Archiviate le battaglie politiche, arrivarono i primi grandi successi (3 e continua)
Da sempre la storia dell’attuale RNK Split è stata turbolenta sia sui campi di calcio sia, oseremmo dire, soprattutto fuori dai terreni di gioco. Nell’ultimo episodio abbiamo visto come la società sia passata, dalla conquista del suo primo titolo, attraverso fusioni varie e rischi continui di chiusura, fino al fallimento. Insomma la storia della “seconda” squadra spalatina non è stata mai noioso. Anche se già nei primi anni del “calcio vero” a Spalato le regole riuscivano lentamente ad attecchire, ad esclusione dell’Hajduk, tutto il rimanente panorama calcistico era ancora ben poco organizzato e tutt’altro che stabile. Le società nascevano in primo luogo con la volontà di fungere da “opposizione”, ovvero da rivali agguerriti all’ormai forte e famoso Hajduk, ma per una ragione o per un altra semplicemente non riuscivano nel loro intento.
CAMPIONATI AD ALTA TENSIONE Insomma tutto il meglio del vivaio dalmata finiva nell’Hajduk, che ormai era proiettato verso i massimi livelli nazionali, quelli della Jugoslavia, il cui campionato di anno in anno diventava sempre più serio e competitivo. Dall’altro lato le diverse società spalatine, ma pure quelle di tutta da Dalmazia, erano costrette a giocatore nei campionati locali. Campionati ad alta tensione fuori e sui campi di gioco, ma pur sempre di livello inferiore e poco attraenti dal punto di vista dell’antagonismo tra i club. Una soluzione a portata di mano c’era ed era quella di ricorrere alla fusione delle varie piccole società. Ma questo obiettivo logico faticava ad essere realizzato, perché era in contrasto con la volontà dei singoli dirigenti e giocatori, desiderosi di far prevalere il loro club a livello di quartiere, di città o magari, nella migliore delle ipotesi, a livello regionale dalmata. Bisogna pur capire che quelli erano anni nei quali di competizioni vere ce n’erano ben poche. Ed erano poche anche le partite che venivano disputate nei campionati ufficiali, per cui ogni confronto poteva in linea teorica trasformarsi in un grande avvenimento.
La situazione cominciò a cambiare sempre di più con la riorganizzazione dei campionati a livello nazionale, che portò a creare livelli diverso di competizione. Questo portò l’Hajduk a giocare quasi esclusivamente nel campionato nazionale, lasciando al “resto della Dalmazia” i campionati regionali e cittadini.
FUSIONI A RIPETIZIONE Con il fallimento del Borac gran parte dei giocatori passò al Dalmacija, tentando con questa “falsa fusione” di assicurare la continuità dell’attuale RNK Split. Però questo si rivelò poco più di un tentativo. “L’accorpamento” durò, infatti, soltanto pochi mesi. La neonata formazione disputò una sola partita, il 13 gennaio 1929, contro i sempiterni arcirivali dell’Hajduk. Per il Dalmacija scesero in campo: Cezo, Smoje, Antonini, Belotti, Srdelić, Milić, Bakotić, Bego, Krulz, Radman e Moskatešo. A indossare la classica casacca bianca del club spalatino per antonomasia furono: Čulić, Rodin, Mikačić, V. Poduje, S. Poduje, Poljak, Dešković, Gusina, Benčić, Lemešić, Kragić, Fredatović e Viličić. A dirigere l’incontro fu l’arbitro Nedoklan. La partita, vista la fortissima compagine messa in campo dall’Hajduk, fu inevitabilmente a senso unico. Alla fine finì con un sonoro 10-1! E per il Dalmacija questo alla fine fu un risultato quasi decoroso, vista l’enorme sproporzione in fatto di “forze”. I più contenti furono di sicuro i ben 600 spettatori. Questa fu la prima, ma pure l’ultima partita del Dalmacija con gli ex giocatori del Borac: di lì a cinque giorni, ossia il 23 gennaio, pure la nuova società fu chiusa su direttiva della polizia.
HAŠK, ESPERIENZA DIFFICILE Archiviata l’avventura tutt’altro che esaltante del Dalmacija, i giocatori dell’ormai ex Borac sondarono il terreno alla ricerca di nuove possibilità di giocare a pallone “seriamente”. Svariate società di carattere sportivo e non, ma tutte con un unico comune denominatore, quello di essere legate a doppio filo al movimento operaio, furono chiuse d’autorità all’inizio del 1929. La soluzione all’inghippo politico alla fine fu trovata ricorrendo ai servigi dell’HAŠK, ossia dell’Hrvatski amaterski športski klub, l’ex Amater. Ben presto buona parte dei giocatori confluì, infatti, in questa società. Si iniziò subito a disputare partite amichevoli. Così l’HAŠK giocò contro una squadra costituita dai marinai dell’equipaggio della nave militare inglese Destroyers e perse per 2-0. Poco dopo arrivò una sconfitta ben più pesante, quella contro l’Hajduk, per 6-0. Siccome a rimpolpare le file del club furono tanti nuovi giocatori ed anche tantissimi nuovi soci, all’inizio del 1930 si decise di convocare la riunione dell’Assemblea societaria. Così l’HAŠK ricevette una nuova dirigenza. All’Assemblea parteciparono tutti i personaggi più importanti della storia del Borac e degli altri club “precursori”, ossia Blaž Duplančić, Andrija Krstulović, Bruno Krstulović, Duje Bubalo, Ante Krstulović, Šime Mrduljaš e Josip Antonini. Tutti entrarono a far parte della dirigenza dell’Hrvatski amaterski športski klub. Inevitabilmente, con il passare del tempo, la polizia cominciò a tenere d’occhio la società e trovò da ridire, sempre dall’ottica politica, anche contro l’HAŠK. Così l’Assemblea del club decise di cambiare il nome e scelse uno più neutrale e ben visto dai vertici politici spalatini.
INFINE LA SOLUZIONE L’HAŠK divenne così lo Jugoslavenski sportski klub Split. Ebbe inizio in tal modo una storia che sarebbe stata in primo luogo soltanto sportiva, dove le battaglie principali si sarebbero combattute sui campi di gioco e non, come era avvenuto per tantissimi anni, principalmente fuori dal perimetro di gara, ovvero nella pericolosa arena politica.
PARTENZA DA ZERO Si giunse così a un periodo di pace e serenità, costellato di successi sportivi. E, quasi per miracolo, la società per più di un decennio non cambiò nome ne arrivò ai ferri corti con la dirigenza cittadina. La pace politica e sportiva aveva pure il suo prezzo. La società si ritrovò costretto a ripartire praticamente da zero. Sì, c’erano i giocatori e la dirigenza societaria, che avevano esperienza da vendere: però tutto il resto praticamente non esisteva. Non c’era una sede societaria, non di disponeva di un campo di gioco. Insomma la buona volontà non mancava, ma tutto il resto latitava e doveva essere rifatto daccapo. Con il passare del tempo si riuscì ad ovviare a questi problemi, grazie alla benevolenza di diversi privati e della neocostituita società dell’Orijent.
SCONFITTI SONORAMENTE NEL DERBY Le prime partite del nuovo Split furono giocate contro l’Hajduk. Furono inevitabili due sonore sconfitte, per 9-0 e 4-1, con la conseguente eliminazione dal campionato cittadino. Però con il passare del tempo la società cominciò a crescere e la squadra riuscì a migliorare il suo gioco. Alla fine del 1930 si arrivò pure a conquistare un pareggio nel derby contro i soliti formidabili avversari. La partita finì 0-0, in primo luogo grazie alle fantastiche parate del portiere Martinić.
Nel 1930 alla carica di presidente del nuovo Split fu eletto per la sua terza volta, Blaž Duplančić. Nel suo primo vero campionato stracittadino, nella primavera 1931, lo Split riuscì a imporsi in finale contro lo Zmaj di Makarska per 3-1 e a vincere il suo primo titolo. Bisogna però dire che a questo campionato l’Hajduk non partecipò. Lo Split schierò in campo: Martinić, Fradelić, Jelaska, Belotti, Šakić I, Šakić II, Smoje, Bego, Krulz e Lin.
NUOVO CAMPO DI GIOCO La dimostrazione che questo successo non fu casuale, la si ebbe nell’autunno del 1931, nel corso del nuovo campionato cittadino, che fu di nuovo vinto dallo Split davanti a Dalmatinac, Aurora e Orijent. Si procedette ben presto pure alla realizzazione del nuovo-primo campo di gioco. L’idea di farlo insieme al Damatinac, però, andò in fumo.
Nel 1932, sotto la guida del nuovo presidente Bogoljub Čurić, la società visse il suo periodo d’oro. Infatti nel 1932 lo Split si impose nel campionato cittadino senza problemi di sorta. Questo lo portò, grazie alle riorganizzazioni a livello nazionale, a partecipare alle qualificazioni per il campionato nazionale. Campionato dove ormai da anni era di casa l’Hajduk. Fu un occasione d’oro per venire a trovarsi finalmente a un livello pari a quello dei grandi rivali.
QUALIFICAZIONI Le qualificazioni, alle quali parteciparono i primi classificati dei campionati regionali, in totale dieci, si svolsero dal mese di giugno a quello di ottobre del 1933. Per lo Split queste qualificazioni furono particolarmente sofferte. Nei quarti di finale la compagine spalatina affrontò il Maribor e dopo il pareggio esterno per 1-1 riuscì a imporsi in casa per 2-0. Nelle semifinali la squadra dalmata si ritrovò a giocare contro il Viktorija di Zagabria. Dopo la sconfitta esterna per 2-1 gli spalatini vinsero di nuovo fra le mura di casa, sempre per 2-0. Infine si arrivò alla grande finale contro la compagine Tri Zvezde di Apatin.
SUCCESSO IN ZONA CESARINI Gli spalatini si imposero alla grande nel primo incontro per 4-0, però sudarono le proverbiali sette camicie nella partita di ritorno in Vojvodina. Alla fine passarono per il classico buco della serratura, grazie alla sconfitta per 4-1, con la rete della salvezza messa a segno praticamente negli ultimi minuti di gioco. Fu questo un successo, per quanto sofferto, nell’insieme, che permise di portare lo Split, assieme allo Sparta di Zemun, a disputare il tanto agognato campionato nazionale.
GRANDE FESTA La festa fu chiaramente grande. Grazie a questa vittoria, la squadra spalatina si piazzò tra le 10 migliori a livello nazionale. Fu un successo di portata storica, conseguito in un anno mirabile, caratterizzato da ben 33 partite, di cui 18 vinte e sei pareggiate. Con una differenza reti imponente, 74-46. Numeri davvero straordinari ad un anno dal ventesimo anniversario della fondazione, che venne poi celebrato maestosamente. I numeri furono di nuovo importanti da un punto di vista statistico: vennero disputate ben 300 partite, con 45 trasferte e sei incontri a livello internazionale.
UN ALLENATORE DA VIENNA Per partecipare al campionato nazionale lo Split si preparò a puntino sotto tutti i punti di vista, anche dall’ottica finanziaria. Si fece di tutto per arrivare ben preparati agli appuntamenti più importanti. Per avere una squadra forte e agguerrita si decise pure di ingaggiare un allenatore straniero, ossia Hans Block del Vienna, una delle più forti squadra austriache.
All’inizio del 1934 fu eletta pure la nuova dirigenza, composta da Josip Fabić, Ante Krstulović, Vicko Sumić, Pere Aljinović, Mario Vlak, Umberto Delorko, Srećko Singolo, Ante Šore, Ante Zavoreo, Duje Bubalo, Andrija Zelić oltre che dai membri nominati l’anno precedente, ossia Jurjević, Razmilović, Antonini, Kesić, Martić, Mitrović, Božić, con presidente Bogoljub Čurić.
RESISTENZE Tutto insomma era pronto per partecipare al campionato nazionale in quella stagione, che doveva essere d’oro. Però alla fine non si arrivò a questo ambito traguardo. Infatti, già durante le qualificazioni le più forti società nazionali si erano dimostrate restie ad allargare il massimo campionato a squadre di secondo livello, com’erano considerate quelle che avevano partecipato alle qualificazioni. Già alla fine del 1933 a livello della Federcalcio si tentò di optare per una prima lega di otto squadre, ovvero senza lo Split e lo Sparta di Zemun. L’idea non passò. Si ritentò all’inizio del 1934, ma pure stavolta l’iniziativa non ebbe successo. Così nel 13 febbraio 1934 venne stilato il calendario del campionato a 10 squadre, in base al quale il 4 marzo 1934 lo Split avrebbe dovuto giocare a Zagabria contro l’HAŠK. Il condizionale è d’obbligo, perché le squadre più blasonate minacciarono di non partecipare a questo campionato a 10 squadre. Dopo ulteriori riunioni per salvare il campionato tra marzo e aprile del 1934, fine si arrivò all’idea di effettuare ulteriori qualificazioni.
STERILI NEGOZIATI Si decise così che lo Split per arrivare in Prima lega dovesse passare attraverso le forche caudine di ulteriori partite nel gruppo composto da Slavija e ŠAŠK di Sarajevo, nonché dagli agguerritissimi rivali dell’Hajduk. Passarono mesi all’insegna di sterili trattative, per cui alla fine, al posto del campionato nazionale 1933/34, venne disputata una specie di coppa, però senza lo Split, nella quale l’Hajduk finì secondo.
RASSEGNAZIONE Le ulteriori qualificazioni infine si disputarono tra luglio e settembre del 1934. Lo Split le affrontò con uno spirito di rassegnazione. Ormai buona parte dei giocatori aveva scelto di fare il servizio militare, altri avevano deciso di passare ad altre società. Alla fine della generazione d’oro che aveva vinto le prime qualificazioni rimasero solo in quattro: Fradelić, Belotti, Šore e Ninćević. Il risultato del gruppo di qualificazione fu pertanto scontato: la squadra dovettero accontentarsi, si fa per dire, dell’ultimo posto, con una sola vittoria e due pareggi in sei partite. L’unica soddisfazione fu che la vittoria fu conseguita proprio contro l’Hajduk, per 2-1! Il bello di queste qualificazioni fu che alla fine si rivelarono quasi inutili, in quanto la Federcalcio decise di ammettere al campionato nazionale, oltre ai vincitori che si erano guadagnati la promozione sul campo, pure le forti squadre che non ce l’avevano fatta nelle qualificazioni, tra cui anche l’Hajduk di Spalato!
UN COLPO DURISSIMO Per lo Split questa mancata qualificazione fu un colpo durissimo, dal quale la società per molto tempo non riuscì praticamente a riprendersi psicologicamente. Però la buona volontà, come sempre in precedenza nella travagliata storia del club, non venne mai meno. Nel passato c’erano state sfide molto più duri, per cui questa ingiustizia fu “dimenticata” ben presto e si fece di tutto per tornare a competere ad alti livelli.
Gli spalatini riuscirono in questo intento nel 1938, quando parteciparono alle nuove qualificazioni per assurgere all’Olimpo del campionato nazionale. Ma di questo nel prossimo episodio.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 14 gennaio 2012.