Quegli allenatori che fecero la storia del basket spalatino

Quegli allenatori che fecero la storia del basket spalatino
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Nel cuore dell’Adriatico, tra pietra bianca e mare, Spalato è una città di passioni. Nel capoluogo della Dalmazia si vive per l’Hajduk, ma si sogna con la pallacanestro. E se il calcio ha incarnato l’identità popolare, il basket ha saputo alzare lo sguardo verso l’Europa. Nessuna squadra, come la Jugoplastika, ha portato la città così in alto, trasformando una realtà tutto sommato piccola in una delle potenze cestistiche più rispettate del continente. Una leggenda cominciata in sordina e culminata con una storica tripletta nella Coppa dei Campioni. Una parabola che ha attraversato guerre, cambi di nome, crisi economiche e rinascite. Una storia, insomma, dal respiro epico.

Il «Padre della pallacanestro»
Passiamo in rassegna i migliori allenatori nella storia della società spalatina.
Branko Radović è stato un cestista e allenatore di pallacanestro all’epoca dell’ex Jugoslavia. Nacque a Ragusa (Dubrovnik) il 5 dicembre 1933. Iniziò e concluse la sua carriera nella squadra di Spalato, che militava allora nella Prima divisione jugoslava. Ma giocò pure per il Montažno di Zagabria e per il Partizan e la Crvena zvezda di Belgrado. Nel Campionato jugoslavo del 1959 fu capocannoniere davanti al leggendario Radivoje Korač. Come giocatore della nazionale jugoslava di pallacanestro, Radović disputò 32 partite tra il 1957 e il 1959. Partecipò a due Campionati europei (1957 in Bulgaria e 1959 in Turchia). Vinse una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo del 1959 in Libano.
Dopo essersi ritirato dalla carriera di giocatore nel 1964, Radović divenne capo allenatore della Jugoplastika. Nella stagione 1970-71 vinse il primo titolo nazionale con la squadra di Spalato. Subito nella stagione successiva condusse la squadra alla finale della Coppa dei Campioni, dove perse contro la Ignis Varese guidata da Aleksandar Nikolić. Trascorse l’intera carriera di allenatore nella compagine di Spalato. Si ritirò dopo la stagione 1971-72. In quel periodo, tra i giocatori della Jugoplastika figuravano campioni del calibro di Ratomir Tvrdić, Damir Šolman, Petar Skansi e Duje Krstulović. Per i suoi servigi, nel 2007 gli venne conferita la laurea honoris causa con il nome di “Padre del basket di Spalato” alla Split Sports Hall of Fame. Morì nel capoluogo dalmata il 18 novembre 1993.

Enzo Sovitti trascinatore degli zaratini
Enzo Sovitti fu un cestista e allenatore dalmata italo-jugoslavo. Nacque a Zara nel 1926 da padre italiano e madre originaria di Biograd na Moru (Zaravecchia). Suo padre Renato era proprietario di una famosa macelleria zaratina. Frequentò la scuola italiana locale, dove cominciò a dedicarsi al basket. Il 26 aprile 1945 fu tra i fondatori della sezione di basket della polisportiva di Zara, che il 9 febbraio 1951 divenne indipendente con il nome di KK Zadar. Fu eletto primo presidente della squadra di basket di Zara, ma allo stesso tempo continuò a scendere in campo. Giocò per la squadra zaratina dal 1945 al 1953. Disputò anche la prima partita ufficiale del club contro la squadra di pallacanestro di Zagabria il 17 agosto 1945, che gli zaratini vinsero per 25-16.
Nel 1948 iniziò a lavorare per il settore giovanile e in seguito divenne allenatore della squadra, creando una “nuova e ringiovanita Zara” e scoprendo talenti come Željko Roskot, Vele Čubrić, Franko-Zuba Jurišić, Giuseppe Giergia e Krešimir Ćosić. Nel 1953 la squadra di Zara retrocedette nella Seconda divisione di basket jugoslava. Tuttavia, nel 1957, con Sovitti come allenatore, ottenne la promozione in Prima lega. Poi nel 1965, sempre allenata da Sovitti, la compagine zaratina vinse il suo primo titolo. Poco prima di vincere il titolo con lo Zadar, Sovitti scoprì il talento di Krešimir Ćosić, che fece esordire a soli 14 anni.
Dopo aver vinto il Campionato del 1965 con lo Zadar, si trasferì a Spalato nel 1966. La società spalatina era interessata alle sue indubbie capacità come allenatore e talent scout. Allenò la squadra di Spalato fino alla morte e, sebbene non vinse alcun titolo, i giocatori scoperti da Sovitti permisero alla compagine spalatina di avere un grande successo negli anni successivi. Sovitti era stato malato per alcuni anni, ma non aveva prestato attenzione ai primi sintomi. Si sentì male durante la partita Jugoplastika-Olimpija Lubiana il 9 febbraio 1969 e fu ricoverato immediatamente in ospedale. Però spirò poche ore dopo. Aveva solo 43 anni.

Da Belgrado alla Francia
Srđan Kalember fu un cestista e allenatore professionista. Nacque il 5 giugno 1928 a Sarajevo. Iniziò a praticare lo sport fin da ragazzo, nel 1938, quando si classificò secondo nella gara dei 60 metri. Durante la Seconda guerra mondiale giocò a calcio a Belgrado per il BASK, ma era interessato anche ad altre discipline sportive. Dopo il conflitto mondiale, Kalember intendeva continuare a giocare a calcio, ma Slobodan Ćosić lo convinse a dedicarsi al basket, dove c’era meno competizione. All’inizio fu tra le riserve, ma divenne rapidamente titolare della prima squadra della Crvena zvezda. Nel luglio 1950, fece parte della compagine della Crvena zvezda che vinse un torneo di coppa internazionale a Milano. In totale Kalember giocò 108 partite e segnò 734 punti per la Crvena zvezda dal 1946 al 1954. Passò poi al Nantes in Francia, dove concluse la carriera di giocatore.
Srđan Kalember fu membro della squadra nazionale di basket della Jugoslavia che partecipò al Campionato europeo del 1947 a Praga, in Cecoslovacchia e poi al Campionato mondiale FIBA del 1950 a Buenos Aires, in Argentina. Infine partecipò al Campionato europeo del 1953 a Mosca, allora Unione Sovietica. In totale Kalember disputò 47 partite con la nazionale. In Francia, Kalember divenne ben presto capo allenatore dell’ABC Nantes. Verso la fine degli anni ‘60, allenò il Clermontois. Poi fu per due anni allenatore della Jugoplastika. Furono due anni di grandi successi, visto che portò la squadra alla vittoria nella prima Coppa di Jugoslavia nel 1972. Dopo di che, gli spalatini raggiunsero la finale della Coppa dei Campioni nella stagione 1972-73 e della Coppa Intercontinentale 1973 a San Paolo.
Alla fine del 1974 la carriera lo portò di nuovo in Francia dove assunse la guida del Nancy. Guidò poi il Vendée Challans e l’FC Mulhouse Basket e nel 1990 concluse la carriera di allenatore nell’JA Vichy. Morì il 2 febbraio 2016 a Belgrado.

Il migliore di tutti, Božidar Maljković
Božidar “Boža” Maljković fu il miglior allenatore della storia del basket spalatino. E si fece valere non solo a Spalato. Nel 2008, venne nominato uno dei 50 più grandi contributori di Eurolega. Nacque a Otočac il 20 aprile 1952. Era un appassionato ciclista da ragazzo. Iniziò a giocare a basket all’età di 12 anni, come guardia tiratrice nel KK Sloga di Kraljevo, dove si era trasferita la sua famiglia. A metà degli anni ‘60, la famiglia si trasferì a Belgrado e ben presto a soli 19 anni concluse la sua carriera di giocatore. Però iniziò presto la carriera di allenatore. Prima tappa l’Ušće, una squadra di basket di recente costituzione nell’omonimo quartiere di Belgrado. Maljković inoltre fu tra le quattro persone che fondarono il club nel 1971. Con lui alla guida ls squadra riuscì a ottenere numerose promozioni e a saltare diversi livelli di competizione. Nel 1977, Maljković accettò l’offerta di diventare allenatore del settore giovanile della Crvena zvezda. Fu così capo allenatore della squadra giovanile del club.
Nel 1979 l’allenatore capo, l’ormai affermato Bata Đorđević, invitò il 27enne dall’altra parte della città, per essere il suo assistente al Radnički Belgrado, un altro club belgradese. Un club forte in quegli anni sia a livello nazionale che europeo. Fu un esordio traumatico con la squadra al limite della retrocessione. A causa delle difficoltà finanziarie del club, l’allenatore capo Đorđević durante l’estate del 1980 abbandonò la squadra per cui le redini furono affidare al giovane Maljković. La sua prima stagione da capo allenatore la concluse al nono posto. Rimase ancora una stagione al Radnički prima di passare nell’estate del 1982 al KK Lifam, un club di Stara Pazova che giocava nella Prima Lega B jugoslava, la Seconda divisione del Paese. Però, all’inizio del 1983 fu contattato dalla Crvena zvezda per unirsi al suo staff di allenatori come assistente del leggendario tecnico Ranko Žeravica. Gli fu offerto pure di guidare contemporaneamente il settore giovanile del club.
La grande svolta da capo allenatore di Maljković arrivò con la Jugoplastika, dove approdò all’inizio dell’estate del 1986 su raccomandazione del venerato veterano del basket jugoslavo Aca Nikolić che, ritiratosi da poco dall’attività di allenatore attivo, assunse un ruolo di consulenza presso il club di Spalato. Il giovane assistente allenatore non era la prima scelta del club. La nomina di un giovane e inesperto allenatore non fu esente da critiche a Spalato, tra cui non mancarono alcune all’interno del club. Ad esempio il centro diciannovenne Dino Rađa parlò apertamente alla stampa del suo disappunto per l’assunzione di Maljković. E non era Rađa il solo a mettere in dubbio le credenziali di allenatore di Maljković perché c’era la convinzione a Spalato all’epoca che la Jugoplastika fosse una squadra fortissima, zeppa di giovani talenti, e come tale avesse bisogno di un allenatore esperto quale guida. Il trentaquattrenne Maljković prese quindi in mano una squadra giovane con i talentuosissimi Kukoč e Rađa come risorse principali.
La prima stagione della squadra spalatina con Maljković alla guida, si concluse con un record di 15-7, sufficiente per il 3° posto e per approdare ai playoff. La stagione in Europa non fu però così promettente. Costretta a disputare un girone di ferro, ottenne solo due vittorie in sei partite, arrivando ultima e venendo eliminata dalla Coppa Korać. Tornata nel Campionato jugoslavo, nella semifinale dei playoff la Jugoplastika perse 2-1 contro il Partizan di Belgrado.
Durante la stagione estiva del 1987, Maljković capì che c’era la necessità di avere più esperienza in squadra per riuscire a essere più competitivi nei playoff. Quindi fece scendere in campo Duško Ivanović, ala piccola esperta del Budućnost che stava per compiere 30 anni. I leader della squadra Kukoč e Rađa, forti degli ottimi successi ottenuti con la nazionale, erano inoltre pieni di fiducia e in perfetta forma fisica. La Jugoplastika iniziò la stagione in modo straordinario, accumulando vittorie nella Lega jugoslava. Contemporaneamente, in Coppa Korać, arrivò facilmente al girone dei quarti di finale con CAI Zaragoza, Hapoel Tel Aviv e Arexons Cantù, ma perse tutte e tre le partite in trasferta. E il 3-3 nel girone non fu sufficiente per approdare nelle semifinali.
La regular season in Campionato finì con lo score 21-1. La squadra spalatina si piazzò nella finale del Campionato dove vinse contro il Partizan di Belgrado. Delusione cocente invece in Coppa dove perse contro lo Cibona di Zagabria per 80-82. Si arrivò così alle tre stagioni da incorniciare per i dalmati, di cui due sotto la guida di Maljković. Tre stagioni zeppe di successi nazionali e internazionali con tre primi posti in Campionato e tre Coppe dei Campioni e due Coppe nazionali.
A fine ottobre 1989, prima del torneo McDonalds di Roma, Maljković ricevette il premio di allenatore europeo dell’anno. Il torneo amichevole fu anche la prima possibilità per Maljković di confrontarsi con una squadra NBA, poiché la sua Jugoplastika giocò contro i Denver Nuggets, perdendo per 129-135.
Dopo quattro stagioni spettacolari a Spalato, Maljković divenne uno degli allenatori più ricercati in Europa. Accettò l’offerta dell’FC Barcelona, assumendo l’incarico di allenatore nell’estate del 1990. Con quattro titoli consecutivi nel Campionato spagnolo alle spalle, il Barça era alla ricerca del successo europeo che gli sfuggiva continuamente. In effetti, era stata la Jugoplastika di Maljković a eliminare il Barça consecutivamente da due precedenti Final Four (semifinale del 1989 e finale del 1990). La squadra raggiunse la final four dell’Eurolega, tuttavia cadde all’ultimo ostacolo, perdendo contro la sua ex squadra Pop 84. Più tardi, in quella stagione, non riuscì a vincere nemmeno il Campionato nazionale, mentre la Coppa del Re spagnola arrivò come una specie di consolazione. Maljković iniziò la stagione 1991-92 al Barcellona, ma il 22 novembre 1991, dopo quattordici partite di campionato, decise di dimettersi.
Non rimase a lungo senza un incarico da capo allenatore, dato che appena un mese dopo, nel gennaio 1992, assunse la guida del Limoges a metà stagione. La squadra arrivò alla finale dei playoff di Campionato contro il Pau-Orthez, ma perse per 0-2. Però il successo era dietro l’angolo. Il Limoges di Maljković finì per vincere il Campionato francese e il titolo di Eurolega. Bis nella stagione 1993/94 con vittoria in Campionato e Coppa. E nell’ultima stagione arrivò un’altra Coppa nazionale.
Nell’estate del 1995, Maljković accettò l’offerta dei giganti greci del Panathinaikos. Nella prima stagione di allenatore del club ellenico, il Panathinaikos di Maljković vinse l’Eurolega, il primo titolo conquistato dal club nella sua storia. Perse il Campionato, però vinse la Coppa nazionale. Però seguì un periodo deludente: chiuse la stagione regolare con un record di 18-8, che fu sufficiente per il terzo posto che qualificò la compagine per i playoff. Tuttavia, quando i playoff stavano per iniziare, l’allenatore fu licenziato il 13 aprile 1997. Seguirono stagioni di basso spessore alla guida un anno del Paris SG e poi dell’Unicaja dal 1998 al 2003 con la quale vinse la Coppa Korać nel 2001. Poi arrivò la chiamata del Real Madrid. Vi rimase per due stagioni vincendo il Campionato nel 2005. Seguì una breve esperienza al TAU Cerámica prima di prendere le redini, per la prima volta, di una nazionale. Il 12 dicembre 2010 assunse, infatti, la guida della nazionale maggiore di basket slovena.
Nell’estate del 2011, Maljković assunse pure le redini del club russo Lokomotiv-Kuban. Sebbene fosse a un passo dal licenziamento nel novembre 2011, a causa della deludente posizione del club nella Lega russa, molto al di sotto delle aspettative, gli fu permesso di restare, guidando la squadra alle quattro finali della VTB United League. Se ne andò alla fine della stagione nel maggio 2012.
Il primo luglio 2012 Maljković fu formalmente presentato come nuovo allenatore dei campioni croati dello Cedevita di Zagabria. Però il 20 novembre 2012 si dimise da capo allenatore, affermando di non avere più la volontà o il desiderio di allenare la squadra. Nel 2019 è entrato nella Split Sports Hall of Fame.
(4 e continua)

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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 7 giugno 2025.


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