Il paradiso verde della Slovenia

Il paradiso verde della Slovenia
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Avete mai sentito parlare dell’Arboreto di Volčji Potok? Se amate le piante e la natura è uno dei posti che dovete assolutamente visitare. Lo definiscono il paradiso verde della Slovenia. È il parco botanico più frequentato del paese: molto ben curato, consta di ben 85 ettari di superfici sulle quali crescono 3.500 diverse varietà di alberi, arbusti, fiori…. Aperto tutto l’anno, ogni stagione regala colori ed emozioni diverse, ma la primavera, con il risveglio della flora, offre i momenti più spettacolari (in particolare verso fine aprile -inizio maggio, quando i tulipani raggiungono il picco della loro fioritura, mentre giugno è dedicato alle rose), con colori sgargianti e grandi composizioni floreali che rendono il paesaggio davvero unico e ricco di fascino.
Si trova a una ventina di chilometri a nord-est di Lubiana. Chi parte da Fiume, per prima cosa prende la strada per Postumia; da qui si entra in autostrada, si passa la capitale slovena e poi si prende la deviazione per Maribor. Poco dopo, si esce per Kamnik. Qualche chilometro dopo l’uscita, superata Radomljem si arriva dritti a Volčji Potok. Si tratta di un villaggio su una terrazza, sulla riva sinistra del fiume Kamniška Bistrica, nell’Alta Carniola. Volčji Potok è situato in una pittoresca valle, una perla naturale nota per la sua ricca flora, la sua storia e il suo patrimonio culturale. È una destinazione popolare per gli amanti della natura, le famiglie con bambini, ma anche per tutti quelli che cercano pace e relax lontano dalla vita urbana.
UN GIOIELLO DI ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO. Nel cuore di questo luogo idilliaco si trova proprio l’Arboretum Volčji Potok, un giardino botanico che è un’incredibile opportunità per scoprire una varietà impressionante di specie vegetali, provenienti dai più disparati angoli del mondo (Europa, Asia, America…) e di godersi l’ambiente naturale. È uno dei più importanti patrimoni di architettura del paesaggio in Slovenia, motivo per cui è stato dichiarato d’interesse nazionale nel 1950, direttamente gestito dall’Università di Lubiana dal 1952 al 1965. Con l’indipendenza della Slovenia, a partire dal 1999, l’Arboretum è di competenza del Ministero sloveno della Cultura, attraverso una fondazione istituita nel 2003 il cui scopo è promuovere la cultura botanica, oltre che gestire l’intero parco e organizzare eventi nazionali e internazionali (durante tutto l’anno vengono allestite numerose mostre dedicate alle più disparate piante a seconda del periodo della loro fioritura: dai narcisi alle orchidee, dai cactus ai rododendri, dalle rose alle zucche e agli alberi da frutta). Negli ultimi anni si è fatto conoscere soprattutto per le mostre di fiori primaverili.
Prima di diventare un arboreto, la zona era una tenuta di caccia della famiglia Auersperg, nel XIX secolo. Il nome Volčji Potok (letteralmente “Ruscello del Lupo”) deriva proprio dalla presenza storica di lupi nei boschi circostanti. La tenuta di Volčji Potok è menzionata già nel Seicento da Johann Weichart Valvasor, nobile, studioso, ricercatore e membro della Royal Society di Londra, nato a Lubiana (allora nota come Laibach), autore de “La gloria del Ducato di Carniola” (1689), testimonianza molto ampia (15 volumi, 3.532 pagine, 528 incisioni in rame e 24 appendici) della vita e del passato della regione. L’immagine stampata nel suo libro mostra l’antico castello in cima alla collina, di cui si fa cenno per la prima volta nel 1220, già in rovina, e il palazzo più recente ai piedi della collina, costruito dalla famiglia Bonhomo (Bonomo).
MERITO DI LEO SOUVAN. Nel corso dei secoli cambiò proprietario più volte: ai Bonhomo succedettero i Burger, poi i Gozani e nel 1882 la tenuta fu acquisita da Ferdinand Souvan, appartenente a uno dei casati più importanti della Lubiana ottocentesca, sia in ambito economico che culturale. Merito di Ferdinand Souvan (1840-1915), commerciante all’ingrosso di grande successo, che aprì filiali in tutta la Monarchia asburgica, dalla Dalmazia a Vienna, e investì parte dei profitti in beni immobiliari. Uno dei suoi figli, Leon Souvan (1877-1949), rilevò la direzione dell’azienda e ancor prima della morte del padre pensò di ristrutturare la villa e il parco e presentò il suo progetto in un plastico in cui mostrava un nuovo sistema di vialetti e di disposizioni di edifici, stagni e vegetazione. Al ritorno dalla guerra, nel 1919, iniziò a occuparsi del suo progetto.
Intervenne in modo evidente nell’organizzazione della tenuta. Ampliò il parco abbattendo le mura e piantò circa 12 ettari con alberi nazionali ed esotici. Al posto delle mura demolite, volle una siepe di faggi sul margine sud e sud-occidentale, oggi parte dell’ingresso principale. Inoltre, demolì la vecchia stalla e nel 1923 fece erigere un nuovo fabbricato rurale in un punto lontano dal campo visivo della villa. Realizzò importanti lavori nel terreno del parco, tra cui lo scavo di nuovi laghetti e l’ampliamento di quelli esistenti. Modificò il concetto di decorazione delle piantagioni di suo padre, dando vita a delle realizzazioni completamente nuove. Diede rilievo al parco con costruzioni in muratura e pietra, anche con sculture di ananas in pietra. Venne creato un nuovo sistema di vialetti, compreso quello per accedere alla villa. Leon Souvan fece anche realizzare un vialetto che circondava il monte e giungeva fino alle rovine situate in cima al Volčji hrib.
L’attività della tenuta era nelle mani e sulle spalle di sua moglie Helena, una donna laboriosa dotata di un forte senso del dovere che amministrava con successo l’economia e la casa. Tra la gente del posto si racconta che si alzasse alle quattro del mattino, che da sola andasse a mungere le mucche nella stalla e che, a lavoro svolto, si sedesse su un cavallo per fare un giro intorno alla tenuta. Come aristocratica poteva permettersi una piccola stravaganza: una stanza con uccelli canterini al secondo piano della masseria. Rinnovò completamente l’allevamento, introducendo bovini di razza marrone, denominati all’epoca “bovini di Montafon”, adatti sia per la produzione di latte che per la carne.
I Souvan avevano una vita sociale attiva nella villa in cui ospitavano parenti e amici. Verso la fine di ogni anno organizzavano una grande battuta di caccia in cui erano invitati i grandi proprietari terrieri vicini. La battuta terminava con un banchetto nel bosco. All’interno della villa era esposta una preziosa collezione di dipinti d’arte di artisti antichi e di impressionisti sloveni contemporanei quali Matija Jama, Matej Sternen e Rihard Jakopič.
IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ La villa, vecchia di trecento anni, fu saccheggiata e incendiata dai partigiani il 15 aprile 1944. I proprietari riuscirono a salvare solo una parte del prezioso mobilio e di altri pezzi di arredamento d’interni. La proprietà venne restituita a Leon Souvan nel settembre del 1945, ma i terreni vennero presi in gestione dal Ministero dell’Agricoltura nel novembre di quello stesso anno. L’anno seguente venne dichiarata patrimonio popolare generale; era la seconda nazionalizzazione in cinque anni. Leon Souvan tornò a Volčji Potok, dove sistemò la sua dimora in due stanze situate sotto il tetto della masseria.
Dopo la sua morte, nel 1949, il parco passò sotto la gestione della Facoltà di Agraria e Scienze Forestali, oggi Facoltà di Biotecnologie dell’Università di Lubiana, e il 24 giugno 1952 venne presa la decisione di fondare l’Arboreto a Volčji Potok. Il parco di fiori e alberi Souvan, tutelato come monumento naturale, copriva 12 ettari di superficie. Allo stesso tempo vennero protetti i 21 ettari di superficie forestale del monte come entroterra del parco di fiori e alberi. Alla sua fondazione questo copriva 79 ettari di superficie che, in seguito a degli acquisti, diventarono 85. Il Parco Souvan rimane una parte centrale e una grande attrazione dell’Arboreto. Oggi è uno dei luoghi più frequentati, ma sebbene sia annoverato tra i parchi più belli d’Europa, non è considerato tra le attrazioni più famose della Slovenia.
L’IMBARAZZO DELLA SCELTA. Tutto il complesso è recintato e si paga il biglietto d’ingresso (ci sono varie categorie, sono ammessi i cani, però pure loro pagano il ticket). Una volta entrati, il grande dubbio è da dove iniziare: tanti i percorsi e le attrazioni. Una cosa è certa, per riuscire a vedere buona parte del parco serviranno alcune ore e una condizione fisica in grado di sostenere una passeggiata anche di una decina di chilometri. E, nel percorso, non mancheranno gli animali. Il parco comprende pure cinque laghi artificiali legati da dei torrenti.
Lungo la strada di ghiaia che si snoda tra i prati, sfilano cespugli di rose, aiuole fiorite, siepi tagliate alla perfezione e alberi altissimi, ambienti con caratteristiche proprie. Guardando la mappa, si può capire quali sono le parti più famose. Così troviamo il Giardino giapponese, ricco di alberi imponenti, specchi d’acqua e piante tipiche nipponiche, come bambù e azalee. Uno degli ambienti più famosi dell’arboreto di Volčji Potok è il Giardino francese, progettato dall’ex proprietario della tenuta Leon Souvan. Nel parco settentrionale, invece, si trovano le piante che crescono nei climi più freddi, come gli alberi provenienti dal nord America e dall’Europa, che raramente si vedono in queste zone.
TRA LABIRINTO, DINOSAURO E MEGATTERE. Imperdibile, per grandi e piccoli, il labirinto verde, creato da fitte siepi. Trovare l’uscita è una bella sfida per tutti, poiché la “piramide” centrale appare da tutti i lati. Poi abbiamo il giardino Alpino, dedicato alle piante che crescono in alta montagna, dalla lavanda agli iris e alle piante perenni. Non manca il profumatissimo roseto. Imponente pure la zona boschiva, rinfrescante pure in estate grazie all’abbondante vegetazione.
Ma l’Arboretum di Volčji Potok è anche molto di più: organizza attività, anche di carattere didattico, seminari e conferenze per tutte le età, il tutto naturalmente legato alle specie botaniche, ad argomenti di tipo ecologico e sulla conservazione della vita vegetale. C’è un ricco parco giochi per bambini e delle aree picnic. Un itinerario ideale non esiste, né viene indicato. Si va a intuito. Noi abbiamo puntato verso la zona est, ai limiti del parco. Costeggiando le “mura” siamo arrivati ben presto all’area bambini e alla grande siepe labirinto. In questo punto, a un tratto ci troviamo in un immenso prato in cui fanno capolino enormi animali preistorici. Sembra di vivere in prima persona una scena di “Jurassic Park”. I dinosauri – quarantasette esemplari a grandezza naturale che si collocano alla perfezione tra la vegetazione – sono ricostruiti con molti dettagli e questa sorta di “viaggio nel tempo” è davvero piacevole e divertente.
Guardando verso la collina, a ovest scorgiamo il primo dei laghi. Si può camminare tutto intorno e, grazie a dei grossi pezzi di roccia, anche in mezzo alle sue acque. Ritornando nella foresta e continuiamo la nostra passeggiata, arriviamo ormai nella zona più a nord del parco e al secondo lago. Scorgiamo diverse incisioni e “monumenti” in legno. Poco dopo, a sinistra, comincia la salita, che come viene indicato porta alle rovine del vecchio castello. In comodi dieci minuti si arriva in cima. Oltre ai resti delle vecchie mura, o forse dei resti del castello, lo sguardo vaga a 360 gradi. Verso nord troviamo le alpi del Kamnik, che pure adesso in primavera sono innevate. Più in basso, c’è la famosa Velika Planina; dall’altro lato, il panorama spazia fino a Radomlje e più in lontananza verso Lubiana.
Finita la sosta sulla collina, scendiamo. Il percorso è molto ripido e arrivati al livello dell’ingresso, deviamo a est costeggiando la zona delle serre per raggiungere il luogo dove una volta sorgeva la villa, oggi rappresentata con un grande “disegno”. In seguito ci dirigiamo verso l’area dei tulipani e quella in cui vengono coltivati i fiori. Ormai siamo vicini alla fine del nostro giro. Un’esperienza da ripetere, possibilmente andando alla ricerca dei luoghi meno noti. Come ad esempio la collezione segreta di piante medicinali e aromatiche, poco pubblicizzata, con oltre 200 varietà utilizzate nella tradizione erboristica slovena. Ma ci sono anche le serre tropicali abbandonate, oggi in stato di abbandono, dopo che furono danneggiate da una tempesta di neve negli anni ‘90.
L’albero più antico del parco è un imponente tasso (Taxus baccata), piantato oltre 300 anni fa. Collocato nella parte meno frequentata del parco, è considerato un albero “portafortuna” dai visitatori locali, che a volte lasciano monete tra le sue radici. Una collinetta artificiale ospita una collezione di conifere nane provenienti da tutto il mondo, tra cui rarità come il Pinus pumila siberiano e abeti in miniatura. È un angolo tranquillo spesso ignorato. Come al Maksimir di Zagabria, pure qui c’è un bunker della Seconda guerra mondiale: si trova nei terreni adiacenti all’arboreto (verso Kamnik), faceva parte di una linea difensiva poco conosciuta e oggi è del tutto abbandonato.
Infine, anche se il parco è aperto solo di giorno, con orari variabili durante i mesi, all’arboreto vengono organizzati eventi notturni e di folklore. Facendo luce con l’uso di lanterne, durante il percorso si raccontano leggende locali sui “volkodlaki “ (licantropi sloveni) e sugli spiriti dei boschi legati al nome del luogo. A nord c’è pure la zona per gli sportivi, o meglio per gli amanti del golf.
L’arboreto di Volčji Potok è una zona da visitare. Una zona da godere, passo per passo, dove trascorrere con comodo anche tutto il giorno. E si esce con i polmoni pieni di ossigeno, di ottimi profumi, rinvigoriti nello spirito e nel corpo dopo aver attinto forza a contatto con le meraviglie della natura. Come scrive Gorazd Skrt, fondatore di Lovely Trips: “Se la Slovenia è soprannominata ‘cuore verde d’Europa’ è senz’altro grazie alle grandi foreste che la ricoprono per oltre metà del suo territorio, a parchi e riserve naturali magnifici come il vastissimo Parco nazionale del Triglav, e alle campagne dolci e bucoliche, intessute di vigneti, delle sue regioni vitivinicole. Ma è anche grazie a piccole, grandi gemme come l’Arboretum Volčji Potok”. E siamo perfettamente d’accordo.

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Pubblicato su Panorama il 15 maggio 2025


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