Il Poljud, uno stadio che ha fatto epoca
Il calcio come sappiamo è lo sport numero uno in Dalmazia. Si pratica dalla notte dei tempi. Del resto alcune città hanno cercato di far valere una sorta di primato storico, sostenendo che proprio nelle loro piazzette si era iniziato a praticare per la prima volta in Croazia il gioco del pallone. Ci sono stati tentativi in questo senso, potremmo dire con i crismi dell’ufficialità, soprattutto a Zara e a Traù (Trogir). Comunque sia, oggi in Dalmazia ci sono campi di calcio un po’ dappertutto. E gli stadi sono pure numerosi. La regione, dunque, almeno in quest’ambito, non è certamente seconda a nessuno. Per giunta alcuni stadi li troviamo proprio in posti molto originali, tanto da poterli definire unici. E non per nulla nelle varie classifiche internazionali riferite agli stadi più originali nel mondo si trova pure qualche campo di calcio della Dalmazia.
Però se si parla di stadi noti al vasto pubblico, quello di gran lunga più famoso, più grande, è inevitabilmente il terreno di gioco dell’Hajduk di Spalato. Il Poljud è una sorta di simbolo calcistico, non soltanto di Spalato, ma di tutta la Dalmazia.
L’Hajduk, fin dalla sua nascita, ha disputato per decenni le partite nello Stari Plac. Situato quasi in pieno centro, si tratta di un campo che con il passare degli anni si è tramutato in un piccolo stadio. Anche oggi è attivo, ma in primis per il mondo del rugby. Ospita il fortissimo Nada, campione quasi ogni anno della Croazia.
Però lo Stari Plac, come sottolineato, era e rimane ancor oggi uno stadio piccolo. Per una grande squadra come l’Hajduk, che può contare ancora sull’attaccamento spasmodico e sull’amore sfegatato dei propri tifosi, con il passare degli anni era diventato decisamente troppo stretto.
Un grande investimento
La costruzione di uno stadio è un investimento di grande portata che va oltre i confini della città. Anche se in Jugoslavia si costruiva alla grande nel periodo del socialismo, per arrivare alla realizzazione di uno stadio di prim’ordine a Spalato si dovette aspettare fino agli anni ‘70. La città vide la possibilità di rinnovarsi sotto molti punti di vista nel momento in cui fu scelta per ospitare i Giochi del Mediterraneo. Si trattò di una ghiotta opportunità da non sprecare. I Giochi del Mediterraneo erano all’epoca molto popolari e permettevano alla località che li organizzava di dotarsi di impianti e di infrastrutture moderne, di rinnovarsi completamente dal punto di vista sportivo, ma anche da quello infrastrutturale, in primo luogo per quanto riguarda la realizzazione di nuove vie di comunicazione stradali. Così Spalato per la prima volta si candidò per i Giochi nel 1971, ma non riuscì a farcela. Ritentò l’avventura quattro anni dopo ad Algeri e la spuntò. L’organizzazione dell’ottava edizione dei Giochi del Mediterraneo, quella del 1979, venne affidata al capoluogo dalmata.
Visibile anche dall’autostrada
Fu grazie a questa vittoria di carattere diplomatico e politico, che il mondo del calcio e l’Hajduk in primis poterono ricevere uno stadio nuovo di zecca, veramente rappresentativo. Per costruirlo ben presto venne scelta la zona del Poljud. All’inizio ci fu qualche dubbio, visto che era una zona fangosa e pure insalubre. Comunque, come si è visto, fu una scelta azzeccata. Quella zona, una volta ai margini della città, degradata, ora è dedicata allo sport. E a fare da padrone c’è lo stadio. Maestoso da vedersi, sia da vicino che da lontano. Infatti è visibile da molto lontano, sia dall’autostrada, che dalla vecchia strada statale litoranea che passa per Traù (Trogir) e attraversa tutte le località dei Castelli spalatini. E in qualche modo è orientato verso il monte spalatino per antonomasia, il Marjan, ovvero il Monte Mariano.
La progettazione dello stadio fu affidata al famoso architetto fiumano Boris Magaš. Ci furono tanti suggerimenti sul suo aspetto estetico. Alla fine prevalse l’idea di farlo a forma di conchiglia. Una forma originale, che garantiva però un’ottima acustica, il che lo rende ancor oggi molto interessante pure fuori dal mondo del calcio.
La costruzione dello stadio durò ben 30 mesi. Si lavorava freneticamente praticamente tutto il giorno. Si andava avanti dalle 6 del mattino alle 10 di sera. Una cosa era certa, l’opera doveva essere pronta per i Giochi del Mediterraneo. E così fu. Infatti lo stadio del Poljud fu inaugurato il 12 settembre del 1979, soltanto tre giorni prima dell’inizio della manifestazione sportiva.
Quello che rende l’opera ancora più originale è il fatto che ci sono soltanto due tribune, quella occidentale e quella orientale. Entrambe coperte da un maestoso tetto. Tra di esse c’è una specie di spazio vuoto che a sud è “riempito” dal tabellone.
65mila spettatori
All’inizio, come previsto dal progetto, il Poljud poteva ospitare “soltanto” 55.000 spettatori. Poi con il passare del tempo, in primis alla fine degli anni ‘80, la capienza venne aumentata fino a raggiungere quota 62.000 spettatori. Anche se determinate fonti parlano addirittura di 65.000 spettatori. Erano anni in cui in una parte degli stadi si poteva stare solamente in piedi, per cui il numero dei posti a disposizione aumentava facilmente. Però poi negli anni, innanzitutto per motivi di sicurezza, si puntò a ridurre in tutti gli stadi il numero degli spettatori e i seggiolini diventarono obbligatori. Così oggi il Poljud ha una capienza ufficiale di 34.198 posti.
Quello che lo rende ancora più originale è il fatto che in cima, praticamente sotto il tetto, nella parte occidentale, c’è una serie di 19 cabine. Sette di queste sono a disposizione dei cronisti delle TV e delle emittenti radiofoniche. Le altre, invece, sono destinate ai cameraman, ai giudici dell’atletica, agli addetti al tabellone, ecc. Praticamente sotto a queste cabine si trova la zona VIP e quella riservata ai giornalisti. Oggi questa parte della tribuna può accogliere 114 VIP e 81 giornalisti.
L’intero complesso dello stadio è enorme. Infatti occupa una superficie di 60.000 metri quadrati.
Campi per l’allenamento
Qui troviamo oltre allo stadio una grande superficie per l’accesso dei tifosi (e le entrate sono ben 20) con tanto di ponti d’ingresso. Poi c’è pure la superficie destinata ai campi per l’allenamento. Due i terreni di gioco. Uno per di più con tanto di riflettori. C’è una zona riservata soltanto agli allenamenti, con una superficie pari a 60×40 metri. Infine c’è pure un campo per l’atletica con quattro corsie.
Immensa la superficie sotto le tribune dello stadio. Quella sotto la tribuna occidentale è di carattere prettamente sportivo e occupa una superficie di 11.000 metri quadrati. Qui troviamo la sede dell’Hajduk. Inoltre qui ci sono gli spogliatoi in diversi tunnel, la sala per i massaggi, la sauna, l’ambulatorio, una grande sala per l’allenamento al coperto con erba artificiale e tanto altro. Il tutto al pianterreno. Qui pure troviamo l’entrata da cui si va verso la zona dell’Hajduk. Ad accogliere i visitatori sono le foto che immortalano i fondatori della squadra spalatina e i suoi più importanti successi. La parte più importante si trova al primo piano. Salendo osserviamo un’infinità di trofei. Dal corridoio si possono vedere le coppe suddivise in base alle varie manifestazioni. Un’intera grande sala è adibita a ospitare i trofei più importanti. Accanto ci sono varie altre sale per le conferenze stampa, per la dirigenza e gli altri dipendenti dell’Hajduk. Poi c’è la zona per il ristoro e i VIP. Inoltre esiste un mini hotel, ossia quindici stanze letto per gli ospiti. Una parte è destinata ai giornalisti ed è collegata direttamente alla tribuna giornalistica. Infine al secondo piano troviamo gli uffici amministrativi. Un po’ di lato, quasi fuori dalla tribuna, c’è il salone per i tifosi con tanto di fan shop.
Locali commerciali
Dall’altro lato, sotto la tribuna orientale, un po’ più piccola, ossia su una superficie di 9.100 metri quadrati, troviamo locali commerciali di carattere extra sportivo. Due sono i piani a disposizione delle varie ditte, mentre due piani sono riservati per i magazzini in funzione delle attività legate all’atletica e al calcio, ma non solo.
Il campo di calcio è lungo 105 metri e largo 68. Attorno c’è la pista di atletica con otto corsie e tutto il necessario per le competizione di atletica leggera. Il campo come tale è di erba naturale. Quella “originale” è rimasta fino all’ottobre del 2014 quando è stata rinnovata dopo i danni subito durante la manifestazione musicale Ultra che ormai da anni si svolge d’estate proprio al Poljud.
Quello che rende unico lo stadio è pure il tetto. O meglio due. Infatti sono a forma di conchiglia. Si tratta di una specie di ponte lungo ben 215 metri che raggiunge nel punto centrale la larghezza di 45 metri. L’altezza massima è di 36,7 metri. Non ci sono piloni di supporto e sembra quasi che stia volando, come disse all’epoca l’architetto Magaš.
Per capire l’originalità dello stadio, basti sapere che negli anni il suo aspetto estetico è servito da ispirazione in svariate parti del mondo. Innanzitutto in Malesia, ma poi pure in Giappone e in diverse nazioni in Europa.
E per confermare ulteriormente quanto sia originale questo stadio basta ancora un dato. Infatti nel 2015 è stato riconosciuto monumento culturale e come tale è inserito nella lista delle aree protette.
Anche se i giudizi su questo stadio sono quasi tutti nel segno dei superlativi, non sono pochi quelli che criticano l’impianto e invitano a sottoporlo a un completo restauro. Basta dare uno sguardo ai vari lati dello stadio, dall’interno e dall’esterno, per vedere che bisognerebbe ristrutturarlo, in maniera seria e non con interventi puramente “cosmetici”, ovvero dotandolo solamente di nuovi seggiolini e di nuovo manto erboso.
Due sono le manifestazioni più importanti che si sono svolte al Poljud: l’ottava edizione dei Giochi del Mediterraneo del 1979 e i Campionati europei di atletica leggera del 1990.
Però lo stadio è in primis la casa dell’Hajduk. Il calcio la fa da padrona da sempre. I bianchi di Spalato la prima partita al Poljud la disputarono il 19 settembre del 1979 contro i turchi del Trabzonspor. L’incontro era valido per i sedicesimi di finale della Coppa dei Campioni e finì con la vittoria dei padroni di casa per 1-0 con rete di Boro Primorac davanti a ben 55.000 spettatori.
Però ben presto si fece strada la leggenda secondo la quale lo stadio era stregato e non portava fortuna all’Hajduk. Infatti durante il periodo della Jugoslavia l’Hajduk non fu mai campione nazionale. Il primo titolo arrivò appena nella stagione 1983/84 con la conquista della settima coppa nazionale, quando gli spalatini vinsero contro la Crvena Zvezda di Belgrado per 2-1, dopo lo 0-0 dell’andata. Per arrivare al primo titolo nazionale si dovette aspettare l’avvento della Croazia indipendente, ovvero il 1992. Fecero seguito altri cinque titoli; dal 2005 comunque gli spalatini sono a secco in quanto a “scudetti”.
Al Poljud ha giocato pure la nazionale croata. La prima partita fu quella del 9 ottobre del 1995 contro l’Italia, valida come qualificazione per i campionati europei. Finì 1-1. In totale fino a oggi la nazionale ha disputato in questo stadio 11 partite. Il Poljud rimane un po’ stregato pure per la nazionale, visto che si registrano una sola vittoria e ben sette pareggi. L’ultima partita, quella del 12 giugno 2015, è finita pure con un pareggio, 1-1, contro l’Italia
Come rilevato, lo stadio è pure adibito all’atletica. Qui si sono svolti diversi importanti meeting. Il primo si ebbe subito nel 1980 con la partecipazione di nomi importanti come Acherman, Simeoni, Byer, Mennea, mentre Ruth Fuchs stabilì il record del mondo nel lancio del giavellotto con la misura di 69,96 m. Dieci anni dopo al Poljud si svolsero i campionati europei. Vennero disputati dal 26 agosto al 2 settembre del 1990. Furono registrati ottimi risultati. Tra i vari record nazionali quello che ebbe maggiore risalto fu il primato del mondo della staffetta francese nei 4×100 metri. Max Morinière, Daniel Sangouma, Jean-Charles Trouabal e Bruno Marie-Rose fecero registrare 37 secondi e 79 millesimi. Parteciparono a quel campionato in totale 952 atleti di 33 nazioni in 43 discipline. Poi gli atleti più importanti tornarono nel 2010 in occasione della Coppa continentale di atletica leggera. La competizione si disputò nel weekend del 4-5 settembre. Quattro i continenti/squadre: Europa, Africa, Asia-Pacifico e Americhe. Alla fine prevalsero queste ultime. Ci furono gare in 40 discipline, 20 per gli uomini e 20 per le donne. Diversi i record della manifestazione e qualche primato continentale.
Però il Poljud non è soltanto uno spazio riservato allo sport. Qui da anni la fa da padrona pure la musica. Oggi il Poljud è legato a doppio filo alla manifestazione Ultra che dal 2013 è qui di casa ogni estate. Inoltre nello stadio spalatino si sono tenuti i concerti degli Iron Maden, dei Roger Water e di tanti altri cantanti e complessi, pure nazionali.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 3 novembre 2018.