L’Hajduk rinacque dalle ceneri della guerra piů forte di prima (4 e continua)
Nell’ultimo episodio abbiamo lasciato il mondo dello sport a Spalato e in tutta la Dalmazia in un momento quando tutto era quasi fermo. Gli eventi bellici e i cambimenti di potere avevano portato tutta la Dalmazia a fermare l’attività sportiva in generale. Qualche piccola attività c’era, ma nulla di veramente ufficiale. Anche se formalmente la politica non ha nessun ruolo nello sport in generale e così pure nel mondo del calcio inevitabilmente pure in quegli anni gli avvenimenti politici hanno svolto un ruolo cardine, praticamente ineludibile.
Dapprima, con l’integrazione di Spalato al Regno d’Italia ci fu il netto rifiuto dei giocatori e della dirigenza dell’Hajduk a partecipare a qualsiasi partita. Il rifiuto fu tale che neppure le alletanti offerte di partecipazione ad uno dei massimi campionati italiani furono accettate. Il regime italiano, dal canto suo, bisogna ammettere, fece di tutto per convincerli a giocare senza delle vere pressioni. Alle fine dopo un anno di tentativi cedette e tentò con la fondazione dell’A.C. Spalato di cambiare la situazione, ma pure senza successo.
L’attività calcistica rimase così per parecchi anni quasi del tutto assente a Spalato. Ma nel cuore dei dirigenti e dei giocatori la voglia di giocare fu sempre tanta, ma quello che si aspettò fu il momento e il luogo giusto per continuare l’attività.
Nessuno riconobbe lo scioglimento
Continuare, anche se la storia ufficiale dice che la società fu sciolta dal regime italiano, perché nessuno dell’ex dirigenza e dei giocatori riconobbe mai quello scioglimento.
Con la disfatta del regime italiano e l’avvento dell’NDH le cose non cambiarono molto, anche se la dirigenza dello Stato indipendente di Croazia di Ante Pavelić fece di tutto per convincere l’Hajduk a scendere in campo. La città in linea di massima rimase isolata, per cui qualsiasi attività sportiva era condannata a fermarsi alle mura cittadine. Per l’Hajduk furono quasi nulle le possibilità di rifondazione o di continuazione dell’attività.
Sulle orme dei partigiani
Šime Poduje, ex presidente della società e da sempre uno dei dirigenti principali dell’Hajduk, intravvide la possibilità di rilanciare l’Hajduk nel 1944 con la presa dell’isola di Lissa (Vis) da parte dei partigiani. In questo 1944 stava diventando chiaro che il regime italiano e quello neocroato dell’NDH avevano le ore contate e che il futuro era quello partigiano. La dirigenza del club spalatino decise di seguire le orme di Tito e di rinfondare la società su un territorio tenuto in mano dai partigiani.
Una grande parte dei libri e delle pubblicazioni che trattano la storia dell’Hajduk sono molto contraddittori su questo 1944. Bisogna ammettere che le varie discordanze sono in gran parte dettate dai fattori politici che indirettamente portavano alla censura di dati noti o al loro parziale cambiamento.
Quello che i vari media scrivono quasi sempre e che a Lissa è stato rifondato l’Hajduk come una squadra di partigiani. Ma sarà vero?
Le ultimi indagini portano a pensare che non tutto si è svolto esattamente come si è sempre scritto. Vediamo un po’ cosa hanno scritto i giornali dell’epoca e quali notizie scaturiscono dagli archivi militari.
Da Lissa parte il rilancio
Due le dati cardine, 9 aprile e 7 maggio. Luogo deputato sempre l’isola di Lissa.
Il 9 aprile ci fu un assemblea dove, tra l’altro, emerse l’idea della rifondazione dell’Hajduk. Un atto tutt’altro che semplice. Infatti l’idea era quella di portare sull’isola tutta la dirigenza e i giocatori con lo staff tecnico da Spalato e dintorni! Un progetto complesso che comunque andò in porto in appena 28 giorni. Infatti il 7 maggio fu rifondato l’HŠK Hajduk!
E qui viene il bello. Praticamente tutte le pubblicazioni che si sono da sempre occupate della storia dell’Hajduk hanno sempre scritto che su Lissa è stato fondato l’Hajduk NOVJ e non l’HŠK Hajduk, ossia il nome che la società ha avuto fino al passaggio di potere al regime italiano.
La storia dice che l‘idea di rifondare l’Hajduk è venuta dal comitato del partito comunista della Croazia per la Dalmazia presente a Lissa. Però questo non è del tutto vero e da qui cominciano le divergenze. Infatti l’idea partì da Duško Brkić, vice di Andrija Hebrang e capo organizzatore del segretariato del Partito comunista per la Croazia. Svariati media hanno scritto della rifondazione dell’Hajduk con il nome di HŠK. Tra questi troviamo la Slobodna Dalmacija del 25 maggio 1944, ma pure l’Omladinski borac, l’Omladinska iskra, il Glas Split e Mi mladi. Però pure media non esclusivamente spalatini o dalmati come il Vjesnik del 3 dicembre 1944 o il Borba dell’agosto 1944.
Il dilemma del nome
Il problema di fondo arriva proprio dopo la rifondazione. Da una parte c’erano la vecchia dirigenza e i dirigenti politici e partigiani locali e dall’altra la dirigenza a livello nazionale in via di fondazione. Tutti sapevano che il nuovo Hajduk sarebbe stato forte sotto tutti i punti di vista. Era una squadra composta da grandi giocatori che poteva conseguire degli importanti risultati pure a livello internazionale. Una squadra che avrebbe portato fuori dalla Dalmazia un importante messaggio e non solo sportivo. Tutte e due le dirigenze politiche ne erano consapevoli, ma avevano idee del tutto diverse su come impostare la società e sul suo nome. Il nome avrebbe avuto un’importanza non solo simbolica, ma eminentemente politica.
Queste divergenze da sempre tenute segrete e fuori dalla storia ufficiale emersero alla fine degli anni ’80 nei documenti dell’Armata jugoslava. Divergenze, ma pure nuovi informazioni storiche su come si giunse alla rifondazione dell’Hajduk. Tra i vari documenti venuti alla luce c’è pure quello del 26 febbraio 1944, ossia risalente a ben tre mesi prima della rifondazione, dove si scrive dell’attività calcistica sull’isola di Lissa. In questo documento si evidenzia che è stata formata una squadra di calcio composta in grande parte da giocatori dell’Hajduk dell’inizio degli anni ’40. Si fa notare che la squadra ha giocato diverse partite. Di quelle ufficiali ne ha vinto tre e perso una. Si chiede la dispensa militare per i giocatori e si rileva la possibilità che questa squadra partecipi a dei tornei in Italia. Si ipotizza che la squadra possa prendere il nome di Slobodna Jugoslavija. Si propone che le magliette siano di colore blu con una parte in bianco dove ci sarebbe posto per uno stemma dell’NKOJ (Nacionalni komitet oslobođenja Jugoslavije); inoltre i calzoncini dovrebbero essere bianchi e le calze rosse. Il documento è firmato da Vicko Krstulović e Svetislav Stefanović.
La squadra nell’ambito della prima brigata
L’idea prese sempre più vigore e così il 6 marzo 1944 a Lissa fu fondata in seno alla 26.esima divisione della prima brigata dalmata una squadra di calciatori. Sotto la guida del comandante Bogdan Stupar si riunirono gli ex giocatori spalatini di Hajduk, Split, ASK e dell’Osvit di Sebenico. In totale a ritrovarsi insieme furono in quindici: Jozo Matošić, Frane Matošić, Veljko Šubašić, Hrvoje Čulić, Zlatko Ferić, Vlade Kaliterna, Dušan Bjelanović, Vinko Jelaska, Ante Antonini, Marko Vušković, Bonaventura Parić, Ive Peršić, Dušan Bizjak, Mladen Berković e Bogomir Roje. Solo tre giorni dopo giocarono una partita contro una formazione di militari inglesi. Finì con il risultato di 12-2. I marcatori: Frane Matošić con 6 reti, Jozo Matošić con 5 e Veljko Šubašić con una rete.
Dopo i primi successi Drago Gizdić, a nome del Comitato di liberazione nazionale (NOO) per la Dalmazia, rintracciò per lettera Šime Poduje invitandolo a contattare Dušan Brkić, rappresentante dello ZAVNOH, il quale puntava a rifondare il vecchio Hajduk composto proprio dagli ex giocatori dell’Hajduk stesso. Nella stessa nota si chiedeva di convocare tutti gli ex giocatori, dirigenti e lo staff tecnico, dispensandoli subito dagli obblighi militari. Infatti, come si faceva notare, il loro nuovo compito sarebbe stato quello di promuove attraverso il calcio la nuova realtà.
Numerosi i convocati
Si sa che la lettera arrivò a Šime Poduje il 13 aprile e che egli si dette da fare subito per radunare quelle che veniva presentata come una nazionale. Le lettere vennero mandate in tre tempi. Con la prima lettera del 14 aprile furono convocati in quattordici: Janko Rodin, Leo Lemešić, Ljubo Benčić, Bartul Čulić, Miljenko Krstulović, Petar Brkljača, Frane Duplančić, Zdenko Zelić, Žarko Zelić, Ive Radovniković, Ivo Alujević, Miljenko Batinić, Branko Bakotić, Slavko Luštica e Karlo Čapeta. Tutti meno l’ultimo ammalato, furono subito trasferiti e cominciarono ad allenarsi dal 23 aprile a Lissa. Con la seconda lettera di inviti furono convocati i giocatori e dirigenti da Spalato: Vlade Kragić, Tonči Bonačić, Mirko Bonačić, Fabijan Kaliterna, Ante Bakotić, Josip Lin, Ivo Kurir e Ante Kesić; da Zagabria: Ratko Kacijan, Pičo Koceić, Gajo Rafanelli, Veljko Poduje e Ivo Šušte, nonché da Ragusa (Dubrovnik) Šime Milutin e Đuro Purišić. Infine con una terza lettera furono convocati: Petar Pjero Nisiteo e Boris Righi. Se per il primo gruppo il passaggio sull’isola si svolse senza problemi per gli altri fu molto travagliato. Del secondo e terzo gruppo vennero solo a giugno in due: Ante Bakotić Bako e Đuro Purišić.
L’Assemblea costitutiva della nuova società si svolse il 7 maggio 1944, il giorno del Santo protettore di Spalato, Doimo. All’Assemblea parteciparono tutti i giocatori giunti sull’isola, gli ex dirigenti, i rappresentanti politici e militari. Si sa che all’inizio fu suonato l’inno croato; il discorso inaugurale fu tenuto da Jerko Radmilović e dall’ultimo presidente dell’HŠK Hajduk, Janko Rodin. Si passò subito dopo alla formazione della nuova dirigenza costituita dal presidente Janko Rodin, con sottosegretari Luka Kaliterna e Vicko Krstulović e membri: Šime Poduje, Ante Jurjević Baja, Dušan Stipanović Gusina, Miloš Žanko, Drago Gizdić, Vice Buljan, Mario Righi, Duško Brkić, Vinko Dujmić, gli allenatori Ljubo Benčić e Leo Lemešić e il capitano-giocatore Jozo Matošić.
Alla fine si passo alla sottoscrizione dell’atto di rifondazione con firma conclusiva: HŠK Hajduk Spalato, 7 maggio 1944.
Qualche giorno dopo fu formata una dirigenza ristretta che si occupò della direzione dell’Hajduk in esilio e della partecipazione ai vari tornei che seguirono. La dirigenza fu formata dal presidente Janko Rodin, dal segretario Živko Drašković, mentre i membri furono: Ljubo Benčić, Leo Lemešić, Jozo Matošić, Šime Poduje, Anđelko Marušić e Vinko Dujmić.
Partire rigorosamente internazionali
Pochi giorni dopo la nuova fondazione dell’Hajduk cominciò la sfilza delle partite rigorosamente tutte internazionali. La prima ad approdare a Lissa fu la nave militare inglese Queen’s Regiment: la squadra formata dai suoi marinai il 13 maggio fu “salutata” con un sonoro 7-1! Stando alle cronache dell’epoca a vedere la partita furono più di mille persone. Per l’Hajduk giocarono: Čulić, Jozo Matošić, V. Kaliterna, Luštica, Bjelanović, Bakotić, Šubašić, Batinić, Frane Matošić, Ive Radovniković e Alujević. Arbitro l’ex giocatore dell’Hajduk, Leo Lemešić che poi avrebbe fatto un’ottima carriera da arbitro.
Dopo altre tre partite sull’isola di Lissa, l’Hajduk si trasferì in Italia dove rimase quasi fino alla fine del 1944. I campioni dalmati giocarono contro quasi tutte le squadre attive all’epoca, per lo più militari delle varie divisioni sia inglesi che americane. L’Hajduk vinse quasi sempre.
Da notare che in questa infinita serie di partite amichevoli in grande parte disputate in Italia l’Hajduk si presentava non sempre con il proprio nome, ossia di HŠK Hajduk, ma come squadra dei partigiani, l’Hajduk-NOVJ. Un nome in qualche modo imposto, ma pure accettato dalla dirigenza e dai giocatori.
Una nazionale militare
L’Hajduk in totale dal 7 maggio 1944 al 23 ottobre 1945 giocò ben 113 partite, addirittura in tre continenti: Europa, Africa e Asia. La prima squadra disputò 90 partite, mentre quella delle riserve 23 partite. In due occasioni la squadra scese in campo con il nome di Yugoslav National Liberation Army, come riportarono i media inglesi. Furono partite disputate proprio contro una squadra militare inglese. Interessante far notare che anche se queste partite furono giocate da una squadra ritenuta nazionale militare esse non furono mai registrate come tali dalla Federcalcio jugoslava!
Di più su queste partite, sugli avversari e il successo della squadra nel prossimo numero dove vedremo come furono rifondati pure gli altri sport.
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