Portogruaro, la bellezza è nei dettagli

Portogruaro, la bellezza è nei dettagli
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Avete mai pensato di visitare Portogruaro? E’ una di quelle città che avete di sicuro sentito nominare, almeno come una delle uscite autostradali in direzione Venezia. E Portogruaro si trova proprio in provincia di Venezia e deve tanto alla città lagunare. Per chi parte da Fiume ci sono circa due ore di viaggio a poco più di 160 chilometri. Arrivarci e semplice. Una volta raggiunta Trieste non rimane altro che prendere l’autostrada. Si supera Palmanova e si va dritti per Venezia e a circa metà strada si arriva all’uscita autostradale di Portogruaro.
Portogruaro è una di quelle città che, a prima vista, sembrano uscite direttamente da una stampa d’epoca. Troviamo eleganti case porticate, acqua che scorre lenta tra canali e rive erbose, ponti in pietra, piazze che si aprono all’improvviso tra calli e viuzze tortuose. Ma appena si comincia a conoscerla davvero, questa cittadina del Veneto orientale rivela una quantità sorprendente di storie, dettagli e suggestioni capaci di conquistare viaggiatori di ogni tipo. Non è un caso che venga spesso definita la “piccola Venezia di terraferma”. E tutto questo non perché cerchi di imitare la Serenissima, ma perché possiede un carattere unico fatto di acqua, architettura medievale e una raffinata vitalità culturale.
Il cuore della città è il fiume Lemene, che l’attraversa placido e silenzioso. Senza il Lemene Portogruaro non sarebbe mai diventata quello che è oggi, ossia prima un centro commerciale medievale e poi una cittadina dell’entroterra veneziano, un luogo di transito e scambio.
E proprio sulle acque del fiume si trova una delle immagini più celebri e identitarie della città, ossia i mulini di Sant’Andrea, costruzioni che sembrano galleggiare sul Lemene, legate alla memoria produttiva del territorio. Questi mulini, ricostruiti e restaurati nel corso dei secoli, sono tra gli elementi più fotografati, un simbolo di come l’acqua abbia sempre scandito la vita portogruarese. Anticamente erano alimentati dalla corrente del fiume e venivano utilizzati per macinare grano, segale e altri cereali provenienti dalla campagna circostante. Si racconta che fossero così importanti da essere controllati direttamente da famiglie di grande peso economico e che, in alcuni periodi, l’accesso alla macinatura fosse rigidamente regolato per evitare frodi e sovraccarichi di utilizzatori.
Una curiosità poco nota riguarda un episodio del XVII secolo. Si racconta che, durante una piena particolarmente violenta del Lemene, uno dei mulini rischiò di trascinarsi via le passerelle circostanti. Gli abitanti, radunati in fretta, formarono una sorta di “catena umana” per salvare la struttura. L’episodio è riportato in alcune cronache locali ed è ricordato come una delle dimostrazioni più evidenti del legame tra cittadini e fiume.
Passeggiando poi lungo il portico di via Martiri della Libertà o tra i palazzi eleganti che delimitano Corso Martiri della Libertà, si coglie subito l’impronta veneziana dell’urbanistica portogruarese. Troviamo così archi in stile gotico, decori vari e balconcini che richiamano palazzi lagunari, ma con una propria austerità di terraferma. Il centro proprio invita a una camminata lenta e contemplativa che si farebbe in un borgo veneto medievale rimasto intatto nei secoli. Non mancano i palazzi importanti tra cui il Municipio ricco di ornature, è forse il più scenografico, ma ogni edificio sembra raccontare un frammento di storia, anche il più piccolo.
Uno dei percorsi più affascinanti è quello che porta alla scoperta delle principali chiese cittadine. Il Duomo di Sant’Andrea Apostolo, costruito nel XIV secolo e un po’ cambiato nel tempo, colpisce almeno per il campanile pendente, una curiosità architettonica spesso citata come uno dei simboli del luogo. Una leggenda narra che la pendenza non sia frutto di un errore costruttivo o di cedimenti del terreno, ma di un intervento divino. Si dice che il campanile, secondo la tradizione popolare, si sarebbe piegato spontaneamente per salutare il passaggio delle reliquie di un santo, o per evitare di sovrastare la statua della Madonna collocata nelle vicinanze. Come tutte le leggende, è una storia suggestiva e impossibile da verificare, ma resta viva nell’immaginario collettivo. Dentro il Duomo si trovano opere di pregio che testimoniano la lunga presenza di botteghe artistiche di influenza veneziana.
Un’altra chiesa particolarmente interessante è la Chiesa di San Giovanni, situata nel quartiere che un tempo costituiva uno dei borghi fortificati della città medievale. Nonostante le dimensioni più contenute, custodisce affreschi e dettagli architettonici che meritano una visita attenta.
Eppure, oltre all’acqua del Lemene, c’è un altro elemento che racconta molto della storia idraulica del territorio, ossia l’ingegnoso sistema di bonifica e controllo delle acque. Uno dei percorsi più originali per conoscere questo lato meno noto della città è il giro dell’idrovora, un itinerario che porta a scoprire l’antica idrovora cittadina, testimonianza del lavoro secolare per sottrarre terre fertili all’acqua e mantenerle coltivabili. Per gli amanti dell’archeologia industriale qua possono trovare di tutto, ossia turbine, pompe, strutture metalliche, il tutto di grandi dimensione e ottime da vedere.
La presenza sul territorio di uno dei cantieri navali più longevi al mondo è uno degli elementi più sorprendenti della storia portogruarese. Sebbene la maggior parte delle persone associ i cantieri navali alla costa, Portogruaro ospita una tradizione secolare legata alla costruzione di barche fluviali e lagunari. Questa tradizione si deve alla posizione strategica della città, vicina alla laguna di Caorle e al sistema idrico che collega le vie d’acqua interne al mare.
Il cantiere attivo fino al 2025 è un luogo affascinante. A differenza dei moderni cantieri industriali, qui il legno è stato il protagonista indiscusso. Come leggiamo, qui, scafi, ordinate, pontature e fiancate venivano lavorate con tecniche antiche, basate sull’esperienza manuale. In una tradizione di ben sei secoli.
Non mancano aneddoti curiosi. Uno dei più noti racconta che, nel Settecento, una piccola imbarcazione costruita qui finì nelle mani di un mercante veneziano che la utilizzò come barca da trasporto per merci leggere. Dopo anni di servizio, la barca si ritrovò incredibilmente a viaggiare fino alla Grecia, dove attirò l’attenzione di alcuni artigiani locali. Pare che questi ultimi ne riprodussero fedelmente le forme, diffondendo così un modello portogruarese anche nel Mediterraneo orientale.
Portogruaro, però, non è solo storia e tradizione. E’ anche una città vivace, ricca di eventi e di iniziative culturali, dove teatri, biblioteche e musei mantengono vivo un rapporto costante con la comunità. Tra i luoghi culturali più significativi c’è il Museo Nazionale Concordiese, che conserva reperti archeologici provenienti dalla vicina Concordia Sagittaria, antica colonia romana. Anche questo museo, sebbene non si trovi nel cuore del nostro reportage, ha un valore importante per capire quanto il territorio fosse centrale già in epoca antica.
Tra gli itinerari più affascinanti della città c’è quello che porta il visitatore dalla Porta di San Gottardo fino al centro storico. Questa antica porta d’accesso rappresenta uno dei punti simbolici del vecchio sistema difensivo. Anche se oggi la città appare pacifica e accogliente, non bisogna dimenticare che in passato era un luogo strategico, spesso coinvolto in questioni commerciali e territoriali delicate.
Il percorso conduce verso i portici storici, dove è possibile osservare archi di diverse epoche, decorazioni in cotto, stemmi nobiliari, antiche botteghe e case signorili. In alcune facciate si possono ancora vedere le antiche “buche pontaie”, fori utilizzati per sostenere le travi delle impalcature durante la costruzione. Sono dettagli che parlano di una città che, pur essendo raffinata, è stata costruita con una logica pratica e mercantile.
Ci sono poi particolari curiosi e inaspettati. Così troviamo la cosiddetta “Pietra delle Misure”, un antico strumento scolpito in pietra che veniva utilizzato per garantire la correttezza delle unità di misura nelle contrattazioni commerciali medievali. Era un modo per evitare imbrogli nei mercati pubblici ed è un oggetto prezioso per capire la vita quotidiana dell’epoca.
Dopo aver attraversato mulini, chiese, cantieri navali e idrovore, è tempo di soffermarsi sulla vita quotidiana. Oggi passeggiare lungo il Lemene è un’esperienza che ogni visitatore dovrebbe fare. Il fiume attraversa la città con una gentilezza particolare. E’ lento, quasi immobile in certi tratti. È il narratore silenzioso della storia portogruarese.
Ci sono anche storie curiose legate al fiume. Una delle più famose riguarda il “pesce d’oro del Lemene”, una leggenda diffusa tra gli abitanti più anziani. Si dice che, se si osserva l’acqua al crepuscolo del solstizio d’estate, possa apparire un piccolo bagliore dorato che guizza tra i riflessi delle lastre di pietra. Secondo la leggenda, chi dovesse riuscire a vedere il bagliore avrà fortuna e protezione per tutto l’anno successivo. La storia, ovviamente, non ha fondamento concreto, ma testimonia il legame spirituale e immaginifico tra il fiume e i suoi abitanti.
Il centro storico di Portogruaro come abbiamo visto è un intreccio di portici, calli, cortili nascosti e antiche botteghe che raccontano secoli di vita mercantile. Le vie porticate avevano una duplice funzione, ossia di proteggere dalla pioggia e dal sole i passanti e le merci, e allo stesso tempo creare una continuità spaziale perfetta per la vita urbana.
Una delle zone più interessanti è quella delle antiche Beccherie, l’area in cui un tempo si concentravano le botteghe dei macellai. Oggi le beccherie sono scomparse, ma il nome del luogo rimane e porta con sé un intero mondo fatto di profumi, grida, commerci e regole rigidissime. Nel Medioevo, infatti, la macellazione era soggetta a controlli molto severi, e i beccai erano tenuti a rispettare orari, modalità di esposizione della carne e criteri di pulizia considerati all’avanguardia per l’epoca.
Portogruaro, insomma, non è una meta turistica da “spuntare” rapidamente. È un luogo che si assapora, che si ascolta. I mulini sul Lemene, le chiese antiche, il cantiere navale più longevo, il giro dell’idrovora, i portici gotici e le piazze eleganti sono solo il punto di partenza.
La sua bellezza è fatta di dettagli. E qui troviamo il rumore del fiume che scorre sotto le ruote dei mulini, l’ombra dei portici nelle giornate estive, il suono di una bicicletta che attraversa il centro, l’odore del legno nel cantiere navale, le leggende sussurrate vicino alle rive, i riflessi dorati del tramonto sul Municipio.
Portogruaro è una città che conquista senza clamore, e proprio per questo rimane impressa. Chi la visita una volta spesso ci ritorna, attratto da un equilibrio raro tra storia, natura, cultura e mistero.

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Pubblicato su Panorama il 15 febbraio 2026


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