Grotta di Monte Croce, avventura che si tinge di verde smeraldo

Grotta di Monte Croce, avventura che si tinge di verde smeraldo
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Era il 7 gennaio di quest’anno quando tutti i media riportavano la notizia di cinque persone, una famiglia e due speleologi che facevano da guida, rimaste intrappolate a causa di un allagamento nella grotta di Monte Croce (o di Montecroce, in sloveno Križna jama), nel Carso interno in Slovenia, nel sud-ovest del Paese a circa 50 chilometri dalla capitale Lubiana. Il fatto, che si è concluso con un salvataggio andato a buon fine, ha puntato i riflettori su questa che è una delle ben tredicimila grotte che ci sono in Slovenia, per i più praticamente sconosciuta e finora sempre in secondo piano rispetto a quelle ben più famose e frequentate di San Canziano (Škocjanske Jame) e di Postumia.
Per chi ha voglia di uscire dai sentieri più battuti è un’avventura da non perdere, un’esperienza straordinaria tra stalattiti e stalagmiti, una stanza sotterranea dopo l’altra, e attraverso laghi e fiumi. La grotta di Monte Croce, con canali chilometrici, è il quarto più grande ecosistema sotterraneo conosciuto al mondo in termini di biodiversità: al suo interno sono state scoperte 44 specie di organismi viventi. Non ci sono percorsi in cemento né illuminazione. È sicuramente una delle grotte più affascinanti e selvagge in Europa e nel mondo. Ma dove si trova?
È situata a due passi dal confine con la Croazia, vicina alla cittadina di Prezid e al Gorski Kotar. Per chi parte da Fiume, come noi, conviene fare la strada che porta via Ilirska Bistrica fino a Postumia, per poi proseguire verso Lubiana. Dopo un po’ si devia verso Unec e poi per Grahovo. Grazie a tutte le indicazioni è piuttosto facile arrivarci. Lungo il tragitto passiamo accanto al grande lago/palude di Circonio (Cerkniško jezero) vicino a Circonio/Cerknica, da cui il nome, nella regione della Carniola interna.
Poi la strada si fa del tutto secondaria e si entra nel bosco. Dopo un po’ si giunge diritti davanti al piccolo parcheggio della grotta. Ad “attenderci” una piccola casa e l’entrata nella grotta, quasi del tutto mimetizzata nella collina. La collina, che prendere il nome di Monte Croce (Križna gora), è pure da visitare per godersi un fantastico panorama a 360 gradi.

Accesso limitato
Ci dirigiamo verso la casa che funge in primis da magazzino e non a caso. Qui si acquista il biglietto d’ingresso: va precisato che l’accesso è limitato, in generale bisogna prenotarsi in anticipo, c’è un limite giornaliero di persone che possono accedervi, quindi siamo ben lontani dal turismo di massa. Prima di addentrarci nella grotta, si ricevono due oggetti indispensabili per la visita (che è guidata!): una torcia elettrica e stivali impermeabili. Infatti, trattandosi di una grotta “rustica”, non è elettrificata oltre ad essere ricca di acqua.
Gli stivali di gomma, rigorosamente verdi, sono comodi e ci sono di tutti i numeri in grandi quantità. La torcia portatile ricaricabile, potente e da usare senza parsimonia (ha una durata di ben 10 ore, mentre il tuor si consuma tra le due e le quattro ore, a seconda del tragitto scelto) viene posta attorno al collo e sopra la spalla. È opportuno vestirsi bene, in quanto la temperatura interna è di appena otto gradi. Si scende a un livello di circa quindici metri inferiore a quello della strada, aiutandosi con scale e passamani.
Subito all’entrata, fatte le scale, ci fermiamo davanti a una grande mappa. E qui si comprende appieno il significato del nome. Infatti, oltre a trovarsi sotto il monte omonimo, la grotta è proprio a forma di croce, cosa che la rende del tutto unica, dicono pure unica al mondo. Al suo interno ci sono ben 22 laghi sotterranei! Oltre a questi laghi principali, ci sono più di 20 laghi più piccoli. Quelli più grandi possono essere navigati in barca e la loro profondità arriva fino a 6 metri.
Per quanto riguarda l’itinerario, ci sono più opzioni: la stragrande maggioranza sceglie quello essenziale di due ore, però ci sono quelli che preferiscono un giro più lungo e completo, di 4 ore, ma si può ampliare ancora, fino al calvario, arrivando a impiegare 7 ore, ma questo circuito richiede davvero tanto interesse e molta pazienza. Anche nell’attesa. Infatti, se decidete oggi di intraprendere quest’avventura, potrete entrare appena nel marzo del 2026!

Casa dell’orso delle caverne
La lista è così lunga in quanto in un anno sono ammesse solo 100 persone per questo tipo di percorso, mentre per quello di 4 ore la visita è per 1.000 persone all’anno con tanto di limiti giornalieri. Proprio grazie al fatto che non è elettrificata e che è ridotto il numero di visitatori, la grotta è una delle grotte turistiche meglio conservate in Slovenia. Noi abbiamo scelto il tour più breve, di circa due ore, che include un percorso legato alla storia degli orsi. D’estate non richiede la prenotazione, la grotta è aperta tutto il giorno, mentre nei mesi invernali è consigliabile annunciarsi. La partenza di ogni visita è fissata, possibile solo in pochi orari, pure nei fine settimana.
Dopo che la guida ci ha illustrato la pianta della grotta e le caratteristiche essenziali, non ci rimane altro che incamminarci lungo il sentiero delimitato da due semplici nastri. Lungo il percorso ci fermiamo diverse volte e ci vengono fatte notare svariate curiosità. Infatti, la grotta ospita circa 60 specie animali sotterranee. E no, non ci sono pesci e quello che noterete quasi lungo tutto il cammino sono i pipistrelli (piccoli e in questa parte dell’anno addormentati).
La parte iniziale della grotta veniva utilizzata anche come rifugio dagli uomini circa 5.000 anni fa, come testimonia la grande quantità di ceramiche antiche rinvenute durante le ricerche archeologiche.
Ma è un altra curiosità che attira di più: come emerge da due scheletri che sono stati trovai in questo sito, per molto tempo la grotta è stata la casa dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), specie estintasi circa 10mila anni fa. Numerosi sono i graffi sulle rocce, dovuti da una parte agli artigli degli orsi delle caverne, però pure dal lisciare degli orsi lungo le pareti. A un certo punto ci fermiamo davanti a uno scheletro conservato benissimo. Però durante la sua spiegazione la guida ci porta alla grande grotta accanto e vediamo i resti delle ossa proprio nella roccia. Un fatto del tutto normale in questo luogo; ci sono ancora oggi tantissimi resti di ossa di orsi un po’ dappertutto nelle rocce.
Si stima che le ossa dell’orso rinvenute nella grotta abbiano tra i 45.000 e i 146.000 anni. A causa del gran numero di ossa, è possibile che questo luogo abbia ospitato orsi delle caverne per decine di migliaia di anni. Le tracce di Ursus spelaeus furono scoperte per la prima volta da Aleksander Skofiz nel 1847, ma il giacimento di ossa fu poi portato alla luce da Ferdinand von Hochstetter, membro dell’Accademia delle Scienze di Vienna, nel 1878, quando nel quadro delle iniziative per costituire il museo lubianese dedicato a Ferdinand Schulz, venne organizzata una campagna di scavo.
Essa si protrasse per quattro giorni durante i quali sei ricercatori dissotterrarono circa duemila ossa, che secondo il von Hochstetter appartenevano a circa 100 orsi. Così la grotta è considerata il deposito più ricco di ossa di orsi delle caverne in questa parte d’Europa. Il più grande teschio è lungo 56 cm.. Con questi ritorvamenti, fu quindi possibile ricostruire due scheletri completi che ancora oggi sono conservati al Museo di Storia Naturale a Vienna.

Il punto forte
Andiamo avanti e arriviamo al punto forte di questa grotta: la parte dei laghi, di acqua verde smeraldo, esplorata dagli speleologi sloveni a partire dal 1926. L’acqua di due torrenti sotterranei provenienti dall’altipiano di Bloke, deposita il calcare che forma delle separazioni fra i laghi. Poiché queste barriere crescono nel tempo e con esse cresce pure il livello dell’acqua, questa ha sommerso il fondo della grotta dal quale si innalzano le stalagmiti. Ciò da’ l’impressione che le concrezioni sorgano dall’acqua.
Il primo lago è piccolo e poco profondo. Qui ci attende un gommone, che dopo un breve viaggio ci porta verso il secondo lago, il nostro punto più lontano dall’entrata avvolti in un’oscurità completa, che – come spiega l’esperto – non si può sperimentare in nessun’altra parte del mondo se non nelle profondità sotterranee. Il buio (oltre al silenzio) è così fitto che non si vede nulla senza accendere la torcia, ed è interessante sapere che anche l’orso delle caverne non vedeva niente mentre attraversava la grotta verso la sua tana. Dopo un po’ torniamo indietro con il gommone e ci incamminiamo verso l’uscita, ma non prima di fermarci ad ammirare i… grafiti d’epoca! Eh sì, la grotta a lungo era aperta a tutti e da secoli le persone volevano “documentare” la proprio presenza. La più antica “firma” risale al 1571! La prima esplorazione documentata si svolse nel 1832, tuttavia nel loro interno questo mondo è stato scoperto molto prima, come dimostrano infatti le incisioni databili al XVI secolo. La parte acquatica della grotta con i laghi fu esplorata dagli speleologi sloveni nel 1926.

Il «Calvario»
In prossimità della parte più affascinante, detta “Calvario” (Kalvaria), c’è una sala particolarmente ricca di concrezioni (stalattiti, stalagmiti, ecc…). Qui la grotta si divide in due rami: la Galleria di fango (Blatni rov), diretta verso il nord, e la Galleria colorata (Pisani rov), rivolta al nord-est. Come dice il nome, la prima è ardua da percorrere per colpa del fango sdrucciolevole.
Solitamente gli speleologi scelgono di raggiungere la parte più grande delle grotte chiamata Montagna di cristallo (Kristalna gora), la più grande all’interno della grotta, percorrendo la Galleria colorata. È visitabile solo con un’imbarcazione, nella quale confluisce il ramo “Matjaz” dove si ergono le possenti colonne di “Kralj Matjaz” (Re Matteo).
L’incidente avvenuto a gennaio è dovuto anche al fatto che la visita turistica è avvenuta in un momento in cui le condizioni meteorologiche non erano delle più adatte. Il gruppo era ormai arrivato a 2.400 metri dall’entrata quando il livello delle acque si è alzato ed è stato impossibile per loro, a bordo di un battello, ritornare indietro lungo il percorso previsto di laghi sotterranei. A quel punto è stato lanciato l’allarme e sul posto sono giunti gli speleo-sub con viveri e supporto. Secondo la protezione civile locale le correnti e il livello dell’acqua sono tali da non consentire ai turisti di poter raggiungere l’uscita a nuoto. L’innalzamento dell’acqua era dovuto al riempimento di altre cavità in Croazia. La macchina dei soccorsi si è mossa tempestivamente e l’estrazione è avvenuta l’8 gennaio.

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Pubblicato su Panorama il 15 marzo 2024.


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