I quattro moschettieri di put Firula

I quattro moschettieri di put Firula
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Una via, un destino. Interessante la storia di una via di Spalato, la Put Firula. Infatti in questa via sono cresciuti dei grandi sportivi. E ben quattro sono stati dei campioni di tennis di livello mondiale: Nikola Pilić, Željko Franulović, Goran Ivanišević e Mario Ančić. E non solo, in questa via ha sede pure la storica società di tennis del capoluogo dalmata.

Nikola Pilić, il… capostipite
Nikola Pilić è considerato il padre del tennis spalatino. È stato il primo a emergere e portare la Dalmazia a livelli impensabili in questo sport. Nato a Spalato il 27 agosto 1939, ben presto si avvicinò al mondo del tennis. Tantissimi furono i suoi successi. Diverse volte campione della Jugoslavia, si destreggiava benissimo sia in singolare sia nel doppio. Nella sua carriera da professionista disputò 378 incontri vincendone 210. S’impose in totale in tre tornei e raggiunse la 12.esima posizione nella classifica mondiale ATP il 31 ottobre 1973. Ma già prima dell’era ATP, ossia dell’attuale tennis professionistico, partecipò a tornei professionistici e si attestò pure al sesto posto nel mondo nel 1968.

Nel singolare disputò una finale a un torneo del Grande Slam, quello di Francia del 1973 quando perse contro il romeno Ilea Nastase per 3:6, 3:6 e 0:6. Fu semifinalista a Wimbledon nel 1967. Più numerosi furono i successi in coppia, tra cui la vittoria all’US Open nel 1970 quando con il francese Pierre Barthesom vinse contro la coppia australiana Roy Emerson/Rod Lever per 6:3, 7:6, 4:6, 7:6. Per lui pure una finale di Wimbledon nel 1962 con Boro Jovanović. L’anno successivo, di nuovo con Jovanović, vinse l’oro ai Giochi del Mediterraneo a Napoli. In totale nell’Open furono sei i tornei vinti, con un totale di 278 partite
La sua carriera si interruppe nel momento culminante, ovvero nel 1973, quando la federazione mondiale lo sospese in seguito alle accuse della federtennis jugoslava, sempre negate da Pilić, di aver boicottato un incontro di Coppa Davis. Il tutto avvenne a pochi giorni dall’inizio dal torneo di Wimbledon. In segno di appoggio a Pilić ben 81 giocatori boicottarono il torneo londinese, tra cui 13 dei primi 16 giocatori al mondo.
Pilić non si rassegnò e cominciò la carriera di allenatore. Guidò per ben 16 anni la nazionale delle Germania portandola in tre occasioni a vincere la Coppa Davis (1988, 1989 e 1993). Ancora in un’occasione arrivò in finale, ma la perse. Poi assunse le redini della nazionale croata, che portò alla storica conquista della Coppa Davis nel 2005 contro la Slovacchia. Dopo cominciò a occuparsi della nazionale della Serbia come consulente tecnico e contribuì alla sua vittoria in Coppa Davis nel 2010. Fu pure il primo allenatore del tennista oggi numero uno al mondo, Novak Đoković.

Željko Franulović, di casa a Parigi
Željko Franulović, nato il 13 giugno 1947 ovviamente a Spalato, si avvicinò giovanissimo al mondo del tennis. Già nel 1961 divenne campione della Croazia e nel 1962 in coppia con Zdravko Minček conquistò il titolo di campione europeo nella categoria fino al 16 anni. Ai tornei professionistici cominciò a partecipare del 1968. E da subito i campi parigini del Roland Garros divennero la sua seconda casa. Qui conseguì i suoi maggiori successi. Subito nel 1968 arrivò agli ottavi di finale. Nel 1969 venne fermato da Tony Roche nei quarti. Nel 1970 raggiunse la sua unica finale di un torneo del Grand Slam. Dovette arrendersi al ceco Jan Kodeš in tre set, persi per 2:6, 4:6 e 0:6. Contro lo stesso tennista uscì di scena al torneo francese nel 1971, stavolta in semifinale. Però il 1970 fu pure l’anno della sua più importante vittoria, quella al torneo Masters di Montecarlo, quando si impose sullo spagnolo Manuel Orantes per 6:4, 6:3, 6:3.
Rimase tra i professionisti per 12 anni vincendo in totale nove tornei e disputando più di 500 partite. Il miglior piazzamento nella classifica ATP fu l’ottavo posto il 1.mo marzo 1971. Tra gli altri tornei vinti da registrare quelli di Indianapolis, Buenos Aires, Kizbuehel, Macon, Monaco di Baviera e l’indoor di New York. Conseguì notevoli successi pure nel doppio: giocò infatti più di 300 incontri vincendo sette tornei: Buenos Aires, Barcelona, Indianapolis, Hampton, Kizbuhel e Ginevra.
Finita la carriera professionistica Franulović cominciò a lavorare per la stessa ATP in ruoli diversi. Dapprima si occupò di marketing. Poi divenne responsabile del torneo di Francoforte, che diresse dal 1990 al 1995. Alla fine del 2007 venne nominato capo del settore europeo dell’ATP.
Portò il tennis croato sulla scena mondiale con la creazione del Croatia indoors che diresse dal 1996 al 1998. Per quattro anni fu pure selezionatore della nazionale croata di Coppa Davis, dal 1994 al 1997.

Il più famoso è Goran Ivanišević
Tra tutti i tennisti spalatini di sicuro Goran Ivanšević è quello più noto attualmente. Viene considerato il migliore di tutti i tempi, anche se è difficile comparare le varie epoche del tennis mondiale e pertanto è difficile raffrontare il suo approccio al tennis con quello di Pilić e Franulović.
Nato a Spalato il 13 settembre 1971, cominciò a giocare a tennis grazie a suo padre. Nel 1988 ebbe inizio la sua carriera professionistica. Vinse in totale 22 tornei dell’ATP imponendosi in 599 incontri. Nella classifica ATP raggiunse il secondo posto il 4 luglio 1994. Ottimo pure nel doppio: vinse nove tornei e 263 incontri. Miglior piazzamento il 20.esimo posto il 6 gennaio 1992.
Già al suo debutto nel 1988 vinse il primo torneo. Fu quello in coppia con il tedesco Rudiger Haas al torneo di Francoforte. Nel 1989 arrivò ai quarti di finale nell’Australia Open. Nel 1990 si mise in mostra al Roland Garros dove eliminò Boris Becker e arrivò ai quarti di finale. Invece nel doppio con Petr Korda arrivò fino alla finale, poi persa. Poche settimane dopo giunse alle semifinali di Wimbledon dove perse contro Boris Becker. Nel luglio del 1990 vinse il suo primo importante torneo nel singolare, quello di Stoccarda, dove si impose contro Guillermo Pérez Roldán in quattro set. Nel 1991 si impose in altri due tornei, quello di Manchester e Adelaide.
Arrivò così l’anno d’oro, il 1992. In quell’anno conquistò la sua prima finale a un torneo del Grand Slam. E lo fece a Wimbledon dove dovette arrendersi dopo cinque sofferti set al cospetto dello statunitense Andre Agassi. Però in quell’anno vinse il torneo del gruppo Masters di Stoccolma e i tornei ATP di Stoccarda e Sydney e perse la finale di Milano. Partecipò pure alle Olimpiadi di Barcellona. E qui conquistò due medaglie, entrambe di bronzo: nel singolare e nel doppio in coppia con Goran Prpić.
Nel 1994 arrivò daccapo in finale di Wimbledon perdendola nuovamente, questa volta contro lo statunitense Pete Sampras in tre set. Nel 1995 vinse il Grand Slam Cup contro Todd Martin e arrivò alle semifinali di Wimbledon perdendo di nuovo contro Pete Sampras.
Nel 1996 vinse ben cinque tornei e disputò di nuovo la finale del Grand Slam cup uscendo sconfitto nel confronto con Boris Becker. Tra i tornei vinti da segnalare quello di Zagabria dove si impose contro Cedric Pioline. Alla fine della stagione vinse la Hopman cup con Iva Majoli.
Nel 1997 il bis a Zagabria dove s’impose contro Greg Rusedski in tre set. Nel 1998 arrivò di nuovo in finale a Wimbledon. Ancora una volta l’avversario fu Pete Sampras. Fu una partita molto sofferta, risolta dopo ben cinque set, di nuovo con una sconfitta. Nel mese di febbraio però s’impose nel torneo disputato nella sua Spalato, dove vinse contro Greg Rusedski in due set.
Poi arrivò il declino segnato da numerosi infortuni che lo tennero lontano a lungo dal tennis. Così nel 2001 cadde al 125.esimo posto della classifica ATP. Un posto troppo basso per sperare di disputare il torneo di Wimbledon. Però gli organizzatori gli dettero la wild card. Tra la sorpresa generale, per la prima volta nella storia del torneo un invitato arrivò in finale. Ad attenderlo c’era Patrick Rafter. L’australiano fu un osso duro. Ivanišević vinse il primo set per 6:3 per poi perdere il secondo per 3:6. S’impose di nuovo nel terzo per 6:3 e perse il quarto per 2:6. Si arrivò così al decisivo quinto set. Il set andò fino al 16.esimo game. Però alla fine s’impose Ivanšević per 9:7 e vinse così il tanto sospirato torneo di Wimbledon. Fu il primo croato a “conquistare“ Londra e anche l’unico fino a un anno fa a vincere un torneo del Grand Slam.
Dopo Wimbledon si ritirò per un intervento chirurgico alla spalla. Tornò appena nel 2004 per disputare l’ennesimo torneo di Wimbledon, ma si fermò al terzo turno sconfitto da Lleyton Hewitt.
Da non dimenticare i suoi successi nel doppio. Dopo la vittoria nel primo torneo nel 1988, nel 1991 s’impose in ben quattro tornei (Milano, Roma, Manchester e Adelaide). Tra gli altri tornei vinti da registrare quello di Zagabria del 1997 in coppia con Saša Hiršzon
Nel suo palmares spicca pure la conquista della Coppa Davis con la nazionale croata nel 2005 a Bratislava contro la Slovacchia. Anche se inattivo dal 2004 venne incluso nella squadra. Non giocò nemmeno un incontro, ma ricevette la medaglia insieme a Mario Ančić, Ivo Karlović e Ivan Ljubičić. A partire dallo stesso 2005 cominciò a giocare all’ATP Champions Tour, dove vinse numero tornei.
Nel mondo del tennis sarà ricordato come uno specialista del servizio. In ben cinque stagioni servì più di 1000 ace. Il massimo nel 1996 con ben 1477!

Mario Ančić… il quarto grande
Mario Ančić è il quarto dei “moschettieri“ spalatini che hanno fatto grandi cose nel mondo del tennis internazionale. Nato a Spalato il 30 marzo 1984, fu molto precoce. Campione europeo fino ai 14 anni. Finalista agli Australia open per juniores a soli 15 anni e pure finalista sei mesi dopo a Wimbledon. Nel 2001 fu il numero uno della classifica mondiale juniores.
Nel 2002 cominciò la sua carriera tra gli seniores, nel mondo professionistico. E subito all’esordio nel 2002 a Wimbledon s’impose contro Roger Federer. Questo gli permise di mettersi subito in luce. E per lui si prospettò immediatamente un glorioso futuro. Fu comparato fin dall’inizio a Ivanišević, ma i successi stentarono a venire. Nonostante il grande talento raggiunse la prima finale nel singolare a Hertogenbosch nel 2005 dove vinse in due set contro il francese Michael Llodra. Fece il bis l’anno seguente, però in tre set contro Jan Hernych. Pochi mesi dopo s’impose pure a San Pietroburgo. Qui a cedere in due sofferti set fu lo svedese Thomas Johansson.
Il miglior piazzamento in un torneo del Grand Slam fu quello del 2004, quando arrivò alla semifinale a Wimbledon persa contro Andy Roddick dopo aver vinto nei quarti contro il beniamino di casa Tim Henman. Nel 2005 arrivò al secondo turno dell’US Open, il suo massimo. Però a fine anno ci fu lo storico successo nella Coppa Davis, quando la Croazia battè la Slovacchia.
La sua stagione d’oro rimane comunque il 2006 che, oltre ai due tornei vinti nel singolare, lo vide protagonista a Wimbledon dove perse nei quarti contro Federer, e al Roland Garros dove fu sconfitto pure nei quarti. Alla fine della stagione per pochi punti perse l’occasione di partecipare al Masters cup. Il 10 luglio arrivò il suo miglior piazzamento nella classifica ATP, un settimo posto.
Da notare che nella sua carriera ha vinto pure cinque tornei nel doppio: Indianapolis (2003), Monaco di Baviera (2005), Shangai (2006), Bombay (2006) e ‘s-Hertogenbosch (2008). Però nel suo palmares spicca pure una medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2004 sempre nel doppio.

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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 12 dicembre 2015.


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