Grotta Gigante, imponente e spettacolare
Sapete quale grotta è stata inserita nel 1995 nel libro dei record di Guinness nella categoria della sala naturale più grande al mondo? Di sicuro no. Al massimo, forse, il pensiero andrà a quelle meraviglie del Carso che troviamo a Postumia o a San Canziano (Škocjan). Sbagliando, perché sono “piccole” se comparate a questa che, per chi vive a Fiume, si trova ad appena 70 chilometri di distanza. Eppure, anche se vicina, è nota solo a pochi e ancora di meno sono quelli che sono entrati per conoscerla.
Si tratta della Grotta Gigante. Imponente, il nome è azzeccatissimo, viste le sue dimensioni. Si possono ammirare le pareti dalle sfumature che vanno dal rosso al grigio e al bianco, a seconda dei minerali presenti, e splendide sculture naturali: stalattiti, come il Pulpito e la Palma, stalagmiti, e colate calcitiche, formate dal carbonato di calcio depositato dalle gocce di acqua piovana filtrate nel terreno.
Si tratta di una grotta carsica, esplorata nel 1840 e aperta ai visitatori dal Club Touristi Triestini già nel 1908. In seguito alla perdita delle Grotte di Postumia, passate alla Jugoslavia nel 1947, ha ricevuto un forte impulso turistico nel secondo dopoguerra. La grotta è situata sull’altipiano del Carso, a pochi chilometri dalla città di Trieste e dal confine con la Slovenia (valico di Monrupino). Risalente a circa 10 milioni di anni fa, si sviluppa nel sottosuolo del massiccio carsico triestino in località Borgo Grotta Gigante, nel Comune di Sgonico.
Turismo, ambiente e ricerca scientifica si mescolano in questa attrattiva naturale, che seguendo il percorso di un antico fiume sotterraneo, scende nelle profondità della Terra, a circa 80 m di profondità, fino a raggiungere un’imponente sala dall’incredibile volume. Circondato da suggestive stalattiti e imponenti stalagmiti, il vano è alto circa 114, lungo 280 e largo 76,3 metri. Il titolo è stato mantenuto fino al 2012 quando è stato scoperta una nuova grotta e una sala ancora più grande sul lato francese dei Pirenei. Al contrario di questa triestina, quella francese è visitabile solo con tanto di fune. Per cui decisamente non in maniera turistica come questa.
Dimensioni imponenti
Preso il biglietto si arriva alla zona museo. Qui si può conoscere tappa per tappa la storia della formazione e poi della sua scoperta, quasi per caso, poco più di 100 anni fa. La Grotta Gigante è una vasta cavità, costituito da rocce carbonatiche prevalentemente calcaree e in minor misura dolomitiche. Tali rocce si sono formate tra i 100 e i 30 milioni di anni fa. Durante tutti questi anni l’acqua ha creato lo spettacolo che vediamo oggi. Tre sono gli accessi naturali, di cui due costituiscono oggi rispettivamente l’ingresso e l’uscita del percorso turistico. Tutti e tre confluiscono in un’enorme caverna sotterranea che forma un volume di circa 365.000 metri cubi.
L’entrata si trova a 274 metri sul livello del mare, mentre la quota del fondo della caverna misura 160,5 metri sul livello del mare. Dalla caverna principale (denominata “Grande Caverna”), si diparte inoltre un profondo ramo laterale costituito da una serie di pozzi carsici verticali comunicanti, il cui fondo si trova alla profondità di 250 metri sotto la superficie e alla quota di circa 20 metri sul livello del mare. E questo è la parte finora nota della Grotta Gigante; alcune gallerie laterali a fondo cieco sono ostruite da depositi naturali di argilla e da concrezioni calcitiche.
La galleria che costituisce l’attuale uscita del percorso turistico ha restituito nel corso di scavi archeologici numerosi reperti risalenti a varie epoche. I più antichi, punte di freccia e raschietti in selce, ma anche i resti umani di due persone, sono datati al tardo Neolitico, ma non mancano testimonianze dell’Età del bronzo – come un pugnale e vasellame –, di epoca romana – in particolare tre monete del primo secolo dopo Cristo – e medievale, come cocci di terracotta.
In principio fu… la ricerca di acqua
Fino al 1840, pare, comunque che la frequentazione umana si sia limitata alla parte superiore della galleria, separata dal fondo della Grande Caverna da un salto verticale di quasi 100 metri. Il primo a calarsi da questo profondo dirupo avvolto nella totale oscurità fu, all’epoca, l’ingegnere montanistico Anton Friedrich Lindner, che stava esplorando le cavità più profonde del Carso alla ricerca di riserve idriche sotterranee da sfruttare per l’approvvigionamento della città di Trieste, che era, infatti, diventata in quegli anni il principale porto dell’Impero austro-ungarico e si stava espandendo grazie al boom economico.
Alla popolazione in crescita non bastavano più le riserve d’acqua tradizionali e in superficie era impossibile trovarne altre. Non restava, dunque, che cercare l’acqua lì dov’era abbondante e cioè proprio nel sottosuolo. Fu questa la ragione che diede il via alla metodica esplorazione delle profonde cavità carsiche della zona, tra cui la stessa Grotta Gigante. Non avendo trovato l’acqua agognata, l’esplorazione della grotta non fu completata. Una nuova spedizione portò alla scoperta di due nuovi ingressi nel 1890.
Uno di questi ingressi si prestava alla costruzione di scalinate per le visite turistiche e fu così che tra il 1905 e il 1908 si costruì il primo percorso, ancora oggi in parte utilizzato. Fino al 1957 per l’illuminazione si utilizzavano lampade ad acetilene, sostituite poi dall’impianto elettrico. Nel 1997 fu costruito il nuovo percorso di risalita, dedicato a Carlo Finocchiaro, a lungo presidente della Commissione Grotte E. Boegan e figura di spicco nel mondo della speleologia internazionale.
Nel 2007 si concluse l’esplorazione dell’ultimo ramo laterale della Grotta Gigante, oggi dedicato allo speleologo Giorgio Coloni, che consente di raggiungere con l’ausilio di una vera e propria via ferrata la profondità di 250 metri, termina quindi a solo 20 metri sul livello del mare. Nel 2005 è stato inaugurato il nuovo “Centro accoglienza visitatori”, che ospita anche il Museo scientifico speleologico. C’è pure una sala multimediale per l’esplorazione della grotta anche senza accedervi: grazie a un accurato rilievo laser realizzato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) è stata ottenuta una scansione tridimensionale dell’intera cavità. Oltre all’OGS collaborano nei progetti di ricerca il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il Centro per le ricerche sismologiche (CRS), l’ARPA FVG e l’Università degli Studi di Trieste.
Il percorso attrezzato per le visite turistiche è lungo 850 metri e le visite guidate durano circa un’ora. Dalla zona museo parte la scalinata che conduce i visitatori attraverso una galleria naturale fino alla profondità di 101 metri sotto la superficie, alla scoperta di un’enorme caverna. Il percorso è reso ancora più affascinante dalle magnifiche concrezioni, delle quali la più celebre è la Colonna Ruggero, così intitolata in memoria di Ruggero Konviczka, un personaggio chiave nella vita del Club dei Touristi Triestini, che in ambito speleologico si lega appunto alla più grande stalagmite della Grotta Gigante (raggiunge i 12 m di altezza), cavità cui aveva dedicato vent’anni della sua non lunga vita.
Dopo aver attraversato la Grande Caverna si prosegue verso la Sala dell’Altare, dove si scorge l’ingresso del profondo ramo laterale Coloni, che conduce a 250 metri di profondità. S’intraprende quindi il panoramico Sentiero Finocchiaro per arrivare, attraverso la Galleria Artificiale, un lungo tunnel, fino al Belvedere. Da qui, dove si può toccare la volta della Grande Caverna e ammirarne il fondo 100 metri più sotto, poi si salgono ancora pochi gradini per guadagnare l’uscita. La temperatura nella grotta è costante tutto l’anno, 11 °C. D’inverno vi potrete riscaldare e d’estate rinfrescare.
Teatro per eventi di vario genere
La Grotta Gigante è pure sito d’importanti ricerche scientifiche. Sono infatti ospitati al suo interno i Pendoli Geodetici più lunghi del mondo, usati dal Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università degli Studi di Trieste per monitorare innumerevoli movimenti della crosta del nostro pianeta, dalle maree terrestri ai movimenti tettonici delle placche, a impercettibili vibrazioni generate da terremoti che avvengono anche all’altro capo del mondo.
Inoltre, negli anni è stata pure scenario di avvenimenti sportivi. L’ultimo proprio a novembre, il Trail Grotta Gigante di 16 chilometri. Un percorso che passa attraverso sentieri all’interno della Riserva Naturale del Monte Lanaro, e per finire un ulteriore tratto di 1 km e 100 m di dislivello in un percorso proprio nella Grotta con i suoi 500 grandini in discesa e gli ultimi 500 per la risalita.
Da aggiungere che durante l’anno si organizzano pure manifestazioni teatrali. A primo colpo può sembrare strano visto che non esiste un posto abbastanza grande per il pubblico e gli attori. Però qui sia le manifestazioni teatrali che i concerti vengono fatti “al contrario”. Infatti, gli attori e i musicisti sono fermi in determinate posizioni nella Grotta. E i visitatori sono quelli che passeggiano. Una maniera del tutto originale e l’unica possibile in questa caverna.
Recentemente pure il cinema ha scoperto queste grotte. E neppure il mondo culinario è estraneo: oggi si offrono pure visite private per gruppi con tanto di degustazione di vini e salumi tipici del territorio. Insomma una grotta decisamente da visitare e con prezzi decisamente modici rispetto ai suoi “vicini di casa”.
Monte Lanaro
Chi ha una condizione fisica adeguata potrò avventurarsi nella Riserva Naturale del Monte Lanaro, a due passi dalla Grotta Gigante, andando verso nord, al confine con la Slovenia. È un’ampia area tra i paesi di Repen a oriente e Sgonico a occidente, che presenta diversi sentieri, arrivando fino al Monte Lanaro. È a montagna più alta di questa zona. In una giornata soleggiata, si ha un fantastico panorama a 360 gradi: a sud si può vedere tutta la baia di Trieste, da Muggia fino a Monfalcone, con la foce dell’Isonzo; a settentrine lo sguardo va verso la Slovenia e la serie delle montagne dal Nanos, fino a ovest alle Alpi friulane. Un posto che si può raggiungere a piedi, ma pure salendo da Sagrado, magari in bicicletta. Un percorso tortuoso e ripido, però gli amanti della mountain bike l’ha adorano.
E poi, poco distante, si trova pure la cima di Nivize (il nome deriva da Njivize, “piccolo campo”, ma la località in passato era detta Ajdovski Grad, “Castello dei pagani”). Qui, su un colle isolato e suggestivo, oggi nascosto da una fitta boscaglia, sorgono i resti del castelliere sorgono. Secondo la leggenda, su questo colle si ergeva un tempo un maniero, covo di briganti che depredavano i viandanti lungo la strada. I Conti di Duino reagirono alle rapine, cingendo d’assedio il castello dei briganti, che dopo un lungo assedio fu infine espugnato.
Tutti i difensori furono giustiziati e il castello raso al suolo, alla ricerca anche del tesoro accumulato dai briganti nelle loro ruberie. Di tale tesoro non si trovò traccia, e si ipotizzò che fosse stato nascosto in un profondo pozzo naturale, che si apriva all’interno del castello. Leggenda o no, pure questa cima è da visitare.
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Pubblicato su Panorama il 31 dicembre 2023.