Conegliano, scrigno di storia, arte, cultura e tradizioni

Conegliano, scrigno di storia, arte, cultura e tradizioni
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Siete amanti del Prosecco o delle Dolomiti? Se fate parte di almeno una delle due categorie è molto probabile che abbiate sentito parlare di Conegliano. A un’ora di distanza da Venezia e dal litorale dell’alto Adriatico, con alle spalle Cortina, ha origini antiche, testimoniate dai reperti archeologici conservati al Castello e risalenti alla preistoria; tuttavia, il suo nome ricorre per la prima volta in un documento di Enrico II del 1016, che colloca le origini della città in epoca altomedievale. Rispondere alla domanda “Cosa si può vedere a Conegliano?” non è per niente semplice, dato l’enorme intreccio di capolavori, luoghi e paesaggi che caratterizzano la città e il territorio circostante, dove ogni pietra e ogni scorcio raccontano una vicenda diversa. Conegliano è uno scrigno di storia, arte, cultura e tradizioni, avvolto dalle morbide Colline del Prosecco, sulle prime alture prealpine del Veneto, una città famosa per aver dato i natali al pittore Giambattista Cima, di cui tutt’oggi si può ammirare nel Duomo l’opera “Sacra Conversazione”. Il suo centro storico è compatto ma vario, invita a esplorare con passo lento, lasciandosi condurre su e giù tra contrade, antiche mura e punti panoramici. E per cui ideale da visitare a piedi. Ecco quindi cosa vedere e cosa fare a Conegliano per assaporare la sua anima più autentica.
Il cuore del borgo è via XX Settembre, conosciuta dai coneglianesi come la Contrada Granda. Qui si sembra essere catapultati nel periodo rinascimentale grazie ai palazzi affrescati e con decorazioni in pietra scolpita – tra questi, Palazzo Sarcinelli, che ogni anno ospita mostre ed esposizioni di artisti locali e collezioni a respiro internazionale –, alle logge e alle antiche architetture che si aprono l’una dopo l’altra. Questa è una strada che ha visto mercanti, soldati, pellegrini e viandanti attraversarla per secoli, e oggi continua a essere la spina dorsale della vita cittadina.
UNO DEI SIMBOLI PRINCIPALI. Da questo viale storico lo sguardo è attratto dal profilo del Castello, l’emblema della città, al quale si accede attraverso suggestivi percorsi a piedi, costeggiando le antiche mura carraresi. Situato sul colle che domina l’abitato, a ridosso di Piazza Cima, di origine medievale, è stato una roccaforte strategica e un punto di controllo importante durante i periodi di espansione e conflitto tra le città venete. Domina il territorio dall’alto del colle di Giano. Oggi della struttura originale rimane parte del duomo, una porzione della cinta muraria e il mastio, dal 1946 sede del Museo cittadino. Tra le leggende, si narra dell’esistenza di gallerie sotterranee che lo collegherebbero al cuore cittadino, forse addirittura fino alle vicine colline, sebbene non vi siano prove concrete. Un’altra leggenda, più curiosa, racconta di un cavaliere che apparirebbe nelle notti di tempesta, come spirito protettore della città. Si dice che compaia vicino alla torre principale, scrutando la valle sottostante come se cercasse ancora un nemico invisibile.
Oggi il Castello è soprattutto un luogo di cultura. La Torre della Guardia, restaurata con attenzione, accoglie il Museo del Castello, che espone reperti archeologici, armi, mappe antiche e dipinti sacri. Tra le sale più interessanti c’è quella dedicata al passato medievale della città, dove si possono vedere ricostruzioni e modelli di Conegliano com’era secoli fa, con le mura ancora perfettamente integre e il sistema di difesa completo. È anche un punto di ritrovo per eventi culturali e spettacoli all’aperto, in particolare d’estate.
La Torre della Campana accoglie oggi il Museo civico. L’attuale struttura è il frutto di una serie di ristrutturazioni e di ricostruzioni: dell’originale fondazione scaligera, infatti, restano soltanto le feritoie. All’interno si possono ammirare il portale verso l’antica corte di guardia e, al primo piano, la sala del camino veneziano “a cappello di doge”. Il Museo si compone di pinacoteca e lapidario, sala “Del camino o cucina” (con armature, arredi, pesi-tipo della Serenissima, mappe e dipinti settecenteschi), nonché piani alti (una sezione archeologica con reperti dal Neolitico all’età romana). Tra gli affreschi e i dipinti custoditi nel Museo, spiccano opere del Pordenone (Giovanni Antonio de’ Sacchis), Palma il Giovane, bottega di Cima, oltre a sculture di Arturo Martini.
VISTA MOZZAFIATO. Dalla terrazza, infine, lo sguardo corre dai monti al mare: la vista è straordinaria. Le colline del Prosecco si aprono come un enorme mosaico di vigneti ordinati, punteggiati da borghi, pievi e antichi casolari. È uno dei panorami più fotografati del Veneto, tanto che nel 2019 l’area collinare tra Conegliano e Valdobbiadene è stata dichiarata Patrimonio Unesco. Camminare lungo i sentieri che circondano questa zona è decisamente un’esperienza che unisce natura e storia, e uno dei percorsi più suggestivi è proprio il celebre Sentiero Il Filo della Storia, un itinerario pedonale ad anello, lungo circa 4 chilometri – indicato visivamente a terra da una striscia colorata e illustrato lungo il percorso da 24 pannelli, “totem”, cherecano un’immagine fotografica del monumento, dell’opera d’arte o elemento della memoria, che viene poi descritto brevemente nel punto in cui esso si trova, o nelle sue immediate vicinanze – , che unisce luoghi significativi della città e ne ripercorre le radici medievali, veneziane e moderne. Il sentiero ci ha portato fino al Castello e poi condotto tra mura, antiche porte e scorci nascosti che spesso sfuggono a chi visita la città solo superficialmente.
Le antiche mura medievali di Conegliano sono ancora oggi ben visibili e rappresentano un itinerario affascinante per chi ama comprendere la struttura difensiva delle città venete. Come leggiamo sono state costruite in epoche diverse, soprattutto durante il periodo comunale e poi sotto la Repubblica di Venezia, erano parte di un sistema di protezione che avvolgeva il nucleo abitato. Camminando lungo i bastioni, soprattutto nella zona che sale verso il Castello, si possono vedere tratti ancora intatti, con vista aperta sulle case e sui tetti rossi del centro.
MURA E CHIESE. Una particolarità interessante è che le mura presentavano, in origine, un sistema di camminamenti rialzati che permettevano ai soldati di muoversi agilmente attorno al perimetro. Oggi sono per lo più scomparsi, ma alcuni frammenti sono ancora riconoscibili lungo il percorso che sale verso il maniero. Visitato il Castello, scendiamo lungo la tortuosa strada e passiamo accanto alle più maestose ville cittadine e godiamo il panorama del centro cittadino e non solo. Una volta arrivati in “basso” notiamo lee porte di accesso, che segnavano i punti di ingresso principali alla città fortificata che avevano spesso funzioni secondarie come i dazi commerciali. Chi entrava con merci doveva pagare un tributo, e per questo le porte erano anche luoghi di animazione e talvolta di conflitti tra mercanti e funzionari.
A pochi passi dal centro troviamo uno dei luoghi più particolari e forse meno conosciuti di Conegliano, ossia il Monumento ai Caduti dell’Aria, dedicato a coloro che persero la vita nel campo dell’aviazione. Situato in una posizione tranquilla, in un parco, questo monumento unisce eleganza e simbolismo. La sua forma richiama l’idea del volo e della verticalità, e rappresenta una sorta di ponte tra memoria e cielo. Passeggiando per la città notiamo che ci sono numerose chiese, ciascuna con una propria identità e un proprio tesoro artistico.
Una delle più importanti è il Duomo di Santa Maria Annunziata e San Leonardo, situato lungo la Contrada Granda, ossia in pieno centro. La sua costruzione fu iniziata dai Battuti, membri di una congregazione umbra: questi eressero nel 1345 la chiesa intitolata a Santa Maria Nuova dei Battuti al centro di un ospizio per pellegrini da loro gestito. Nel silenzio della chiesa spiccano la pala del 1493 di Cima da Conegliano, il grande San Francesco di Beccaruzzi e la tela di Palma il Giovane sulla controfacciata sopra la porta d’ingresso.
Altre chiese degne di nota includono la Chiesa di San Rocco, legata alle devozioni popolari, e la Chiesa di Santa Caterina, un tempo parte di un monastero, che conserva opere d’arte sacra e testimonianze preziose del passato religioso della città. Dal Duomo, in pochi passi, ci troviamo in un altro luogo simbolo di Conegliano. Sopra il portico che lo nasconde, infatti, si apre una sala rettangolare con soffitto ligneo, cuore dell’antica confraternita: è questa la Sala dei Battuti. Nata alla fine del Trecento come luogo d’incontro della Scuola dei Battuti, che qui si riunisce per secoli fino al 1806, quando le confraternite vengono soppresse per decreto napoleonico.
SENTIERI SUGGESTIVI. Uno dei modi migliori per comprendere Conegliano è percorrere il suggestivo Sentiero Il Filo della Storia, che si snoda tra le zone più significative del centro, e che abbiamo notato salendo poi verso il castello. Il nome non è casuale in quanto questo cammino vuole essere un filo narrativo che unisce passato e presente, raccontando con tappe e pannelli informativi le vicende urbanistiche, difensive e religiose della città. Lungo il sentiero si va incontro a resti di fortificazioni, antichi passaggi pedonali, vie un tempo percorse da mercanti e pellegrini, e punti panoramici da cui si osservano i colli e la pianura trevigiana. Una delle tappe più evocative è la zona vicino alla Porta Monticano, dove si possono vedere scorci del passato medievale ancora chiaramente leggibili nelle pietre e nei muretti che costeggiano il percorso.
Sito sul colle del Cabalan e inaugurato nel 1545, il cimitero ebraico di Conegliano rappresenta uno dei luoghi più suggestivi per chi desidera visitare la città. Servì la comunità locale, e anche quella di Ceneda, fino al 1884, quando le sepolture passarono alla sezione israelitica del cimitero di San Giuseppe. Dopo decenni di abbandono, dovuti anche all’estinguersi della comunità ebraica locale, il recente recupero voluto dalla Comunità ebraica di Venezia e curato dal Gruppo archeologico coneglianese ha riaperto l’accesso da viale Gorizia con una scalinata di 110 gradini dedicata a Marco Grassini, sindaco ebreo di Conegliano nell’800. Tra le circa centotrenta lapidi, orientate verso Gerusalemme, si possono ammirare scritture in ebraico e italiano, noti stemmi di famiglia e altre interessanti decorazioni. Date le sue caratteristiche, l’antico cimitero ebraico di Conegliano rappresenta un luogo di memoria da non perdere durante la propria visita alla città.
Dopo aver esplorato la città in tutta la sua dimensione storica e culturale, vale la pena estendere lo sguardo ai dintorni, dove il paesaggio cambia ritmo e la natura diventa protagonista. Le colline che circondano la città sono un susseguirsi di vigneti, antichi borghi, mulini e corsi d’acqua che scolpiscono il territorio da secoli. È qui che si trova uno dei luoghi più affascinanti e fotografati dell’intera provincia di Treviso, il celebre Molinetto della Croda, un angolo di mondo che sembra sospeso fuori dal tempo. E si trova ad appena 15 chilometri da Conegliano.
LA FORZA DELL’ACQUA. Il Molinetto della Croda è situato a Refrontolo. È un piccolo gioiello architettonico incastonato ai piedi di una cascata naturale. Il nome “croda”, apprendiamo, deriva dal termine dialettale che indica la roccia viva su cui è costruito l’edificio. Qui l’acqua scende costante lungo la parete rocciosa, alimenta la ruota del mulino e crea un’atmosfera fresca e rilassante, immersa nel verde e nel suono perpetuo dello scorrere dell’acqua. Il mulino risale al 1630. Nei quattro secoli di storia fu costruito a più riprese, ampliando un piccolo edificio che era stato edificato a ridosso del costone roccioso. Per anni macinò cereali, come mais, frumento e orzo, sfruttando l’energia del fiume Lierza grazie ad un salto altimetrico di dodici metri. Dal 1913 al 1950 l’industria molitoria fu esercitata dalla famiglia Morgan e in seguito iniziò un lungo periodo di abbandono. In tempi recenti, il mulino è stato sottoposto a un minuzioso restauro che lo ha riportato all’antico splendore, con la ruota in legno, la macina interna.
Esternamente appare come una tipica struttura rurale di piccole dimensioni, costituita di pietra e legno, mentre all’interno si possono visitare diversi piani con la caratteristica macina e i vari locali dove vivevano le famiglie che si sono susseguite nella gestione. È uno dei più suggestivi edifici della Marca Trevigiana che ogni anno richiama migliaia di visitatori. Qui si percepisce chiaramente la semplicità della vita rurale di un tempo, fatta di lavoro manuale, acqua come energia naturale e ritmi scanditi dalle stagioni. Oltre al fascino storico e architettonico, il Molinetto della Croda custodisce aneddoti e leggende: si dice che aleggi lo spirito benevolo di un vecchio mugnaio, proteggendolo nei momenti di tempesta; secondo la tradizione orale, una giovane lavandaia apparirebbe talvolta vicino alla cascata nelle sere d’estate, come riflesso poetico della vita contadina di un tempo.
Il sistema idraulico che alimenta la ruota è basato su un principio semplice ma ingegnoso. Infatti, l’acqua, raccolta in una piccola vasca naturale, viene incanalata in modo da cogliere la giusta velocità per far girare la ruota in legno. All’interno, la macina in pietra, ancora oggi in uso durante le dimostrazioni, permette ai visitatori di comprendere concretamente il funzionamento di un mulino seicentesco, fondamentale per la vita delle comunità agricole locali. Oggi il Molinetto è un sito museale molto attivo, che ospita eventi culturali, mostre, mercatini e rievocazioni storiche. Il suo mantenimento è considerato essenziale anche per quello educativo, in quanto permette infatti alle nuove generazioni di scoprire un modo di vivere ormai scomparso, ma ancora radicato nella memoria collettiva veneta.
In definitiva, Conegliano e il Molinetto della Croda rappresentano due volti diversi, ma complementari di un’unica identità di un territorio dove la natura si fonde con la cultura, e la storia convive armoniosamente con il presente. Chi visita queste terre non porta con sé solo fotografie, ma una piccola parte di quel “filo della storia” che continua a intrecciarsi di generazione in generazione, mantenendo viva l’anima profonda di Conegliano, perla del Veneto, e delle sue colline.

Culla del Prosecco
Conegliano è riconosciuta come la culla del Prosecco, non solo per la qualità dei suoi vigneti ma anche perché qui, nel 1876, nacque la prima Scuola enologica d’Italia, ancora oggi un istituto d’eccellenza che forma esperti e innovatori del settore vitivinicolo. Le colline di Conegliano, insieme a quelle di Valdobbiadene, sono diventate Patrimonio Unesco per il loro paesaggio unico, modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo. Le vigne disposte quasi come onde verdi, producono l’uva Glera, base del celebre Prosecco Superiore DOCG.
Il Prosecco di Conegliano, come leggiamo, è apprezzato per la sua eleganza, profumi delicati di mela verde, pera e fiori bianchi si fondono con una freschezza vivace che lo rende piacevole e versatile. Ogni sorso racconta il carattere delle colline, fatto di tradizione, tecnica e passione. Numerose cantine offrono degustazioni e visite guidate, permettendo di scoprire come il vino simbolo della regione venga prodotto secondo criteri rigorosi e metodi tramandati di generazione in generazione.

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Pubblicato su Panorama il 31 dicembre 2025


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