I «rossi» di Spalato relegati nel limbo per lunghi anni (7 e continua)
Gli anni ‘50 saranno per sempre ricordati come gli anni d’oro di questa società spalatina. Anni che hanno fatto conoscere alla compagine dalmata i fasti della Prima lega. Quella Lega tanto a lungo sognata, sfiorata negli anni, ma sempre rimasta lontana. Come un sogno proibito. Praticamente fin dalla nascita e nell’arco di tutta la sua storia questa squadra ha tentato di marciare a fianco dei “cugini” dell’Hajduk. Però in questo cammino, in questo affannoso tentativo di rimonta lo Split è rimasto sempre un passo indietro.
PROBLEMI FINANZIARI I motivi erano i più svariati. A “fermare” i rossi spalatini erano la politica con le sue “bizze” e i cambiamenti di competizione calcistica. Senza dimenticare i problemi finanziari che hanno non poco condizionato questa società nel corso dei decenni, costringendo praticamente il club a fare tutto da solo. Se durante tutti questi anni non ci fosse stata una grande forza di volontà, mai venuta meno, di sicuro la società si sarebbe estinta già da tempo.
ASPETTATIVE RIDIMENSIONATE Gli anni ‘60 portarono lo Split a ridimensionare le proprie aspettative e i propri obiettivi. Fatto questo tutt’altro che strano. La squadra aveva “agguantato” due volte la Prima lega. L’obiettivo primario storico era stato raggiunto. Dopo la retrocessione però ritornare nella massima serie nazionale jugoslava era un’impresa sempre più difficile e di sicuro i cambiamenti delle modalità organizzative delle varie competizione e dell’organigramma calcistico non giocavano a favore degli spalatini. Ormai si era consolidato il fatto di avere due Seconde leghe, occidentale e orientale. Questo inevitabilmente portava ad avere forti avversari e per vari motivi i giocatori di cui disponeva lo Split non riuscivano a fare più la differenza.
TRA IL DIRE E IL FARE Abbiamo lasciato la squadra appena retrocessa dalla Prima lega, nell’estate del 1961, quando aveva pure conseguito un grande successo nella Coppa nazionale. L’auspicio naturalmente era di tornare quanto prima nella lega superiore. Però tra il dire e il fare c’erano di mezzo… tanti punti mancanti. La squadra riuscì a conseguire appena un magro ottavo posto a ben 12 punti dalla soglia promozione e in piena zona retrocessione. Per fortuna però quella zona venne a mancare d’ufficio, visto l’aumento del numero delle squadre nelle due Seconde leghe.
EMOZIONI Si arriva così alla stagione 1962/63. Una stagione strana che portò ad avere un campionato ricco di emozioni e incerto fino alle ultimissime battute. Lo Split, che navigava costantemente al centro della classifica, arrivò all’ultima giornata in lotta per non retrocedere con parecchie altre squadre. Alla fine la squadra si piazzò al 14.esimo posto. Il primo a retrocedere fu proprio lo Split che scese nella categoria inferiore “grazie” alla differenza reti. O per essere precisi per aver subito una rete in più rispetto al BSK di Banja Luka. Ma a evidenziare quanto questo campionato fu equilibrato basti dire che il settimo posto del Šibenik fu “distante” un solo punto!
NIENTE DEMORALIZZAZIONE Una vera sfortuna, ma la “malasorte” ormai era nell’aria. La squadra ormai conscia di dover avere altri obiettivi, meno ambiziosi, non si lasciò demoralizzare e fece di tutto per tornare in quella Seconda lega che era ormai la sua nuova “casa”. Nella stagione 1963/64 lo Split stravinse il camionato della Croazia, zona Dalmazia e poi “attraversò” senza problemi le lunghe qualificazioni.
Però il ritorno nella serie superiore fu tutt’altro che indolore. La squadra fu di nuovo coinvolta nella lotta per la salvezza però stavolta centrata in anticipo, in quanto finì al 12.esimo posto nella stagione 1964/65. La compagine spalatina non ebbe la stessa fortuna nella stagione successiva, quando condivise il sedicesimo posto con lo Zadar e ritornò nel campionato croato. Di nuovo vinse il girone dalmata, curiosamente daccapo con lo stesso numero di punti come lo Zadar, ma con una migliore differenza reti. Dopo si impose pure nelle qualificazioni e riuscì a tornare di nuovo nella Seconda lega. E finalmente vi rimase per un periodo più a lungo.
LONTANI DALLA ZONA RETROCESSIONE Seguirono, infatti, sei anni in cui la squadra si piazzò sempre al centro della classifica. Nel girone di ritorno 1967/68, arrivò un ottimo ottavo posto. Gli spalatini rimasero sì lontani dalla lotta per la qualificazione, ma per fortuna pure dalla lotta per non retrocedere. Seguì un piazzamento ancora migliore, ovvero un settimo posto. Però poi arrivarono di nuovo i dolori e la zona bassa della classifica. Nel campionato1969/70 la squadra si piazzò al 12.esimo posto, a soli due punti dalla zona retrocessione, in un campionato stravinto dal Rijeka. Nella stagione successiva, di nuovo vinta dal Rijeka, arrivò l’ultimo acuto e un solido ottavo posto. Nella stagione 1971/72 fu “sfiorata” la retrocessione, evitata per un solo punto. Però evitarla anche nella stagione 1972/73 si rivelò una missione impossibile. La squadra si classificò al 13.esimo posto, ma vista la massiccia riorganizzazione calcistica a salvarsi furono solo in otto, visto che si ritornò dai quattro ai due gironi di Seconda lega. FASE FINALE DI COPPA Nella stessa stagione la compagine dalmata riuscì a partecipare alla fase finale di Coppa. Ce la fece ad eliminare lo Spartak di Subotica per 1-0 però; poi venne però umiliata dai cugini dell’Hajduk e perse per 5-0. Non tornò mai più alle battute finali della Coppa.
E questa fu una retrocessione sotto tutti i punti di vista molto dura. La “caduta” fu dirompente: relegò la seconda squadra di Spalato nel limbo del campionato croato molto a lungo. Vi rimase infatti per ben 12 anni. In questo periodo angosciante se ne videro di tutti i colori. Il terzo livello del campionato jugoslavo fu nuovamente soggetto a una riorganizzazione e portato dai quattro gironi al girone unico. Un girone però molto difficile con squadre molto competitive. All’inizio arrivò un solido quinto posto, seguito da un nono posto, prima della nuova riorganizzazione in due gironi. Questo alimentò la speranza che si potesse giungere a una qualificazione più facile, però arrivarono ulteriori dolori. Neppure nel girone sud lo Split riusciva più a fare la differenza.
TOCCATO IL FONDO La squadra rimase sempre nel centroclassifica con un quinto, un ottavo e ulteriori due quinti posti. Si arrivò così alla stagione 1979/80 e al nuovo campionato unico. La squadra si avvicinò nuovamente alla zona bassa della classifica. Dopo un campionato molto equilibrato (nel quale si piazzò al settimo posto, a cinque punti dalla qualificazione, ma pure a quattro dalla zona retrocessione) si arrivò a una stagione decisamente negativa. Infatti nel periodo 1980/81 la squadra toccò il fondo. Si giunse addirittura alla retrocessione nel quarto livello di competizione. Un livello mai toccato prima nella storia del club spalatino. La stagione si chiuse con un 14.esimo posto: la squadra giunse all’ultima giornata ormai di fatto retrocessa.
UMILIAZIONE Un’umiliazione ancora maggiore derivava dal fatto che ormai a Spalato e regione i “rossi” non erano nemmeno più la seconda squadra, in quanto da anni ormai brillava intensamente la stella del Solin, una compagine che navigava con sicurezza nelle zone alte. E per di più proprio nella stagione 1980/81 il club di casa nella località “erede” dell’antica Salona, riuscì a conquistare la sua storica Seconda lega, nella quale rimase per due anni.
BATTUTA L’ORIJENT Dall’altro lato lo Split dovette superare il calvario del campionato dalmata, nel quale rimase per fortuna soltanto per una stagione. Tornato nel campionato croato dapprima conquistò un solido sesto posto, prima di conquistare nella stagione 1983/84 il primo posto nel girone dalmata prima e imporsi poi pure nel girore di qualificazione. Infine umiliò l’Orijent per 4-0 nella prima partita di qualificazione per la Seconda lega. Perse nell’incontro di ritorno per 3-1, ma il risulato si rivelò del tutto inutile per la squadra fiumana di Crimea. Dopo ben 12 stagioni gli spalatini riuscirono a tornare nella Seconda lega!
STAGIONI DELUDENTI Il balzo nel secondo livello di competizione era davvero un successo da non sottovalutare. La squadra a lungo si ritrovò poi in lotta per la qualificazione, ma alla fine si dovette accontentare del sesto posto. Seguirono due stagioni deludenti: la prima con un 13.esimo posto a soli due punti dalla zona retrocessione; e nella seguente, la stagione 1986/87, arrivò il 17.esimo posto che portò la squadra dalmata dritta nel rango inferiore.
SECONDA LEGA Dopo un solo anno nel campionato croato (ottavo posto) giunse la sospirata “qualificazione” al neocostituito campionato interrepubblicano, zona ovest. Qui la squadra rimase relegata fino alla fine della Jugoslavia socialista federativa. Questi ultimi furono tutti campionati all’insegna del centroclassifica. La squadra così conquistò dapprima l’ottavo posto (1988/89), poi il 13.esimo posto (1989/90) e infine il 17.esimo posto (1990/91) a pari merito con l’ultima classificata, la Mladost di Petrinja. Anche se retrocessa sul campo, finì in Seconda lega. Infatti, come noto, nell’estate del 1991 la Croazia proclamò l’indipendenza e abbandonò le competizioni sportive dell’ormai ex Jugoslavia. Nella nuova Croazia indipendente e sovrana, visto il suo piazzamento nel campionato jugoslavo, lo Split fu ammesso nella Seconda lega, girone sud.
ENNESIMA INGIUSTIZIA Per il club spalatino si trattò dell’ennesima ingiustizia, giacché era meglio piazzato rispetto all’Istra di Pola. Però la Federcalcio croato preferì concedere, evidentemente per motivazioni politiche e “geostrategiche”, l’ultimo posto disponibile alla Regione istriana, lasciando lo Split ancora una volta nel limbo. Tutta colpa, potremmo dire, dell’ingombrante “grande” cugino, l’Hajduk, ma anche della presenza in Dalmazia di altre compagini di valore non disprezzabile.
Per vedere l’intero articolo, versione PDF
Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 12 maggio 2012.