Addio a Goran Sukno
Ci sono atleti che vincono, e ci sono atleti che lasciano un’impronta indelebile sulla storia del loro sport. Goran Sukno appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Pallanuotista di straordinario talento, capitano leggendario e uomo di sport a tutto tondo. Sukno ha incarnato per decenni l’essenza della pallanuoto con tecnica, carattere, passione e una dedizione totale alla propria disciplina che non si è mai spenta, nemmeno dopo il ritiro dall’agonismo. Sukno nacque il 6 aprile 1959 a Ragusavecchia (Cavtat), a pochi chilometri da Ragusa (Dubrovnik). L’amore verso la pallanuoto arrivò presto. Iniziò a giocare nella squadra della sua città natale nel 1971, ad appena dodici anni. Sukno si distinse rapidamente per le sue qualità atletiche e per una maturità tattica precoce che colpì allenatori e avversari. Era un difensore affidabile e un attaccante pericoloso, riconoscibile per la velocità di nuotata e la precisione nei tiri, caratteristiche che avrebbe poi affinato nel corso di una carriera memorabile.
Dopo cinque anni di “gavetta”, nel 1976, all’età di diciassette anni, Sukno compì il passo decisivo della sua carriera giovanile, ossia il trasferimento al VK Jug di Ragusa (Dubrovnik). Il club più glorioso della regione, destinato a diventare la sua casa sportiva per oltre un decennio. Quando Sukno vi approdò il club stava attraversando una fase di rinascita, e il giovane difensore-attaccante sarebbe diventato uno dei protagonisti assoluti dell’era d’oro ragusana. Il 1980 fu l’anno della svolta. Lo Jug conquistò il titolo federale, ponendo fine a una siccità lunga trent’anni. La squadra, composta da una generazione di giocatori eccezionali, stava costruendo qualcosa di grande. L’anno successivo, il 1981, arrivò la consacrazione europea. Lo Jug debuttò nella Coppa dei Campioni e la conquistò. Quella vittoria, ottenuta nelle storiche piscine di Kupari, vicino a Ragusa (Dubrovnik), rimase scolpita nella memoria collettiva del club.
Con lo Jug, Sukno costruì un palmarès di club straordinario. Vinse cinque titoli nazionali, due Coppe della Jugoslavia e quella Coppa dei Campioni del 1981 che rappresentò il culmine del suo percorso europeo con la cuffia rossoblu. Nei dieci anni trascorsi a Ragusa (Dubrovnik), dal 1976 al 1986, Sukno divenne il simbolo di una squadra e di un’epoca, il capitano carismatico attorno al quale si cementava l’identità del club. Se la carriera di club fu brillante, è con la cuffia della selezione jugoslava che Goran Sukno scrisse le pagine più luminose della sua biografia sportiva. Il debutto avvenne nel 1979, e da quel momento Sukno divenne un elemento imprescindibile del progetto tecnico nazionale, crescendo fino ad assumere il ruolo di capitano e leader dello spogliatoio. Nel 1983 arrivò la prima grande soddisfazione internazionale: la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo. Un risultato che confermava l’ex Jugoslavia come potenza emergente nel panorama pallanuotistico mondiale. Le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 rappresentarono l’apice della carriera di Sukno come giocatore. La nazionale, guidata dal leggendario commissario tecnico Ratko Rudić, disputò un torneo straordinario e conquistò l’oro. Sukno fu uno dei protagonisti chiave di quella vittoria, contribuendo con il suo gioco solido e intelligente a un trionfo che rimane nella storia.
L’anno successivo, nel 1985, la Jugoslavia si aggiudicò la medaglia d’argento al Campionato Europeo di Sofia. Il 1986 fu l’anno del Mondiale di Madrid. Sukno era il capitano di quella formazione straordinaria, e condusse la squadra verso il titolo iridato in una finale contro l’Italia decisa all’ultimo secondo. Quel titolo mondiale completò una tripletta dorata, oro olimpico, argento europeo, oro mondiale, che consacrò Sukno tra i più grandi pallanuotisti di tutti i tempi.
Dopo aver dato tutto per lo Jug, nel 1986 Sukno intraprese una nuova avventura, il trasferimento in Italia, alla Rari Nantes Salerno. Quando arrivò a Salerno, la squadra militava nei campionati minori. Sukno con il suo contributo da campione olimpico fu determinante nel percorso di crescita del club salernitano, che sotto la sua guida ottenne la promozione in Serie A1. La città campana divenne la sua seconda casa. Con una breve parentesi di ritorno allo Jug nel 1989, Sukno rimase in Italia per quattro stagioni complessive, prima di fare definitivamente rotta verso casa. Dal 1994 al 2012, per quasi due decenni, Goran Sukno ricoprì il ruolo di direttore sportivo del VK Jug. Fu un periodo straordinario. Sotto la sua guida dirigenziale, il club ragusano tornò a essere una delle formazioni più forti d’Europa, conquistando tra l’altro la Champions League nel 2001 e nel 2006, due trionfi continentali che consacrarono definitivamente lo Jug nell’Olimpo della pallanuoto mondiale. Sotto la sua gestione lo Jug divenne una vera e propria fucina di campioni, sfornando giocatori del calibro di Bošković, Bušlje e Joković, oltre naturalmente al figlio Sandro. Dopo il 2012, Sukno continuò a lavorare nel mondo della pallanuoto come coordinatore del settore giovanile dello Jug e direttore tecnico del club.
Il contributo di Goran Sukno alla pallanuoto croata non si limitò al VK Jug. Fu anche uno degli artefici del rilancio della nazionale (i Barakuda), che avrebbe poi raggiunto l’apice a Londra 2012. Nel 2004, insieme ad altri ex campioni come Milivoj Bebić, Luka Bukić e Zoran Roje, Sukno fu determinante nel convincere Ratko Rudić, lo stesso allenatore che lo aveva guidato all’oro olimpico di Los Angeles, ad accettare l’incarico di commissario tecnico della Croazia. Una scelta azzeccata, che si rivelò profetica. Quel quadriennio culminò con la storica vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Londra 2012, dove la Croazia batté l’Italia in finale. In quella squadra militava anche il figlio di Sukno, Sandro, rendendo padre e figlio l’unico duo croato ad aver vinto l’oro olimpico nella pallanuoto.
La storia sportiva di Goran Sukno non può essere raccontata senza parlare dei suoi figli. Ivan e Sandro Sukno sono entrambi diventati pallanuotisti di livello internazionale, seguendo le orme del padre con un talento e una determinazione che ne avrebbero orgogliosamente confermato l’eredità. Sandro Sukno, nato nel 1990, è diventato uno dei più grandi pallanuotisti croati di sempre, campione olimpico a Londra 2012, medaglia d’argento a Rio 2016, campione del mondo nel 2017, campione europeo nel 2010. Un attaccante puro, un bomber letale, fisicamente e tatticamente diverso dal padre che era un giocatore più portato alla fase difensiva.
Il 15 febbraio 2026, Goran Sukno si è spento a Ragusa (Dubrovnik) all’età di 66 anni, dopo una lunga e difficile malattia affrontata con la stessa dignità silenziosa che aveva contraddistinto tutta la sua vita. La sua eredità è scritta nelle vasche di Ragusa (Dubrovnik), Los Angeles, Madrid, Salerno dove ha scritto la storia. Ma è anche scritta nei giovani che ha formato, nei trofei che ha vinto e fatto vincere, nel figlio Sandro. Padre e figlio, entrambi campioni olimpici, una storia familiare che non ha paragoni nella pallanuoto croata, e che testimonia la straordinarietà di una vocazione trasmessa di generazione in generazione.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 14 marzo 2026