendo in cima alla torre ai diversi piani sono esposte delle illustrazioni che raccontano la storia cittadina e della torre. Scendiamo e usciamo dalle mura cittadine. Ai lati dell’entrata poco distanti notiamo due monumenti. Il primo dedicato ai caduti per la Patria. L’altro, verso nord, è stato costruito in ricordo del Giorgióne, pseudonimo di Giorgio Zorzi, famoso pittore locale, uno dei più importanti pittori della scuola veneta, simbolo di Castelfranco. “Egli appare piuttosto come un mito che come un uomo. Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi di lui s’ignora, e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa…”. Così “Il fuoco” (1928) di Gabriele D’Annunzio “racconta” il Maestro di Castelfranco.
Esiste un museo dedicato al Giorgione oltre alla statua e alla grande piazza; anche la squadra calcistica porta il suo nome. È fuor d’ogni dubbio la persona più importante nata a Castelfranco Veneto.
Proseguiamo e ci dirigiamo in direzione di Vicenza, deviando leggermente verso nord e dopo nemmeno 30 chilometri arriviamo a Bassano del Grappa. In origine la città, che oggi conta 33.500 abitanti, portava solo il nome di Bassano poi negli anni la significativa produzione di grappa ha fatto sì che il nome prendesse la dicitura attuale. Per capire quanto sia grande la produzione di acquavite in città e nel circondario basti sapere che rappresenta circa il 25% della produzione nazionale italiana.
Al contrario della grande parte del Veneto, dominata dalla pianura padana, Bassano è caratterizzata da tante colline e divisa dal fiume Brenta. Ci fermiamo poco fuori dal centro cittadino, accanto allo stadio. Da qui inizia il nostro tour dirigendoci verso il più grande ponte cittadino, quello che passa sopra il fiume Brenta. Bello e ampio, da qui si gode uno splendido panorama verso la città, e pure verso il simbolo cittadino, quello del Ponte Vecchio o Ponte degli alpini. Nell’ottobre del 1567 una vigorosa piena del Brenta travolse lo storico ponte preesistente. L’architetto Andrea Palladio progettò un ponte in pietra a tre arcate. Il Consiglio cittadino bocciò il progetto, imponendo all’architetto di non discostarsi troppo dalla struttura tradizionale. Nel 1569 Palladio presentò un secondo progetto definitivo di un ponte in legno: richiamava la struttura precedente, sebbene radicalmente rinnovata quanto a soluzioni tecniche e strutturali, e di grande impatto visivo. Oggi è in piena ristrutturazione, come tante parti delle città. Rasentiamo il lato destro del fiume e ci dirigiamo verso il famoso ponte. Arrivati al suo lato ovest notiamo diversi ristoranti e capiamo che siamo in piena zona turistica. Un piccolo museo ci ricorda il sacrificio degli alpini. Ci colpisce una singolare statua dedicata… al bacio. Prima di passare sul ponte andiamo ancora verso nord dove inizia una lungo sentiero che ci porta a una “zona raduno” per quei cittadini o turisti che vogliono rilassarsi accanto al Brenta, meta prediletta anche di provetti pescatori. Ammiriamo la parte est della città, quella del centro storico con il castello in cima alla collina. Torniamo indietro e camminiamo sul famoso ponte.Finiti dall’altra parte capiamo subito che per vedere il resto della città ci conviene fare una bella salita. Ci porta in vetta e da qui si apre un nuovo panorama: strade larghe e palazzi più grandi. Nella zona del Castello degli Ezzelini la parte più grande oltre alle ampie piazze è occupata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria in Colle. Usciamo dalle mura e dal centro cittadino, entrando nel viale dei Martiri dove la visuale del Monte Grappa, nonché sul Brenta, è magnifica. Il luogo è tristemente noto per l’eccidio che vi avvenne il 26 settembre 1944: le forze tedesche impiccarono ben 31 giovani partigiani bassanesi, catturati in seguito a un rastrellamento sul Grappa. In loro onore oggi a ricordarli vi sono delle lapidi sugli alberi con riportati nome cognome e anche la foto. Arrivati alla fine del viale si può, o scendere verso il grande parco cittadino, oppure deviare verso sud. C’imbattiamo nel Monumento al Generale Giardino. La grande strada, fresca grazie all’ombra delle fronde degli alberi, ci porta dritti al parco variopinto e ricco: è il parco-giardino Parolini. Siamo di nuovo a due passi dal centro cittadino. La principale piazza cittadina è dedicata a Garibaldi, qui si trova la torre civica e la principale chiesa cittadina dedicata a San Francesco. Piazza Libertà ospita la Chiesa di S. Giovanni. Scendiamo ancora verso il fiume Brenta, trovando la statua dedicata a Bartolomeo Ferracina, famoso orologiaio e ingegnere. A due passi c’è il Museo della ceramica, ospitato da Palazzo Sturm. Ottima la vista sul ponte degli Alpini. Poco dopo giungiamo alla via principale, l’ingresso in città per chi, come noi, proviene da Castelfranco. È una zona triste, perché ospita il Tempio ossario, un palazzone che non a caso assomiglia quasi a una chiesa. Infatti avrebbe dovuo ospitare la sede arcipretale di Bassano. Però quando venne completata, al termine del primo conflitto mondiale si decise che era meglio farne l’ossario per seppellire in maniera decorosa i resti dei caduti in battaglia. Vi sono stati sepolti 5.405 soldati. Con la visita al Tempio Ossario finisce la nostra visita a Castelfranco e Bassano del Grappa. Un tour breve e intenso in cui abbiamo conosciuto due gemme venete in version mignon.

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Pubblicato su Panorama il 15 aprile 2019.


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