I «dilettanti» allo sbaraglio si fanno valere tra i professionisti del pallone (6 e continua)

I «dilettanti» allo sbaraglio si fanno valere tra i professionisti del pallone (6 e continua)
Spread the love

La travagliata storia della squadra calcistica dello Split nei corso degli anni ha registrato tutta una serie di alti e bassi. Il club è stato sciolto svariate volte, è arrivato a un passo dal “paradiso”, ma pure è andata incontro a grandi sconfitte e inevitabili delusioni. Però gli anni ‘50 saranno ricordati perennemente come gli anni d’oro di questa società. In quel periodo sono stati conseguiti sicuramente i risultati migliori, prima di quelli ottenuti in questi ultimi anni quando è tornata a risplendere la stella di questa che storicamente è la seconda compagine spalatina in quanto a lustro e importanza.

IL SUCCESSO DIETRO L’ANGOLO Nelle precedenti puntate abbiamo “lasciato” la squadra nel campionato croato-sloveno, nel quale si era inclusa nella stagione 1953/54 e dove aveva concluso la competizione al quinto posto, mancando di quattro punti la qualificazione. Però il successo era ormai dietro l’angolo. E non soltanto uno. Infatti per la prima volta i giocatori spalatini si ritrovavano a poter partecipare alla fase finale della coppa nazionale.
BATTUTA LA CONCORRENZA La fase conclusiva ebbe inizio con gli ottavi di finale: lo Split si ritrovò ad affrontare il Radnički di Belgrado. Le reti rimasero inviolate nei tempi regolamentari. Però ai calci di rigore i dalmati vinsero per 4-2 conquistando i quarti di finale. Qui il sorteggio non fu clemente. Dovettero affrontare in trasferta il temibile Partizan di Belgrado e il risultato finale di 7-2 spiega alla perfezione quali fossero i rapporti di forza. Poi fece seguito la stagione 1954/55, quando venne disputato l’ultimo campionato croato-sloveno. E lo Split riuscì finalmente a trovare la strada giusta per giungere alla tanto agognata qualificazione. Dopo 22 partite la squadra spalatina letteralmente sbaragliò la concorrenza, vinse il campionato e si qualificò al nuovo secondo livello nazionale. Infatti nell’estate del 1955 nell’allora Jugoslavia venne effettuata un’autentica rivoluzione calcistica. Infatti, calcisticamente parlando, lo Stato federale dell’epoca venne diviso in quattro zone. Gli spazi per farsi valere erano dunque ampi e lo Split trovò il proprio posto al sole nella zona 1.
AVVERSARI TEMIBILI In questa prima zona gli spalatini si ritrovarono a dover competere con avversari decisamente più forti. Le speranze di una nuova promozione pertanto non potevano essere eccessive e fu necessario attendere tempi migliori per poter compiere un ulteriore balzo di qualità. La prima stagione, quella 1955/56, si concluse con un ottimo terzo posto, frutto di ben 12 vittorie e sole tre sconfitte. L’obiettivo qualificazione però non fu certo a portata di mano: mancavano all’appello ben sette punti per arrivare nella zona in cui era possibile compiere il salto di categoria. A prevalere nella competizione fu l’appena retrocesso e agguerrito Lokomotiva di Zagabria.
PARTENZA CON IL PIEDE GIUSTO Dopo l’ottima stagione di esordio, la squadra spalatina consolidò le proprie file. Nello stesso periodo si registrarono i grandi successi delle altre sezioni sportive del club dalmata, in primis quelli della squadra di pallamano. Si arrivò così alla stagione 1956/57 dove l’obiettivo era quello di arrivare alla qualificazione per la Prima lega. Detto, fatto! La stagione partì benissimo e i successi arrivarono pressoché in continuazione. Alla fine delle 22 partite disputate, lo Split si piazzò al primo posto e così riuscì a centrare la tanto sospirata qualificazione al girone finale del campionato zonale. Fu una stagione da incorniciare, in cui vennero registrate ben 18 vittorie, un solo pareggio e tre sconfitte. Per delineare quando fosse forte la squadra, basti ricordare il dato eloquente che il secondo posto fu appannaggio dello lo Šibenik con ben sei punti di distacco dalla capolista spalatina!
CON IL VENTO IN POPPA Alle qualificazioni per la Prima lega il 9 giugno 1957 si presentarono i quattro vincitori dei compionati zonali: Željezničar (Sarajevo), Split, Borovo e Radnički (Kragujevac). Fu subito chiaro che sarebbe stato molto difficile centrare l’obiettivo della qualificazione. Erano solamente due i posti che permettevano di compiere il salto di categoria e poter giungere a disputare la competizione al livello nazionale.
Lo Split partì con il vento in poppa e ottenne la vittoria in trasferta contro il Radnički (Kragujevac) 3-2. Ma una settimana dopo arrivò la doccia fredda, con la sconfitta contro lo Željezničar di Sarajevo per 3-1. Seguirono le schiaccianti vittorie contro il Borovo per 7-0 e contro il Radnički di Kragujevac per 4-1. La qualificazione sembrava a portata di mano e la squadra ebbe un attimo fatale di rilassamento. Questa “perdita di concentrazione” ebbe effetti deleteri. Infatti seguì la sconfitta casalinga contro lo Željezničar per 2-1. Una grossa delusione, dunque, quando si pensava già che la squadra spalatina potesse iniziare a festeggiare la qualificazione. L’improvviso passo falso contro la squadra di Sarajevo rimise tutto in dubbio.
UNA LUNGA ATTESA A diventare il principale avversario fu a sorpresa il Borovo, schiacciato in casa. Però la squadra slavone perse l’incontro a Kragujevac e la partita dell’ultimo turno a Borovo contro i locali per lo Split si rivelò del tutto inutile. La squadra perse di misura per 3-2 e riuscì a centrare l’obiettivo della qualificazione al campionato nazionale. Una qualificazione storica, lungamente attesa. A guidare la squadra nella corsa verso… l’Olimpo fu il capitano Boris Krstulović, mentre in panchina sedeva un allenatore eccezionale e artefice di diversi successi, Luka Kaliterna. Lo storico presidente nel periodo della corsa alla qualificazione fu Ante Jurjević.
CAMMINO TUTTO IN SALITA Le gare nella tanto attesa Prima lega non iniziarono purtroppo con il piede giusto. Gli spalatini subirono subito una sconfitta. Il primo turno portò la compagine dalmata a Belgrado, dove si ritrovò ad affrontare la più debole delle quattro squadre della capitale jugoslava che militavano nel massimo campionato. Però si capì immediatamente che il cammino, nonostante questo, sarebbe stato tutto in salita. Infatti il Radnički si impose contro gli spalatini per 3-2 e ottenne così la prima vittoria di una lunga serie che lo avrebbe portato poi ad un successo storico, ossia il terzo posto finale.
ENTUSIASMO ALLE STELLE Dall’altro lato lo Split non si demoralizzò e davanti al proprio pubblico subito nel secondo turno conquistò la sua prima storia vittoria battendo per 3-0 l’BSK, una squadra storica della Prima lega. L’entusiasmo tornò alle stelle, ma fu di breve durata. Quanto fosse difficile disputare le gare al livello nazionale, la squadra lo dovette comprendere ben presto.
Dopo il primo successo fecero seguito tre sconfitte. Poi il colpo di scena: l’assolutamente inattesa vittoria contro la Dinamo di Zagabria, futuro campione nazionale! Seguirono successi di misura, contro lo Spartak (in trasferta) e la Vojvodina e la sconfitta sempre di misura per 2-1 contro la Crvena Zvezda. Il campionato poi seguì fra alti e bassi. Da notare la grande vittoria contro il Vardar per 4-0. Nel tredicesimo turno ci fu il primo derby cittadino. Lo Split si ritrovò ad affrontarlo ufficialmente in trasferta e riuscì a fermare i cugini dell’Hajduk sul 2-2. STORICO SUCCESSO CONTRO I «CUGINI» Nella “partita di ritorno”, nell’ultimo giornata del girone primaverile, arrivò la storica vittoria contro i rivali di sempre. L’Hajduk fu battuto per 2-0. Uno storico successo, ma purtroppo non ci fu niente da festeggiare. Infatti “grazie” al peggiore quoziente reti rispetto al Budućnost di Titograd, la “seconda” squadra spalatina conquistò l’undicesimo posto, ovvero il primo che portava diritto nella Seconda lega. Ci furono diverse polemiche a conclusione della competizione, perché il Budućnost si impose contro ogni pronostico nell’ultimo turno a Belgrado battendo la Crvena Zvezda addirittura per 4-1, proprio quanto bastava per rimanere nel massimo campionato nazionale.
L’AMARO IN BOCCA A parte l’amaro in bocca per questo risultato che sapeva di beffa, per lo Split ci furono tante note positive. La squadra vinse nel corso del campionato per ben 12 volte: soltanto Dinamo e Partizan riuscirono a fare di meglio. Purtroppo gli spalatini pareggiarono una sola volta, contro i cugini dell’Hajduk, mentre persero per 13 volte; e proprio questa serie di sconfitte alla fine si rivelò fatale. A conclusione della stagione fu interessante il commento di uno dei migliori giocatori spalatini dell’epoca, Boris Krstulović: “Eravamo dei dilettanti tra i professionisti.” In quella storica stagione, la squadra disputò per la seconda volta la coppa nazionale, bissando il successo della prima volta. Negli ottavi di finale prevalse in casa contro il Maribor per 4-1. Però nei quarti dovette affrontare il forte Velež di Mostar, futuro finalista, che vinse per 3-1.
RIFONDAZIONE Che il ritorno in Prima lega non fosse per niente un’impresa semplice, lo compresero tutti immediatamente. Infatti nell’estate del 1958 la Federcalcio decise di sfoltire il numero delle squadre della Seconda lega, che venne rifondata e divisa in due gironi di sole dodici compagini. Tutto questo portò a una forte concorrenza e lo Split alla fine delle 20 partite in programma si ritrovò a condividere il secondo posto con il Lokomotiva di Zagabria. Furono alla fine cinque i punti di distacco dallo Sloboda di Tuzla.
SQUADRA COMPATTA Però questo mezzo passo falso non portò la squadra dalmata a demoralizzarsi. Il gruppo di giocatori che fino ad allora aveva rappresentato il nerbo della compagine rimase compatto e deciso a riprovare, ovvero a compiere il secondo tentativo di qualificazione. La stagione 1959/60 però partì malissimo. La squadra partecipò ai sedicesimi di finale della coppa nazionale, dove fu travolta dal modesto Elektrostroj di Zagabria per 4-0. Una sconfitta che impose alla squadra di concentrarsi unicamente sul campionato di Seconda lega, girone occidentale. E fu un grande successo. Infatti i rossi di Spalato vinsero, senza incontrare una serie concorrenza il campionato, imponendosi in 16 delle 22 partite, con in più anche due pareggi. Staccarono il Trešnjevka di Zagabria di cinque punti e il Borac di Banja Luka di sei punti. Alla fine del 1959 l’Assemblea del club decise di dividere le proprie attività in singole società, una per ogni sport. Così lo Split calcio fu di nuovo indipendente.
UN FINALE AL CARDIOPALMO Si ritornò in Prima lega. Stavolta la squadra affrontò la competizione con l’obiettivo di rimanere ai massimi livelli più a lungo rispetto alla prima volta, quando per una sola rete di differenza dovette abbandonare il livello nazionale. La stagione 1960/61 partì con la sconfitta interna contro il Partizan di Belgrado (futuro campione nazionale) per 2-4, e la vittoria in trasferta contro il Radnički di Belgrado per 2-1. Seguirono risultati altalenanti. Si arrivò così al nono turno e al nuovo derby cittadino che questa volta finì pure in parità, ovvero 1-1 in casa dell’Hajduk. Al “ritorno” arrivò la doccia fredda e la sconfitta interna contro i “cugini” per 2-0. Si trattò di una doppia sconfitta che portò la squadra ad un finale di campionato al cardiopalmo. Fu quasi da spareggio la partita del penultimo turno contro il Vardar che finì a reti inviolate. Un pareggio amaro, che a prescindere dalla vittoria nell’ultimo turno contro il Vojvodina per 2-0, riportò gli spalatini di nuovo nella Seconda lega. Questa volta a separarli dal sogno di rimanere in Prima lega fu un solo punto. Lo Split finì all’undicesimo posto con 16 punti, frutto di cinque vittorie e sei pareggi. Però un punto in meno rispetto al Velež e al Vardar. L’unica speranza di salvezza era riposta in una possibile vittoria del Sarajevo contro il Velež. Alle fine però le due squadre pareggiarono per 2-2: e questo risultato permise a entrambe di salvarsi.
SFIORATO… L’OLIMPO Però la stagione 1960/61, anche se alla fine si rivelò amara a causa della retrocessione, rimarrà ricordata per uno storico successo in coppa. Infatti la squadra sfiorò un clamoroso piazzamento in finale. “L’avventura” ebbe inizio nei sedicesimi di finale, dove gli spalatini vinsero contro il Sarajevo per 3-2. Seguì la vittoria di misura in casa contro l’OFK Beograd. Nei quarti di finale ci fu l’ostica trasferta a Tuzla, con la netta vittoria per 4-1. Così si arrivò alla clamorosa semifinale che però alla fine lasciò tutti con l’amaro in bocca, vista la sconfitta contro la rivelazione della stagione, il Vardar di Skopje. E fu proprio al squadra macedone a vincere poi la coppa. Per gli spalatini la trasferta a Skopje si concluse con una pesante sconfitta, per 5-2.
BILANCIO MAGRO Persa la semifinale di coppa, con una nuova retrocessione sempre di misura, alla fine il bilancio fu per la squadra spalatina tutt’altro che soddisfacente. E iniziarono le vacche magre. La compagine non riuscì semplicemente a trovare altre motivazioni per stringere i denti e lottare. Le speranze di riprendere quota c’erano pur sempre, però i risultati cominciarono a latitare. Seguirono stagioni mediocri e sempre di più di segno negativo. La squadra intraprese la strada del declino verso i livelli inferiori di competizione. Dopo due stagioni abbandonò pure la Seconda lega e finì nei ranghi dei camionati croati. Ma di questo nel prossimo episodio dedicato sempre alla squadra dei rossi di Spalato.

Per vedere l’intero articolo, versione PDF

Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 14 aprile 2012.


Spread the love

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *