Cormòns, tra vigneti e storia

Cormòns, tra vigneti e storia
Spread the love

È i cuore del Collio, borgo di stampo asburgico, nelle tradizioni intreccio fra Mitteleuropa e culture friulana e slava, con un centro elegante nei decori dei palazzi e delle case, tra vigneti di uve pregiate e dimore di famiglie nobili, storie di mummie e i ruderi di un castello… Ecco a voi Cormòns, a due passi dal confine tra l’Italia e la Slovenia, situata in qualche modo nel centro tra Udine, Gorizia e Palmanova. Questo paese è antichissimo, così come possiamo notare anche dal nome stesso, di origine preromana, forse da Carmona, il paese delle donnole.
Per chi parte da Fiume, ci vogliono circa due ore di macchina. Inevitabile la strada per Trieste e poi in autostrada in direzione Venezia. L’uscita giusta è quella di Villesse; seguono strade secondarie che attraversano la pianura del Collio, tra filari di viti, qualche cantina con insegna trilingue e all’orizzonte il fondovalle dell’Isonzo. Cormòns compare quasi senza preavviso, con il Monte Quarin che la sovrasta. In totale sono circa 110 chilometri. Ideale parcheggiare quasi subito accanto alla stazione ferroviaria.
Anche perché è uno degli edifici che racconta meglio il passato pià recente di questa cittadina in provincia di Gorizia. La ferrovia arrivò a Cormòns nel 1860, quando la Südbahn, la compagnia ferroviaria asburgica, la collegò direttamente con Vienna. All’epoca, fu un evento di quelli destinati a cambiare le sorti del posto: Cormòns smise così di essere soltanto una località contesa tra patriarchi e conti e iniziò a diventare un centro commerciale di una certa importanza, tanto che nel 1910 Francesco Giuseppe in persona, con bolla pontificia, le concesse il titolo di città.
Nata come stazione militare in epoca romana, ha origini molto antiche, probabilmente prelatine e celtiche, legate alla tribù dei Galli Carmones o Carmonenses. Il nome deriverebbe da carmùn (donnaola in reto-romano) o harmo (ermellino), simboli totemici del popolo. Nota come Cormontium in epoca romana, fu fortificata dai Longobardi e fu importante sede patriarcale nel VIII secolo. Nel 628 divenne sede dei patriarchi di Aquileia, mantenendo questo status fino al 731, prima di passare sotto il controllo dei Conti di Gorizia.
Dopo secoli di dispute, entrò a far parte dei possedimenti austriaci nel 1497, conservando ancora oggi un’architettura tipica asburgica con influenza veneziana. Cormòns ha giocato un ruolo strategico anche durante le guerre di indipendenza italiane. L’armistizio tra il Regno d’Italia e l’Impero austriaco fu firmato proprio qui, a Villa Tomadoni il 12 agosto 1866. Da quel momento in poi, la stazione divenne anche posto di dogana sul confine tra i due Stati.
La stazione ferroviaria è stata testimone degli spostamenti merci e passeggeri tra l’Austria e l’Adriatico, fungendo da importante punto di scambio locale vicino al confine. Da qui ci incamminiamo verso il centro. Dieci minuti, la prima chiesa che s’incontra è quella conosciuta comunemente come Santuario della Rosa mistica, ufficialmente Chiesa di Santa Caterina da Siena. Si affaccia sulla scenografica Piazza della Libertà. Il luogo di culto è dedicato a Rosa mistica dal nome della statua della Madonna che qui è venerata.
Con l’annesso complesso conventuale, come leggiamo, il santuario fu costruito originariamente dai frati domenicani; nel 1805, Napoleone lo confiscò; in seguito passò alle Sorelle della Carità della Dottrina Cristiana, un ordine il cui compito era insegnare il catechismo alle ragazze del posto. La chiesa fu consacrata nel 1779 e dedicata a Santa Caterina da Siena, protettrice dell’ordine. L’appellativo
Rosa mistica viene da una piccola statua della Vergine custodita all’interno dell’altare. A questa statua furono attribuiti fatti prodigiosi e guarigioni, e nel tempo il santuario diventò meta di pellegrinaggio. Oggi conserva oltre cinquecento ex voto lasciati da fedeli in segno di gratitudine.
Accanto alla chiesa, troviamo l’insegna e la descrizione del Cammino Celeste di cui il Santuario della Rosa Mistica è una delle tappe. Questo cammino è un percorso di devozione mariana che collega Aquileia al Monte Lussari passando per le colline del Collio friulano. È una delle strade più antiche del pellegrino nordeuropeo diretto verso Roma o i santuari orientali. Cormòns è l’approdo della seconda tappa, quella che arriva da Aiello del Friuli dopo 17 chilometri di pianura.
Di fronte alla chiesa, in piazza, si trova l’imponente statua bronzea dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, una figura centrale nelle vicende di Cormòns. Nel 1497, il conte Leonardo di Gorizia, pressato dall’imperatore, fu costretto a firmare un testamento in suo favore per evitare una guerra. Alla morte di Leonardo, Cormòns, insieme all’intera contea di Gorizia, passò agli Asburgo. La statua ricorda che per circa quattrocento anni questa fu terra imperiale, con tutto ciò che ne conseguiva.
Usciti dalla piazza, ci dirigiamo un po’ verso nord per vedere il Duomo di Sant’Adalberto. Bastano pochi minuti, due viuzze e siamo in Piazza XXIV Maggio, il cosiddetto salotto buono della città, dove si trovano l’Enoteca Regionale e Palazzo Locatelli, sede del Municipio e del Museo civico. Grande, con un campanile che dovrebbe essere il secondo più alto di tutta l’Arcidiocesi di Gorizia, dopo quello di Aquileia, l’edifico settecentesco è dominante dalla posizione sopraelevata al quale accedere da una monumentale scalinata.
Una prima chiesa dedicata a Sant’Adalberto esisteva qui già nel 1289. L’edificio venne eretto nel 1340 per volontà di Nicolò Federico di Ungrispach, esponente di un’importante famiglia nobiliare di Cormòns, che riuscì a ottenere la concessione dal patriarca di Aquileia Bertrando. Il progetto era nato con la volontà di dotare l’area “ai margini della centa” di una propria cappella di culto che sarebbe stata dedicata a San Nicola; il borgo era, infatti, già servito dalla chiesa dedicata a Sant’Adalberto.
CURIOSITÀ. I lavori per l’attuale duomo iniziarono attorno alla metà del Settecento e si conclusero nel 1770. Ma la consacrazione arrivò solo il 7 ottobre 1822, per mano dell’arcivescovo Giuseppe Walland. Nel mezzo, una costruzione che inglobò la struttura medievale preesistente e abbatté parte delle antiche cinte difensive che circondavano il quartiere. La scelta di Sant’Adalberto come patrono non è casuale: nel Medioevo Cormòns aveva rapporti intensi con la capitale del Sacro Romano Impero, Praga inclusa, e il culto del vescovo martire era ben radicato in questa zona di confine tra il mondo latino e quello germanico.
La data precisa di costruzione della Chiesa di San Nicola è tutt’ora ignota ma è noto che l’edificio venne inglobato da un ospedale la cui attività durò fino al 1866. Secondo le ricostruzioni, l’ospedale doveva essere fornito di otto letti utilizzati principalmente per curare ammalati ma, per un massimo di tre giorni, potevano anche fungere da alloggio per viaggiatori. Nel 1782 la chiesa venne infine soppressa per volere dell’imperatore Giuseppe II. Fino alla fine del XX secolo l’edificio, in seguito ad un’importante campagna di restauro, venne adibito ad uso scolastico concesso ad una scuola professionale e ad una sezione staccata dell’Istituto di ragioneria. Della struttura trecentesca rimangono oggi solo i muri perimetrali e tracce di affreschi che raffigurano San Nicola.
Da qui raggiungiamo piazzale Antonio Sfiligoi e notiamo un lungo “corridoio”: lungo il perimetro, c’è una lunga “scia” di pannelli espositivi allestiti sotto i portici della Cancelleria Vecchia, con tante fotografie storiche che raccontano oltre un secolo di vita cormonese. Vediamo immagini dal mercato in Piazza XXIV Maggio nei primi anni del Novecento, al confine italo-austriaco sul torrente Judrio a Brazzano, fino alle immagini della liberazione nel 1945 e alla prima giunta di sinistra del 1975.
La tappa successiva è il Monte Quarin, che si raggiunge percorrendo la strada panoramica che sale dalla città verso nord. L’alternativa è andare a piedi tra vigne e olivi e ci si arriva in circa quaranta minuti. In cima, a 274 metri sul livello del mare, si trovano i resti del castello e, poco sotto la sommità, la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, conosciuta anche come Sant’Anna. Fu realizzata nella prima metà del Seicento per volere del barone Luca Del Mestri.
Posto sulla cima del colle, il castello ha offerto fin dall’età del bronzo un luogo di rifugio in caso di incursioni e un ottimo punto di osservazione su tutta la pianura. S’ipotizza che il sito ospitasse un insediamento celtico, poi diventato castrum romano, il Castrum Cormones. Il castello Cormòns è una fortificazione longobarda risalente al VII secolo, forse edificata sui resti di una rocca ancora più antica, per contrastare l’invasione dagli Avari nel 610. Nel 980 l’imperatore Ottone II di Sassonia lo donò al patriarca di Aquileia Rodoaldo.
E poi iniziò la lunga stagione delle controversie. Nel 1286 passò sotto il controllo della Contea di Gorizia, quindi, con la morte dell’ultimo dei conti goriziani, divenne possedimento di Massimiliano I d’Asburgo. Nel 1511 fu preso e distrutto dai veneziani. Ricostruito, fu tuttavia in seguito abbandonato. Del castello rimane poco, ma da qui si offre una vista sulla pianura friulana che giustifica da sola la salita: vigneti, ulivi, frutteti terrazzati, e in giorni limpidi il profilo delle Alpi Giulie.
Dopo il Quarin, puntiamo verso la Slovenia. Pochi chilometri e alla sinistra appare la Chiesa del Cristo Re alla Subida o semplicemente “la Subida”. Questa piccola chiesa ha un’origine atipica. Sorse grazie a un episodio che il 23 luglio 1597 scosse la comunità rurale locale in modo abbastanza profondo. Un contadino del posto notò che i suoi buoi s’inginocchiavano davanti a un crocifisso collocato su un capitello lungo la strada.
Dal crocifisso, secondo la tradizione, cominciarono a scorrere gocce di sudore. La cosa non passò inosservata. L’arcidiacono fu avvertito, effettuò un sopralluogo, scrisse una relazione e la spedì al Patriarca di Aquileia. Per motivi di sicurezza il crocifisso fu trasferito nel Duomo di Sant’Adalberto. Ma la gente continuava ad andare sul posto a pregare, come se il luogo stesso avesse acquisito una qualità propria, indipendente dall’oggetto. Il 26 agosto 1597, poche settimane dopo i fatti, fu posta la prima pietra della chiesa.
LA BOTTIGLIA… DELLA PACE. Cormòns per molti visitatori è gelosa custode di inedite eccellenze gastronomiche. Il suo prosciutto crudo, artigianale e pregiato, ha una stagionatura e un profilo aromatico leggermente diverso da quello più famoso di San Daniele. Ma, soprattutto, Cormòns la capitale enologica del Collio friulano: Ribolla gialla, Friulano, Malvasia, Pinot bianco sono solo alcuni dei vini locali. L’Enoteca Regionale in piazza XXIV Maggio, ala destra di Palazzo Locatelli (Locatello Locatelli su un colonnello dell’esercito imperiale che si distinse nella Guerra dei Trent’anni e che ricevette da Ferdinando III d’Asburgo un podere in quest’area, mentre la dimora fu realizzata da un suo discendente, il barone Giorgio Locatelli, nella seconda metà del Settecento), raccoglie le produzioni di oltre trenta aziende vitivinicole del territorio.
C’è un vino che merita una menzione particolare. È il Vino della Pace, prodotto ogni anno dal Consorzio del Collio con uve di varietà diverse provenienti da tutto il mondo. Una bottiglia viene inviata a tutti i capi di Stato del pianeta, papa compreso. L’iniziativa risale al 1983 e ha un carattere simbolico esplicito: Cormòns, città di confine che per secoli ha cambiato mano tra potenze diverse, che ha visto firmati armistizi e trattati nelle sue piazze, che ancora oggi si trova a tre chilometri dalla Slovenia, ha trovato nel vino un linguaggio che supera le frontiere. Cormòns è permeata dell’ideale della pace, qui è riuscito a germogliare un seme che alla guerra ha contrapposto la fratellanza e l’armonia.

Per vedere l’intero articolo, versione PDF

Pubblicato su Panorama il 30 aprile 2026


Spread the love