Lo Junak, un club «eroico» che rivaleggiò con i più forti

Lo Junak, un club «eroico» che rivaleggiò con i più forti
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Avete mai sentito menzionare il paesino di Gardun? Probabilmente no. Infatti si tratta di un villaggio che oggi conta 68 abitanti, situato nel comprensorio di Sinj (Signo). Però è un paesino importante per la storia del calcio sia a Sinj che in tutta la Regione spalatino-dalmata. Infatti proprio a Gardun è stata rinvenuta una lapide di Gaio Laberi, che teneva in mano un pallone simile all’odierno pallone da calcio. Ora, la lapide è vecchia circa 2000 anni, per cui parlare di calcio in termini moderni è praticamente impossibile. Però a Sinj sono fieri di questa scoperta. Questa storica lapide venne poi installata sulla facciata della casa di Roman Perković in via Vrlička nella cittadina dell’entroterra dalmata. Questo fu un vero e proprio preludio a ciò che accadde a Sinj alla metà degli anni Venti del XX secolo!

Nel segno dei cechi
Anche se in varie città e paesi, non solo della Dalmazia, c’è stata sempre una sorta di “guerra” su dove sia stata giocata la prima vera partita di calcio nell’attuale Croazia, qui rimasero tutti piuttosto cauti molto a lungo. Aspettarono i primi anni del XX secolo prima di parlare di calcio vero e proprio, così come lo conosciamo oggi. Erano anni difficili, segnati dagli eventi bellici, quando si ritrovarono a “unire le forze” i soldati austro-ungarici (principalmente cechi) di stanza in Dalmazia e i giovani del posto, cominciando a rincorrere un pallone. Il gioco del calcio era ormai da anni presente lungo la costa. Basti ricordare che l’Hajduk di Spalato era stato fondato nel 1911.
Nel 1904 a Sinj iniziò a operare la società Hrvatski sokol per l’educazione fisica. I membri di questa società costruirono con i propri fondi la loro sede, oggi Casa della Cultura. Tuttavia, un anno chiave per gli inizi del calcio nella regione del fiume Cetina fu il 1912 quando Frano Tripalo Kekica portò in loco il primo pallone da calcio. Nell’archivio del club si possono trovare diverse informazioni sulla provenienza della prima palla. In alcuni luoghi si menziona Praga, in altri Parigi e infine determinate fonti tirano in ballo anche la Gran Bretagna. I genitori invece sostenevano che il pallone fosse un modo per portare guadagni ai calzolai, facendo sì che i ragazzi si rovinassero le scarpe. Comunque il pallone era uno degli svaghi preferiti dei ragazzi all’epoca, in primo luogo nei mesi estivi. È così il calcio lentamente, ma inesorabilmente, mise le sue radici sempre di più nella regione della Cetina ed era solo questione di tempo che si arrivasse a organizzarlo sistematicamente sotto forma di prima squadra di calcio in questa zona.

Un dispetto a Spalato
L’idea di fondare il club nacque tra gli appassionati di calcio che inseguivano un pallone di cuoio per i prati della cittadina. Questi erano per lo più studenti di Sinj che studiavano a Spalato, Zagabria e in altre città e volevano giocare a calcio nella loro località natia. A Sinj si dovette aspettare il 1916 e precisamente il 18 luglio. Fu questa la data quando i giovani appassionati e l’associazione “Hrvatski sokol” si incontrarono nella bottega di Bepica Vuletić. Il “punto principale all’ordine del giorno” che venne discusso fu la fondazione di una squadra di calcio. Ci fu subito un grande entusiasmo e la prima squadra di calcio di Sinj fu realmente fondata, con il nome, che si è conservato fino ad oggi, di Junak! Ovvero Eroe. Il nome del club derivò dalla volontà di fare un dispetto all’Hajduk; quindi la gente di Sinj poté dire che se Spalato aveva l’Hajduk, allora Sinj doveva avere lo Junak.
Il termine Hajduk, va rilevato, si potrebbe tradurre alla lettera come brigante, ma il fenomeno del brigantaggio, tale agli occhi dei dominatori dell’epoca, nell’Europa sudorientale era ed è vissuto come un movimento di liberazione nazionale.

In bianco e nero
Il primo presidente del club Junak fu Ante Brož, sottufficiale austroungarico di origine ceca, mentre il suo vice fu Emil Bondij, un suo connazionale. Il segretario del club fu invece Frankuli Lubin, il tesoriere fu Petar Vuletić, mentre i membri del Consiglio furono Niko Manđeralo, Filip Borković, Mirko Kačić, Ante Lajić, Ante Živalj e Frano Kalafatić, tutti giovani del posto. Da subito furono registrati ben 42 giocatori. La maglia del club è oggi di colore blu, ma all’inizio del XX secolo i giocatori scendevano in campo con magliette in bianco e nero perché, a causa della povertà, non era possibile procurarsi il tessuto blu per confezionare le stesse.
Ma dopo che si arrivò alla fondazione del club sorsero molti problemi! In primis non esisteva un campo regolare; quindi lo Junak fu spesso costretto a giocare le sue partite da ospite sul campo dello Zmaj di Makarska, del Troglav di Livno o dello Šator di Glamoč. Dopo meno di un mese dalla fondazione dello Junak fu disputata la prima partita ufficiale. Nel cortile del frutteto di Tripal, conosciuto come “Tripinica”, la squadra di Sinj giocò la sua prima partita ufficiale. A guidare i locali fu il capitano Mirko Kačić. L’avversario fu nientemeno che il grande e già famoso Hajduk di Spalato. Gli spalatini schierarono in campo la loro prima squadra e forti dei cinque anni di attività alle spalle s’imposero senza problemi. Alla fine la partita finì 13-0 per gli ospiti!

Mano tesa dell’ammiraglio
Il club non disponeva di locali propri, l’attività della società veniva finanziata dai soci che mantenevano in vita la squadra raccogliendo gli scarti. E gli abitanti di Sinj avevano solo due palloni che rattoppavano proprio per non avere spese aggiuntive. I primi anni trascorsero a livello puramente dilettantistico, lontani dai vari campionati e dalle partite di più alto livello, che già si disputavano in un mondo del calcio che stava sempre di più attecchendo nella regione dalmata. Stavano nascendo i primi veri campionati di calcio a livello nazionale, ma pure regionale. Dopo che un ammiraglio americano, comandante di una squadra navale arrivata a Spalato, vide il potenziale di Sinj e del calcio locale e decise di finanziare lo Junak, molti nomi nuovi e simpatizzanti arrivarono nella cittadina dell’entroterra dalmata. Trascorsero così i primi vent’anni, caratterizzati da una situazione difficile. Il primo vero aiuto sportivo arrivò dall’Hajduk di Spalato, che in più occasioni regalò al club di Sinj magliette, scarpette da calcio, palloni…

Uno spirito eccezionale
Da registrare che nel 1922 la società cambiò il nome del club in Velebit. Però ripristinò, dopo nemmeno due anni, il nome originale, “eroico”, che il club porta ancor oggi. Nel 1923 il club ebbe il suo primo statuto incentrato sul lavoro e l’organizzazione societaria, basato su tre principi essenziali. Le colonne portanti della strategia del club andavano dalla richiesta di uno spirito sportivo eccezionale, all’attenzione a divulgare questo gioco tra i più giovani per finire con il fatto che alle partite in Dalmazia e nella vicina Bosnia si andava a proprie spese. I giocatori si dovevano occupare delle realizzazione delle scarpette da gioco con le proprie scarpe e delle magliette con le proprie maglie. Anche se la maglietta del club avrebbe dovuto essere blu, a causa della povertà, si giocava principalmente, come già rilevato, con combinazioni cromatiche bianconere.
Nel 1925 la società lanciò un’iniziativa geniale, ovvero l’organizzazione di un torneo tra squadre giovanili, proprio per sensibilizzare tutti sull’importanza di sviluppare questo settore. E il progetto ebbe un successo tale che nel 1931 si contavano già ben 190 iscritti.
Da registrare quanto avvenuto nel 1939 quando, tra lo stupore generale, lo Junak riuscì a battere niente meno che l’Hajduk per 1-0. Autore della rete fu Barišić su punizione da 20 metri nel finale di partita. Lo Junak scese in campo con Milošević, Šego, Vujović, Babeli, Badurina (capitano), Čorić, Delić, Dalbello, Barišić, Radulović e Grabovac. L’Hajduk era comunque arrivato a Sinj con la sua seconda squadra visto che la prima era impegnata lo stesso giorno in una partita di campionato.
Finito l’ultimo conflitto mondiale si tornò a parlare di calcio anche nell’entroterra dalmata. La società fu rifondata e si iniziò con le amichevoli. Tra le prime va segnalata la partita contro il Ponziana di Trieste, vinta per di più per 1-0! Tuttavia, nonostante ciò, nel 1946, a causa della mancanza di fondi, lo Junak fu privato dell’opportunità di competere per il titolo di campione della Dalmazia perché non si recò a disputare la partita contro il Višan. E così il Višan vinse il titolo senza colpo ferire!
Ma poiché quelli furono comunque gli anni decisivi per il successo nello sport a Sinj, Bepo Britvić, un fan sfegatato del blues, cantò l’inno degli Eroi. Nella stagione 1946/47 lo Junak giocò nel campionato di quarta zona, ovvero nel campionato della Dalmazia (Spalato-Zara). In un campionato a cinque, con squadre nettamente più forti come lo Šibenik e lo Zadar, non ci fu storia. Ultimo posto con otto sconfitte e solo cinque reti all’attivo.
Passarono poi 10 anni trascorsi nei “bassifondi” calcistici regionali prima di tornare nel campionato della zona dalmata nella stagione 1958/59. E fu un grande successo, in quanto lo Junak si piazzò al secondo posto a sette punti dal vincitore, la Jadran di Kaštel Sučurac (Castel San Giorgio o Castel Suciuraz). Interessante notare che al torneo di questa Lega partecipò pure il Tekstilac di Sinj, che però fini all’ultimo posto. Nel corso degli anni lo Junak diventa membro stabile di questo campionato, sempre ai vertici della classifica Si andò avanti così fino al campionato 1968/69 quando la squadra più forte di Sinj arrivò a un passo dai play off per la qualificazione. Mancò un solo punto per conseguire l’obiettivo; il campionato fu vinto dallo Slaven di Traù (Trogir). Lo Junak, piazzandosi al secondo posto, ottenne il diritto di competere per il campione amatoriale della Croazia. Gli avversari furono il Tehničar (Karlovac), il Graničar (Županja) e lo Crikvenica. Alla fine il club di Signo vinse il torneo e si laureò campione amatoriale della Croazia. Questo lo portò a competere per il titolo nazionale. Per di più organizzò il torneo e alla fine si piazzò al terzo posto.

Partite di alto livello
I giocatori non si persero d’animo nemmeno in seguito e continuarono a giocare ad alti livelli. Così nella stagione 1969/1970 s’imposero nel campionato della zona dalmata. Vinsero ben 21 gare su 30, ma quello che che conta è che furono primi con un punto in più del loro più grande avversario in quella stagione ossia il Neretva di Metković. Però la squadra si arrese poi al primo ostacolo nelle qualificazioni, ossia contro l’Istra di Pola. Perse entrambe le partite, per 2-0 e per 5-3. Il sogno di una qualificazione nella Seconda Lega – Ovest si infranse subito. I giocatori di Signo ritentarono la scalata nella stagione successiva. Vinsero di nuovo il campionato dalmata con 18 vittorie su 28 gare lasciandosi alle spalle lo Zadar e il Solin che erano gli avversari più agguerriti.
Il primo ostacolo fu lo Sloga di Čakovec, fresco vincitore del campionato della zona di Zagabria. La prima partita venne disputata a Sinj e i locali si imposero per 4-3. Un risultato che non induceva troppo all’ottimismo. Si andò così a Čakovec fra mille dubbi e paure. Tuttavia, lo Junak giocò davvero eroicamente, fedele al suo nome, e ottenne il successo ai calci di rigore. La parte regolamentare dell’incontro finì con la vittoria dello Sloga per 1-0. Ai rigori i locali sbagliarono un tiro e lo Junak si qualificò nella Seconda Lega!

Una festa senza limiti
La festa per il successo non conobbe limiti. Le parole del giornalista dell’epoca Božo Šimleša descrivono a puntino la situazione: “Che festa è stata! Più di mille tifosi si sono recati a Čakovec e hanno festeggiato… E quando sono tornati in Dalmazia e si sono diretti da Traù (Trogir) a Sinj, la festa non ha avuto limiti. Tutta la potenza dell’auto è stata messa a disposizione delle migliaia di tifosi di Junak, accompagnati dalle bandiere, dal forte squillo e dal lamento delle sirene, dallo scoppio dei petardi… Tutti si sono precipitati verso Sinj. La colonna si è allungata passo dopo passo e mentre alcuni erano ancora a Spalato, la testa della colonna si era già unita a un enorme esercito per le strade di Sinj. Sembrava un sogno. E il sogno di lunga data degli abitanti e dei tifosi dello Junak si è avverato. Lo Junak è entrato nella Seconda Lega e la Cetinska krajina ha festeggiato come solo essa sa fare…”.
I giocatori e la dirigenza del club furono portati via dal pullman sulle spalle dei tifosi e dei soci più giovani della squadra di Sinj. Inoltre, mentre la colonna si muoveva per la città, da migliaia di voci si elevava il grido: “Blu, blu”, “Avanti Junak”. Anche l’inno dello Junak venne cantato con orgoglio ed eroismo. I calciatori e la dirigenza furono accolti dai rappresentanti della vita socio-politica e sportiva, che augurarono loro nuovi successi. In occasione dell’ingresso nella II Lega Federale, la banda cittadina tenne un concerto in Piazza Maresciallo Tito, mentre il gruppo vocale-strumentale “Alkar” creò una piacevole atmosfera in Piazza della Decima brigata partigiana d’assalto dalmata. In quella storica prima stagione cadetta lo Junak mostrò tutti i suoi difetti da esordiente.
La concorrenza era fortissima nel campionato occidentale. Il torneo fu alla fine vinto dal Rijeka che però poi non riuscì a qualificarsi in Prima lega. Lo Junak finì al sedicesimo posto con nove vittorie e nove pareggi in 34 gare. La salvezza rimase a tre punti di distanza. Fu subito retrocessione in Terza lega, ossia nel campionato dalmata, girone nord. Arrivò però immediatamente secondo dietro allo Zadar.
(1 e continua)

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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 2 dicembre 2023.


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