Una saga degna di Hollywood
Nel cuore dell’Adriatico, tra pietra bianca e mare, Spalato è una città di passioni. Nel capoluogo della Dalmazia si vive per l’Hajduk, ma si sogna con la pallacanestro. E se il calcio ha incarnato l’identità popolare, il basket ha saputo alzare lo sguardo verso l’Europa. Nessuna squadra, come la Jugoplastika, ha portato la città così in alto, trasformando una realtà tutto sommato piccola in una delle potenze cestistiche più rispettate del continente. Una leggenda cominciata in sordina e culminata con una storica tripletta di Coppe dei Campioni. Una parabola che ha attraversato guerre, cambi di nome, crisi economiche e rinascite. Una storia, insomma, dal respiro epico.
Nel campionato jugoslavo 1987/88, la compagine spalatina esplose: una sola sconfitta a fronte di 22 incontri nella regular season. Dominò i playoff superando Šibenka e Olimpia Lubiana, per poi battere in tre gare il Partizan Belgrado. In panchina, un giovane ma determinato Božidar Maljković. In campo, una generazione dorata di futuri campioni e leggende: Zoran Sretenović, Velimir Perasović, Toni Kukoč, Goran Sobin, Željko Poljak, Ivica Burić, Žan Tabak, Duško Ivanović, Dino Rađa, Petar Vučica. Fu il terzo titolo nazionale nella storia del club, ma anche l’inizio di qualcosa di molto più grande. Quell’anno non arrivarono trofei internazionali – sfumarono la Coppa di Jugoslavia, persa di misura (82-80) contro il Cibona Zagabria e la Coppa Korać, chiusa al terzo posto nel gruppo D – ma la Jugoplastika cominciò a far paura.
La trilogia d’oro
Tra il 1988 e il 1991 il club visse un ciclo irripetibile, disputando tre stagioni ricche di successi: tre scudetti, tre Coppe dei Campioni e due Coppe nazionali. Nel 1988/89 si aggiudicò il campionato jugoslavo e, soprattutto, la prima Coppa dei Campioni a Monaco di Baviera, battendo in finale il Maccabi Tel Aviv. L’anno seguente, a Saragozza, arrivò il bis: la squadra, con Dino Rađa miglior giocatore, s’impose sul Barcellona. Il POP 84, nuovo nome del club per ragioni di sponsorizzazione, chiuse il cerchio a Parigi nel 1990/91, trionfando ancora sul Barcellona e regalando alla città la terza Coppa dei Campioni consecutiva.
Il periodo fu inaugurato nella stagione 1988/89. La squadra era composta da: Toni Kukoč, Dino Rađa, Duško Ivanović, Goran Sobin, Zoran Sretenović, Žan Tabak, Velimir Perasović, Luka Pavičević, Teo Čizmić, Ivica Burić, Paško Tomić, Petar Vučica. Allenatore: Božidar Maljković. La regular season si concluse con 16 vittorie, secondo posto a pari merito con il Partizan. In semifinale, la Jugoplastika superò il Bosna Sarajevo in due partite. La finale, al meglio delle cinque, fu chiusa con un netto 3-0: il quarto titolo nazionale era realtà. In Coppa dei Campioni, dopo aver eliminato l’Ovarense, la squadra disputò un girone a otto squadre nei quarti, chiudendo al terzo posto con otto vittorie. Accedette così alla Final Four di Monaco: batté il Barcellona in semifinale (87-77) e il 20 aprile 1989 sconfisse il Maccabi Tel Aviv (75-69) conquistando la sua prima Coppa dei Campioni. Unica delusione della stagione: la finale di Coppa nazionale, persa a Maribor contro il Partizan (74-87).
Se la stagione precedente era stata straordinaria, quella 1989/90 fu persino migliore. La Jugoplastika dominò la regular season con 19 vittorie su 22. Superò il Cibona in semifinale (2-1) e vinse la finale scudetto contro la Stella Rossa di Belgrado (3-1). Gli stessi rivali furono battuti anche nella finale di Coppa nazionale a Dubrovnik (79-77). In Europa, il cammino in Coppa dei Campioni fu impeccabile: facile vittoria negli ottavi contro il MIM Livingston, secondo posto nel girone dei quarti dietro al Barcellona, semifinale vinta contro il Limoges (101-83) e nuova finale contro i catalani. Il 19 aprile 1990 arrivò il secondo trionfo europeo (72-67), con Dino Rađa premiato come miglior giocatore. La squadra era composta da: Toni Kukoč, Dino Rađa, Zoran Savić, Duško Ivanović, Velimir Perasović, Zoran Sretenović, Goran Sobin, Žan Tabak, Luka Pavičević, Aramis Naglić, Petar Naumoski, Velibor Radović. Allenatore: Božidar Maljković. In ottobre, la Jugoplastika partecipò al McDonald’s Open a Roma: fu sconfitta in finale dai Denver Nuggets (135-129), chiudendo al secondo posto.
Nel 1990/91, la squadra – ora POP 84 – confermò la propria superiorità. La rosa, pressoché invariata, comprendeva Toni Kukoč, Zoran Savić, Velimir Perasović, Avie Lester, Zoran Sretenović, Žan Tabak, Luka Pavičević, Aramis Naglić, Teo Čizmić, Petar Naumoski, Paško Tomić, Velibor Radović. Allenatore: Željko Pavličević. La regular season si chiuse con 19 vittorie su 22. In semifinale, la POP 84 superò lo Zadar per 2-1; in finale, travolse il Partizan con un secco 3-0. La finale di Coppa nazionale, disputata a Fiume, fu vinta all’ultimo respiro contro il Cibona (80-79). In Coppa dei Campioni, doppia vittoria agli ottavi contro il Galatasaray, secondo posto nel girone dei quarti dietro al Barcellona, semifinale vinta contro la Scavolini Pesaro (93-87) e ancora finale contro i catalani. Il 18 aprile 1991, a Parigi, arrivò il terzo trionfo europeo consecutivo (70-65), con Kukoč eletto miglior giocatore per il secondo anno di fila. Al termine della stagione, Kukoč lasciò Spalato per Treviso e poi per l’NBA, dove vinse tre anelli con i Chicago Bulls.
Unica delusione, seppur parziale, fu la nuova partecipazione al McDonald’s Open. Il POP 84, in un torneo disputato a Barcellona, fu sconfitta in finale dai New York Knicks (117-101).
Anni difficili
Nel 1991, con l’indipendenza della Croazia e l’inizio del conflitto nei Balcani, la squadra cambiò volto. I giocatori si dispersero, il club perse sponsor e certezze. Nacque la Slobodna Dalmacija, e cominciò l’era del campionato croato. Nonostante tutto, la squadra tenne alta la bandiera: vinse subito la Coppa nazionale battendo il Cibona a Fiume, ma l’atmosfera era radicalmente cambiata. Il clima sportivo era segnato dalla tensione, dal ridimensionamento economico, dalla necessità di ricostruire.
La stagione 1991/92 si aprì con la partecipazione al McDonald’s Open a Parigi. I dalmati persero in semifinale contro il Joventut Badalona (117-86) e, successivamente, contro il Limoges (105-91), classificandosi al quarto posto. La dirigenza riuscì a malapena a ricostruire la squadra, richiamando Josip Vranković (dall’Alkar), Nenad Videka (da Tuzla) e Damir Tvrdić (dal Dubrovnik di Ragusa). Il primo campionato croato si disputò con sei squadre, e la Slobodna concluse la regular season al terzo posto con sei vittorie. Nei quarti di finale superò il Gradina di Pola con un doppio successo, ma fu eliminata in semifinale dallo Zadar in gara tre. Riuscì però a rifarsi in Coppa di Croazia: in finale, disputata a Fiume, sconfisse il Cibona 88-85. Alzarono il trofeo: Josip Vranković, Velimir Perasović, Damir Voloder, Nenad Videka, Lovrić, Teo Čizmić, Edi Vulić, Žan Tabak, Damir Tvrdić, Ivančić, Ivan Kapov e Aramis Naglić. Allenatore: Boris Kurtović. In Coppa dei Campioni, a causa della guerra in Croazia, la squadra fu costretta a disputare le partite casalinghe in Spagna, venendo eliminata già agli ottavi.
La stagione successiva andò leggermente meglio. Gli spalatini conclusero il campionato al secondo posto, a due punti dal Cibona. Nei quarti di finale superarono 2-1 il Croatia Line di Fiume e in semifinale batterono lo Zagreb con un netto 3-0. In finale, però, persero 3-1 contro il Cibona. La rosa, composta da Josip Vranković, Boris Jaman, Zoran Čutura, Nenad Videka, Lovrić, Teo Čizmić, Edi Vulić, Sead Bukva, Damir Mršić, Jadran Popović, Ivan Kapov e Aramis Naglić (allenatore: Vlado Vanjak, vice: Ivica Burić), si rifece vincendo la seconda Coppa di Croazia, superando lo Zadar 75-64 nella finale di Pola. A livello continentale, la squadra disputò la Coppa d’Europa, venendo eliminata ai quarti dopo aver chiuso al terzo posto il proprio girone.
La stagione 1993/94 portò un cambiamento nell’organizzazione del campionato. La squadra, ora denominata Croatia Osiguranje, vinse tutte le 14 gare del girone sud e si qualificò al secondo turno, la cosiddetta “lega bianca”, dove chiuse al secondo posto con 10 vittorie. In semifinale superò lo Zagreb 2-0, ma in finale fu nuovamente battuta dal Cibona, che s’impose 3-0. Arrivò però la terza Coppa di Croazia, vinta ancora contro il Cibona (86-76) nella finale disputata a Osijek. In Europa, nella FIBA Euro League, fu eliminata ai sedicesimi di finale dai belgi del Racing Basket Mechelen. Anche nella Coppa d’Europa fu estromessa nel girone dei quarti, piazzandosi terza dietro ai futuri finalisti Smelt Olimpija (Lubiana) e Taugrés Baskonia.
La stagione 1994/95 fu simile alla precedente. Prima nel gruppo sud e seconda nella lega bianca, la squadra perse però 2-0 in semifinale scudetto contro lo Zrinjevac di Zagabria. In Europa uscì ai sedicesimi nella Coppa dei Campioni e ai quarti nella Coppa d’Europa.
Nel 1995/96, con un nuovo formato a girone unico, la squadra chiuse al secondo posto e perse la finale scudetto per 3-1 contro il Cibona. Gli zagabresi batterono lo Split anche nella finale di Coppa (68-64). In Europa, eliminazione al secondo turno di Coppa Korać.
La stagione 1996/97 segnò una nuova affermazione in Coppa nazionale: la squadra vinse la quarta Coppa di Croazia, battendo il Cibona 72-67. La rosa comprendeva Josip Vranković, Goran Kalamiza, Zvonimir Ridl, Nikola Vujčić, Nikola Prkačin, Huljev, Miro Jurić, Michael Frank Smrek, Damir Tvrdić, Ante Grgurević, Boris Jaman e Joško Poljak. Allenatore: Josip Grdović. In campionato arrivò il secondo posto nel girone e una nuova finale persa contro il Cibona (3-1). Nella Coppa dei Campioni ci fu l’eliminazione nella seconda fase.
Seguirono anni più complicati. Nel 1997/98 arrivò il quarto posto in campionato e l’eliminazione ai quarti di finale in Coppa. In Coppa dei Campioni uscita agli ottavi. Nel 1998/99, terzo posto in campionato e semifinale scudetto; in Coppa nazionale, finale persa di misura contro il Cibona (70-69). In Coppa Saporta, nuova eliminazione agli ottavi.
La stagione 1999/2000 fu deludente: terzo posto in campionato e eliminazione in semifinale. In Europa, ancora fuori agli ottavi nella Coppa Saporta. Nel 2000/01 si registra il secondo posto in campionato e finale scudetto persa contro il Cibona; in Coppa dei Campioni raggiunti i quarti.
Nel 2001/02, nuova flessione: quinto posto in campionato, eliminazione al secondo turno preliminare di Eurolega e agli ottavi in Coppa Saporta. Male anche nella prima edizione della Lega Adriatica, chiusa all’ottavo posto.
Un gradito ritorno
Nel 2002/03 accadde l’imprevedibile: Dino Rađa tornò a Spalato, insieme a Jurij Zdovc, Josip Sesar e allo storico coach Petar Skansi. L’effetto fu immediato: la squadra conquistò il titolo nazionale croato, battendo ancora una volta l’eterno rivale Cibona. L’anno successivo, nel 2004, arrivò anche la quinta Coppa di Croazia, vinta in trasferta a Zara. Ma la resurrezione durò poco. Tra il 2005 e il 2010 la squadra alternò stagioni in sordina a sporadici exploit. L’ultimo sussulto fu la finale scudetto del 2008, persa contro lo Zadar. Poi, una lunga traversata nel deserto.
Con il ritorno di Rađa, i risultati non si fecero attendere. La squadra si piazzò al primo posto nella poule scudetto e vinse la finale per il titolo con un secco 2-0 contro l’eterno rivale, il Cibona. A laurearsi campioni furono: Andrija Žižić, Drago Pašalić, Damir Rančić, Roko Leni Ukić, Franko Kaštropil, Srđan Subotić, Hrvoje Oršulić, Jurij Zdovc, Josip Sesar, Mateo Kedžo e Dino Rađa. Allenatore: Petar Skansi. Delusione invece nella Lega Adriatica, chiusa al decimo posto, e nella FIBA Europe Champions Cup, dove la squadra fu eliminata nella fase a gironi.
Nella stagione 2003/04 arrivò l’ultimo titolo prima di una lunga pausa di ventuno anni: la Coppa di Croazia, vinta a Zara contro i padroni di casa con il punteggio di 74-72. La rosa che alzò il trofeo era composta da: Hrvoje Oršulić, Mateo Kedžo, Tommy Smith, Damir Rančić, Roko Leni Ukić, Drago Pašalić, Josip Vučica, Nenad Delić, Franko Kaštropil, Miloš Šporar e Marko Morić. Allenatore: Jurij Zdovc. Il resto della stagione si chiuse con il sesto posto nella poule scudetto, una partecipazione alla regular season della ULEB Cup e il nono posto nella Lega Adriatica.
Nel 2004/05 la squadra concluse il campionato al secondo posto, ma fu sconfitta in semifinale scudetto. Chiuse penultima, quindicesima, nella Lega Adriatica e fu eliminata in semifinale di Coppa. Nel 2005/06 arrivò il quinto posto in campionato, con eliminazione ancora in semifinale scudetto e ai quarti in Coppa.
Seguirono stagioni interlocutorie, con l’unico acuto della finale scudetto 2007/08, persa per 3-2 contro lo Zadar. Nella stagione 2009/10 lo Split chiuse al sesto posto in campionato, per poi terminare al secondo posto nel girone retrocessione.
Un periodo… “anemico”
I primi anni 2010 segnarono una fase di anonimato: poche apparizioni europee, piazzamenti di metà classifica, una struttura societaria instabile. I ricordi delle imprese europee sembravano sbiaditi. Il nome era cambiato di nuovo: ora la squadra si chiamava semplicemente Split. Ma la città, i tifosi e la sua storia non dimenticarono mai.
Nella stagione 2020/21 lo Split si classificò secondo in campionato e, dopo molti anni, raggiunse la finale scudetto. Perse contro lo Zadar solo alla quinta partita. Le due stagioni successive videro lo Split tornare a credere nei propri mezzi: nel 2022/23 vinse la poule scudetto, ma perse ancora la finale contro lo Zadar per 3-0. Nell’ultima stagione conclusa, lo Split arrivò secondo nella regular season, per poi cedere nuovamente in finale contro lo Zadar, questa volta in gara 5.
La fine del digiuno
Il 15 febbraio 2025, dopo ventun anni di attesa, il sogno si avverò: lo Split conquistò la sesta Coppa di Croazia. La finale, disputata a Zabok contro l’Alkar, fu un monologo gialloblù: 77-60 il risultato finale. In campo non c’erano più i grandi nomi del passato, ma un gruppo affiatato e ben guidato: Shannon Jerod Shorter, Antonio Jordano, David Škara, Borna Kapusta, Krešimir Ljubičić, Ivan Vraneš, Toni Katić, Boris Tišma, Vito Kučić, Tonko Vuko e Ante Perkušić. In panchina, Veljko Mršić, il tecnico della rinascita.
Questa sesta coppa non rappresenta solo un trofeo: è un simbolo. È il riscatto di una città, la conferma che lo spirito della Jugoplastika non è mai morto. È il segnale che, forse, un nuovo ciclo può finalmente cominciare.
Dalla dominazione europea ai playground della ricostruzione, dalla guerra alla NBA, dalle delusioni alla rinascita, la storia della Jugoplastika — oggi Split — è una saga sportiva e umana. Un racconto fatto di talento, passione e resilienza. Una leggenda dalmata che, a ogni nuovo inizio, ricorda a tutti che certi sogni non finiscono mai. Si trasformano. E tornano a brillare.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 10 maggio 2025.