Udine, la gemma del Friuli
In linea d’aria dista poco più di 20 km dalla Slovenia e circa 50 km dall’Austria: ciò la pone in una posizione strategica, presso l’intersezione delle direttrici europee est-ovest (Corridoio V o Mediterraneo) e nord-sud (Via Iulia Augusta, ora riconosciuta dall’Unione europea come parte del Corridoio Baltico-Adriatico), sulla via che porta verso l’Austria e verso l’est europeo. È situata al centro della regione storica friulana. Parliamo di Udine, seconda città per numero di abitanti del Friuli Venezia Giulia dopo Trieste. Ha una popolazione attorno alle 100mila persone ed è per lo più meta degli amanti del calcio (visto che l’Udinese è in Serie A) e per le sue svariate fiere. Ma un turista “semplice” cosa può vedere? Tante cose. Udine è ricca di luoghi di interesse e i dettagli da scoprire sono molti altri. Elegante e accogliente, tutto è vicino. È ancora poco battuta dal turismo di massa, ma capace di offrire un perfetto mix di storia, cultura e gastronomia locale.
Arrivare a Udine, per chi parte da Fiume, è semplice. Sono circa 150 chilometri percorribili approssimativamente in due ore. Si va dritti verso Trieste, per poi salire sull’autostrada; passate Monfalcone e Villese, all’altezza di Palmanova si devia a destra verso il nord. Dopo meno di 20 chilometri lasciamo l’autostrada e ci troviamo già nella periferia di Udine. Individuato il parcheggio che fa al caso nostro, quello sotterraneo di Piazza Primo maggio – che si fa notare per le originali sculture in legno che accompagnano entrata e uscita, ma non solo –, lasciata la macchina, puntiamo dritti al centro storico, per una piacevole passeggiata. L’unica salita di rilievo è quella che ci conduce al castello. Circondato da mura, sorge sulla sommità di un colle che, secondo la leggenda, fu innalzato dai soldati Unni nel lontano 542 per permettere al condottiero Attila di salirvi in cima e osservare la città di Aquileia bruciare dopo il suo passaggio. Dal 1200 al 1700, il centro di Udine si è sviluppato come città fortificata intorno al colle, epoca a cui risalgono i bei palazzi veneziani che potete vedere fra le vie.
Piazze iconiche
Iniziare la visita da Piazza della Libertà, non a caso considerata la piazza più bella del Friuli. Questo angolo di Udine è un autentico salotto all’aperto, circondato da eleganti edifici in stile veneziano – la sensazione che si prova è quella di essere in una piccola Venezia senza canali, con molta più calma e silenzio –, tra cui spicca la Loggia del Lionello, un capolavoro gotico veneziano del Quattrocento, che ricalca molto lo stile di Palazzo Ducale. L’edificio è ricco di archi e tra questi si trovano le sei lettere che compongono il nome latino di Udine, Utinum. Al piano superiore c’è una balconata dove sono rappresentati anche gli stemmi di Udine. È la sede del Comune, luogo emblematico delle autonomie cittadine. Eretta fra il 1448 e il 1456 su disegno dell’orafo Nicolò Lionello, fu realizzata dal capomastro capodistriano Bartolomeo delle Cisterne. Fu anche sede nel Cinque-Seicento di rappresentazioni nella sala al piano superiore..
Dalla parte opposta, si trovano la loggia e il tempietto di San Giovanni, erette nel 1533 dall’architetto lombardo Bernardino da Morcote, dal vago sapore brunelleschiano. La chiesa, anticamente dedicata a san Giovanni, ora è adibita a tempietto ai Caduti della Prima guerra mondiale. Inglobata nella loggia di San Giovanni, la Torre dell’orologio, costruita nel 1527 su disegno di Giovanni da Udine (che si ispirò alla torre veneziana di piazza San Marco), in sostituzione della torre medievale da cui si accedeva al castello. Alla sua sommità sorgono il leone di San Marco e due Mori che battono le ore su una campana – il meccanismo dell’orologio è opera dei mastri orologiai della ditta Solari di Pesariis –, le attuali sculture in rame risalgono al 1852 e hanno sostituito quelle originali in legno. Sempre di fronte alla loggia del Lionello, si ergono le statue di Ercole e Caco, attribuite ad Angelo de Putti.
Tra le meraviglie di Piazza della Libertà – che in epoca medievale era detta Piazza del Vino, nel Trecento diventò la Piazza del Comune, successivamente, quando i veneziani presero il dominio della città, prese il nome di Piazza Contarena, mentre prima della Seconda geuura mondiale era intestata al re Vittorio Emanuele II –, inoltre, c’è anche un’opera di uno dei più importanti architetti del Rinascimento, Andrea Palladio. Si tratta dell’Arco Bollani, costruito nel 1556 in onore del vescovo Domenico Bollani. Alla sua sommità si erge il leone marciano con le ali di rame, simbolo della Serenissima. Un altro elemento rinascimentale è la fontana realizzata nel 1542 dal bergamasco Giovanni Carrara. La struttura della fonte si eleva su uno zoccolo a tre gradini e si apre in una vasca circolare, sulla quale si innalzano altre due coppe. Da quella superiore sgorga l’acqua che defluisce nella vasca maggiore.
Di fronte alla fontana si erge il Monumento alla Pace, che consiste in una statua allegorica in pietra d’Istria opera dello scultore piemontese Giovanni Battista Comolli. Quest’opera vuole essere un tributo al trattato di Campoformido del 1797, che sancì la pace tra l’Austria e la Francia e la fine della Repubblica di Venezia. Inizialmente collocata nella cittadina friulana, fu portata ad Udine nel 1819. Ultimo elemento di grande pregio artistico della piazza sono le statue gemelle di Ercole e Caco, due personaggi della mitologia romana. Le due opere vennero spostate qui nel Settecento, dopo la demolizione del Palazzo della Torre, in Piazza XX settembre, dove erano collocate. Nonostante la loro austerità quasi snob, gli udinesi si sono ben presto affezionati alle due figure. Hanno dato loro, infatti, anche i simpatici e confidenziali appellativi di Florean e Venturin.
Il castello
Passando a lato della Loggia di San Giovanni e sotto l’Arco Bollani, inizia la salita verso il Castello di Udine. Si possono prendere due strade: salire dritto sopra oppure scegliere di andare sotto il porticato della Loggia del Lippomano, un percorso più lieve che ci fa fare un giro prima di arrivare in cima. Su questo tragitto c’è una piccola chiesa, oggi in ristrutturazione: è la chiesa di Santa Maria di Castello, il più antico edificio sacro di Udine. È possibile che esistesse già in epoca longobarda essendo stati rinvenuti all’interno, durante i restauri del 1928-30, materiali lapidei risalenti all’VIII secolo, tra cui un’epigrafe con il nome di Liutprando, re dei Longobardi (712-744). Quale fosse, tuttavia, l’aspetto della chiesa non è dato sapere, quello attuale riflette modi e schemi incontestabilmente romanici. La facciata esterna è stata ricostruita dopo il terremoto dei primi anni del 1500. Sul campanile cinquecentesco svetta il famoso angelo dorato, simbolo di Udine, che ruota e segna la direzione del vento. Purtroppo la chiesa era chiusa e non abbiamo potuto visitare l’interno, ricco di affreschi e decorazioni.
Oggi sede dei Musei Civici, che comprendono Pinacoteca, Museo Archeologico e Numismatico, Museo del Risorgimento, Galleria dei disegni e delle stampe e Museo friulano della fotografia, il Castello veglia sulla città da quando essa ha avuto origine e ne riassume la lunga storia. Le prime testimonianze del Castello risalgono al 983: dapprima residenza medievale dei Patriarchi, in seguito abitato dai luogotenenti veneti in rappresentanza del Doge fino all’arrivo di Napoleone. Oggi si presenta come un imponente palazzo rinascimentale. L’edificio presenta strutture murarie in pietra e mattoni intonacate, con particolari architettonici in pietra lavorata; i solai sono in legno, come pure l’orditura del tetto. I soffitti del piano terra e del primo piano sono in muratura, voltati a botte ed a crociera. Il manto di copertura è in coppi. La pinacoteca vanta tele di Giovanni Battista Tiepolo, Vittore Carpaccio e della Scuola friulana con Antonio Carneo e Pellegrino da San Daniele. Sulla piazza si affacciano la casa della confraternita, dove si riuniva il Parlamento della Patria del Friuli, e la Casa della Contadinanza, un bar e ristornate.
Dopo un’inevitabile sosta per goderci questo punto e lo spettacolare panorama a 360° su Udine e le montagne che la circondano, non ci rimane altro che scendere e tornare nella Piazza della Libertà, per proseguire poi verso Piazza San Giacomo, la Piazza dai tre nomi. Infatti, è conosciuta come Piazza San Giacomo – Place San Jacum in Friulano –, Piazza Giacomo Matteotti oppure piazza delle Erbe ma anche del Mercato Nuovo, costruita attorno al XIII secolo per ospitare il nuovo mercato di Udine durante l’espansione della città. Se Piazza Libertà è la vetrina elegante, Piazza San Giacomo è l’anima autentica e popolare della città. La piazza è circondata da antichi edifici tipici dell’architettura nobiliare del Medioevo, alcuni dei quali presentano ancora le facciate affrescate con decorazioni geometriche e floreali. La parte centrale della piazza poggia su un grande basamento di blocchi in pietra. Al centro sorgono una fontana del 1543, opera del celebre architetto Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, e la colonna della Madonna col bambino del 1487. La chiesa risale invece al 1398 ed è intitolata a San Giacomo, eletto a protettore dei commercianti udinesi che svolgevano le loro attività nella piazza e si riconosce per le conchiglie in pietra che decorano la facciata (simbolo del santo). La chiesa fu costruita per volere della Confraternita dei pellicciai e risale al 1398, ma la facciata fu restaurata e la cappella aggiunta successivamente. Sul portale è collocato un orologio sormontato da un balcone. Accanto alla chiesa di San Giacomo si trova la cappella delle Anime, molto più tarda.
Pochi vicoli più avanti e arriviamo al Duomo di Udine e alla sua piazza. Il Duomo di Udine è conosciuto anche col nome originale di cattedrale di Santa Maria Annunziata. Come leggiamo, per volere del patriarca Bertoldo di Andechs-Merania, nel 1236 si iniziò ad edificare l’attuale cattedrale, allora dedicata a san Odorico e modellata secondo esempi francescani. Nel 1257 l’edificio era già adibito al culto; nel corso degli anni furono apportate varie modifiche, finché nel 1335 fu consacrata con il titolo di Santa Maria Maggiore. Il disastroso terremoto del 1348 provocò gravi danni al duomo, ma non ne bloccò l’attività religiosa, tanto che passarono diversi anni prima di iniziare la ricostruzione. Da documenti noti risulta che solo nel 1368 fu chiamato il maestro veneziano Pierpaolo dalle Masegne per il restauro dell’edificio. Questi rinsaldò i muri, rifece il tetto ed apportò modifiche alla facciata, tra le quali la sostituzione del primo grandioso rosone con quello tuttora visibile, inscritto in un quadrato e di minori dimensioni. Anche i due rosoni minori, corrispondenti alle navate laterali, vennero modificati, inscrivendoli in quadrati ed inserendo una decorazione a finto loggiato che li collega. Nel Settecento, venne quasi completamente trasformata ad opera dell’architetto Domenico Rossi. Nel 1735 terminati i lavori, il patriarca Daniele Delfino riconsacrò la cattedrale col nuovo nome di Santa Maria Annunziata.
E per finire la serie, eccoci in Piazza XX Settembre, un’altra ampia piazza che nel passato era il mercato delle Granaglie. Da poco tempo però è tornata a essere sede del mercato cittadino. Qui sorgeva il palazzo della famiglia Torriani, che venne demolito nel 1511, ricostruito 300 anni dopo e nuovamente demolito nel Settecento. L’area venne venduta nel 1864 e cambiò proprietà fino ad arrivare al Comune, che lo adibì a mercato delle granaglie. La piazza è abbellita dalla Casa Veneziana e dalla facciata del palazzo Antivari Kechler, imponente ed elegante edificio, di tre piani, eretto a partire dal 1833 per volere di Pietro Antivari che lo commissionò all’architetto veneziano Giuseppe Japelli, mentre dal 1850 divenne di proprietà di Carlo Kechler (uno dei fondatori del Banco del Friuli).
Tra antiche mura e storiche porte
Andiamo avanti lungo i vicoli e porticati e puntiamo alle mura cittadine. O meglio alle sue porte: Porta Manin, Porta Aquileia, Porta Villalta e Porta Torriani (conosciuta come Torre di Santa Maria, e detta anticamente Porta Nuova). Bisogna sapere che anche Udine in passato era una città murata, dotata di porte e portoni, con muraglie merlate, turriti contrafforti, fossati, ponti e ballatoi. In effetti, le cinte murarie che la circondavano erano ben cinque, costruite dal Medioevo e rimaste integre fino all’Ottocento. Oggi ne rimangono poche tracce: una di queste è Porta Manin, vicino al Castello, o Torre di San Bartolomeo o Porta Cividale, la più antica ancora sopravvissuta in città. Faceva parte della terza cerchia di mura, un perimetro di oltre due chilometri costruito sotto il Castello, circondato da un fossato pieno d’acqua. Vi è dipinta, fra gli altri stemmi nobiliari, l’aquila nera in campo giallo del Sacro Romano Impero. La sua torre fu costruita nel 1451 ed è per antichità la seconda torre di Udine rimasta intatta dopo quella dell’Orologio.
Non meno interessanti sono le zone verdi e i parchi. Sono luoghi silenziosi in cui trascorrere qualche tempo in perfetto relax. Oltre al piazzale del Castello di Udine, uno dei giardini da non perdere è il Giardino Ricasoli, a pochi passi dal Palazzo Arcivescovile. Ci sono poi i Giardini del Torso e Parco Moretti, molto diversi fra loro: i primi sono intimi, circondati da alte mura, il secondo invece è un ampio slargo vicino al Tempio Ossario (eretto in onore dei caduti della Grande Guerra). Ci sono poi Piazza Primo Maggio, con la sua collina verdeggiante e gli otto viali che conducono verso la fontana al centro in cui nuotano le anatre, i Giardini di Palazzo Morpurgo e il Giardino storico Loris Fortuna (una delle sue caratteristiche è il vecchio vespasiano, ancora integro ma non utilizzabile).
E per ricaricare le energie, un pranzo tipico. Uno dei piatti più iconici è il frico, una specie di tortino di formaggio Montasio e patate, da gustare caldo e filante. La ricetta nasce nella Carnia, ovvero una parte montana della regione al confine con Austria e Veneto, ed è una pietanza povera e sostanziosa, riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani. Inoltre, nelle trattorie del centro si possono pure gustare i cjarsons: ravioli ripieni di ricotta, erbe aromatiche e uvetta, conditi con burro fuso e ricotta affumicata. E poi il Brovada e Muset, proposta che nasce dall’unione di due ingredienti base della cucina friulana: la brovada, che consiste in un contorno di rape fermentate, e il muset, che sarebbe un cotechino tipico regionale, dal sapore intenso. E per finire la gubana: dolce tradizionale delle Valli del Natisone, a base di pasta arrotolata ripiena di noci, uvetta e spezie, spesso accompagnato dalla grappa di produzione locale.
Alla fine delle nostra visita non possiamo che constatare che Udine è una gemma nascosta nel nord-est dell’Italia. Immersa nella pianura padano-veneta, è una destinazione turistica spesso sottovalutata dai viaggiatori, ma che offre davvero molto sotto il profilo storico, culturale e artistico. E il suo forte legame con la storia del Friuli e della Serenissima si riflette nell’architettura e nelle tradizioni locali. Ideale per una gita di un giorno o un fine settimana: regalerà un’esperienza autentica, completa e appagante.
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Pubblicato su Panorama il 30 giugno 2025