Eterni secondi, complici anche gli infiniti ostacoli di natura politica (2 e continua)
UNA STORIA TURBOLENTA Nel primo episodio abbiamo avviato il discorso sulla turbolenta storia, non soltanto calcistica dell’attuale RNK Split. Una storia iniziata nel segno del movimento anarchico da una parte e dall’altra dalla grande volontà dei giovanissimi di dare vita a una vera alternativa al dominio incontrastato dell’Hajduk nel mondo del calcio spalatino. Come è lecito aspettarsi le divergenze tra le due squadre erano parecchie e non poche volte sfociavano in veri e propri incidenti. L’ultimo dei quali portò quasi alla chiusura della società: però alla fine la vicenda, con la mediazione della polizia, si concluse in un modo alquanto singolare, con il cambiamento del nome. Una soluzione che ai più non sembrava molto logica, ma che aveva se non altro il merito di allontanare la società dal movimento politico anarchico. In ogni caso la politica continuava a svolgere un ruolo tutt’altro che indifferente. Infatti il nuovo nome prescelto per la società era stato Jugoslavenski socijalistički nogometni klub Jug.
DALMATI E MONTENEGRINI INSIEME I presupposti per una vita più tranquilla c’erano comunque tutti. Visto che le acque si erano calmate pure a livello calcistico si poteva pensare con serenità all’organizzazione di un campionato. Infatti il 7 marzo 1920 tutte le società di Spalato e dintorni decisero di fondare una propria Federazione posta sotto l’ombrello di quella nazionale della Jugoslavia di allora, ovvero del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. A farne parte furono le squadre dalmate e quella del Montenegro ossia: Nk Ulogren (Budva), Jnk Orkan Dugi Rat), Nk Junak (Sinj), Rnk Rad (Sinj), Jnk Borac (Spalato), Nk Hajduk (Spalato), Rnk Jug (Spalato), Jnk Split (Spalato), Jnk Uskok (Spalato), Jnk Kosovo (Vranjic), Jnk Trogir (Traù-Trogir) e Jnk Komita (Omiš-Almissa)
UN SUCCESSO STORICO Si pensò poi di organizzare un vero e proprio campionato per arrivare a consacrare la migliore formazione dalmata. A questo campionato parteciparono solamente squadre spalatine e vennero giocate soltanto le partite di andata. Il tutto partì il 22 marzo. Inevitabilmente il neofondato Jug prese parte alla competizione assieme all’Hajduk, all’Uskok, allo Split e al Borac. Ben presto fu chiaro che si sarebbe trattato praticamente di una lotta a due tra lo Jug e l’Hajduk. Per lo Jug il confronto cominciò con un successo, ovvero con la vittoria contro il Borac per 2-0. Nella seconda giornata arrivò il match clou contro l’Hajduk. Fu una partita molto tesa con un grande protagonista, il portiere dello Jug, Marinko Brajević. Alla fine l’unico a segnare fu Bego per la grande gioia dello Jug. Anche se dopo questa vittoria il più sembrava fatto arrivò la doccia fredda con il pareggio contro l’Uskok per 0-0. Rimase così la partita decisiva contro lo Split, che bisognava assolutamente vincere per poter dissipare definitivamente tutti i dubbi sul successo finale nel campionato, visto che poi pure l’Hajduk doveva disputare la sua ultima partita con la stessa formazione. Per fortuna fu una partita a senso unico e finì per 4-0! E arrivò così il titolo regionale. Un successo storico per questa travagliata società. Un titolo che valeva ancora di più per il fatto di essere stato ottenuto lasciando alle spalle gli avversari storici dell’Hajduk.
A vincere questo titolo furono: Marin Brajević, Ante Stude, Ante Maričić, Tripo Katavić, Ante Kesić, Ivan Zane Antonini, Ante Zavoreo, Ante Malada, Toma Madirazza, Vinko Bego, Jozo Martić, Baldo Vukasović, Ante Zlodre, Ivo Benevolli, Josip Finzi, Martin Prvan, Ivan Kovačević, Đino Ninčević, Ante Ivančić, Vicko Milić, Špiro Zlodre, Duje e Mario Vlak, Stipe e Ljubo Perić, Ante Blažević, Petar Polić, Petar Elić e Umbert Giudico.
IL CAPOCANNONIERE FU MADIRAZZA Dopo questo grande successo seguirono numerose partite amichevoli, quasi tutte vinte. La squadra giocò a Mostar, poi contro l’Ilirija di Lublana, l’Hajduk di Sarajevo. Dopo una serie di successi arrivò l’incontro contro la più forte squadre dell’epoca, il BSK di Belgrado. Finì con una pesante sconfitta per 4-0! La statistica ci dice che nel suo primo anno di vita lo Jug giocò ben 21 partite, tantissime per l’epoca, segnando addirittura 57 reti, ma subendo 37. Il capocannoniere di questa squadra fu il capitano Tomo Madirazza.
SOTTO I MIGLIORI AUSPICI Così si arrivò sotto i migliori auspici al secondo campionato della Federazione spalatina. Le gare ebbero inizio il 3 ottobre 1920. E fu subito derby contro l’Hajduk. Per lo Jug si trattò di un brusco ritorno alla realtà. La partita fu a senso unico con la schiacciante vittoria dei rivali di sempre per 5-1. Seguirono partite facili contro Borac, Split e Uskok, tutte vinte senza soverchia fatica. Il girone di ritorno iniziò con la sfida casalinga contro l’Hajduk. Si tentò il possibile per limitare i danni, ma senza successo. Arrivò una nuova pesante sconfitta, questa volta per 3-0. In questo modo il campionato non ebbe più storia e l’Hajduk conquistò il suo primo titolo regionale. Il che segnò pure l’inizio di un lungo predominio. Infatti l’Hajduk successivamente vinse ben 11 titoli di seguito, il che portò poi la squadra a partecipare con successo ai primi campionati della Jugoslavia, nell’ambito dei quali la competizione dalmata rappresentava all’inizio una specie di qualificazione.
In questo secondo campionato regionale lo Jug schierò in campo la formazione standard composta da: Brajević, Antonini, Marin, Kesić, Duje Vlak, Milić, Zavoreo, Martić, Bego, Ferić I e Perić II. Nonostante il titolo fosse sfuggito per un pelo o quasi, per lo Jug si trattò di un’esperienza positiva. Il secondo posto fu accettato senza patemi d’animo. Tutte le altre partite furono vinte con una differenza reti imponente: 20-2!
PIANI AMBIZIOSI Questa serie di ottimi risultati spinse la società a mettere a punto piani ancora più ambiziosi. Il tutto per migliorare le prestazioni della squadra. Il primo intendimento fu quello di procedere alla costruzione di un proprio stadio o meglio di avere un proprio campo di gioco. Fu costituito anche un comitato composto da: Luka Burić, Ante Krstušović, Petar Dokonal, Marin Rosandić, Ivan Marić e Ante Jakulj.
GUAI GIUDIZIARI E quando sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto arrivarono di nuovo i problemi politici. Come detto, lo Jug era da sembre legato ad un movimento politico e adesso il più era vicino era quello comunista. E proprio per questo insorsero di nuovo problemi. Seguirono mesi duri, contrassegnati da battaglie politiche. Per lo Jug continuare a operare fu sempre più difficile, visti i problemi di carattere giudiziario e non solo ai quali andava incontro la dirigenza, ma pure molti dei soci. Il culmine si ebbe il 21 luglio del 1921. Ci fu una vera e propria battaglia, con un’esplosione di violenza nella storica via dell’allora Jug, la Plinarska. Alle 20 cominciò la “battaglia finale” e si iniziò a distruggere tutto quello che era legato allo Jug, fino all’irruzione nella sede della società. Intervenne pure la polizia che alla fine si rivelò impotente; c’è chi disse che rimase volontariamente con le mani in mano a guardare ciò che stava succedendo. Alla fine la sede societaria fu incendiata: in questo modo tutta la sua documentazione, i trofei ed altro in breve tempo andarono in fumo.
FUSIONE Vista l’impossibilità di lavorare ed essendo ormai quasi prossimi alla chiusura e alla distruzione totale, la parte rimanente della dirigenza pensò di fondere il club con una squadre spalatina minore, lo Slavija. L’idea aveva la sua logica intrinseca e poteva permettere di continuare a portare avanti l’attività sportiva. Però arrivò il divieto di lavoro per 3 mesi, per cui il tentativo di fondersi con lo Slavija andò pure in fumo.
In altre parole tutto andava di male in peggio. La società semplicemente non riusciva a riprendersi e a continuare la propria attività. Sfumata l’ipotesi Slavija, la scelta cadde su un’altra squadra di Spalato, lo Split. All’epoca era una società quasi illegale, frutto della fusione tra Triglav e Lada nel 1919. Fu un’altra scelta logica. Era una società legata ai movimenti studenteschi e soprattutto era tra i fondatori della Federazione spalatina, per cui impegnata appieno nelle competizioni.
SCONFITTE A TAVOLINO La collaborazione con lo Split portò buona parte dei giocatori dello Jug ad accasarsi qui. Passarono allo Split: Josip Martić, Ljubo Perić, Stipe Perić, Toma Madirazza, Vicko Milić, Ivan Antonini, Marin Brajević, Ante Zavoreo, Mario e Duje Vlak, Vinko Bego e Ante Blažević. Quest’ultimo fu la disgrazia dello Split, visto che la squadra ebbe tanti problemi con la sua registrazione. Avendolo fatto scendere in campo in parecchie partite, ne scaturì che buona parte di queste furono registrate con sconfitte a tavolino per 0:3. Alla fine l’ultimo posto nella stagione 1921/22 fu inevitabile.
Però questi non furono i soli guai per lo Split. La società nell’estate del 1922 fu pure messa al bando e venne proibita ogni sua attività. Così la storia negativa dell’Anarh e dello Jug finì pure per contagiare lo Split.
Finita la sospensione, cominciò il periodo positivo per lo Split. Subito nella stagione 1922/23 il club si piazzò secondo in entrambi i campionati. Infatti si giocavano due con gironi di sola andata. In quello autunnale perse subito pesantemente contro l’Hajduk per poi vincere con facilità le sfide con Borac e Uskok. Nel girone di ritorno la storia fu simile. Vittorie facili contro gli stessi avversari e alla fine all’ultima giornata arrivò la sconfitta contro l’Hajduk, ma solo per 3-1.
Quello che rendeva fiera la dirigenza dello Split, a parte l’impennata di successi e vittorie, fu il fatto che la società contava di gran lunga il numero maggiore di membri rispetto alla concorrenza. Delle 16 società della Federazione, lo Split aveva 66 membri, e si trovava davanti all’Hajduk con 51, al Lovćen con 37 e al Borac con 31.
La stagione 1923/24 fu la fotocopia di quella precedente. Facili vittorie nei confronti con Borac e Uskok. Pesanti sconfitte contro il rivale di sempre, l’Hajduk, due volte per 6-1!
RESA INCONDIZIONATA Nonostante i buoni risultati alla fine pure lo Split dovette arrendersi e chiudere i battenti. I giocatori passarono in massa al Borac che così divenne la seconda società spalatina. La squadra era stata fondata nel 1919 ed era stata fin dal primo giorno membro della Federazione. Aveva giocato con scarso successo alle spalle delle due grandi squadre della città, ossia l’Hajduk e la compagine che si ritrovava a mettere in campo i giocatori dello Jug.
Ci furono in seno al Borac grandi lotte intestine e pure ostruzionismi quando si trattò di accettare dei giocatori dello Jug/Split nelle proprie file. Le guerre sportive durarono a lungo, ma alla fine all’Assemblea del 13 dicembre 1924 i transfughi furono accettati e la fusione fu completa. Parte dei soci poi lasciò la squadra per passare ad appoggiare l’Hajduk. Inevitabilmente, con tutti questi problemi la stagione 1924/25 passò in sordina per il Borac, che finì ultimo, terzo, dietro all’Hajduk e all’Uskok con una differenza reti di 2-20! Però quello che verrà sopratutto ricordato è che nel 1925 fu costruito il nuovo campo di gioco. Il primo vero campo nella tormentata storia della società.
DOCCIA FREDDA La stagione 1926 fu divisa in due parti. Nel periodo primaverile il Borac perse di misura contro l’Hajduk per 1-0! Alla partita contro lo stesso grande rivale nel girone di ritorno si arrivò con grande entusiasmo: però ci fu una doccia fredda. Il Borac venne sconfitto addirittura per 12-0 e con soli 7 giocatori in campo.
Nei campionati successivi il Borac si ritrovò regolarmente secondo in classifica, sempre con una sola sconfitta, quello contro l’Hajduk e regolarmente per 3-0. Ma non come risultato conseguito sul campo, bensì a tavolino. Per un motivo o per un altro vi fu sempre qualcosa che portò alla sconfitta.
Insomma l’Hajduk anche a quei tempi dettava legge a Spalato e non c’era alcuna vera opposizione. E visto che partecipava ai campionati nazionali le sue partite erano sempre poche a livello di campionati regionali. L’Hajduk si ritrovava regolarmente campione, visto che in modo o nell’altro gli avversari non erano degni di questo nome e non riuscivano a trovare ovvero formare una compagine veramente agguerrita, in grado di competere alla pari con la squadra dalmata di gran lunga più blasonata. Il colmo lo si ebbe nella primavera del 1928 quando l’Hajduk fu dichiarato campione regionale visto che non aveva avversari. E letteralmente non c’erano rivali. Infatti l’Hajduk fu consacrato campione senza aver giocato nemmeno una partita. Infatti il Borac, dopo tutte le vicissitudini che gli erano occorse, tentò la fusione con il Dalmacija. Ma a furia di divieti ed altri grattacapi non partecipò al campionato della primavera del 1928 come nemmeno l’HAŠK. Ritentò la scalata al titolo, ma finì di nuovo secondo nel campionato dell’autunno del 1928. Questo fu l’ultimo acuto del Borac che nel novembre 1928 chiuse per fallimento, poco dopo la messa in liquidazione del Dalmacija.
LA RINASCITA Anche se tutto sembrava andare a rotoli, i veri appassionati del calcio e convinti oppositori dell’Hajduk non si dettero comunque per vinti. Dopo lunghi preparativi riuscirono a formare una squadra del tutto nuova, che non era erede di quelle precedenti né frutto di fusioni o altro. Venne costituito un nuovo Split. E fu subito un successo! Furono quelli gli anni delle vittorie nei campionati regionali (ai quali l’Hajduk non partecipava più), per cui alla fine la miriade di successi a livello locale portò la squadra a partecipare al campionato nazionale della Jugoslavia. Un successo storico per questo club, che per tanti anni aveva combattuto con le unghie e con i denti per arrivare a questi livelli. Dopo tutti i problemi, in primo luogo di natura politica, si era finalmente riusciti a conseguire dei grandi traguardi sportivi. Ma di questo nel prossimo episodio.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 10 dicembre 2011.