Lo Junak autentica fucina di grandi attaccanti e difensori
Sono stati numerosi nel corso della storia i giocatori di successo nati a Sinj (Signo). Diversi hanno pure militato nelle giovanili per farsi valere poi tra i seniores. Così, tra i calciatori più quotati ai quali ha dato i natali la cittadina nota per la celeberrima giostra cavalleresca dell’Alka, troviamo diversi nazionali della Jugoslavia prima e della Croazia e della Bosnia ed Erzegovina poi.
Slaven Zambata è forse uno dei giocatori più famosi tra quelli nativi di Sinj. Un grande giocatore di un’epoca passata e poi pure allenatore di successo. Nato a Signo il 24 settembre 1940 mosse i primi passi calcistici proprio nello Junak. Fece tutta la trafila iniziale, passando tra le file delle giovanili per approdare poi tra i seniores nel 1959. All’età di diciotto anni firmò un contratto con la Dinamo di Zagabria. Rimase alla Dinamo fino al 1969, ovvero per dieci stagioni, durante le quali disputò 397 partite mettendo a segno 264 gol in varie competizioni (di cui 93 nella Prima lega jugoslava). Con la Dinamo vinse quattro Coppe di Jugoslavia nel 1960, 1963, 1965 e 1969. Da capitano guidò la squadra alla vittoria nella Coppa delle Fiere nella stagione 1966/67, una competizione durante la quale segnò sei gol. Partecipò alla stessa competizione anche nella stagione 1963/64 quando la Dinamo si piazzò in finale e nel 1964 e nel 1966 quando prese parte soltanto alla Coppa delle Fiere. Dopo aver lasciato la Dinamo nel 1969, giocò diverse stagioni per i club belgi del KSV Waregem e del Crossing Club, dopo di che fece ritorno brevemente alla Dinamo nel 1972. Smise di giocare a calcio nel 1973 dopo una serie di gravi infortuni ai menischi di entrambe le gambe. Pertanto fu costretto a sottoporsi a interventi chirurgici prima della fine della sua carriera ovvero prima di ritirarsi e appendere le classiche scarpette al chiodo.
Una stella di prima grandezza
Slaven Zambata si colloca all’ottavo posto tra i migliori marcatori della storia della Dinamo ed è uno dei soli due giocatori ad aver segnato una tripletta nella finale della Coppa Jugoslavia contro l’Hajduk di Spalato, il 26 maggio 1963. Anche se la Dinamo non vinse mai il Campionato jugoslavo mentre Zambata militava nelle sue file, si piazzò comunque seconda nelle stagioni 1960, 1963, 1966, 1967 e 1969. Un decennio questo che passò alla storia come uno dei periodi di maggior successo del club zagabrese.
Zambata fu sicuramente uno dei migliori attaccanti della Jugoslavia negli anni ‘60. Nelle due presenze con la nazionale jugoslava Under 21 segnò due gol mentre il 16 dicembre 1962, a Lipsia, fece il suo debutto in prima squadra contro la nazionale della Germania Ovest. Nel corso della sua lunga carriera disputò 31 partite con la nazionale, mettendo a segno 21 gol. E giocò l’ultima partita con la nazionale il 27 ottobre 1968 contro la Spagna a Belgrado. Durante la sua carriera internazionale fu il capitano della nazionale alle Olimpiadi estive del 1964 a Tokyo. La nazionale jugoslava si classificò a quei Giochi olimpici al sesto posto tra le sedici squadre in lizza. Sebbene Zambata sia stato autore di numerosi libri legati al mondo del pallone, allenatore di calcio e di fitness, agente di giocatori e una delle più grandi stelle della storia della Dinamo, non fu mai allenatore o membro della dirigenza del più blasonato club zagabrese. Si spense nella capitale croata il 29 ottobre 2020.
Svemir Delić, fratello di Mladen
Un’altra stella del firmamento calcistico proveniente dall’entroterra spalatino fu Svemir Delić che nacque a Sinj il 14 settembre 1929. Fu un calciatore della nazionale jugoslava e di quella croata. Di ruolo fu un difensore: giocò per la Dinamo di Zagabria, per l’Hajduk di Spalato e per lo Zagreb. Giocò una sola volta per la nazionale B della Jugoslavia (nel 1951 contro la Francia). Disputò pure una partita per la nazionale croata di calcio, a Zagabria, contro l’Indonesia (5-2), il 12 settembre 1956. Fu l’unica partita internazionale giocata dalla nazionale croata nel periodo in cui la Croazia era parte integrante della Jugoslavia. Il fratello di Svemir era il decano del giornalismo sportivo croato, Mladen Delić, che pure per un breve periodo giocò a calcio per lo Junak. Svemir Delić si spense il 3 gennaio 2017 nella casa di riposo di Zenta a Spalato.
Janko Janković giocò pure a Cantrida
Janko Janković fu un calciatore versatile che però dava il massimo ai vertici dell’attacco. Nacque a Sinj il 14 gennaio 1963. Iniziò la sua carriera nella giovanili dello Junak, prima di trasferirsi in tempi rapidi all’Hajduk. Dopo essersi fatto le ossa tra gli juniores, passò assieme all’allenatore Stanko Poklepović al Solin, il club di Salona che militava allora nella Seconda lega, per il quale giocò nella stagione 1982/83 e nella prima parte della stagione 1983/84. Grazie alle ottime partite nel Solin il suo rientro all’Hajduk fu praticamente inevitabile. Fu chiamato per la seconda parte della stagione 1983/84. Tuttavia, a causa della grande concorrenza tra le file dell’allora eccellente Hajduk, che in quella stagione raggiunse anche le semifinali di Coppa UEFA, Janko Janković giocò pochissimo. In totale disputò 24 partite con l’Hajduk e mise a segno cinque reti.
Nell’estate del 1984 Janko Janković lasciò il Poljud e si trasferì nell’altra squadra spalatina, lo Split, che militava nella seconda divisione, dove giocò nella stagione 1984/85. Grazie alle ottime prestazioni, riuscì ad attirare l’attenzione del grande pubblico calcistico. Ci furono varie offerte, ma lui decise di trasferirsi a Cantrida e indossare la maglia del Rijeka. Trascorse tre anni a Fiume fornendo grandi prestazioni. Dei suoi giorni al Rijeka, rimpianse soprattutto la finale di Coppa del 1987, quando l’Hajduk batté la squadra fiumana a Belgrado dopo una serie di calci di rigore. Prima di giungere alla roulette dei tiri dal dischetto, Janko Janković sprecò diverse occasioni per andare a segno.
In squadra con Mauro Ravnich
Nel 1988 decise che era ora di andare all’estero. Lasciò il Rijeka quando aveva solo 25 anni. Janković e Srećko Katanec furono i primi giocatori della Jugoslavia a cui fu concesso il permesso di giocare oltreconfine prima di aver compiuto i ventotto anni. Decise di andare in Spagna, nella Primera, dove giocò per nove anni. Iniziò la sua avventura in terra iberica nel 1988 tra le file del Valladolid, dove giocò insieme al fiumano Mauro Ravnich, un portiere di prim’ordine, proveniente anche lui dal Rijeka. Rimase per due anni nel Valladolid, prima di diventare nel 1990 calciatore dell’Oviedo. Rimase a Oviedo più a lungo, fino al 1995. Nenad Gračan e Nikola Jerkan erano i suoi compagni di squadra. Come ammesso da lui stesso, lì disputò le migliori partite della sua carriera. Secondo lui la sua migliore partita fu quella della stagione 1993/94. quando venne battuto in trasferta il famoso Real Madrid. E dire che Radomir Antić era appena arrivato a Oviedo da allenatore, dopo che il Real lo aveva licenziato. L’Oviedo s’impose per 1-0 al Santiago Bernabeu con un gol proprio di Janko Janković! Fu la prima vittoria dell’Oviedo in quello storico stadio dopo quarant’anni. Per Janko fu la rete più importante tra le 14 messe a segno in quel Campionato. Nel 1995 lasciò Oviedo per l’Hercules di Alicante, dove giocò fino al 1997, anno in cui concluse la sua carriera agonistica. Le statistiche dicono che Janko Janković segnò complessivamente 56 reti nelle partite di Campionato in Spagna. Finita la sua carriera da giocatore, rimase a vivere a Oviedo. Inizialmente gestì un ristorante, ma molto presto tornò di nuovo nel mondo del calcio. Dopo aver terminato la scuola per allenatori, lavorò come scout per l’Espanyol per cinque anni. Poi guidò per un certo periodo di tempo il Girona nel 2° Campionato spagnolo.
Come calciatore dell’Oviedo nel 1994, giocò due volte con la nazionale croata. Esordì in un’amichevole contro la nazionale spagnola a Valencia il 23 marzo 1994 (2-0), mentre la sua seconda e ultima presenza fu a Gyor il 18 maggio 1994 in un’amichevole contro l’Ungheria (2-0). Il tecnico Miroslav Blažević lo convocò prima della disfida con l’Argentina a Zagabria, ma lo lasciò in panchina. In seguito non fu mai più convocato in nazionale.
Nikola Jerkan. L’Hajuk nel cuore
Nikola Jerkan nacque a Sinj l’8 dicembre 1964. Per arrivare da Signo a Spalato – le due località distano solo quaranta chilometri –, Nikola fece un lungo giro vizioso e viaggiò trenta volte di più. Mosse i suoi primi passi calcistici allo Junak di Signo sotto la guida degli allenatori Ante Jelavić e Jozo Katić, di cui conservò sempre un bel ricordo. Nel 1982 entrò a far parte della seconda squadra zagabrese, lo Zagreb. Qui rimase per un anno e poi nel 1983 passò alla Dinamo di Vinkovci. Rimase nella Slavonia orientale per cinque anni interi e indi finalmente nel 1988 si trasferì a Spalato, all’Hajduk. Lentamente, ma inesorabilmente, passo dopo passo, riuscì dunque a coronare il suo sogno d’infanzia, quello d’indossare la maglia del suo amato club. Pareva quasi impossibile che il sogno diventasse realtà. Nikola infatti aveva già in tasca un’offerta concreta ed estremamente vantaggiosa da parte del Rad di Belgrado, aveva quasi già iniziato a fare le valigie per l’allora capitale jugoslava, quando Jurica Jerković, all’epoca direttore sportivo dell’Hajduk, lo chiamò.
Quando Jerkan firmò il contratto per l’Hajduk, il club si stava già preparando in Austria, ma non appena si unì alla squadra seppe conquistare la fiducia dell’allenatore Petar Nadoveza già fin dalle prime amichevoli. Subito dopo l’esordio all’Hajduk arrivarono gli elogi di esperti e giornalisti. Alcuni addirittura dissero che dai tempi della generazione d’oro di Ivić nessun giocatore aveva mai giocato per mezza stagione con così tanto successo come ultimo uomo della difesa. Dopo essere arrivato a Spalato fece enormi progressi e la sua carriera di giocatore ebbe un’impennata. Rimase all’Hajduk per due anni, giocando 106 partite e segnando 13 reti.
Nel 1990 passò al Real di Oviedo in Spagna, dove nella sua seconda stagione venne nominato miglior difensore del Campionato. Restò al Real per sei anni. Nell’estate del 1996, per un risarcimento di un milione di sterline, si trasferì in Inghilterra al Nottingham Forrest per un anno. Successivamente andò in prestito al Rapid di Vienna, dove trascorse la stagione 1997/98. Quindi, prima della stagione 1998/99 ritornò al Nottingham Forrest. Al termine di questa stagione, nel 1999, si trasferì allo Charleroi in Belgio, trascorrendovi le ultime due stagioni della sua carriera. Appese le scarpette al chiodo nel 2001. Come giocatore dello Zagreb e della Dinamo di Vinkovci disputò due partite nelle file della nazionale giovanile e giocò due volte per la squadra nazionale amatoriale della Jugoslavia.
La nazionale croata è un capitolo speciale della carriera di Nikola Jerkan. Giocò dal 1992 al 1997. In totale 31 partite di cui 23 da giocatore del Real Oviedo e 9 del Nottingham Forest. Mise a segno 2 gol. Esordì in un’amichevole contro la nazionale australiana a Melbourne il 5 luglio 1992 (0-1) e salutò la maglia a scacchi alla Kirin Cup a Sendai, in Giappone, il 12 giugno 1997 in una partita contro la nazionale turca (1-1). Prese parte al Campionato europeo del 1996 in Inghilterra, la prima grande competizione calcistica a cui partecipò la nazionale dopo la conquista dell’indipendenza da parte della Croazia.
Sicuramente fu un calciatore che in un periodo storico importante, come quello degli inizi della nazionale croata, segnò la storia calcistica del Paese. Con la sua calma proverbiale dette un’impronta speciale alla difesa della nazionale. La sua fu una grande carriera da giocatore che molti possono solo sognare, con due anni trascorsi all’Hajduk di Spalato, il suo vero amore calcistico. Finita la carriera agonistica si trasferì a Oviedo. Guidò il Real Aviles per due stagioni portandolo alla promozione in Terza divisione. Fu assistente di Zlatko Dalić agli Europei del 2020.
(3 e continua)
Per vedere l’intero articolo, versione PDF
Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 3 febbraio 2024.