Dopo la lotta partigiana, la battaglia per emergere a livello nazionale (5 e continua)
Nell’ultimo episodio ci siamo fermati con la cronistoria della società spalatina ai primi venti di guerra. La squadra dalmata, infatti, finì di disputare quello che oggi si chiama campionato croato e che all’epoca era un girone di qualificazione per il campionato jugoslavo della stagione 1940/41. Una stagione che portò nonostante tutto tante gioie e un risultato che fino allo scorso anno poteva essere considerato un successo storico, in quanto a piazzamento. Però la guerra spazzò via tutto e impose alla dirigenza e ai giocatori della società altre priorità, che con il gioco del pallone avevano poco a che vedere.
LA POLITICA IN PRIMO PIANO D’altronde, va ricordato, che nella storia di questa società, fin dai suoi inizi, la politica aveva sempre recitato un ruolo di primissimo piano. Anzi potremmo dire, senza il timore di essere smentiti, che quella della squadra spalatina era stata in primo luogo una storia politica e poi una storia sportiva e calcistica. Per tale motivo non dobbiamo sorprenderci se la società dalmata prese una decisione che si potrebbe definire inconsueta. Infatti, allo scoppio delle ostilità, apparve chiaro ai più che mondo del calcio sarebbe stato costretto a fermarsi e che manifestazioni ufficiali non ci sarebbero state più. E così la società spalatina decise di sciogliersi.
IMBRACCIATO IL FUCILE Fu una decisione, come rilevato, alquanto singolare, giacché ben pochi club all’epoca decisero di seguire una simile strada. Inutile dire che praticamente tutti i membri della dirigenza e della compagine imbracciarono il fucile e si unirono alla lotta partigiana, combattendo nelle zone più disparate contro le formazioni nemiche di diversa provenienza. Nel corso del secondo conflitto mondiale, la dirigenza e i giocatori dello Split pagarono un prezzo molto alto all’ideale di libertà e giustizia sociale. Caddero in tanti sui campi di battaglia.
NESSUNO SI PERSE D’ANIMO Però siccome erano state tante già in precedenza le battaglie politiche combattute da questa società, tanti gli ostacoli che era stato necessario superare, tante le delusioni patite, nessuno si perse d’animo neppure stavolta. Ragion per cui finita la guerra gli spalatini tornarono ad alzare la testa, a organizzarsi e a battersi, di nuovo sui campi di gioco, più forti che mai. Dopo quattro anni di assoluta pausa (al contrario dei cugini dell’Hajduk che quasi mai sospesero completamente la propria attività durante la Seconda guerra mondiale), lo Split nel 1945 tornò in auge.
LA RIFONDAZIONE Il momento topico fu il 23 settembre 1945. Tutti i vecchi e i nuovi membri dello Split furono invitati al cinema Eden per assistere all’Assemblea costituiva. L’onore di dirigere questa Assemblea fu concesso aduno dei dirigenti del periodo antecedente la guerra, Luka Burić. Dopo un minuto di raccoglimento in onore di tutti i dirigenti e i giocatori caduti durante il secondo conflitto mondiale, il primo a rivolgersi ai presenti fu l’ultimo presidente, il dottor Nisiteo. La prima decisione fu quella di cambiare il nome della società per esteso. Nacque così il Fiskulturno društvo Split. Entrarono a far parte della nuova, ovvero prima dirigenza, in veste di presidente Marin Krstulović (vicecomandante militare della città di Spalato) e quali vicepresidenti Luka Burić e Srećko Singoša. Ante Šarić e Ivan Tomić furono eletti segretari, Vicko Sumić e Nikola Kazinoti tesorieri. Furono eletti ancora nell’ambito della dirigenza pure Paško Ninčević e il dottor Nisiteo.
Come rilevato, il nuovo nome della società fu Fiskulturno društvo Split, in quanto pure a Spalato, come in gran parte del Paese, si decise di formare società sportive che inglobavano discipline diverse. Così accadde anche nel caso dello Split, che fin dalla sua rifondazione decise di essere presente in ben sette sport.
BATTUTI I RIVALI DI SEBENICO Visto che l’Assemblea costitutiva si era tenuta in mattinata e alla presenza dei membri del nuovo Šibenik calcio, già nelle ore pomeridiane venne disputata la prima partita. Lo Split e Šibenik si affrontarono sul campo di gioco dei cugini del Hajduk. A questo incontro, come riportarono i giornali dell’epoca, gli spalti erano gremiti. C’erano circa 2.500 spettatori. L’onore di arbitrare questa partita fu concesso al migliore arbitro dell’epoca ed ex giocatore dell’Hajduk, Leo Lemešić. La prima formazione a scendere in campo fu quella costituita da Mladinić, Duplančić, Šore, Vušković, Marković, Šitić, Petej, Vidošević, Neškovčin, Tolić e Znidaršić. A vincere furono i padroni di casa per 2-0. Vista l’ottima relazione che si era instaurata tra le due società, ben presto venne organizzata la partita di ritorno. Al suo primo match in trasferta a Sebenico la compagine spalatina riuscì a reggere all’urto degli avversari: la partita finì in parità per 1-1.
SCONFITTI I TRIESTINI Non passò molto tempo e si arrivò alla prima partita di carattere internazionale. L’onore di “sbarcare” a Spalato spettò all’Unione operaia Triestina di Trieste. Fu un autentico spettacolo visto che la partita alla fine si concluse con un incredibile 4-4. Il “ritorno” portò gli spalatini al primo successo in trasferta. Grazie alla rete di Marasović lo Split vinse a Trieste per 1-0.
SPERANZE Insomma i primi momenti del dopoguerra furono pieni di successi e di speranza. A guidare la squadra fin dalle prime battute fu un allenatore di alta caratura e sicura fama, Luka Kaliterna. Una vera garanzia per fare sì che questa squadra potesse raggiungere mete importanti, pure lontano dalla proprio regione. Però dall’altro lato c’erano di nuovi i soliti, ben noti problemi. Durante la guerra era andato distrutto il vecchio e tanto atteso campo di gioco. La società era rimasta pure senza una propria sede societaria. Insomma i vecchi problemi erano di nuovo all’ordine del giorno. Però al contrario dei primi anni di vita, questa volta le soluzioni vennero trovate ben presto.
L’AMICIZIA CON L’HAJDUK Inoltre se prima della guerra la rivalità tra l’Hajduk e lo Split era forte, dal 1945 le due società diventarono quasi amiche e furono non poche le partite amichevoli. La prima venne disputata il 10 dicembre 1945 sul campo dell’Hajduk. A scendere il campo per la squadra spalatina di gran lunga più blasonata furono: Brkljača, Kokeza, J. Matošić, Luštica, Katnić, Batinić, Mrčić, I. Radovniković, Viđak, Lokošek e Broketa. Per lo Split giocarono: Mladinić (Arneri), Lalić, Duplančić, Grčić (Tvrdić), Marasović, Jelaska, Arapović, Krule, Vuškovićš (Hajek), Petronić, e Znidarić. Fu una partita a senso unico e lo Split dovette subire la sua prima sconfitta, con un risultato quasi umiliante. Finì infatti 5-1 per l’Hajduk.
QUALIFICAZIONI INFINITE Finita la guerra si passò all’organizzazione dei primi campionati. Visto che si doveva ricostruire il campionato jugoslavo ebbe inizio immediatamente la fase delle lunghe qualificazioni. Nel gennaio del 1946 iniziarono quelle per il campionato croato. Prima di tutto ci furono le qualificazioni a livello cittadino dove ad affilare le armi furono gli storici rivali, per l’appunto l’Hajduk e lo Split.
UNA DOPPIA DELUSIONE Per lo Split fu una doppia delusione. Infatti perse per 2-0 e 6-1. L’Hajduk si qualificò per il campionato croato, mentre lo Split dovette cercare di ritagliarsi uno spazio nel campionato dalmata. Qui dapprima in semifinale ebbe la meglio contro lo Jedinstvo di Ragusa (Dubrovnik). Poi in finale affrontò i nuovi amici dello Šibenik. Il confronto iniziò male, con la sconfitta a Sebenico per 2-1. Però il ritorno fu a senso unico e lo Split vinse per 4-0. Arrivò così la qualificazione al girone croato a otto che doveva designare le due compagini per il campionato jugoslavo per la stagione 1946/47. Si trattò di una competizione a senso unico. Hajduk Spalato e Dinamo Zagabria si rivelarono troppo forti per tutti gli altri contendenti e lo Split alla fine dovette accontentarsi di un deludente settimo posto, frutto di sole tre vittorie (per di più una su tavolino) e ben 11 sconfitte.
UN BUON TERZO POSTO Questo settimo posto portò la seconda società spalatina a giocare il campionato croato. All’epoca non era prevista la classica Serie B, e così il secondo livello di competizione era composto dai diversi campionati repubblicani: poi venivano le qualificazioni che dovevano designare i club che sarebbero entrati a far parte della Prima lega. Così lo Split giocò il primo campionato croato come unica squadra della Dalmazia. Fu un campionato combattuto e con non pochi problemi. Partiti in nove finirono in otto. Per lo Split fu una competizione che lo vide in lizza per le posizioni di vertice. Alla fine gli spalatini conquistato un solido terzo posto dietro al Metalac di Zagabria e allo Zagreb. In totale otto vittorie e cinque sconfitte con un solo pareggio.
COPPA Però alla fine pure questo bastò per sperare in una qualificazione. La Federcalcio cercava la formula vincente e il numero giusto di squadre per il campionato di Prima lega, ma pure per le leghe minori. Così alla fine lo Split fu invitato a giocare un torneo di qualificazione, chiamato Savezni kvalifikacioni kup (Coppa di qualificazione federale) per il 1947
In questa specie di coppa, ma non disputata a livello statale e nemmeno con la formula classica così come è nota oggi, parteciparono ben 16 squadre. Fra queste lo Split era l’unica compagine dalmata. Il sorteggio fu molto sfortunato e designò subito come avversario il forte Metalac di Zagabria. Dopo la sconfitta a Zagabria per 4-1, la partita di ritorno non portò la tanto sospirata rimonta: l’incontro finì sull’1-1. Dopo questa delusione ci furono diverse partite amichevoli e poi la fine di nuovo una rivoluzione organizzativa! E sì. Vista la grande mole di club che nascevano in tutto il Paese ci fu la direttiva di andare alla formazione di gruppi sportivi, nell’ambito dei quali dovevano unirsi club diversi, anche di sport diversi.
LA FUSIONE CON I CUGINI SPALATINI Così nel caso dello Split si arrivò alla fusione con i grandi rivali dell’epoca precedente, i cugini dell’Hajduk: le due compagini si ritrovarono accorpate nel neocostituito gruppo sportivo dell’Hajduk. Lo Split così per l’ennesima volta nella sua storia cessò di esistere. Fu, al contrario di quello che potrebbe sembrare oggi, una decisione non sofferta, che non comportò alcuna delusione. Infatti la compagine continuò a giocare, ma come una squadra minore dello stesso Hajduk. Questa politica nazionale durò per due anni, e quando si comprese che il modello non era valido, si arrivò di nuovo alla separazione delle storiche società e alla divisione tra gli sport. Questo fu pure il caso dello Split che poco prima della chiusura ufficiale dell’FD Hajduk decise di fondare una propria società chiamata FD Vicko Krstulović.
PALLACANESTRO La fondazione avvenne il 7 novembre 1949 e nella nuova società fu convogliata ben presto la gran parte dei vecchi membri. Il primo presidente fu Paško Miljan. Naturalmente all’inizio c’erano diversi sport in seno a questo gruppo. Il settore calcistico all’inizio fu guidata dall’ex giocatore dell’Hajduk, Jozo Matošić. Tra le altre sezioni vanno segnalate quella pallacestistica, maschile e femminile (dalla quale parecchi anni dopo sarebbe nata la Jugosplastika), l’atletica, il ciclismo, il nuoto, ecc.
NASCE L’ARSENAL Gli inizi, almeno quelli calcistici, non registrarono l’uscita dagli ambiti regionali. Ci furono anni in cui la principale preoccupazione era quella di trovare un campo di gioco disponibile. L’unico conforto era rappresentato dal grandissimo numero di soci, ben 450 attivi e 400 di supporto. Il vero problema per far compiere a questa società un balzo di qualità e permetterle di risalire di nuovo ai livelli almeno repubblicani risiedeva nel fatto che i campionati cambiavano costantemente di forma e di numero, per cui emergere era un’impresa difficile per tutti. Il club nel 1952 decise di cambiare il nome in Arsenal e con questa denominazione arrivò per la prima volta ad esibirsi a livello repubblicano. Si trattava di un’occasione di quelle ghiotte, perché proprio in quel 1952 si decise di organizzare a livello croato ben cinque campionati regionali per arrivare alla qualificazione nel campione repubblicano.
IL RITORNO ALLE RADICI L’Arsenal si ritrovò a giocare il campionato detto spalatino che includeva tutta la Dalmazia. Fra gli avversari da battere c’erano compagini ben più quotate all’epoca, come Zadar e Šibenik. Alla fine l’Arsenal conquistò un ottimo quinto posto, frutto di sette vittorie, cinque pareggi e sei sconfitte. Finito il campionato si decise di tornare alle radici e la società prese il nome di Radničko sportsko društvo Split, nome che porta tutt’oggi.
L’INIZIO DELLA SCALATA Questa prima apparizione nel campionato repubblicano contribuì a fare sì che ci fosse più attenzione verso la squadra e le sue problematiche. E il risultato non mancò: si arrivò ad avere finalmente a disposizione il tanto sospirato campo di calcio. Un fatto questo che aiutò eccome la società a consolidarsi. Si fece strada di pari passo la speranza di poter conseguire risultati molto migliori: il piano era quello di raggiungere livelli molto più elevati e magari di arrivare a competere alla pari con il vecchio amico-nemico dell’Hajduk.
Un’idea che ben presto divenne realtà. Di lì a sette anni la squadra, nonostante tutti i cambiamenti della formula del campionato, arrivò al suo tanto sospirato obiettivo di fondo, la Prima lega.
Il primo traguardo da conseguire era quello di uscire dai livelli regionali. Infatti dopo il campionato repubblicano diviso in tanti gironi si ritornò al campionato unico e per di più croato-sloveno. E qui la squadra spalatina fece il suo primo tentativo di emergere “dall’anonimato regionale”. Infatti, stravinse il proprio girone di qualificazione e si qualificò di diritto nel campionato croato-sloveno per la stagione 1953/54, terzo livello nazionale.
UN PERIODO D’ORO E questo fu soltanto il primo successo. Anzi, il primo di una lunga serie che in pochi anni avrebbe portato la squadra spalatina dai livelli cittadini-regionali a disputare la Prima lega nazionale. Fu un successo storico, che fino alla scorsa stagione era considerato come la fase migliore della società, il suo periodo d’oro. Ma di questo di più nel prossimo episodio.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 10 marzo 2012.