Arbe, l’isola felice

Arbe, l’isola felice
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Ma l’isola d’Arbe è da visitare anche fuori dalla stagione estiva? Conviene fare una gita di un giorno? Oltre alla città, c’è qualcos’altro da vedere? Domande che potrebbero sembrare tanto banali quanto legittime da porsi prima di affrontare un viaggio. Le risposte potrebbero sorprendere. A cominciare dalla prima: è vero, Arbe è un’isola che vive in primis durante l’estate, è in buona parte rivolta alle attività turistiche, piena di alberghi, pensioni private, campeggi e tutto quello che ruota intorno all’industria dell’accoglienza. Vanta tante spiagge di sabbia, sono una trentina quelle note, riconosciute da 125 anni dai turisti di tutto il mondo. Una destinazione per gli amanti della vacanza sole e mare, si dirà, in relax. Certo, ma non è solo questo: Arbe offre tanto altro, magari un po’ nascosto, da scoprire passo per passo.
È veramente l’“isola felice”, con tante piccole pittoresche baiette, una fitta e rigogliosa flora e una ricca fauna. È in buona parte ricoperta di verde. Quello che favorisce il tutto sono le condizioni microclimatiche, caratterizzate da una temperatura media annua di 14,9º C e da una precipitazione annua di 1.108,8 mm. La durata media annuale delle ore di sole è di 2.417. Situata nel Golfo del Quarnero, nella parte settentrionale dell’Adriatico, conta circa 9.000 abitanti (di cui 7mila nella città principale) che si occupano principalmente di turismo, agricoltura, pesca e allevamento. E anche se l’isola è associata alla città di Arbe, oltre a questa oggi esistono sette insediamenti: Lopar (Loparo), Barbat (Barbato d’Arbe), Banjol (Bagnolo d’Arbe), Palit (Palude), Kampor (Campora), Mundanije (Mundaneo) e Supetarska Draga (Valle San Pietro).
La storia dell’isola di Arbe ha radici molto antiche. Popolata dagli Illiri nel 350 avanti Cristo, nel I secolo divenne un municipio romano, denominata Felix Arba. I primi dati affidabili si trovano nei diari di viaggio e nelle guide dei marinai. Gli scritti di Tolomeo menzionano l’isola di Skardon e due città: Arba e Kollenton. Anche Plinio il Vecchio, nella sua Historia naturalis, parla di Arba. Il geografo greco Pseudo-Skylak (V-VI secolo a. C.) menziona le isole di Arbe e Pago con il nome comune di “Mentorides”. Nei documenti latini successivi, Arbe è riportata con vari nomi: Arbia, Arbiana, Arbitrana, Arbum e Arbe. È molto probabile che Arbe derivi dal nome illirico o liburnico di Arba, che significa boscoso, oscuro, verde, oppure interpretato come “isola nera”, fatto dovuto alla foresta di conifere che oggi si trova sull’isola.
Inizialmente sotto il dominio dell’Impero romano, poi passata agli Slavi, la sua crescita ha inizio nella seconda metà dell’XI secolo e dura fino al XIII secolo, quando è governata da sovrani croati e dalla Repubblica di Venezia, come libero comune adriatico. I veneziani lasciano un’impronta indelebile nella sua architettura e cultura. Successivamente, farà parte dell’Impero austro-ungarico. Nel XV secolo viene venduta alla Serenissima e rimane sotto il suo dominio fino al 1798 e l’arrivo di Napoleone. Uno dei momenti più significativi della storia di Arbe si verifica nel 1889, quando l’allora sindaco decide di promuovere il turismo, dichiarando l’isola una stazione balneare e climatico-curativa.
Dopo il crollo della monarchia austro-ungarica, alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918 il Regno d’Italia, oltre ad alcune altre isole e regioni, ottiene anche Arbe, ma dopo il Trattato di Rapallo (1920) l’isola entra a far parte del Regno di Jugoslavia. Ritorna sotto il controllo italiano il 17 aprile 1941 e con il Trattato di Roma del 18 maggio 1941, è annessa all’Italia fascista. Nel 1943 arrivano i partigiani, poi nel 1944 per un breve tempo passa sotto il Terzo Reich e nel 1945 viene liberata dall’esercito juugoslavo di Tito. Come muto testimone di questi ultimi anni di guerra c’è il campo di concentramento di Campora, oggi trasformato in un cimitero.
Arbe è raggiungibile dalla terraferma in appena 15 minuti di traghetto. Tutto l’anno va quello che dalla terraferma parte da Stinica, vicino a Jablanac e in pochi minuti porta a Mišnjak, ossia Sorci (o Misgnak, o ancora Misgnach), un isolotto disabitato, quasi nella punta più meridionale di Arbe. L’alternativa estiva porta da Valbisca (Veglia) in una lunga trasferta fino alla cittadina di Loparo, posta nella punta più settentrionale dell’isola. Noi scegliamo il traghetto di Stinica (Stinizza). Per chi parte da Fiume, ci sono poco più di 100 chilometri e circa 100 minuti di viaggio via Crikvenica, Novi Vinodolski e Segna lungo la vecchia strada magistrale.
Una volta sbarcati a Sorci, decidiamo di raggiungere l’altra parte dell’isola, dritti fino a Loparo, per farci un’idea di base. A Sorci troviamo solo roccia, in pratica una zona desertica e arida, ma che ben presto diventerà sempre più verde. Passiamo per prima attraverso Barbato – la prima località che vedrete appena scesi dal traghetto, conosciuta per le sue spiagge di ghiaia, la tradizione dei pescatori e ristoranti ottimi (è una delle mete preferite dai diportisti) – e Bagnolo, mentre in lontananza si scorge la città di Arbe. Entrati ad Arbe, all’incrocio svoltiamo a destra e inforchiamo una leggera salita verso l’unica località che non si affaccia al mare, ossia Mundanije. Andiamo avanti e dopo un po’ rivediamo il mare e Valle San Pietro (Supetarska Draga). Segue una serie di curve e quasi dentro un piccolo canyon arriviamo alla punta più settentrionale dell’isola, ossia a Loparo. Alla fine da una punta all’altra, da Sorci a Loparo saranno in totale 22 chilometri, circa mezz’ora in macchina (dal centro di Arbe ci sono 13 chilometri).

Andando per sentieri
Oggi Loparo è una località quasi del tutto dedita al turismo, famosa per le sue spiagge sabbiose e per la leggenda di San Marino, che da qui partì per fondare l’omonima repubblica sull’altra sponda dell’Adriatico. Alla periferia del borgo c’è una grande rotonda. Svoltando a sinistra si raggiunge il centro storico, andando a destra invece ci si addentra nel quartiere prettamente turistico di San Marino. È qui che sorgono alcune delle spiagge di sabbia più belle dell’isola, Rajska e Livačina: si sviluppano entrambe a forma di mezzaluna proprio alle spalle del grande complesso turistico. La Rajska si estende per una lunghezza di quasi due chilometri ed è stata premiata con la prestigiosa bandiera blu per la qualità dell’acqua, inserita dalla CNN nella lista delle 100 spiagge top al mondo. Livačina, invece, si trova a poche centinaia di metri di distanza, è più piccola e riparata da una rigogliosa pineta. C’è anche la Sahara beach, che si raggiunge grazie a un sentiero a piedi, riservata ai naturisti. Merito anche di una testa coronata. A dare una nuova, importante spinta allo sviluppo del turismo è stato Edoardo VIII del Regno Unito, che negli anni ’30, soggiornando sull’isola con la sua dolce metà, la statunitense Wallis Simpson. Pare che sia stato il primo a praticare il nudismo sulle spiagge di Arbe. Da rilevare che l’isola è adatta anche agli amanti delle escursioni e del trekking, attività che portano turisti anche in altre stagioni.
Sono tre gli itinerari didattici che si sviluppano nell’area compresa tra le località di Campora, Valle di San Pietro e Loparo. Sono alla portata di tutti, dato che non sono difficili, sono pure ben segnalati e con tanti pannelli informativi toccano ben 30 siti archeologici per scoprire le origini di quest’isola. Ad esempio, il sentiero Epario si estende lungo la costa di Loparo per 10 chilometri, con un tempo di percorrenza stimato in circa tre ore. Sul tracciato si trovano numerosi siti che ci rivelano che quest’area fu assiduamente battuta in passato, soprattutto nella preistoria. Il sentiero che prende il nome di Frux, collocato tra le località di Loparo e Valle San Pietro (una porzione coincide con il sentiero Premužić, omaggio all’ingegnere forestale, costruttore, alpinista e vero amante della natura), si snoda attraverso fertili appezzamenti di terreno separati dai classici muretti a secco. Ha una lunghezza di 6,5 chilometri e ha un tempo di percorrenza stimato in circa due ore. Anche qui ci sono diversi siti archeologici. E dopo poco possiamo ammirare in primis uno splendido panorama verso le spiagge di Loparo e renderci conto di quanto grandi siano. È inevitabile dare un occhiata alle altre isole vicino, in primis all’Isola Calva (Goli otok)e San Gregorio (Sveti Grgur), e un po’ più lontano alla terraferma con le sue montagne.
Infine, il sentiero Capo Fronte, un tracciato che si sviluppa nella zona più boscosa dell’isola, la riserva forestale di Dundo (apparteneva alle suore del monastero benedettino di Santa Giustina, si distingue per i resti di chiese medievali, muretti a secco, fornaci di calce, miniere di bauxite e per il bosco di lecci meglio conservato del Mediterraneo) e la penisola di Kalifront (nota per il suo rilievo carsico e la costa frastagliata con una serie di stupende baie e insenature circondate da pinete). Ha una lunghezza di 22,5 chilometri e ha un tempo di percorrenza stimato in circa sei ore. Al contrario dei primi due percorsi, questo si trova nella zona più occidentale dell’isola, la meno abitata, fa capo a Campora.
Arbe è conosciuta pure come l’isola senza serpenti (velenosi). Secondo la leggenda, grazie alla benedizione del patrono San Marino (secondo la tradizione, attorno al III secolo, lo scultore cristiano originario di Arbe fuggì in Italia dalla persecuzione di Diocleziano e dopo essere arrivato ad Arminium-Rimini), decise di fermarsi sul Monte Titano). Ci sono oltre 100 chilometri di sentieri pedonali e ciclistici.
A onor di cronaca, bisogna dire che gli appassionati di trekking sanno combinare questi percorsi, partendo da Loparo e prendendo il sentiero Frux, percorrendolo per circa due terzi. A un certo punto si arriva praticamente all’unico incrocio del percorso posto al punto più elevato del sentiero. Qui c’è chi scende verso Valle di San Pietro, ma i più bravi e determinati continuano a salire. Dopo un po’ il terreno diventa sempre più arido, molto più roccioso e meno ospitale. Dopo diversi chilometri si arriva al punto più altro dell’isola, la cima Kamenjak (nome del tutto adeguato) o in italiano Tignarossa. È un rilievo di formazione calcarea, a 408 metri di altezza, che protegge l’isola dalle fredde influenze meteorologiche provenienti dal nord. Dalla vetta, quando il cielo è limpido, si può ammirare uno spettacolare panorama da 360 gradi.
E se non siete amanti del trekking? Non ci sono problemi: da Mundanije c’è una strada che porta proprio in cima, anche se in alcuni tratti ha una forte pendenza ed è stretta, per cui si spera di non andare incontro ad altre macchine. Il Kamenjak, anche se non tanto popolare è decisamente un posto da visitare. E man mano che si scende si può vedere sempre meglio proprio la città di Arbe, il suo porto e la sua parte più vecchia, ricca di chiese, mura e tanto altro.
(1 e continua)

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Pubblicato su Panorama il 31 maggio 2025


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