Dernis, una città intrappolata nel suo passato

Dernis, una città intrappolata nel suo passato
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Gita turistica a Drniš, in italiano Dernis? Non è certo una delle mete turistiche più celebri. Molti, persino in Croazia, non sanno collocarla con precisione. Al massimo la si associa alla Dalmazia, ma è raro che qualcuno sappia indicarne esattamente la posizione sulla mappa. Diversi vi sono passati senza nemmeno rendersene conto. Eppure non è una cittadina piccola, né priva di attrazioni. Semplicemente, è “oscurata” dai suoi più noti e “ingombranti” vicini, quali il Parco nazionale della Cherca (Krka) o Knin (Tenin). Inoltre la città dista soltanto 30 chilometri da Sebenico, 60 da Traù (Trogir) e 70 da Spalato. Ma dov’è, dunque, Drniš?
Per chi parte da Fiume il tragitto è di circa 350 chilometri e si percorre in poco più di quattro ore. Si segue la costa fino a Segna, poi si hanno due opzioni: salire verso Vratnik e imboccare l’autostrada in direzione sud, oppure continuare lungo la statale litoranea passando per Starigrad. In prossimità di Zara conviene immettersi in autostrada. Dopo aver superato il suggestivo ponte vicino a Scradona (Skradin), si può gettare uno sguardo su Vodice e il suo ponte, prima di arrivare nei pressi di Sebenico. A questo punto si abbandona l’autostrada A1 e si prosegue su strade locali verso nord, in direzione del Parco nazionale della Cherca (Krka) e di Knin (Tenin) e si seguno le indicazioni per arrivare alla meta del nostro viaggio.

TRACCE DI CIVILTÀ FIN DAI TEMPI PIù REMOTI
Drniš è una cittadina dalla storia eccezionalmente ricca e custodisce, già alla sua prima periferia, sorprendenti bellezze naturali. Per comprenderne appieno il fascino bisogna immergersi nella sua storia. Tracce di vita umana nella zona risalgono alla preistoria, con una continuità insediativa che risale almeno al I secolo a.C. Numerosi resti archeologici attestano la presenza dell’uomo nel Paleolitico, così come nel Medioevo. Si dice persino che proprio in quest’area si sia formato il nucleo originario del primo Stato croato. La prima menzione scritta di Drniš risale al 1494.
Fu sotto il dominio turco dal 1522 fino alla liberazione del 1680. L’ultimo assalto ottomano alla città avvenne nel 1715, ma fallì. Durante l’occupazione ottomana furono realizzati ponti, cinque moschee e un sistema di approvvigionamento idrico. Nel XVIII secolo Drniš passò sotto il dominio veneziano, che avviò una fase di espansione con la costruzione della piazza e di palazzi che ancora oggi costituiscono il cuore della città.
Conosciuta la sua storia, non resta che mettersi in cammino. Visitare Drniš a piedi è l’ideale. Sebbene si trovi su una collina, la salita dalla valle – dove si trovano il principale parcheggio e la stazione degli autobus – è dolce e accessibile. La stazione ferroviaria, invece, è più distante. Si inizia a salire accanto a edifici relativamente moderni, per poi incontrare costruzioni sempre più antiche, fino ad arrivare nel centro cittadino. Il cuore è la piazza principale, Poljana. Sulla sinistra si erge un grande palazzo che ospita la scuola media, mentre sulla destra si apre un’area verde.
Proprio sotto questo livello si trova uno splendido parco che custodisce una delle opere più celebri di Ivan Meštrović: la Fontana della Vita, straordinaria testimonianza dell’arte dello scultore. Meštrović, nato a Vrpolje in Slavonia, trascorse l’infanzia e l’adolescenza proprio nella regione di Drniš. Il monumentale bassorilievo fu completato nel 1907 su commissione dell’industriale viennese Karl Wittgenstein. Originariamente collocata nel palazzo del mecenate, la fontana fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Meštrović la acquistò nel 1955 e la donò a Drniš. Oggi resiste alle intemperie, ma l’esposizione agli agenti atmosferici ne sta minando la conservazione: il calcare sedimentario con cui è realizzata è vulnerabile a pioggia, vento e neve.
Non lontano dal parco e dalla pittoresca fontana si trova l’imponente palazzo dell’Amministrazione comunale, ornato da una copia dello stemma disegnato da Meštrović, con l’immagine di San Rocco, patrono della città. In tema artistico, vale una visita anche il Museo civico di Drniš, che custodisce una straordinaria collezione di opere di Meštrović, da lui stesso donate. Tornando in piazza, si imboccano i gradini della sua parte occidentale. Si passa accanto alla chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e s’inizia la salita verso l’attrazione principale: la Gradina.

IL SISTEMA DIFENSIVO
Tra i vanti della città spicca la fortezza (Gradina). Questa fortezza, unica ancora conservata in città, si erge fiera a 334 metri di altitudine, nella parte sud-orientale del centro. Oggi, oltre alle mura, ospita un piccolo parco. Dalla Gradina si gode di una vista mozzafiato sul canyon del fiume Čikola, su Petrovo polje e sull’intera Drniš. La fortezza fa parte di un sistema difensivo più ampio che include Bogočin-grad, Kamičak, Ključica e Nečven, distribuite lungo i fiumi Čikola e Krka.
La Gradina risale al Medioevo, ma sono stati rinvenuti reperti anche dell’età del bronzo. Fu strategicamente importante fino ai tempi dell’Austria-Ungheria nel XIX secolo. Si possono visitare la parte meridionale, costruita dalla famiglia nobile dei Nelipić, e le strutture realizzate durante il dominio ottomano, tra cui torri circolari e mura per i cannoni. Con l’arrivo dei veneziani molte parti furono distrutte e poi ricostruite, temendo nuovi attacchi turchi. I danni più gravi furono subiti durante la Guerra d’indipendenza.
A pochi passi dal parco della Gradina si trova quello che a prima vista può sembrare una torre, ma è in realtà un minareto del XVI secolo, l’unico tra quelli dell’epoca a essere sopravvissuto in Croazia fino ai giorni nostri. Si ritiene fosse il minareto ottomano più occidentale d’Europa. Alto 12 metri, costruito con blocchi di pietra finemente squadrati, si conserva sorprendentemente bene, nonostante l’apparente abbandono.
Sempre nei dintorni si può visitare la chiesa di Sant’Antonio da Padova, un tempo moschea. I francescani di Visovac la convertirono nel XVII secolo, ma sono visibili ancora le finestre originali, il cornicione in pietra e una porta murata. All’interno si trovano decorazioni turco-moresche e un altare che accoglie la celebre scultura della Madonna di Petropoljka. Poco più in basso si incontra la chiesa della Madonna del Rosario, risalente alla fine del XIX secolo.

PER CHI AMA L’AVVENTURA
Per chi ama la natura, imperdibile è il canyon del fiume Čikola, una gola spettacolare incisa tra pareti rocciose e arricchita da piccole cascate. Il fiume sfocia nel Parco nazionale della Cherca e in primavera è perfetto per il canottaggio e il rafting.
Da non perdere neanche l’altopiano della Promina, meta ideale per escursionisti e amanti dell’arrampicata. Le formazioni carsiche, le grotte e i sentieri tra uliveti e pinete offrono panorami straordinari. La parete più nota è l’Ošljak, con percorsi per ogni livello. Chi cerca esperienze più tranquille può optare per il trekking o la mountain bike, magari fino alla Grotta di Oziđana, sito preistorico con incisioni rupestri.
Drniš offre anche delizie gastronomiche degne di nota. La cucina tradizionale è un felice incontro tra influenze mediterranee e continentali. I vanti gastronomici del territorio sono il prosciutto crudo stagionato al vento di montagna; l’agnello alla Drniška, cotto sotto la campana di ferro (peka); i formaggi locali di pecora e capra, spesso affumicati; e le fritule, dolci fritti tipici. Tutte queste specialità si possono gustare gratuitamente il Lunedì di Pasqua, giornata in cui l’ingresso al Parco nazionale della Cherca è gratuito e Drniš organizza la sua festa cittadina. La piazza si anima di musica e bancarelle gastronomiche, offrendo un’occasione perfetta per valorizzare la città e attirare visitatori.
C’è chi sostiene che per visitare Drniš basti un’ora: le attrazioni sono concentrate e ben segnalate, e orientarsi è facile. Ma, come per ogni città ricca di storia, conviene prendersi il tempo per esplorarla con calma, passo dopo passo, ammirando tutto ciò che la circonda. Drniš è un raro connubio di cultura e storia, una città sospesa tra passato e presente, alla ricerca della propria identità turistica. Una visita di qualche ora, magari con una buona tavola a conclusione, vale decisamente il viaggio.

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Pubblicato su Panorama il 15 luglio 2025


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