Sakomanova pot, sentiero tra Slovenia e Croazia

Sakomanova pot, sentiero tra Slovenia e Croazia
Spread the love

Sakomanova pot, Sakomanov put, in italiano Sentiero di Sakoman: è un noto percorso escursionistico, situato in Croazia, specificamente nella regione montuosa dell’Istria interna, tra le vette di Žbevnica e Golič, che invita non soltanto gli alpinisti e ammanti del trekking, ma pure semplici escursionisti. Un cammino da fare, possibilmente, tutto d’un fiato, anche se, ovviamente, si può dividere in due parti. Ad ogni modo, qualunque sia la scelta, si potrà sempre vivere un’esperienza del tutto diversa, una visuale per molti inedita della Cicceria, conoscendo zone poco o comunque meno trafficate e meno note dell’Istria, sia dal lato croato che da quello sloveno. Come ci si arriva?
Per chi parte da Fiume, la strada porta via Mattuglie e Permani per poi deviare verso Mune. Quindi si prosegue dritti verso… Trieste. Si passa il vecchio confine di Jelovice/Podgorje, oggi del tutto libero e senza controllo e poco dopo si arriva nel paesino di Podgorje, un vero crocevia per gli escursionisti di tutte le specie, visto che da qui partono svariati sentieri in tutte le direzioni. Popolare è la salita verso lo Slavnik e il suo rifugio. Con i suoi 1.028 metri sul livello del mare (mslm) è la montagna più alta di questa zona. È, tra l’altro, riconoscibile e si stacca sul paesaggio anche perché in cima, oltre al rifugio, c’è pure un centro trasmittente (ripetitore) tv.
UNA TAPPA IMPEGNATIVA. Il nostro obiettivo non è semplice in quanto percorrere il tratto da Podgorje a Brest crea diversi “problemi”. Il primo è di carattere logistico, in quanto la camminata richiede circa 15 chilometri, il secondo riguarda il dislivello, che è di circa 800 metri, visto il sentiero molto ondulato. A questi si aggiunge il fatto che i due paesi sono distanti l’uno dall’altro ben 21 chilometri di strada. E proprio per questo molti l’affrontano in due tappe separate, una per passare il lato sloveno e l’altra per quello croato. I gruppi alpini, che viaggiano in corriera, possono farlo completamente in un solo turno.
Da Fiume e Podgorje ci sono appena 60 chilometri e si arriva in circa un’ora. Podgorje di mattina si presenta come una località molto tranquilla, con più escursioni in giro che abitanti del posto. È qui che inizia il Sentiero di Sakoman: una proposta che non compare nelle grandi guide internazionali, ma che racconta, passo dopo passo, una delle storie più profonde dell’Istria settentrionale, ossia quella di un confine che, con l’entrata nell’area di Schengen della Croazia, ha smesso di dividere due Stati e una regione. All’inizio il cammino è quasi timido, una traccia che s’inerpica tra cespugli bassi e alberi piegati dal vento. Ben presto la salita si fa più pronunciata e la natura prende il sopravvento; non si sente nulla, se non il ritmo dei passi e il fruscio dell’erba. Oggi attraversare queste colline è semplice. Non ci sono barriere, né controlli. Ma fino a poco fa questa cresta era una linea sensibile: pattuglie, confini politici, diffidenza.
ESISTEVA ANCHE PRIMA, MA NON ERA UFFICIALE. Il sentiero esisteva già, ma era percorso, quasi di nascosto, da pastori, da famiglie divise, da contrabbandieri che conoscevano ogni roccia come una pagina di casa. L’Apertura ufficiale nel 2014 ha restituito al territorio qualcosa che non era mai davvero scomparso, ossia la continuità. Il nome ricorda Josip Sakoman, uomo di montagna prima ancora che escursionista. Non un eroe celebrato, ma uno di quei custodi silenziosi che salvano i luoghi semplicemente continuando a camminarli. Quando molti sentieri cadevano nell’oblio, lui ne conservava la memoria, convinto che le vie antiche non fossero solo percorsi geografici, ma legami umani. E chi si mette in moto su questa via capisce cosa intendesse.
La salita verso Kojnik è graduale. Il bosco si dirada e all’improvviso il panorama si apre come una finestra spalancata. Da un lato l’altopiano carsico, dall’altro l’Istria che scivola verso il mare invisibile. Il vento è quasi assente. I pastori un tempo dicevano che al tramonto era meglio non fermarsi troppo a lungo, perché la montagna ricordava chi si era perso lungo queste creste. Forse erano solo storie per spaventare i bambini; o forse era il modo più semplice per spiegare la solitudine del luogo.
CAMMINANDO SUL CONFINE. Andare fino al Kojnik è forse la parte più difficile in quanto si fa una salita di circa 300 metri di dislivello. Il Kojnik, infatti, si trova a 802 sldm. Dopo un leggero riposo e goduto il panorama in primis verso la vetta dello Slavnik, non rimane che proseguire verso la prossima cima, quella del Golič. Qui il sentiero comincia a cambiare in modo drastico: non ci sono alberi, solo pietra e cielo. Si cammina letteralmente sul confine, anche se non lo si vede: l’ambiente è uguale, stesso vento, stessa erba, stessa luce; ma a sinistra c’è la Slovenia, a destra la Croazia. .
È qui che la Sakomanova pot mostra la sua vera natura. Non è un itinerario panoramico nel senso classico, piuttosto un’esperienza di spazio. Per chi sa, vede Golič da lontano. È ampia, spoglia, battuta dal vento. Non offre riparo, solo orizzonte. Pietra, erba e una specie di croce che indica la vetta. E la scritta Golič e 889 a indicare i metri sopra il livello del mare. Proseguendo verso lo Špičarsti vrh si tocca la frontiera. La “demarcazione” è simbolica; non ci sono tracce che indicano che di qui passa il confine di Stato. La famosa linea delle mappe geografiche; una linea che se non ci fossero i cellulari e le mappe uno non si renderebbe nemmeno conto che esiste. Il sentiero passa così a più riprese in confine ed è qui che diventa chiaro perché il sentiero dal 1991 fino all’entrata della Croazia nel Schengen era chiuso e si poteva passare solo con permessi speciali, almeno legalmente. Passarlo illegalmente di giorno era del impossibile, dato che si era ben visibili da chilometri.
Il terreno è ideale per il pascoli. Cerchiamo degli animali, però a parte qualche uccello, non ci sono, sebbene i testi di storia raccontino che nel passato, secoli fa, non mancavano le mandrie. Oggi l’erba è alta. Il tratto finale, ormai in territorio croato, muta ancora. La salita non è semplice, anche se è breve. È in verticale, le rocce sono sempre più appuntite ed emergono dall’erba, obbligando a rallentare.
VEDUTE MOZZAFIATO. Dopo ore di cresta, la salita alla cima Žbevnica appare quasi gentile. Andiamo incontro a prati morbidi, sentieri larghi, aria è più calda. E il vento rimane, però, sempre da padrone. Dalla vetta tutto diventa chiaro. Nelle giornate limpide si dice che si possano vedere il Golfo di Trieste, le Alpi lontane, l’Istria verso Pola. Pure qui il panorama è da 360 gradi. La città più vicina è a sud è Pinguente. Si dice che i pastori salivano qui per leggere il tempo. Guardavano il colore dell’orizzonte e decidevano se scendere o restare. Ancora oggi qualcuno sostiene che la montagna annunci la bora con un silenzio improvviso.
Dalla cima della Žbevnica ci sono ben tre discese. Per la prima bisogna un po’ tornare indietro e prendere il sentiero semplice verso il rifugio della Žbevnica. L’altro invece è uno ripido che scende dritto verso il rifugio. L’ultimo è quello più lungo e semplice, che fa un giro largo per arrivare proprio dritti a Brest, che è poco sotto il rifugio. Il posto come tale è del tutto silenzioso con la gente quasi assente e dove gli escursionisti sono la maggioranza, soprattutto nei weekend.
A Brest finisce il nostro viaggio lungo un sentiero storico, che ha cambiato ruolo e dove i confini di cultura e quelli di Stato nei secoli hanno modificato il suo paesaggio. Un sentiero importante da tutti i punti di vista per la Cicceria e che rimane ancora oggi al di fuori delle rotte più frequentate, offrendo, pertanto, una natura incontaminata, dove l’azione dell’uomo è rimasta ridotta al minimo.
Il Sentiero di Sakoman non sarà spettacolare, ma è proprio questo il suo segreto e il suo fascino: non cerca di stupire, invita ad ascoltare e a capire. Innanzitutto, a rendersi conto che i confini sono temporanei, mentre i percorsi restano; che cambiano gli Stati e le genti, ma le montagne continuano a collegare luoghi e storie. Forse è questa l’eredità più grande lasciata da chi ha voluto preservare questo tracciato, ossia ricordarci che ogni sentiero nasce per unire. E quando, arrivati a Brest, ci si volta indietro verso la cresta percorsa, sembra quasi impossibile pensare che quelle stesse montagne siano state, un tempo, una “barriera”, spazi di separazione.

Ferroviere con la passione per i monti
Josip Sakoman era nato il 18 novembre 1929 a Klinča Selo, vicino a Jastrebarsko. Ferroviere di professione, aveva trascorso la sua vita lavorativa in numerose stazioni ferroviarie in Bosnia e Croazia, e gli ultimi 20 anni presso l’amministrazione della HŽ a Zagabria. È stato membro dell’HPD “Željezničar” di Zagabria per circa trent’anni. Nel periodo 1969/70 è stato segretario della sezione del Campo e nel 1971/1972 è stato segretario di quella società. Si è distinto per molti anni organizzando regolarmente escursioni settimanali per grandi gruppi alpinistici. A lui si deve principalmente la creazione dell’originale Sentiero escursionistico istriano (IPP) da Slavnik a Vojak, che iniziò a tracciare nel 1971 con i suoi collaboratori Franjo Znik, Antun Kralj, Franjo Jerman e altri, e che fu inaugurato ufficialmente il 1° maggio 1976. Di inestimabile importanza sono i contatti di Josip Sakoman con i politici locali e la popolazione, senza il cui aiuto questo intento sarebbe stato difficile da realizzare.
Fornì all’IPP una guida-diario e distintivi, e organizzò punti di controllo lungo il percorso. Con l’aiuto di alpinisti di numerose associazioni, in particolare dell’HPD “Željezničar” di Zagabria e del “Klikun” di Pleternica, si occupò di tutto per quasi tre decenni. È un instancabile autore di articoli e promotore dell’IPP su pubblicazioni pubbliche e alpinistiche, tanto che entro il 1998, 2.146 alpinisti avevano completato l’IPP nella sua interezza. Oltre all’IPP, sono stati segnalati anche gli accessi da Jelovice, Buzet, Roč, Lupoglav e Veli Muni, nonché numerose scorciatoie e sentieri di collegamento. In totale, si tratta di oltre 150 km di sentieri escursionistici segnalati, la maggior parte dei quali è ancora oggi in uso. Ha visitato le montagne istriane circa 200 volte, sia come capo di un gruppo per la tracciatura e la manutenzione dei sentieri escursionistici, sia come organizzatore di spedizioni escursionistiche. A causa di malattia e dell’età avanzata, non era più attivo nell’escursionismo dal 1998.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Su iniziativa dell’Associazione Alpinistica Istriana e dell’OPD di Capodistria, nell’autunno del 2014 il sentiero panoramico Žbevnica-Golič è stato intitolato a lui e ora si chiama “Sakomanov put”/”Sakomanova pot”. Gli alpinisti istriani e gli abitanti della Ciceria ricorderanno e rispetteranno Josip Sakoman per il suo amore per l’Istria e per la valorizzazione delle montagne istriane anche al di fuori dell’Istria. In questo modo, ha influenzato in modo significativo lo sviluppo dell’alpinismo istriano moderno, sia nella parte slovena che in quella croata dell’Istria. Morì il 14 settembre 2015 all’età di 86 anni.

La riapertura
Sulla cima dello Žbevnica, in Croazia, e del Golič, in Slovenia, il 18 ottobre 2014 è stato inaugurato il Sentiero di Sakoman (Sakomanov pot). Josip Sakoman insieme agli escursionisti dello “Željezničar”, ma anche del “Klikun” di Pleternica e altri, ha curato la manutenzione di questi sentieri per tre decenni, dal 1971 al 1998, con oltre 120 interventi di tracciatura e marcatura. Ha dato un contributo eccezionale allo sviluppo dell’alpinismo, sia nella parte slovena che in quella croata dell’Istria. In segno di riconoscimento e di monito per le nuove generazioni di escursionisti si è deciso di intestargli questo percorso straordinario che si estende da Golič (889 m) a Žbevnica (1014 m), per una lunghezza di 4,5 chilometri e può essere percorso in 1 ora e 30 minuti di cammino. I punti di partenza più vicini sono Zazid e Rakitovec, sul versanto sloveno, e Brest e Dane, su quello croato. Da questi luoghi è possibile pianificare escursioni di mezza giornata lungo il crinale panoramico che collega i due Paesi, da cui si possono ammirare splendide viste su gran parte della Cicceria, dell’Istria centrale e del Golfo di Trieste, arrivando con lo sguardo fino alle Alpi e al Triglav nelle giornate limpide.
Il Sentiero di Sakoman ha acquisito la sua piena importanza dopo l’abolizione del regime di Schengen al confine di Stato e la riattivazione del valico di frontiera alpinistico di Žbevnica. Alla cerimonia dell’inaugurazione del sentiero hanno partecipato 180 alpinisti provenienti dall’Istria croata e slovena. Il gruppo più numeroso ha completato l’escursione Sočerga-Kraški rob-Golič-Žbevnica-Brest e ha aperto il percorso sul versante sloveno. Il gruppo più leggero ha completato l’escursione Brest-Žbevnica-Špičasti vrh e ritorno, aprendo il percorso sul versante croato. Tra loro c’erano l’85enne Sakoman con i suoi parenti e collaboratori (tra cui Vid Marić, di Pleternica), e la delegazione internazionale IMFN – The International Model Forest Network (Rete Internazionale delle Foreste Modello). La sicurezza di Sakoman e degli escursionisti è stata garantita dall’Hgss (Hrvatska gorska služba spašavanja, Soccorso alpino croato) di Pola, mentre al resto ci hanno pensato le guide alpine della stazione istriana.

Per vedere l’intero articolo, versione PDF

Pubblicato su Panorama il 15 marzo 2026


Spread the love