Bohinj, via dalla pazza folla
Uoasi verde che ha mantenuto il tenore silenzioso dei boschi e delle colline: molto suggestivo, più “selvaggio” e quindi meno turistico di Bled – per fortuna, perché, alla fine, sono pochi quelli che si addentrano più a ovest –, il Lago di Bohinj (in sloveno Bohinjsko jezero, in tedesco Wocheinersee), in Slovenia, è una delle destinazioni più popolari per gli amanti della natura e dell’escursionismo. Situato nel cuore del Parco nazionale del Tricorno (Triglav) e delle Alpi Giulie, circondato da una parte di versanti montagnosi molto ripidi – incastonato tra le cime del Vogel (a sud) e del Prsivec (a nord) – e dall’altra da pascoli, offre un paesaggio incantevole. Una rarità conservata in tutta la sua interezza, dove l’uomo moderno trova il suo lato buono, in pace con sé stesso, lontano dal trambusto delle città e dei villaggi affollati. Persino la regina del giallo, Agatha Christie, che attraversò la Slovenia a bordo dell’Orient Express nel 1928 – diretta a Istanbul, per poi portarsi a Damasco e Baghdad con l’intenzione di visitare anche un sito archeologico a Ur, in Siria (durante questo viaggio incontrò il suo secondo marito, l’archeologo Max Mallowan, che poi sposò nel 1930) –, riconobbe che Bohinj era semplicemente troppo bello per trasformarlo nella scena di un omicidio (e ambientò il suo Assassinio sull’Orient Express, uscito nel 1933, in un luogo in Jugoslavia, con il convoglio intrappolato da un’abbondante nevicata fra Vinkovci e Brod).
Vi si arriva proseguendo per la strada che porta al Lago di Bled, continuando un tragitto che costeggia la riva meridionale e finisce alla fine del lago di Bohinj. Attorno a questo specchio di acqua chiarissima, si trovano numerosi insediamenti e diversi contenuti, ma nonostante ciò ha conservato la bellezza di una natura intatta e incontaminata, con un aspetto che comunque varia da un’estremità all’altra. Talvolta definito il lago alla fine del mondo, perché nel cuore delle Alpi Giulie, con un’unica via di accesso e di uscita in auto, si trova nella parte occidentale del Paese, a sud-ovest di Bled (la distanza è di circa 30-40 minuti in auto; da Lubiana circa un’ora e mezza di macchina). Arrivando da Bled, il primo contatto con il lago si ha nel paesino di Ribčev Laz (Fischgereuth, in tedesco). Un insediamento piccolo, anche se, in fin dei conti, è quello più grande e sviluppato di tutta la zona, un’apprezzata meta di vacanze, che offre alberghi e sistemazioni di vario tipo, ristoranti e due chiesette (quella dedicata a San Giovanni Battista, del XV secolo, facilmente riconoscibile per il suo alto campanile barocco e la facciata gotica, l’altre, che sorge nelle vicinanze è la Chiesa dello Spirito Santo, costruita alla fine del ’500, la cui parete esterna settentrionale è decorata da un affresco dedicato a San Cristoforo, mentre il tetto ha una forma arrotondata che ricorda il dorso di un cammello). Per iniziare il giro attorno al lago è ideale parcheggiare un po’ dopo Ribčev Laz, in direzione di Ukanc (i posti non mancano e per di più sono gratuiti).
LE CARATTERISTICHE. Il Lago di Bohinj non è un comune lago: innanzitutto, è il più grande lago permanente della Slovenia. Come dice un antico detto locale: “Non tiene più acqua di un secchio, basta che il secchio sia abbastanza grande!”. La quantità d’acqua che contiene è pari a 92,5 milioni di metri cubi. Quasi 20.000 anni fa, in questo posto si formò un enorme ghiacciaio, sopra il quale facevano capolino solo le vette alpine più alte; fu questo ghiacciaio a modellare le ripide pareti rocciose dei monti che circondano il lago, creando la tipica forma a U dell’intera valle. Alla fine dell’ultima era glaciale, il lago aveva un’altezza di 18 metri superiore a quella odierna e scorreva sopra l’attuale Stara Fužina. È entrato a far parte del Parco nazionale del Tricorno nel 1981. Lungo complessivamente 4.100 metri, la sua larghezza massima è di 1.200 metri, per una superficie di 318 ettari, circa 11,35 km di costa. Ben l’80% della sua profondità supera i 20 metri, il 20% arriva addirittura fino ai 40 metri e la massima è di 45 metri. La sua elevazione è di 526 metri. È un lago relativamente freddo: la temperatura media annuale è di 8,5°C, ma a luglio raggiunge i 17° C. L’acqua viene completamente rinnovata tre volte al anno: il suo principale affluente è il fiume Savica e il suo principale emissario è il fiume Sava Bohinjka. Più di un terzo d’acqua deriva da sorgenti carsici sotto la superficie del lago lungo la costa settentrionale. In seguito alle precipitazioni intense, l’acqua del Carso sgorga anche dal sorgente Govic sulla collina Pršivec.
Secondo una leggenda, un essere divino si ritirò tra le montagne della regione per meditare in silenzio. Trovata finalmente la calma, dai suoi occhi sgorgò una lacrima, pura come il cristallo, che scivolando lentamente verso valle, si allargò tra le montagne sino a formare un lago meraviglioso. Fatto sta che c’è la statua del Corno d’Oro, in sloveno Zlatorog: si tratta di un animale con le corna dorate, una creatura mitica che si vuole abiti in alto sul Triglav, mentre a Kranjska Gora, o meglio accanto al lago di Jasna, esiste una statua simile che rappresenta uno stambecco, mentre questa a Bohinj raffigura un camoscio. Qualunque sia la capra (selvatica), il Corno d’Oro esiste anche nelle leggende austriache ed è menzionato pure nella tradizione orale greca e russa. Nel racconto, sloveno, è accompagnato da tre vergini, che sorvegliano un tesoro nascosto in un fantastico giardino sulla vetta del monte. Secondo la leggenda, molti uomini hanno provato a catturare il camoscio al fine di impossessarsi del tesoro. Finché un giorno un avido cacciatore riuscì a uccidere il leggendario ungulato, braccandolo e colpendolo. Il sangue della ferita di Zlatorog, scorrendo solcò le montagne e i laghi intorno al Triglav. Infine, un fiore meraviglioso, nacque dal terreno e donò a Zlatorog nuova vita.
IL SENTIERO CIRCOLARE. Tutti quelli che vengono a Bohinj dovrebbero percorrere il sentiero circolare attorno al lago. Lungo in termini di chilometri, è poco impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico. Il sentiero accosta i tre paesini principali. Si può iniziare da Ribčev Laz e facendo un giro in senso orario si passa poi per Ukanc e si torna indietro dall’altro lato. Poco prima del “traguardo” si tocca Stara Fužina, che in realtà non si trova sul lago, ma solo si estende con i suoi contenuti, in primis di campeggio fino al lago. C’è una strada forestale lungo tutto il percorso e l’acqua scorre in alcune parti. Se si viene d’estate e non dopo i temporali, si può fare il giro senza problemi; viceversa, in autunno e dopo forti piogge, in diversi punti si dovrà camminare sull’acqua, che poi è fredda. Per fare tutto il percorso, con le dovute pause, servono al massimo quattro ore.
Iniziamo la nostra passeggiata. Attraversiamo l’albergo e il campeggio. Il tutto accanto alla strada. A un certo punto la strada lascia il lago e noi pure. Infatti, la strada porta, per chi non ha voglia di camminare, dritto alla cascata Savica. A due passi dal lago e proprio dove la strada abbandona il lago, un po’ nascosto, c’è un vecchio cimitero militare austro-ungarico: siamo a Ukanc e in questo luogo, sotto la stazione inferiore della funivia Vogel, venivano sepolti soldati caduti nelle vette di Krn, tra giugno del 1915 e novembre del 1917, soprattutto ungheresi, polacchi e ucraini, ma anche slovacchi, cechi, tedeschi, rumeni, serbi e sloveni. Bohinj era l’entroterra del fronte dell’Isonzo. Dall’ospedale di Komna i soldati feriti e deceduti venivano trasferiti nella valle con l’utilizzo del sistema di trasporto a fune, predisposto per il rifornimento del fronte dell’Isonzo dalla direzione di Bohinj. Ci sono in totale 282 tombe in file dritte circondate da pietre naturali, con croci di legno. Al centro del cimitero si trova una cappella di legno. Nel piedistallo c’è una targa commemorativa per i soldati caduti di diverse nazioni. Da fermarsi un po’.
LA CASCATA E ALTRE CURIOSITÀ. Dopo il cimitero seguiamo il sentiero verso la cascata della Savica. Non è lontana ed è leggermente in salita. È una delle più famose cascate della Slovenia per la sua unica forma ad A e per la sua piscina color smeraldo. Per poterlo ammirare, bisogna prima salire più di 500 gradini. Si trova a sud est del lago, sotto il possente Triglav. Alta 78 metri, scaturisce dal cosiddetto Lago Nero, uno dei sette laghi della valle del Triglav. Lo spettacolo è impressionante soprattutto in primavera, quando la neve si scioglie e la cascata si gonfia. La zona è aperta da maggio a settembre, ma il tutto dipende dalle condizioni meteorologiche. Per chi arriva in macchina sono pochi chilometri dal lago e si arriva all’ampio parcheggio, mettendoci al massimo dieci minuti. Esiste pure la possibilità di usare i mezzi pubblici che partono dal lago di Bled. Subito accanto al parcheggio c’è un rifugio alpino con tanto di terrazza e panchine dove si può sostare, mangiare, bere… Da qui inizia un sentiero con il quale ci si addentra nel canyon. Fino alla cascata si sono circa 20-25 minuti di facile camminata. L’ingresso è a pagamento, ma ne vale decisamente la pena. C’è pure un ponte di pietra. La cascata Savica forma il ruscello Savica, che scorre fino al lago di Bohinj.
Dopo una buona pausa, ci resta che scendere a “valle”. Velocemente arriviamo fino al lago, però non da dove siamo saliti; l’altra parte del sentiero accanto al lago è praticamente priva di qualsiasi contenuto, ma il panorama è altrettanto interessante e la camminata è breve. Qualche piccolo ponte e giungiamo fino all’area dei campeggi e di qualche ristorante. Siamo ormai a Stara Fužina e Ribčev Laz è a due passi. Qui, oltre alle chiese, c’è un monumento eretto a quattro uomini coraggiosi di Bohinj (una statua in bronzo dello scultore Stojan Batič). La storia è curiosa: incoraggiati dal nobile locale Žiga Zois, i minatori Luka Korošec e Matevž Kos, il cacciatore Štefan Rožič e il chirurgo Lovrenc Willomitzer raggiunsero la cima del Triglav il 26 agosto 1778, come i primi scalatori arrivati in cima, a 2.864 metri. Fu un’impresa di tutto rispetto, che precedeva di otto anni la prima salita del Monte Bianco e di 22 anni quella del Grossglockner in Austria. Durante la permanenza di due ore sull’allora “tetto del mondo”, incisero su una roccia le loro iniziali, quelle di Žiga Zois e del medico e naturalista francese Belsazar de la Motte Hacquet (anche Balthasar o Balthazar Hacquet), che non era riuscito a raggiungere la cima un anno prima.
Insomma, sul lago di Bohinj difficilmente ci si può annoiare. A seconda della stagione, oltre alle camminate, si possono praticare tutto l’anno attività acquatiche, dal nuoto, alla gita in barca, al windsurf, al kayak o alla canoa, alla pesca e alle immersioni nei mesi più caldi, e persino il pattinaggio sul ghiaccio, in inverno. Da Ribčev Laz i visitatori possono anche fare un meraviglioso giro in barca turistica. Il 15 settembre di ogni anno si svolge il tradizionale Ballo delle mucche. Un evento antico, che fino agli anni ’50 del secolo scorso era principalmente una festa per la gente del posto, che insieme con i pastori e ai ristoratori celebrava la fine della stagione turistica e di pascolo. L’Ente turistico di Bohinj organizza l’evento da ormai 66 anni. Vi partecipano i mandriani, che portano i bovini addobbati da altitudini più elevate e trasportano sulle spalle una “basenga”, tutto ciò di cui hanno bisogno per fare il formaggio e altre cose necessarie per la vita in montagna. Il tutto si svolge nell’idilliaco Ukanc, dove viene organizzato un ricco programma con un buon ensemble, folklore e banda di ottoni, nonché buon cibo e bevande, tutto rigorosamente fatto in casa.
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Pubblicato su Panorama il 15 settembre 2024