Il lento e inesorabile declino del calcio a Zara (5 e continua)
Come abbiamo scritto nell’episodio precedente l’AC Dalmazia non riuscì a finire la stagione 1939/40 del campionato di I. Divisione Marche-Abruzzi-Dalmazia. La guerra ebbe il sopravvento e il calcio, nonostante il grande amore degli zaratini per questo sport, passò finì in secondo piano. Nell’aprile del 1941 furono create tre nuove province nel territorio dell’ex Jugoslavia: Lubiana, Spalato e Cattaro. Queste ultime due furono incluse nel “Governatorato della Dalmazia”. A Zara durante l’ultimo conflitto mondiale continuò l’attività della “Sezione propaganda” della FIGC, organizzazione allora esistente in ogni provincia per gestire campionati e tornei a livello provinciale. Fino al 1944 fu attivo pure il “Gruppo Arbitri Dalmati” della FIGC, avente sede presso la “Casa Littoria” di Zara e presieduto da Natale Duviani. Quello che è decisamente poco noto è che a Cattaro, nella stagione 1942/43, venne disputato il “Campionato provinciale delle Bocche di Cattaro” gestito dal CONI visto che le squadre non erano affiliate alla FIGC. Fu un torneo di otto squadre di cui la metà composte da militari. Due i gironi. In quello “A” figurarono: OND (Opera Nazionale Dopolavoro), Ospedale da Campo, Regia Marina e Teleferisti. In quello ”B”: Avicalcio, GIL (Gioventù Italiana del Littorio) Teodo, OND Gruda e OND Popovic.
L’avventura zaratina del Trento testimone delle difficoltà dell’epoca
Nonostante infuriasse la seconda guerra mondiale e Zara si ritrovasse priva, in buona parte, di collegamenti con il mondo, le partite del calcio non si fermarono. La passione per il pallone era fortissima: oltre agli incontri tra squadre locali e regionali ci furono pure compagini che vennero da lontano per affrontare le formazioni dalmate. Una delle più rocambolesche trasferte fu quella della società calcistica di Trento.
Nel libro “Cinquant’anno col Trento” del 1969 un capitolo a parte è dedicato alla trasferta del Trento a Zara con il titolo “Ricordo di una trasferta emotiva e pericolosa…” nel ricodo di Ottorino Bortolotti.
Dopo una lunga trattativa tra l’AC Dalmazia presieduta da Grigillo e l’AC Trento-Caproni, venne deciso di disputare una partita amichevole nel capoluogo dalmata il 21 marzo 1943 in occasione della festa di San Giuseppe. L’obiettivo, come venne sottolineato, era quello di “portare in quest’estremo lembo di patria un soffio di italianità”. C’era pure un tornaconto economico in questa trasferta. L’AC Trento doveva ricevere un rimborso spese di 15.000 lire e l’ospitalità a Zara. Anche se le trattativa si erano concluse con successo, i veri problemi dovevano appena iniziare. Infatti erano diverse le difficoltà, oltre all’inevitabile problema della sicurezza vista la guerra in corso. Uno degli ostacoli maggiori era rappresentato dagli scarsi collegamenti; non era facile neppure trovare i giocatori per mettere insieme le squadre. I primi a creare difficoltà furono il presidente Colombo e il suo entourage che non vollero saperne di accompagnare i giocatori in Dalmazia. Il problema rappresentato dalla convocazione dei giocatori sotto le armi (Bonetti, Bonini, Pedroni e Capolaro) fu risolto ben presto grazie al colonello Rosa che li lasciò liberi di aggregarsi alla squadra.
Così grazie all’organizzazione di Gardella, Bernardin e Favrin si arrivò al fatidico 19 marzo. In mattinata i giocatori e dirigenti del Trento partirono in treno verso oriente. Come viene ricordato nel libro, lungo la strada in direzione di Fiume fecero due tappe intermedie a Venezia e Trieste. Il pericolo di attacchi alla linea ferroviaria era molto alto. Sopratutto pericoloso fu il percorso tra Trieste e Fiume che per ragioni di sicurezza si fece di notte e a luci spente. Inoltre il convoglio era presidiato, sia in testa che in coda, da due carri blindati muniti di mitragliere. A Fiume i giocatori arrivarono verso le 23: non fu per niente facile trovare alloggio. Il tutto fu risolto dal comando-presidio militare che riuscì a trovare una sistemazione per la compagine trentina presso case private, visto che tutti gli alberghi erano stati requisiti dal comando militare.
L’indomani, il 20 marzo alle 8 di mattina, la squadra si imbarcò su un piccolo piroscafo di cabotaggio, il Sarajevo, che fece rotta verso il capoluogo dalmata. Dopo ben 10 ore di viaggio, con un mare molto mosso (e con il conseguente mal di mare per quasi tutti i giocatori), la nave arrivò a Zara dove ad attenderla erano parecchie persone.
La mattinata di domenica 21 marzo iniziò con una visita alla città e agli stabilimenti Vlahov e Luxardo. Dopo il pranzo la squadra si diresse subito allo stadio dell’AC Dalmazia. La partita era molto sentita e importante non solo per Zara, ma per tutta la regione. Proprio per questo la compagine zaratina pensò bene di rafforzarsi con diversi elementi provenienti da Spalato. Sugli spalti un numero incredibile di spettatori per l’epoca (e non solo), ben 5000! L’incontro si presentò subito a senso unico. Cosicché all’intervallo si arrivò con il risultato di 5-0 per i trentini. Come riporta il libro, nell’intervallo il capo dell’organizzazione trentina, Gardella, invitò i giocatori a non dare il massimo visto, che come disse, “… dovevo ancora incassare le 15.000 lire dell’ingaggio. Non fatevi battere, ma siate parchi nelle marcature”. Così anche avvenne, visto che la partita finì per 6-1. A fine partita, in un clima assolutamente amichevole, i giocatori furono dapprima invitati dai cittadini nelle loro case e poi a cena dal presidente locale Grigillo.
Se il viaggio di andata era stato un’impresa, il rientro a Trento si rivelò ancor più problematico. Infatti il 22 marzo a Zara arrivò la notizia che il comando dell’Alto Adriatico aveva proibito l’imbarco di civili su qualsiasi battello essendo stato segnalato un sottomarino inglese nella zona. Dopo una lunga trattativa con il governatore Giunta alla nave con i giocatori trentini a bordo fu concesso di lasciare Zara. Il viaggio verso Fiume fu lungo: la nave si tenne a poca distanza dalla costa per ragioni di sicurezza. Inoltre c’era il continuo pericolo di attacchi tanto che tutti furono invitati a usare le cinture di salvataggio. Alla fine i giocatori arrivano sani e salvi a Fiume e proseguirono senza grandi problemi fino a Trento.
Questa a Zara fu partita del tutto amichevole, che per entrambe le squadre significò l’ultimo acuto prima che la guerra prendesse realmente il sopravvento e gli avvenimenti sportivi e calcistici, giocoforza, passassero in secondo piano.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 13 marzo 2009.