Sorica, tra natura e storia
La Slovenia, anche se considerata una nazione tutto sommato piccola, come superficie, è decisamente un Paese ricco di montagne e altopiani. A tal punto che, nonostante la buona volontà, è una bella impresa, un’impresa difficile, visitarli tutti. Ci sono quelli famosi, che fanno ormai parte di destinazioni ben consolidate (anche sotto l’aspetto turistico), ma ciò non significa che quelli meno noti non siano altrettanto attraenti, interessanti per gli appassionati di queste mete. Anzi, essendo meno affollati, consentono di godere maggiormente, con più tranquillità, della loro offerta. Uno di questi è l’altopiano di Sorica, con le sue montagne a 1600 metri di quota. Ma dove si trova?
Si può raggiungere dall’Italia passando lungo il fiume Isonzo da Gorizia fino a Most na Soči e quindi lungo la tortuosa strada che costeggia il fiume Bača. È la stessa strada che porta al lago di Bohinj, ma in questo caso ci si ferma prima, a Sorica per l’appunto. Tante curve, ma ne vale la pena. Per chi parte da Fiume, prende la strada verso Postumia e poi procede in autostrada in direzione di Lubiana. Superata la capitale, bisogna deviare prima per Medvode e poi per Škofja Loka (in tedesco Bischoflack, dal 1941 al 1945 Laak an der Zaier, Prato del Vescovo in italiano desueto). Da qui si entra in un labirinto di strade più strette, tra i vari canyon, costeggiando svariate montagne prima di arrivare nel comune di Železniki. Ormai la nostra meta è vicina. Si giunge nella zona di Sorica Sorica, un piccolo paese diviso in due parti, Zgornja Sorica (Sorica superiore) e Spodnja Sorica (Sorica inferiore). I due paesi sono molto vicini tra loro e formano un insieme tra i più pittoreschi della Slovenia, specie quando lo si può ammirare risalendo la Selška dolina da Železniki, o arrivando dalla valle della Baccia (in sloveno Baška grapa). La strada si fa sempre più tortuosa e deserta. Si va avanti per diversi chilometri. Raggiunto l’altopiano di Sorica, ossia la Soriška planina, si apre davanti a noi un tratto pianeggiate dove è concentrato tutto l’essenziale, per tutte le stagioni. Troviamo un ristorante/pensione, le case “aggiuntive” della pensione e la zona delle funivia. E, inoltre, c’è un ampio parcheggio.
Ci troviamo nell’Alta Carniola (Gorenjska, in sloveno). Tutta la zona della Sorica è situata in una posizione a dir poco idilliaca, completamente circondato dalle montagne che sfiorano i duemila metri, con pascoli, piccole case bianche e alte montagne. Se d’estate è verdissima, con le mucche che pascolano non soltanto nei prati, la zona è splendida anche in autunno, quando il foliage la fa da padrone, mentre d’inverno si viene qui a sciare, neve permettendo. Una tabella ci ricorda il passato della regione. Dal XIII secolo Sorica, a queoi tempi Zarz, era in gran parte popolata da contadini e allevatori tirolesi originari dell’alta val Pusteria, vicino a San Candido/Innichen in Tirolo, che furono mandati qui dal vescovo di Frisinga (in tedesco Freising, città della Baviera che all’epoca deteneva il potere su queste terre. Gli abitanti parlavano un particolare dialetto sud-bavarese simile a quello tuttora presente in Alta Pusteria, parte di una ristretta isola tedescofona ai piedi delle Alpi Giulie, che purtroppo è andata perduta alla fine della seconda guerra mondiale. Sono pochissime le persone che ancora lo parlano al giorno d’oggi, ma si sta cercando di preservarlo e valorizzarlo, anche a fini turistici.
Non ci sono parole per descrivere la bellezza di Sorica in autunno. Leggermente fuori dal minuscolo centro del paese di Spodnja Sorica, situato al di là della strada rispetto alla bella chiesa parrocchiale dedicata a San Nicolò, troviamo una statua raffigurante l’abitante più famoso di Sorica: Ivan Grohar (1867-1911), uno dei più importanti pittori dell’impressionismo sloveno, che spesso si ispirò proprio alla terra natia per i suoi dipinti. La casa natale del pittore ospita la collezione di memorie di Grohar e una galleria, oltre a una collezione etnografica di oggetti utilizzati dagli artigiani e dai contadini del passato.
L’altipiano si trova a quota 1.600 m e si è affermato in primis per il modesto e relativamente economico comprensorio sciistico, con 7,5 km di piste, una seggiovia e tre skilift. Un luogo molto ricercato dalle famiglie nei mesi invernali, ma forse ancora di più nei mesi caldi, quando sono tanti gli escursionisti che vengono qui per salire sulle sue facili cime e ammirare uno dei panorami più belli della Slovenia sulle Alpi Giulie. L’imbarazzo è solo da che parte incominciare a conoscere le colline. Se si va alla destra, si inizia la scalata verso il Možic (1609 m), mentre andando a sinistra si raggiunge il Dravh (1548 m). Che siate degli alpinisti bravi e preparati o degi semplici escursionisti, non serve tanta condizione fisica per salire, anche se l’erta è ripida e sembra senza fine. Una volta in cima, si accede “facilmente” a tutte le altre vette con poche salite e discese tra i vari sentieri.
Decidiamo di prendere il sentiero che va a sinistra del parcheggio. Saliamo quindi sotto la seggiovia. Questo è il pezzo più impegnativo e noioso del tragitto. Siamo infatti nel bel mezzo di quello che d’inverno, trovandosi sotto la neve, è una pista da sci. Saliamo e arriviamo fino alla sella, da cui si gode un bel panorama sulla valle di Sorica e verso le montagne a sud. Qui si fa una piccola deviazione per salire sulla prima vetta, il Dravh. Il sentiero è a zigzag e alla fine si apre a noi l’orizzonte, a 360 gradi, dal Triglav /Tricorno, in mezzo alle Alpi Giulie, alle Alpi di Kamnik e le Caravanche. Dopo un po’ di riposo scendiamo fino alla sella e risaliamo verso la seconda cima della giornata, il Lajnar (1549 m), situato poco sopra al punto in cui arriva la seggiovia. La seggiovia funziona tutto l’anno e pure nel periodo estivo si può salire comodamente seduti fin qui, risparmiandosi la parte più faticosa della giornata, scelta ideale per chi non ama le salite ripide.
Il Lajnar è il primo dei monti di Sorica, dove anche la storia la fa da padrone. Dal 1920 al 1945 è stata terra di confine, quel confine stabilito dal Trattato di Rapallo, stipulato nella città ligure tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS) alla fine della Grande Guerra. Sorica e comprensorio furono assegnati al Regno SHS, mentre la zona sud, ossia la valle della Baccia, da Podbrdo fino al monte Lajnar era già Italia. Nei libri di storia si rileva che nessun italiano viveva da queste parti e quei 25 anni sono stati particolarmente pesanti per la popolazione slovena, specialmente durante il regime fascista. Furono anni di sofferenze e difficoltà per la gente, che vedeva la propria terra divisa tra due stati che si fortificavano prennunciando l’avvenire di una nuova, tragica guerra.
Le vette della Soriška planina erano tutte attraversate da quello che ancora oggi è chiamato “confine di Rapallo” (Rapalska meja) dove l’esercito italiano aveva costruito fortificazioni, bunker, caserme e impianti di risalita per trasportare il materiale bellico e da costruzione. Ancora oggi gran parte di queste opere del genio militare italiano sono visibili e in parte visitabili. Sulla vetta del Lajnar, proprio dietro alla stazione di monte della seggiovia, incontriamo il primo bunker italiano, che oggi fa da segnavia. Sotto, sul versante che guarda verso la Baccia e le vette del Črna Prst e del Porezen, si trova il più importante dei reperti del confine di Rapallo, un forte scavato sotto la cima della montagna, ottimamente conservato e liberamente visitabile dagli escursionisti. All’interno del forte si attraversa un lungo corridoio con soffitto a volta, raggiungendo tutte le stanze e infine la zona delle cucine e dei bagni dei soldati italiani. Il tutto abbastanza pulito. Una tabella racconta la storia dei soldati italiani di stanza su questo monte. Da qui partono tre percorsi tematici, uno facile (1h), uno medio (2h)e uno difficile (3h).
Si va verso ovest. Dopo solo una ventina di minuti e una leggera discesa e una più ripida salita si arriva alla cima del monte Slatnik (1599m). Trovandoci su una ripida montagna si più godere costantemente il panorama verso nord e sud. Un sentiero passa proprio sulla cima. Una piccola discesa ci porta a una vecchia teleferica, pure questa costruita dall’esercito italiano. Si trattava di una doppia teleferica che partiva da Podbrdo. Oggi non esiste più, rimane solo una minima parte lasciata come monumento alla tecnica.
Proseguiamo fino alla grande caserma della guardia di frontiera, sotto il monte Kor (1597 m), una delle prime costruzioni militari a essere realizzate in questo settore del confine di Rapallo, in quanto di trova in una piccola vallata circondata dalle montagne. Successivamente è stata usata dai pastori e come rifugio. Purtroppo oggi è chiusa e in stato di abbandono. Dalla stazione della teleferica un sentiero in discesa (che fa parte del percorso lungo) conduce fino alla fortezza scavata nella roccia viva del Vrh Bače (1273 m), affascinante, ma un po’ fuori mano. Proseguiamo a ovest e ci dirigiamo verso la nostra ultima montagna, il Možic (1609 m), indubbiamente la più panoramica. Abbondano i bunker scavati dall’esercito italiano, tutti liberamente visitabili. Fondamentale avere con sé una buona torcia perché all’interno è completamente buio e i corridoi tendono a zigzagare tra una stanza e l’altra, bloccando la luce che arriva dall’entrata. I bunker sono vuoti e si arriva sempre fino al punto dove erano installate le mitraglie.
Raggiunta la cima, non ci rimane altro che goderci il fantastico panorama a 360 gradi. Vediamo di tutto. La sagoma del Triglav è inconfondibile e si staglia proprio di fronte. Più in basso scorgiamo il lago di Bohinj, inclusa la bella chiesa di San Giovanni Battista a Ribčev Laz, come pure il lago di Bled col suo castello più a nord; a destra, la catena delle Caravanche con lo Stol a troneggiare, la piana di Kranj e quindi le Alpi di Kamnik e Savinja, capeggiate dal Grintovec, le montagne austriache; e, continuando a girarci, il vicino Ratitovec, sotto Sorica, il Porezen e il Črna Prst che protegge Podbrdo e la valle della Baccia. Una veduta semplicemente meravigliosa. Anche la vetta del Možic, come sul Lajnar, è segnata dalla testa metallica dell’ennesimo bunker, una delle foto più classiche, iconiche e instagrammabili di questa zona.
Dopo una buona sosta non ci rimane che tornare a valle e al parcheggio. Ideale vedere l’altra parte e scendere fino a Bohinjska Bistrica. E poi via Bled tornare a casa.
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Pubblicato su Panorama il 31 ottobre 2024