La vita nella Colonia Marina di Villa Italia

La vita nella Colonia Marina di Villa Italia
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Correva l’anno 1933. Per la Colonia di Villa Italia era tempo di bilanci. Infatti era il decimo anno del suo lavoro. Il tutto era iniziato quasi per caso e in maniera improvvisata, ma negli anni era diventato poi un lavoro serio per l’aiuto dei bambini più bisognosi. Proprio per fare un bilancio di questo decennio d’attività, è stato fatto un opuscolo riassuntivo del lavoro e per ripercorrere la storia di questo luogo e su come il tutto si era evoluto, con tanto di numeri.
Tutto ebbe inizio – come avevamo già scritto alcuni mesi fa raccontando la storia del complesso – nel tardo autunno del 1923. Durante il mese di novembre e dicembre del 1923 Margherita Giardino, la moglie del generale Gaetano Giardino, governatore della città di Fiume (dal 16 settembre 1923 al 27 aprile 1924) fece una serie di visite alle scuole cittadine di Fiume, dove scoprì una realtà che la colpì molto. Infatti, nelle scuole c’erano tanti bimbi, come li aveva definiti, “gracili, anemici, rachitici e per di più malnutriti e mal coperti”. Si mise subito all’opera e fece così appello al proprio marito di fare il possibile per fondare una Colonia marina che fosse un rifugio stabile per questi bambini di Fiume. Però andò pure avanti. Infatti si mise alla ricerca del posto più adatto, di un posto che possa dare il più possibile per la cura di questi bambini, con tanto di verde e possibilmente in riva al mare. Lo trovò in piena periferia, nel parco dell’ex Villa Arciducale. Un luogo quasi ideale e che poteva soddisfare le prime necessità. Parallelamente trovò i primi fondi necessari per realizzare questa sua idea.

«Un regno di sole e allegria»
Nel marzo del 1925 scrisse: ”Ed io che nell’oscuro novembre-dicembre avevo visto con stringimento di cuore la condizione pietosa di tanti scolaretti e che avevo fin d’allora anelato un regno di sole e di allegria per quella fanciullezza stentata penso con gioia che c’è una realizzazione così ben avviata…
Se troppe cose sono dovute restare a mezzo, se molte delusioni e amarezze contrastano il fondersi del sentimento italiano nel nuovo regime, questa della cura a l’infanzia, grazie a chi ne intese il doppio scopo filantropico-sanitario e politico, è certamente il mezzo più efficace per arrivare al cuore dei nuovi fratelli.
E fra quanto si sperò di poter fare per affermare in Fiume il nome della Patria, questa realtà fiorente è una specie di oasi per l’animo nostro cui è dolce andare col pensiero e con l’opera”.

Con l’arrivo dell’autunno…
Però ritorniamo un po’ indietro. All’inizio del 1924 il generale Giardino decise di cedere l’ex villa Arciducale alla “Fondazione Città di Fiume” per le Colonie Marine e Montane. Sorse così nel luglio del 1924 la Colonia Marina di Villa Italia. Il posto da subito sembrò ideale, ricco di vegetazione e in primis di lauri, abeti e querce, vasti ripiani erbosi a due passi dal mare. Subito, per la sua apertura a luglio, dal Comitato Centrale della Croce Rossa Italiane arrivarono quattordici ampie tende con i relativi arredi di letti e biancherie. Inoltre si attrezzò un impianto di docce. Questo nuovo complesso poteva accogliere ben 260 bambini. Un rustico caseggiato esistente all’ingresso della Villa fu adibito a cucina. Un padiglione Dӧcker fu adibito per la direzione e le infermiere. E infine fu costruita la lavanderia. Tutto in fretta, ma essenziale per poter aprire quanto prima.
Il tutto andò avanti per l’intera estate, ma con l’arrivo dell’autunno ci si rese conto quanto il tutto era improvvisato e inadeguato per le altre stagioni e che era necessario chiudere dopo pochi mesi. Però il progetto non si bloccò, anzi continuò e dalla Direzione di Sanità si ottennero dei padiglioni Dӧcker che con alcuni adattamenti risolsero il problema e la Colonia da estiva divenne permanente. Naturalmente si fece pure il possibile per finanziarla. Grazie al grande interesse dalla capitale, da Roma vennero subito i necessari finanziamenti dalla Direzione di Sanità, dalla Croce Rossa Italiana, dal Ministero degli Interni, ma pure da pubbliche e private amministrazioni. Grazie a tutto questo si passò alla realizzazione di un complesso ampio e ben organizzato. Pienamente funzionante e sufficiente.

Ed ecco a voi… Villa Italia
L’Istituto alla fine era composto dai sei edifici. Quello principale era naturalmente l’ex Villa Arciducale, rinominata a Villa Italia, come tutto il complesso. Nel suo pianterreno erano organizzati due ampi dormitori, entrambi da 50 letti ed entrambi con docce, spogliatoi, servizi di guardaroba e con delle stanze per gli assistenti. Nel centro, la scala centrale che porta al primo piano dove si trovava il laboratorio per le analisi cliniche e antropometriche, il gabinetto di radiologia, sale di medicazione, ambulatorio odontoiatrico, elioterapia artificiale e infine lo studio e l’appartamento della Direttrice. Lateralmente c’erano altri due reparti identici come quelli del pianterreno. Infine al secondo piano c’erano le stanze delle infermiere e per loro pure una cucina.
Subito di fronte, oltre il viale c’è il grande padiglione. Qui venivano organizzate, sulla lunga terrazza, i pranzi all’aperto e di sotto c’erano gli spazi per la dispensa, la cucina, i refettori e la sala da pranzo per il personale. Più avanti lungo il viale sorgeva un piccolo padiglione Dӧcker con 20 letti con la terrazza per l’elioterapia. Dall’altra parte c’era una grande costruzione con un solo piano dove si tenevano tutte le lezioni, una piccola scuola, ma pure un laboratorio femminile per le ricoverate più grandi, una sala di ricreazione, un ricchissimo museo didattico e infine un vasto porticato per il gioco al coperto. Al primo piano, un padiglione di 20 letti era previsto per la sezione materna (da 1 a 3 anni), con tutti i servizi e due terrazze. Un po’ più avanti si trova un altro padiglione per la sezione materna, dai 3 ai 6 anni, con al pianterreno una sala gioco, un refettorio, mentre al primo piano c’era un dormitorio con 25 letti.
Oltre a questi complessi principali c’erano pure diversi secondari. Così troviamo quello per la lavanderia, l’asciugatoio con tanto di sala per la biancheria, la sala da stiro e per il guardaroba. Infine troviamo una cappella e una villetta adibita per l’alloggio per il personale. Più lontano e ben isolato c’era un padiglione per gli eventuali casi di malattie infettive.

Controlli ed esami
Da subito, purtroppo, le domande furono tante e ben superiori alla possibilità. Così per entrare nelle Colonie bisognava passare una serie di esami. Le domande per l’ammissione venivano sia dagli enti assistenziali che da privati. La Direzione così esaminava tutta la documentazione che doveva essere composta dai dati di carattere sociale, anamnesi familiare e una chiara segnalazione delle condizioni fisiche.
Una volta che un bambino veniva accettato e veniva alla Colonia passava subito un controllo igienico, si rinnovava un accurato esame clinico con svariate analisi tra cui quelle del sangue, urina, cutireazione (Pirquet) e se occorre pure esami antropometrici e indagini radiologiche. In questo reparto, chiamato di osservazione, i bambini rimanevano per un periodo massimo di otto giorni e qui veniva decisa la cura e le norme di vita da seguire per poi farli passare al reparto adeguato.
I più gravi, quelli affetti dalle varie forme di linfatismo, rachitismo, gracilità costituzionale o da semplice contagio, venivano ricoverati al pianterreno della Villa Italia. Al primo piano andavano quelli affetti da adenopatie, affezioni delle sierose (pleuriti, peritoniti), postumi di affezioni polmonarie circoscritte. Quelli affetti da bronchiti, peribronchiti, adenopatie tbc nelle forme non contagianti venivano sistemati nei padiglioni ad ovest.

Guariti e migliorati
Se scegliere i bambini più bisognosi di entrare e curare nella Colonia era difficile, quello di dimetterli lo era di sicuro ancora di più. Dopo i primi otto anni d’attività, la Fondazione che stava a capo della Colonia fornì un’accurata statistica sui risultati. Così troviamo che nel primo anno, il 1924, i ricoverati erano stati soltanto 33, numero cresciuto sensibilmente negli anni: 1925 (77), 1926 (104), 1927 (131), 1928 (155), 1929 (185), 1930 (286), 1931 (327) e 1932 (300), per un totale di ben 693 bambini. Sono cresciuti negli anni anche i bambini dimessi: 1924 (1), 1925 (24), 1926 (17), 1927 (29), 1928 (44), 1929 (55), 1930 (90), 1931 (133) e 1932 (66), per un totale di 459. Nella statistica troviamo descritte in maniera dettagliata le varie malattie con le quali i bambini erano venuti, le cura cui erano stati sottoposti. Troviamo pure che alla fine del trattamento (che in diversi casi era pure dovuto al ritiro prematuro e voluto dalla famiglia) che ben 352 bambini erano stati dichiarati guariti, 65 migliorati, 35 stazionari, solo cinque peggiorati e trasferiti all’Ospedale Civile S. Spirito. Due erano anche morti.

Il regime alimentare
Oltre alla classica scuola i bambini partecipavano a svariati lavori nei reparti. Così le bambine partecipavano al lavoro nelle cucine, laboratori, assistenza ai più piccoli, aiuto infermiera. Per i bambini c’erano i lavori agricoli. Si seguiva pure una rigida terapia alimentare, con dieta particolare in base alla fascia d’età. C’erano tre gruppi: dai 3 ai 6 anni, dal 6 ai 13, e dai 13 ai 16 anni. I pasti venivano dati quattro volte al giorni ed erano definite le quantità di calorie giornaliere per i tre gruppi che erano di 2000, 3000 e 3500 calorie. Indipendente dalla fascia d’età, la colazione era composta da pane, latte, orzo e zucchero. La merenda era a base di pane, frutta o marmellata o cioccolato. Il pranzo e la cena variava a seconda del giorno della settimana. Il lunedì per pranzo minestrone e formaggio grasso; il martedì pasta asciutta e verdura, il mercoledì riso e lenti, e uova a l’occhio, il giovedì brodo e carne, e contorno, il venerdì pasta e patate e pesce in umido, il sabato polenta e frattaglie, e infine la domenica pasta asciutta e carne e brodo. La cena era sempre composta da caffè-latte con marmellata, miele, formaggio grasso, castagne e frutta, che variava di giorni in giorno. Insomma una dieta ben definita in base alla fascia d’età e in base alla cura prestabilita.
Si presentava così la Colonia Marina di Villa Italia. Poi negli anni si è sviluppata e nel 1937 assunse il nome di Preventorio Villa Italia, scritta ancora oggi visibile sul muro accanto all’entrata. Dal primo gennaio 1945 divenne l’ospedale per la cura della tubercolosi. Nel 1961 qui si trasferisce la sezione pediatrica dell’Ospedale cittadino e dal 1962 diventa clinica pediatrica. E ora, nel 2024, a tre mesi dal centenario, tutto è stato chiuso. Per sempre.

Le norme di comportamento
Ai bambini che venivano alle Colonie veniva pure prescritto un regolamento composto da sei norme:

  1. curare minuziosamente la pulizia dei locali, degli arredi, degli
    indumenti d’uso
  2. curare metodicamente e con diligenza la pulizia personale e in special modo delle mani e della bocca
  3. abituarsi alla vita all’aria aperta in tutte le stagioni, tenere aperte tutte o in parte le finestre delle stanze secondo le prescrizioni
  4. coprirsi coi soli indumenti concessi dall’Istituto; andare a piedi nudi, dorso nudo e capo scoperto quanto più possibile
  5. praticare regolarmente le docciature calde e fredde secondo la prescrizione
  6. osservare l’alimentazione, le cure d’aria, di sole, di ginnastica, di riposo (secondo le prescrizioni) con lo stesso scrupolo con cui si prende una medicina.

Orario estivo: 1 maggio – 30 settembre
6.00 – 7.00 Sveglia e pulizia personale
7.00 – 8.00 Preghiera e ginnastica
8.00 – 8.30 Colazione
8.30 – 9.30 Pulizia del reparto – visita sanitaria
9.30 – 10.15 Prima lezione
10.30 – 11.30 Seconda lezione o bagno ed elioterapia
11.30 – 12.00 Riposo all’ombra
12.00 – 12.15 Pulizia della mani
12.30 – 15.00 Pranzo e riposo
15.00 – 16.00 Lavoro manuale
16.00 – 16.30 Merenda
17.00 – 18.00 Terza lezione
18.00 – 19.00 Quarta lezione
19.00 – 19.15 Pulizia della mani
19.15 – 21.00 Cena, pulizia, preghiera e riposo

Orario invernale: 1 ottobre – 30 aprile
7.00 – 9.00 Sveglia, pulizia personale e del reparto – visita sanitaria
9.00 – 9.30 Preghiera e colazione
9.30 – 10.30 Prima lezione
10.40 – 11.30 Ginnastica
11.40 – 12.20 Seconda lezione
12.20 – 12.30 Pulizia della mani
12.30 – 14.00 Pranzo e riposo
14.00 – 14.45 Terza lezione
15.00 – 16.00 Canto, giardinaggio o breve passeggiata
16.00 – 16.45 Quarta lezione
17.00 – 18.00 Lavoro manuale
18.00 – 18.15 Pulizia della mani
18.20 – 21.00 Cena, pulizia, preghiera e riposo

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Pubblicato su La voce del popolo il 21 settembre 2024.


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