La fiamma olimpica illumina anche Trieste
Milano e Cortina d’Ampezzo ospiteranno la 25ª edizione delle Olimpiadi invernali dal 6 al 22 febbraio. “Sarà sicuramente la celebrazione degli atleti e dello sport, ma anche un grande rito collettivo capace di unire l’umanità attorno ai valori della condivisione e della pace. Celebreremo l’Italia, la sua bellezza, la sua arte e cultura allargando poi il racconto a tutto il mondo”, spiega Marco Balich, direttore creativo della cerimonia di apertura dei Giochi, che si terrà il 6 febbraio a San Siro (ribattezzato per l’occasione Milano San Siro Olympic Stadium). Classe 1962, Balich ha firmato show in tutto il mondo, tra cui sedici cerimonie olimpiche (per Torino 2006 ha ricevuto un Emmy Award, poi nel 2017 il Compasso d’Oro) e tante altre inaugurazioni, ma è stato anche direttore artistico all’Expo di Milano 2015, per la quale ha ideato l’Albero della Vita.Realizzata da Balich Wonder Studio, sarà ispirata al tema dell’Armonia, intesa come incontro tra linguaggi, territori e storie.
“Abbiamo voluto creare un unico racconto che si muove tra città e montagna. Milano e Cortina così diverse fra di loro non sono messe in contrapposizione: dialogano, si rispecchiano, si completano in un disegno armonico”, ha anticipato in un’intervista al quotidiano “Il Giorno” l’artista e designer di origine dalmata (la famiglia è veneziana, ma affonda le radici a Spalato). È previsto un omaggio a Giorgio Armani, lo stilista morto lo scorso 4 settembre che dal 2012 firmava le divise olimpiche dell’Italia. Sul palcoscenico, a vent’anni dalla sua performance a Torino 2006, tornerà a cantare Andrea Bocelli, unendosi a Laura Pausini e Mariah Carey. Tra gli artisti che parteciperanno alla serata figurano anche Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, la mezzosoprano Cecilia Bartoli e il pianista Lang Lang. Chiusura il 22 febbraio all’Arena di Verona.
LA TERZA VOLTA DELL’ITALIA. Sarà la terza edizione olimpica invernale accolta in Italia dopo Cortina d’Ampezzo 1956 e Torino 2006. Un format che rappresenta una novità assoluta: due città che sono ufficialmente co-ospitanti della manifestazione, mentre le competizioni saranno distribuite su quattro cluster territoriali, coinvolgendo complessivamente 15 sedi di gara tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Milano rappresenta il cuore urbano dei Giochi e concentra gli sport indoor (hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura e short track, pattinaggio di velocità), la Valtellina vedrà le discipline più spettacolari dello sci alpino maschile e del freestyle; Bormio, con la leggendaria pista Stelvio, sarà teatro delle discese libere e delle prove tecniche maschili; Livigno è riservata a snowboard e sci freestyle; la Val di Fiemme completa il quadro lombardo-trentino con salto con gli sci a Predazzo e sci di fondo a Tesero; mentre Cortina d’Ampezzo sarà la sede dello sci alpino femminile sulle Tofane, del curling e degli sport di scivolamento (bob, slittino, skeleton). Nel cluster rientra anche Anterselva, in Alto Adige, sede delle competizioni di biathlon.
I Giochi olimpici invernali coinvolgeranno 2.900 atleti (1.800 uomini, 1.100 donne, record storico di parità al 47%) provenienti da 90 Paesi. Saranno in totale 195 gli eventi che assegneranno medaglie in 16 discipline olimpiche. La grande novità è rappresentata dallo sci alpinismo, che debutta ufficialmente, dopo essere stato inserito ai Giochi Giovanili di Losanna 2020. Sono attesi oltre 2 milioni di visitatori. L’edizione 2026 si distingue per la sostenibilità, con il 93% delle sedi esistenti o temporanee e un’ampia distribuzione territoriale. Seguiranno le Paralimpiadi invernali, nelle stesse località, per undici giorni dal 6 marzo, data della cerimonia inaugurale di Verona. Ben 665 atleti da 50 nazioni si confronteranno in 137 eventi da medaglia in sei discipline.
PER LA PRIMA VOLTA NEL CAPOLUOGO GIULIANO. Come da tradizione, ad accendere i riflettori su Milano-Cortina 2026 è stata la fiamma olimpica in arrivo dal tempio di Hera, in Grecia. Dal 6 dicembre, affidata a 10mila tedofori, in viaggio per l’Italia lungo un percorso di 12 mila chilometri e 63 giorni, con l’obiettivo di celebrare il patrimonio culturale italiano e valori come l’amicizia, l’eccellenza, il rispetto, l’unità e la pace. Il 23 di gennaio è approdata nel Friuli Venezia Giulia, una lunga giornata iniziata a Musile di Piave per fare dopo tappa a San Donà di Piave, Portogruaro, Aquileia, Ronchi dei Legionari e Monfalcone, concludendo il tragitto in regione proprio nel capoluogo giuliano.
All’ingresso a Trieste, la torcia è stata affidata alle mani di Diego Caserio, ex sciatore e hockeysta che ha perso una gamba a seguito di un incidente, e da viale Miramare ha compiuto un lungo percorso per le vie della città. A partire da Martina Chelleri, poi dopo tanti passaggi all’altezza di Piazza Ponterosso, è stata la volta Margherita Granbassi, ex schermitrice triestina che ha vinto due medaglie di bronzo a Pechino 2008. Diversi i volti noti dello sport triestino, come Giovanna Mìcol, velista del team che ha vinto la prima Coppa America femminile, e Alberto Tonut, che con la Nazionale di Basket vinse l’oro europeo nel 1983, ma anche Matteo Parenzan, oro paralimpico nel tennistavolo a Pargi due anni fa. L’ultima, in Piazza Unità d’Italia è stata Veronica Toniolo, judoka triestina presente alle ultime olimpiadi estive di Parigi del 2024. A lei è toccato l’onore di accendere il braciere posizionato sul palco tra gli applausi dei tanti presenti. Lungo la strada, tanti triestini e non solo: considerato che per la città era la prima volta nella storia, la curiosità era tanta. Ogni 200 metri si cambiavano i tedofori, solo in città sono stati 48 lungo i 8,5 chilometri.
Abdon Pamich, una marcia emozionante
Tanta emozione anche il 20 di gennaio a Vicenza. Infatti, tra gli illustri tedofori – tra cui i vincitori olimpici, Gelindo Bordin e Gabriela Dorio –, c’era pure un fiumano! E non uno qualsiasi, ma uno che ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokio 1964 nella marcia, Abdon Pamich. Il 92.enne è stato uno dei personaggi iconici di questa tappa, con cinque partecipazioni totali ai Giochi, dal 1956 al 1972, edizione in cui è stato portabandiera della delegazione italiana alle Olimpiadi di Monaco. Pamich è stato un protagonista nella marcia e ha partecipato alla sua prima Olimpiade nel 1956 a Melbourne, arrivando quarto nella 50 chilometri e 11º nella 20km. A Roma nel 1960 vinse la sua prima medaglia olimpica, il bronzo nella 50km. L’apice lo toccò a Tokio nel 1964, aggiudicandosi la gara dei 50 km. Partecipò pure ai Giochi del 1968, ritirandosi, e nel ’72 fu il portabandiera del tricolore italiano a Monaco. Nella sua carriera durata quasi vent’anni, si è aggiudicato pure due campionati europei e tre ori ai Giochi del Mediterraneo.
Come scrive Lorenzo Salimbeni in una nota dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), a coinvolgerlo in questo evento è stato Dario Zaccariotto, padovano, figlio di esuli (il padre Giorgio era un montonese, la madre Italia Giacca, componente dell’Esecutivo dell’ANVGD, è di Stridone) e mentatleta, vincitore cioè delle Olimpiadi dei giochi da tavolo e dei rompicapo. “Ricevere da lui il fuoco olimpico doveva significare anche il passaggio delle consegne tra chi ha vissuto sulla propria pelle l’esodo e le nuove generazioni, orgogliose della propria identità e delle proprie origini, che intendono portare avanti la testimonianza dei propri padri”, ha spiegato Zaccariotto, uno dei tedofori. I partecipanti a questa staffetta simbolica hanno percorso tratti brevi, ma Pamich ha marciato tra due ali di folla raccogliendo applausi e attestazioni di stima e di ammirazione per la sua carriera sportiva da parte di un pubblico che aveva riconosciuto il vecchio campione (non sono però mancate critiche all’organizzazione, in quanto dopo lo scambio della fiaccola il corteo sarebbe proseguito senza Pamich, arrivato in Piazza dei Signori a cerimonia praticamente finita, non menzionato sul palco in Basilica).
Martedì 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo 2026, Rai 1 trasmetterà in prima serata la fiction “Memorie di un marciatore”, diretto da Alessandro Casale, che partendo dall’omonima autobiografia di Abdon Pamich (a cura di Roberto Covaz, Biblioteca dell’Immagine, 2016), racconta la sua vita di esule e di campione olimpico.
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Pubblicato su Panorama il 31 gennaio 2026